Quando il silenzio viene rotto dai cittadini che
denunciano, come da chi vuole abbandonare le cosche per collaborare
con la giustizia, e quando i reparti investigativi operano con
determinazione e la magistratura ha la forza di andare avanti e non
cedere a pressioni e condizionamenti, la mafia non ha scampo. Così a
Locri la potente cosca dei CORDI' è sotto scacco! Questa volta i
suoi legami con massoneria e potere politico-economico non gli sono
bastati per evitare quello che potrebbe essere il colpo mortale alla
loro 'ndrina...

Tra i capi di imputazione, oltre
all'associazione di stampo mafioso, abbiamo usura ed estorsione,
detenzione di armi e riciclaggio,... così come è stata accertata
dagli inquirenti anche l'infiltrazione negli appalti pubblici degli
enti locali a partire dal Comune di Locri sino alla famigerata Asl 9
dei Laganà-Fortugno. Questa attività avveniva sia con il
taglieggiamento a danno delle ditte aggiudicatarie, sia con
aggiudicazioni dirette o in sub-appalto dei lavori alle ditte della
cosca.
La DDA di Reggio Calabria grazie alla lunga indagine
dei Carabinieri, le denunce delle vittime e le dichiarazioni dei
collaboratori di giustizia, hanno fatto breccia nel muro di omertà
che proteggeva la potente cosca della locride. Con la ricostruzione
della mappatura dell'organizzazione mafiosa, i reparti investigativi
hanno anche accertato che i vertici della cosca, dai capi storici
Antonio e Vincenzo CORDI' sino agli"eredi", hanno perpetuato non
solo la piena appartenenza alla cosca in posizione apicale, bensì
hanno mantenuto piena funzione decisionale anche durante il periodo
di carcerazione, persino durante il regime del 41bis a cui erano
sottoposti, riuscendo, attraverso colloqui e scambi epistolari, a
comunicare con l'esterno, verso le ramificazioni dell'organizzazione
mafiosa. Adesso il colpo fermo dello Stato li ha
sgominati.

L'Ordinanza del Gip ha riguardato la disposizione
di misure detentive per: AVERSA Rocco; BONAVITA Antonio; BONFITTO
Luca Leonardo - già detenuto per altra causa; CORDI' Cosimo
(cl.'75); CORDI' Salvatore Giuseppe (cl.'77), già detenuto per
altra causa; CORDI' Salvatore (cl.'73); CRIACO Leo; DIENI
Salvatore; FLOCCARI Ennio; FLOCCARI Silvio; GIORGI Antonio; GUASTELLA
Gerardo; IENNARO Rocco; MACRI' Antonio Giuseppe; SCALI Pasquale;
SPANO' PANETTA Domenico;

AUDINO Domenico; BRUSAFERRI Guido; CORDI'
Domenico (cl.'79); CRISALLI Carmelo; DESSI' Antonio - già
detenuto per altra causa; RUGGIA Cosimo; SCALI Alessio Antonio;
TALLURA Antonio; TALLURA Francesco.
Ma non solo. Il
provvedimento richiesto dalla Procura ha disposto il fermo, per
pericolo di fuga, degli 'ndranghetisti Attilio e Cesare CORDI', figli
di capo-cosca Antonio CORDI', "u ragiuneri". I due giovani
'ndranghetisti, il

primo 35 anni ed il secondo 31, erano già stati
condannati nell'ambito del procedimento scaturito dall'Operazione
PRIMAVERA che aveva colpito entrambe le contrapposte cosche locresi,
quella dei CORDI' e quella dei CATALDO. Particolare rilevanza assume
la figura dell'Attilio CORDI'. Questi, dopo l'arresto per la
precedente Operazione e scontata la pena inflittagli, aveva espresso
la volontà di "dissociarsi" dalla famiglia e di volersi
incamminare sulla strada

della riabilitazione, attraverso la
collaborazione e frequentazione delle iniziative promosse dalle
cooperative "antimafia" fondate dall'allora vescovo di
Locri-Gerace, monsignor Giancarlo Bregantini. L'Attilio CORDI' che
lavorava al vertice della cosca della 'ndrangheta, nella sua attività
"antimafia" di redenzione era divenuto promotore e leader
dell'associazione "Potamos", una delle strutture che si occupava
del "recupero e reinserimento" (sic!) degli ex detenuti.
Tra i soggetti sottoposti agli
arrestati bisogna segnalare che 13 sono gli indagati in quanto
promotori, organizzatori, partecipi all'associazione mafiosa; mentre
gli altri 12 sono stati ritenuti responsabili di reati di usura,
estorsione, violenza, minaccia, danneggiamento, violazione delle
leggi sulle armi e condotte finalizzate al controllo di attività
economiche, illeciti questi comunque commessi avvalendosi della
capacità intimidatoria ed al fine di agevolare l'attività
dell'indicato sodalizio criminale di riferimento.
Con gli arresti ed i fermi inoltre sono
anche stati eseguiti 4 sequestri di società: agenzia di
intermediazione immobiliare "LA PIRAMIDE"; "COSMO-SAT",
esercizio commerciale; due aziende operanti nel settore
dell'edilizia, "TALLURA ANTONIO" e "ITALCANTIERI COSTRUZIONI
GENERALI srl".
Un risultato importante frutto sia della
determinazione dei reparti investigativi sia della DDA di Reggio
Calabria, ma anche, come abbiamo già sottolineato, dalla rottura del
silenzio in una terra come quella di Locri, dove la 'ndrangheta aveva
da sempre avuto un controllo tale del territorio da poter garantire
una impermeabilità assoluta della cosca, in grado, come evidenziato
anche dall'Operazione SHARKS, di garantire ai vertici sottoposti al
regime carcerario del 41bis di mantenere la guida
dell'organizzazione, senza troppi problemi. Da un lato abbiamo avuto
l'avvio di concrete ed effettive "dissociazioni", a differenza di
quella dell'Attilio, che hanno garantito, con le dichiarazioni di
molteplici collaboratori di giustizia di penetrare nel profondo
dell'organizzazione 'ndranghetista; dall'altro la presa di coscienza
di alcune vittime che hanno finalmente denunciato ed indicato i
mafiosi di cui erano vittime, trovando reparti investigativi
preparati ed efficienti che hanno saputo garantire la loro sicurezza
ed il proficuo sviluppo delle indagini.
Ma, attenzione, la
strada è ancora lunga. Da un lato deve essere ancora più ampia la
collaborazione dei cittadini con la magistratura, denunciando e
testimoniando, e dall'altro vi è proprio la conseguenza che tale
mutamento può produrre: la reazione di rivolta civile può
rappresentare un'ulteriore decisiva spinta alla dissociazione ed alla
collaborazione con la giustizia di quanti hanno operato ed operano
per i CORDI', come anche per l'altra cosca locale, quella dei
CATALDO. Locri, oggi ha l'opportunità di sradicare definitivamente
quei tentacoli mafiosi che hanno tenuto in scacco la libertà e
dignità, e quindi anche lo sviluppo ed i diritti, della propria
comunità. Servono quindi, anche, nuovi segnali a/da Locri, capaci di
non lasciare che quanto prodotto dall'Operazione SHARKS venga ridotto
alle sole conseguenze giudiziarie circoscritte.
Sappiamo che,
ad esempio, a Locri, i CORDI' garantivano anche l'esecuzione di
omicidi su commissione. Sappiamo che con qualche decina di migliaia
di euro si poteva assoldare i killer della cosca, ottenendo il nulla
osta al delitto dei vertici mafiosi. Sappiamo noi, come si sa a
Locri, questo. Ed ancora sappiamo che a Locri c'è una procura che
non funziona, sia perché manca l'organico, sia perché il
Procuratore Carbone non si è mostrato all'altezza di quell'Ufficio
in prima linea. E come sappiamo questo, sappiamo anche che in quella
Procura vi è un fascicolo che è stato insabbiato. Un fascicolo di
un indagine per omicidio, con rapporti dei reparti investigativi
chiari ma ignorati dalla Procura. Un fascicolo dove mancano i rilievi
del Ris perché quella Procura predilige disporli per rametti di
geranio anziché per un omicidio e dove un alibi per un presunti
mandante (l'unico soggetto a cui tutte le risultanze portano) non
viene nemmeno verificato, adducendo all'incensuratezza dell'unico
sospetto.
Parliamo di un omicidio su cui cui vi è un unica e
precisa pista investigativa, ma che a Locri resta impunito per
negligenza della Procura e copertura omertosa della comunità. Questo
non può essere più tollerato. Ed allora a Locri, adesso, colpita la
cosca dei CORDI', occorre che si faccia giustizia sugli omicidi
irrisolti, a partire proprio da quello di quel fascicolo insabbiato
per quel colpo mortale, sparato 5 anni fa, contro un giovane padre ed
imprenditore onesto di Locri, Massimiliano Carbone. Oggi non si può
non pretendere, con fermezza assoluta, che vi sia giustizia per la
memoria di Massimiliano e per la sua famiglia che da sempre ha
chiesto Giustizia allo Stato e, per questo, per aver collaborato, con
denunce dettagliate, al lavoro dei reparti investigativi, è stata
isolata e apostrofata del titolo di infame e di pazzia. Il contesto
sociale omertoso per paura e per convivenza grave oggi deve svanire e
non può più lasciare sola quella famiglia che chiede giustizia,
dopo aver passato le pene dell'inferno, subendo minacce, aggressioni
ed intimidazioni più o meno velate.
Lo Stato ha dimostrato
che la mafia si può colpire, adesso bisogna che la Locride sia
compatta al fianco dello Stato e delle vittime, liberandosi una volta
per tutte da quella paura che ha permesso alle cosche di "dominare"
ed assumere a se il diritto della vita e della morte. Adesso si inizi
con il colpire i killer, si inizi a squarciare il senso di impotenza
di fronte al delitto più efferato... si inizi con il colpire la rete
di copertura, di collusioni, contiguità e complicità che, con i
CORDI', ha negato dignità e libertà alla Locride. La mafia si
sconfigge con il colpo di grazia, quando gli si nega il consenso
sociale e quando si sradicano i colletti bianchi ed i fiancheggiatori
che gli garantiscono gli "affari", nel momento in cui la
convivenza e contiguità vengono rifiutate... quindi andiamo avanti!