Nel
Mediterraneo ci sono stati sicuramente oltre un centinaio
affondamenti di navi negli ultimi venti anni. Sono tutti tracciati,
con coordinate precise, dai rilievi satellitari. Come ricorda Angela
Napoli, in questa intervista a Riccardo Bocca de l'Espresso, basta prendere quei documenti e le navi
fatte affondare, cariche di rifiuti tossici e scorie radioattive nel
Mediterraneo, si possono individuare una dopo l'altra. Dagli yacht
alle grandi navi non sono sfuggite all'occhio dei satelliti che sino
al 2001 controllavano palmo a palmo tutta l'area e registravano
continuamente le immagini. Questi documenti, sino al 2001 quando
buona parte dei satelliti europei sono passati sotto il "controllo"
Usa per la "sicurezza nazionale", basta prenderli ed i misteri
sono svelati. Perché non lo si vuole fare? Di nuovo, non lo diciamo
noi, irriverenti "banditi", lo dice Angela Napoli: perché vi è
una rete di protezione bipartisan che nasconde la verità. Ecco il video ed il testo dell'intervista...
L'intervista ad Angela Napoli di Riccardo Bocca, l'Espresso - 11 novembre 2009
Il governo cerca di nascondere la verità sull'inchiesta. L'accusa della
parlamentare Pdl dell'Antimafia. Colloquio con Angela Napoli.
La nave 'Mare Oceano' al largo di Cetraro
Angela Napoli, membro Pdl della commissione parlamentare Antimafia, lo
dice apertamente:"Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle
navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono
coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O
peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi". Parole che
arrivano dopo giornate intense. La settimana scorsa Pippo Arena, il
pilota del congegno sottomarino che il 12 settembre aveva filmato la
nave sui fondali calabresi, ha dichiarato a "L'espresso" che "due stive
erano completamente piene". Poi è stato il turno del ministero
dell'Ambiente, che ha pubblicato on line le immagini girate a fine
ottobre su quello che ha presentato come il piroscafo Catania. Infine è
spuntata, tra politici e ambientalisti, l'ipotesi che nel mare di
Cetraro ci siano non uno, ma più relitti. "Il che potrebbe giustificare
la fretta di voltare pagina del ministro dell'Ambiente", dice
l'onorevole Napoli.
Un'accusa pesante, la sua: su cosa si basa?
"Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato
ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero
Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della
commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta...".
Si può sapere, nei limiti del lecito, quali argomenti toccavano le sue domande?
"Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda.
Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della
zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave,
e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto.
Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al
memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal
2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che
nessuno facesse verifiche".
Il ministero dell'Ambiente ha pubblicato sul suo sito le riprese della nave affondata a Cetraro. Non basta?
«Può bastare un filmino in bassa risoluzione che, quando clicchi, si
apre su YouTube? Non scherziamo. E aggiungo: poniamo anche che le stive
risultino vuote. Dov'è finito il carico visto dal pilota il 12
settembre?». Un dato è certo: alle 12,56 del 27 ottobre, il ministro
Prestigiacomo ha detto che il robot aveva già svolto «le misurazioni e
i rilievi fotografici del relitto».
Ed è stata smentita due volte: alle 13,12 dello stesso giorno
dalla società Geolab che svolgeva il lavoro («Abbiamo fatto solo
rilievi acustici»); poi in diretta a Sky da Federico Crescenti,
responsabile del Reparto ambientale marino delle capitanerie di porto,
il quale ha spiegato che le operazioni in acqua del robot sono iniziate
la sera del 27.
«Dico di più. Sempre il 27 ottobre, la direzione marittima di
Reggio Calabria ha trasmesso alla commissione Antimafia una mappa con i
punti di affondamento di 44 navi lungo le coste italiane. Guarda caso,
in Calabria ci sono nove croci senza nome...».
Rilancerà questo elemento in commissione Antimafia?
«Certo. Ma è difficile che un governo smascheri ciò che un altro
governo ha occultato. C'è l'interesse bipartisan ad andare oltre, a
dimenticare che il pentito Fonti parla di legami con ex democristiani e
socialisti ancora attivi. Ricordiamo che il sottosegretario agli
Esteri, in questo governo, fa di nome Stefania e di cognome Craxi».
Quindi?
«Basta con i segreti. Il governo vuole chiudere il caso Cetraro? Renda
pubbliche le immagini satellitari dei traffici avvenuti nei mari
italiani tra gli anni Ottanta e Novanta. La verità c'è già: basta avere
voglia di vederla».