Anche a Marsala c'è qualcosa che non
va nel Palazzo di Giustizia. E forse è per garantire che tutto resti
così che nell'Ufficio che fu di Paolo Borsellino, è stato mandato
uno dei principali oppositori del giudice antimafia ucciso il 19
luglio 1992, ovvero Alberto Di Pisa. In certe Procure funziona
così...
lo era già stato quando per la nomina del successore di
Antonino Caponnetto venne bocciata la candidatura di Giovanni Falcone
e nominato Pietro Giammanco che si dedicò alla disgregazione del
Pool Antimafia, impedendo a Falcone e Borsellino di proseguire le
indagini, sino a tacere a Borsellino che in Sicilia era giunto il
tritolo per ucciderlo e rifiutandogli, sino ad una strana telefonata
nelle prime ore del mattino del 19 luglio 1992, le indagini su Cosa
Nostra a Palermo.
E se andiamo a vedere la storia della
Prefettura di Trapani, ovvero quella competente su quel territorio
ancora “garante” della latitanza e del potere di Messina Denaro,
non possiamo non ricordare che è stata piegata nella sua dignità da
quelle collusioni mafia-politica, che si sono tradotte
nell'allontanamento del coraggioso prefetto Sodano, su esplicitò
frontale attacco del senatore D'Alì.

Ma dicevamo che siamo a Marsala dove chi si
oppone alla mafia lo fanno fuori senza nemmeno sparare un colpo
d'arma, gli bastano infatti le entrature pesanti all'interno delle
Istituzioni, sino dentro al Palazzo di Giustizia dove operano anche
magistrati sotto indagine per corruzione. Qui, con la mafia, è la
massoneria ad essere potente e ramificata. Qui se non sei dalla loro
parte ti massacrano, lentamente... usando la Legge!
E' questa
la storia delle attività della famiglia di Martino Morsello. La sua
colpa prima fu quella di sostenere, da consigliere comunale, la
richiesta di scioglimento del consiglio comunale stesso per
infiltrazioni mafiose, dopo le rivelazioni di Paolo Borsellino allora
procuratore proprio a Marsala. E poi, dopo il "peccato originale",
aveva pure pensato di poter svolgere un attività economica senza
pagare dazio ai capibastone ed alla rete di collusione
politico-massonica che lì, con la mafia fa un tutt'uno. Per di più
osava farlo su un area appetibile per ottime iniziative
speculative... sottraendo quell'area naturale al calcestruzzo e
creando pure occupazione. Un esempio da eliminare, pericoloso... che
altri in quella terra avrebbero potuto seguire. Ed allora bisognava
fermarlo.
E Morsello e le sue aziende sono state fermate
proprio dal Palazzo di "Giustizia". Un delirio di interpretazioni
delle norme che palesemente violava le norme e leggi stesse. Un
giudice che incassa le mazzette, stando ad attività investigative
della Procura di Caltanissetta. Un'azienda agricola che non era
fallita e non poteva fallire dichiarata ugualmente e forzatamente
fallita, ed il cui curatore fallimentare nominato era uno dei legali
promotori dell'istanza di fallimento. Parenti di giudici con
interessi e vantaggi dalla chiusura dell'attività e dismissione
delle aziende e patrimonio dei Morsello. Richieste di sospensive
delle vendite all'asta persino sottoscritte dal Prefetto ignorate.
Giudici che non osano disconoscere quell'operato scorretto,
irregolare e illegale del loro collega responsabile di quel
procedimento. L'azienda distrutta prima dall'inattività, con
conseguente perdita del valore, della produzione, annullando tutte le
energie ed i finanziamenti, la fatica e la capacità, di
quell'azienda. Ma con un risultato doppio: liberare quelle aree
pronte ad una bella speculazione con il calcestruzzo ed eliminare,
distruggere, la famiglia di Martino Morsello.
Adesso vi è un
ricorso. Si sta aspettando che altri giudici valutino, con
imparzialità e correttezza. Può essere la volta buona in cui in
quel Palazzo di Giustizia in terra di Sicilia, si dà prova che le
ingiustizie, anche figlie dell'operato scorretto di giudici e
magistrati, vengono riconosciute e corrette. Questo non sarebbe
certamente utile e sufficiente per restituire alla famiglia Morsello
quanto gli è stato portato via, perché nel frattempo, dopo le
denunce pubbliche di Martino Morsello e di sua moglie, le strutture
dell'azienda sotto "un'attenta" amministrazione del curatore -
già devastate dall'immobilità - sono state date alle fiamme. Ma se
Giudici, ad ora ancora riuniti per valutare, sapranno essere corretti
e indipendenti e riconosceranno le ragioni della famiglia Morsello,
sarebbe un buon segnale per riaffermare - anche se con colpevole e
grave ritardo - l'autorevolezza del Potere Giudiziario anche in
quella terra, dove, quando la Giustizia è negata, l'unica cosa che
esce rafforzata è quella costante degenerazione per cui ad essere
"dominante" è il potere criminale, lungo l'asse mafia-massoneria
e quindi le storture, contiguità e complicità politiche ed
economiche,... e questo è intollerabile!
PS
Stiamo predisponendo un esposto al CSM sulla vicenda, con tutti i documenti del caso, ma attendiamo ad inoltrarlo per sapere se a Marsala vi è ancora una parte di potere giudiziario capace di garantire e garantisi atonomia e indipendenza da qualsiasi tentativo di condizionamento da parte di pezzi deviati e compromessi delle Istituzioni e di altri poteri diversi da quello dello Stato!