[Nel video "Elio Veltri - La mafia potenza planetaria" gli altri video dell'incontro
della Casa della Legalità di Milano del 6 maggio scorso in coda all'articolo]
La mafia può consegnare anche gli
assassini. La mafia può anche consegnare referenti politici che non
gli servono più perché bruciati o da sostituire, se non già
sostituiti, da nuovi più "affidabili" perché meno (o per nulla)
chiaccherati. La mafia fa affari e per farli necessita di una cosa
semplice: essere in ombra ed operare in quel sistema di collusioni,
contiguità e complicità indicibili e impensabili. Un politico, un
colletto bianco... un complice o persino un affiliato che sia
compromesso, nel senso che è ormai oggetto di attenzioni pubbliche o
investigative, per la mafia è scomodo... rischia di rovinare gli
"affari"...
Ed oggi, allora, si deve assumere una volta per
tutte che la mafia fa affari, come mai prima d'ora e che rappresenta
la più grande multinazionale italiana per patrimonio, beni e volume
d'affari. Per questo non ha alcun interesse ad avere gli occhi
addosso e tutto quello che può fare per far credere che non esista
lo persegue. Questo vuole dire che non spara (o riduce al minimo
indispensabile l'uso delle armi e della violenza), significa che non
commette atti eclatanti. Può anche anche consegnare elementi
compromessi, se questo agevola il grande riciclaggio ed una più
proficua e profonda infiltrazione nell'economia e nelle istituzioni.
Oggi ha professionisti con lauree e master, conta un esercito di
azionisti, di prestanome insospettabili, di dirigenti di banche così
come di funzionari e amministratori pubblici... un esercito di
"insospettabili" al suo servizio.
Ed allora diviene
evidente che l'aspetto "militare" della mafia è divenuto quello
meno invasivo, con un parallelo incremento della potere mafioso di
minare la democrazia e l'economia. Questo è il problema che abbiamo
davanti. Non uno o alcuni, pochi, uomini asserviti alle mafie, bensì
una penetrazione dirompente che parte dai piccoli comuni per salire,
e che passa dai piccoli appalti, quelli sotto soglia per arrivare
alle grandi opere ed alla rete di sub-appalti... che penetra, tratta,
corrompe e compra complicità nelle Pubbliche Amministrazioni così
come nelle Società pubbliche. Questo è il volto nuovo della mafia.
Questo è quello che in Italia si continua ad ignorare colpevolmente,
pensando che basti colpire l'ala militare, i boss o, quando si alza
un po' il tiro, anche qualcuno dei principali esponenti collusi,
conniventi e complici per scardinare il potere mafioso. No! Questo è
il punto e non lo si affronta con le battute da cabaret e buttandola
giù con una risata!
Quello che serve è un salto di qualità
dal basso, parallelo all'azione investigativa, giudiziaria e quindi
repressiva. Serve quindi che all'azione dei reparti dello Stato e
della Magistratura, sia affiancato un'azione di contrasto, denuncia
ferma sui territori, da parte dei cittadini, delle imprese, dei
Comuni e degli Enti locali tutti. Serve un controllo efficace e
rigoroso degli appalti, degli incarichi, delle forniture degli enti
pubblici, così come un attenzione ferma e intransigente sulle
licenze, sulle concessioni edilizie, sulla pianificazione
urbanistica, sui contributi e le sovvenzioni. E' qui che si sconfigge
la mafia spa! La mafia non si regge su uno o pochi uomini, si regge
su un sistema, dove ci sono regole ben precise. Colpendo uno, anche
se dei principali uomini che operano a vantaggio della potere
mafioso, non si incrina il sistema... loro hanno già pronto il
sostituto. La mafia si sconfigge rompendo il sistema su cui si
regge... rompendo gli equilibri su cui si fonda, prima di tutto
conoscendolo e indicandolo pubblicamente, per poi colpirlo
socialmente e per via giudiziaria, sino al colpo di grazia:
l'aggressione ai patrimoni, cioè le confische dei beni!
Se
cittadini, imprese, associazioni e istituzioni sane sapranno
"controllare", potranno segnalare ai reparti dello Stato i nuovi
volti del potere mafioso... e saranno in grado di indicarli
pubblicamente e puntargli addosso l'indice ed i riflettori che li
pongano al centro dell'attenzione che, come diceva Antonino
Caponnetto, è più temuta dai mafiosi persino più del carcere. Ed
allora si comprende che questa è una lotta senza confine, non è del
sud, ma di tutto il Paese. Non è una lotta che possa essere delegata
ai reparti investigativi dello Stato ed alla magistratura senza
collaborazione piena dei cittadini, come degli imprenditori, delle
associazioni e dei politici ed amministratori puliti. Serve un salto
di qualità che ancora una volta ci impone di non farci rinchiudere
nei recinti delle vecchie concezioni. Serve comprendere che la mafia
oggi è impresa, società civile, politica... e quindi per
sconfiggerla serve che, trasversalmente, senza guardare al colore
politico o alla fede, o all'etichetta associativa o d'altro genere,
la parte sana della società, dell'economia e della politica, agisca
e si impegni concretamente, anche a costo di pagare qualche prezzo...
La dignità e libertà del Paese non è gratuita ma è
irrinunciabile... nessuno, quindi, che abbia a cuore la democrazia,
può tirarsi indietro.
Chi accetterà di muoversi nella
"parte" che il sistema gli vuole assegnata, convinto di
combattere la mafia senza conoscerla per quello che è oggi (ben
diversa rispetto a ciò che era anche nel recente passato), significa
che rischia di scoprire di aver solo, semplicemente, assecondato
mutamenti di equilibri interni ad un sistema incancrenito, connivente
e complice, che si sta rinnovando, nel compromesso morale, per
continuare a dominare e fare affari, devastando economia, ambiente,
democrazia e diritti. Vogliamo fargli da paravento per fondare questa
fantomatica "terza" Repubblica, accettando il loro gioco oppure
vogliamo spazzarla via?
In ultimo. La lotta alla mafia non
è una lotta di appartenenza, di parte politica. E' una questione di
civiltà che deve, come diceva Paolo Borsellino, essere prima di
tutto culturale e prima di tutto di cittadini... delle giovani
generazioni. Non servono "miti" da inseguire per combatterla, non
serve mitizzare o farsi fedeli di qualcuno... serve essere parte
piena, con la coscienza e con gli atteggiamenti quotidiani, di questa
lotta, in qualunque territorio si viva o si operi.
Non occorre,
ed anzi è sbagliato, seguire un "guru" o un "modello"...
ognuno deve esserne parte, prima di tutto con il ragionamento, con la
capacità di osservare ciò che accade intorno a lui. Serve coscienza
critica e coraggio di essere cittadini. I "paladini" non aiutano
questa rivolta necessaria, così come non aiutano le parole, i fiumi
di parole anche ben allineate e, magari, con slogan accattivanti o
d'impeto. Non serve "affidarsi" a chi mediaticamente ha voce e spazio, sia questo sulla carta stampa, nella televisione o nel web... questo non è impegno e non è assunzione di responsabilità. Serve invece conoscere, ragionare, capire e quindi serve fare la propria parte con azioni fatte di concretezza, determinazione,
indipendenza e non perché lo ha detto qualcuno o perché ciò da visibilità o fama.
Affidarsi alle parole di qualcuno solo perché ha un
nome, una carica ed un etichetta non aiuta nel costruire quella
moltitudine di persone, cioè cittadini e comunità, che difendono e
affermano dignità, libertà e diritti. Serve assumersi tutti una
responsabilità di agire, rifiutando quella logica per cui si pensa
di "fare" lotta alla mafia per il solo fatto che se ne parla o
perché si partecipa ad una o qualche manifestazione.
Una maestra
elementare straordinaria, che meriterebbero tutti i bambini del
Paese, ci ha detto: serve intelligenza determinata... la speranza è
un palliativo che distoglie le forze dell'azione! Questo è vero,
questo è il punto centrale ed è ancora più vero nella lotta alle
mafie ed ai loro volti, nomi e costumi nuovi. Se lo si capisce si
faranno passi avanti, se non lo si capisce si faranno solo nuove
ennesime parate che avranno il solo fine di farci sentire meno
responsabili... e questa sarebbe solo ipocrisia!
Certo dire le cose come stanno, indicare il nocciolo della questione e quindi le soluzioni possibili, così come l'indicare ed il denunciare, non dando tregua ai mafiosi ed ai loro complici, ad ogni livello, anche nei settori di controllo, in Italia non porta vantaggi, porta solo guai, è vero. Porta ad essere additati di ogni peggior male, di ogni oscuro disegno... porta all'isolamento ed ai tentativi da parte di insospettabili (burattibi del sistema) di delegittimazione. Ma come abbiamo detto: dignità, libertà e diritti hanno un prezzo! Questa è la questione e non altra... tutti sanno dire che la Mafia fa schifo, ma gran parte di questi accettano o di conviverci o scelgono di rifiutare il problema facendo finta di non verderla. In alcuni casi è la mafia stessa che si è fatta antimafia. Altri invece dichiarano guerra alla mafia e poi pensano che bastino convegni e parate per contrastarla. Non è così, la lotta alla mafia è azione quotidiana che ognuno può e deve compiere!
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