Giulio
Cavalli è un giullare e visto che siamo in Italia fa informazione,
promuovendo quel risveglio delle coscienze per la dignità e la
legalità.
La sua "normalità" di cittadino, con una coscienza
civile, lo porta a scelte di campo nette, chiare, nel raccontare e
denunciare le mafie come la criminalità finanziaria e la corruzione
che devasta il Paese. Per i suoi spettacoli si basa sui documenti
ufficiali, sentenze e atti, trovando la collaborazione di
giornalisti, magistrati e di quei pezzi di società civile libera che
ancora ci sono e pulsano nella nostra terra...
Sul manifesto
sul suo
sito si legge:
"La vertigine mi è arrivata ad un incontro
organizzato contro le mafie, dopo che si era finiti come spesso mi
capita ultimamente a parlare del programma di protezione nei miei
confronti per il mio spettacolo Do Ut Des, riti e conviti mafiosi:
una ragazza tra il pubblico mi ha chiesto chi me l'avesse fatto
fare di uscire dai binari comodi delle storielle teatrali per
approfondire e scontrarmi mettendo in pericolo la mia sicurezza e
quella della mia famiglia. Lì per lì devo aver avuto in faccia una
delle espressioni più sconsolate del mio repertorio.
C'è un
malinteso di fondo in quello che è etichettato come "il teatro
civile" di seconda generazione in Italia: il mezzo teatrale si è
trasformato in un alibi per mediare contenuti e posizioni. Allora
forse sarebbe opportuno fermarsi tutti, operatori e critici, per
riconsiderare l'obbiettivo di un'orazione civile. Perché l'onda
lunga del monologo in quanto commercialmente più appetibile (in un
momento nero di mercato teatrale), l'abitudine della favoletta con
sullo sfondo la tragedia recente e il suo bacino di affezionati,
l'umorismo facile appoggiato sulla comodissima indignazione
cronica, l'impacchettamento lacrimevole da scaffale o i funerali da
palcoscenico non hanno nulla a che vedere con la funzione di
informazione e approfondimento di uno spettacolo intellettualmente
onesto. E così si alimenta sempre di più quel teatro da cassetta
che assomiglia nei tempi e nei modi alla Beneamata tivù... Lasciamo
i compromessi ai romanzi storici da autogrill, la strumentalizzazione
lacrimevole alle trasmissioni tutte da ridere, l'esibizionismo del
monologo agli onanisti d'accademia e il racconto scorrevole
alle riviste da spiaggia. Noi prendiamoci la responsabilità della
fiducia di un pubblico intelligente alimentandola ad ogni battuta."
A
differenza di molti altri della tanto acclamata "società civile"
non cerca il guadagno... non cerca una collocazione, ma porta il proprio contributo - quello
stesso contributo che il mondo della cultura e dell'impegno civile
dovrebbe unanimemente portare al di fuori dalle logiche mediatiche e del
profitto - per far riflettere, aprire gli occhi su una realtà
devastata che possiamo ancora risanare, se solo lo volessimo... dal
basso.
Giulio Cavalli è una persona semplicemente straordinaria, coerente e "partigiano" che "vive" e da voce alla realtà di quelle tribù resistenti che, soprattutto nel sud, non hanno accettato la cultura dell'indifferenza, dell'ipocrisia e dell'omertà. A lui ed ragazzi della sua scorta: grazie!
Il video è anche disponibile, diviso in due parti, sui
canali YouTube della Casa della Legalità [
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clicca qui].