
Ieri è finita la lunga latitanza del numero due di
Cosa Nostra, Domenico Raccuglia. Il lavoro dei reparti investigativi,
nonostante i tagli, continua ad andare a segno e uno ad uno i potenti
boss di Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Camorra finiscono in carcere,
mentre i loro patrimoni vengono aggrediti! Il potente boss Raccuglia
continuava nel controllo delle attività mafiose ed è stato
catturato dagli agenti della Catturandi e dello SCO di Palermo a
Calatafimi in provincia di Trapani.
Quindi grrrrazzzieee
ragazzi!!! Ora bisogna prendere una volta per tutte Messina Denaro...
bisogna colpire definitivamente la rete di collusioni che hanno
permesso a Cosa Nostra di "ripartire" dopo i colpi inflitti nel
recente passato. Non bisogna dargli tregua... bisogna colpire uno
dopo l'altro gli affiliati e la rete di fiancheggiatori e complici.
Bisogna partire dallo sradicare una volta per tutte l'organizzazione
dei "gelesi" che, con i riesini, dai residuati degli Emmanuello e
Madonia, continuano ad operare, anche grazie ad "insospettabili"
(per altri, non per noi), lungo l'asse che va da Gela e la provincia
di Caltanissetta, a Genova e la Liguria, a Milano ed alla
Lombardia... sino al circondario del torinese. Questa struttura, con
ancora il proprio "gruppo di fuoco", nonostante i recenti arresti
tra Liguria e Lombardia, è quella che garantisce una pesante
infiltrazione di Cosa Nostra anche nel settore degli appalti pubblici
e delle forniture, soprattutto nel settore dell'edilizia...
Non
solo: si riaprano l'Asinara e Pianosa. Queste diventino la sede per
un drastico carcere duro che impedisca radicalmente ogni collegamento
dei boss e dei loro sodali con il mondo esterno.
Cosa Nostra può
essere annientata definitivamente e deve essere annientata una volta
per tutte, quindi si abbia il coraggio di smembrare quella rete che,
come detto, soprattutto nel nord, principalmente in Liguria e
Lombardia, ha costruito con coperture potenti, da quelle dei politici
e pubblici amministratori a quelle degli imprenditori che si sono
fatti complici, di coloro che accettano il "patto" con Cosa
Nostra e non denunciano a quella rete di contiguità, di connivenza e
complicità che si è inserita sin dentro a strutture e istituzioni
di controllo.
Dopo questo ennessimo arresto Cosa Nostra è
destabilizzata più che mai, e colpirla senza tregua e senza
scrupolo, significa evitare sia che possa "sanare" le ferite
inflitte, ma anche che si apra la strada ad una "riorganizzazione"
interna per il controllo del territorio che potrebbe essere
devastante.
Ecco alcuni articoli
sull'arresto...
16.11.2009 - Repubblica
Raccuglia, prima
notte in cella - Il boss: "Non ho niente da dire"
Sotto esame i pizzini ritrovati nello
zaino del numero due di Cosa nostra
di Salvo Palazzolo
Palermo.
"Non ho niente da dire". E' questa la risposta che il boss
Domenico Raccuglia ha offerto subito dopo l'arresto al procuratore
aggiunto Antonio Ingroia e ai sostituti Roberta Buzzolani e Francesco
Del Bene. Quando i magistrati sono entrati nell'ufficio della squadra
mobile dove il capomafia era in manette, lui si è subito alzato, ha
fatto un cenno rispettoso di saluto, ma ha precisato che non
intendeva rispondere ad alcuna domanda. Ha poi sussurrato: "Avete
visto in che condizioni vivevo?".
Dopo 13 anni di
latitanza, Domenico "Mimmo" Raccuglia ha passato la sua
prima notte da arrestato in una camera di sicurezza della squadra
mobile di Palermo. Intanto, i poliziotti della Catturandi e del
Servizio centrale operativo hanno continuato ad esaminare i pizzini
ritrovati ieri pomeriggio, nella palazzina di Calatafimi (Trapani)
dove il boss si nascondeva. Assieme ai documenti c'erano 120 mila
euro in contanti. All'esame degli inquirenti ci sono anche le due
pistole e la mitraglietta di fabbricazione cinese che Raccuglia
conservava in uno zainetto, lanciato dalla finestra al momento del
blitz. Quelle armi potrebbero avere sparato in uno degli omicidi che
negli ultimi mesi hanno insanguinato Partinico e Borgetto, i
territori della provincia di Palermo su cui Raccuglia aveva esteso il
suo controllo.
"Abbiamo arrestato un capomafia in piena
operatività", ha detto il questore di Palermo Alessandro
Marangoni alla conferenza stampa convocata ieri in tarda serata:
"Questa è l'ennesima delle battaglie vinte, adesso bisogna
vincerne altre, in vista della vittoria finale". Nella lista dei
cacciatori della Catturandi c'è da qualche tempo anche Gianni
Nicchi, il giovane boss che in tre anni di latitanza è già
diventato il numero uno a Palermo. Al vertice di Cosa nostra
resterebbe però il latitante trapanese Matteo Messina Denaro.
Per chi indaga non è un caso
che Raccuglia si nascondesse in provincia di Trapani. "Adesso,
speriamo che l'arresto di questo latitante possa indebolire Messina
Denaro", commenta Antonio Ingroia. I magistrati contano di
ottenere indicazioni importanti dai pizzini sequestrati al boss
latitante, soprattutto per ricostruire i nuovi assetti
dell'organizzazione mafiosa e gli affari su cui i boss avevano
puntato.
Da una quindicina di giorni gli investigatori erano
sulle tracce di Raccuglia. Seguendo alcuni favoreggiatori erano
giunti alla palazzina di via del Cabbasino 20, nel centro di
Calatafimi. L'immobile, che è di quattro piani, era apparentemente
disabitato, ma di tanto in tanto la coppia di proprietari portava
bidoncini di acqua o vivande. La svolta è arrivata venerdì sera,
quando da una finestra è apparsa l'immagine di un televisore in
funzione. I poliziotti avevano sistemato delle telecamere per
riprendere ogni angolo della palazzina: ieri, hanno visto entrare la
coppia dei proprietari, con un sacchetto. Pochi minuti dopo, marito e
moglie sono usciti. E il televisore, al quarto piano della palazzina,
è tornato ad accendersi.
In manette, assieme a Raccuglia,
sono finiti i proprietari, entrambi incensurati: Benedetto Calamusa,
44 anni, e la moglie Antonia Soresi, di 38. Per loro l'accusa è
quella di favoreggiamento.
Raccuglia verrà trasferito oggi
in carcere. Deve scontare tre ergastoli, fra cui quello per
l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito
Mario Santo, che Giovanni Brusca voleva ricattare per indurlo alla
ritrattazione. Raccuglia fu uno dei carcerieri del bambino.
15.11.2009 - Il Secolo XIX
Arrestato il boss
Raccuglia, era latitante da 13 anni
Il boss mafioso latitante Domenico Raccuglia, 45 anni, è
stato preso nel pomeriggio, dopo un indagine all'antica, con
pedinamenti e intercettazioni, dai poliziotti della sezione
catturandi della squadra mobile palermitana. Dal `96 era ricercato
per omicidi, estorsioni, rapine, mafia e poi per le varie condanne
che andava collezionando: tre ergastoli tra cui quello per
l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, e tanti altri anni di
carcere. Mimmo Raccuglia, il ´`veterinario´` di Cosa nostra ha
tentato di fuggire attraverso un terrazzo dell'appartamento-covo in
via Cabasino a Calatafimi Segesta, comune ricco di storia e noto per
la battaglia vittoriosa dei Mille di Garibaldi sull'esercito
borbonico, ma non ce l'ha fatta. L'operazione era ben congegnata,
l'edificio era circondato e i poliziotti non potevano farsi
sfuggire un´ occasione così ghiotta: ammanettare quello che lo
stesso ministro dell'Interno Roberto Maroni definisce «il numero
due di Cosa nostra».
«L'arresto di Raccuglia è uno dei colpi
più duri - dice Maroni - inferti alle organizzazioni mafiose negli
ultimi annì. Il responsabile del Viminale ha telefonato al Capo
della Polizia, il prefetto Antonio Manganelli, per congratularsi
dell'operazione. Ma al di là delle classifiche, che nella mafia
spesso cambiano velocemente, è certo che Raccuglia era, insieme a
Matteo Messina Denaro e a Giovanni Nicchi, uno dei mafiosi più
ricercati d'Italia. Al momento dell'irruzione degli agenti nel
suo covo era solo. Il capomafia ha tentato di fuggire dal terrazzo,
ma è stato bloccato. Nell'abitazione, che sarebbe stato il suo
nascondiglio da qualche giorno, sono state trovate diverse pistole.
Ammanettato Raccuglia è stato fatto salire su una delle auto della
«catturandi» che è poi partita col corteo delle altre macchine
della polizia verso la questura di Palermo.
Uomo vicino al clan Brusca di San Giuseppe Jato, Raccuglia ha
scalato in vent'anni i vertici di Cosa nostra soprattutto per la
sua ferocia nonostante il soprannome di «veterinario» dovuto, a
quanto pare, alla sua passione per gli animali, gatti e cavalli
soprattutto. È considerato il boss che controlla il territorio che
unisce la provincia di Palermo con quella di Trapani. Al suo nome
sono legati gli omicidi interni a Cosa nostra nella provincia di
Palermo, soprattutto a Partinico, degli ultimi anni dove sono caduti
uomini considerati vicini all'ex latitanti o suoi nemici.
Ricercatissimo da polizia e carabinieri che seguivano anche i
suoi familiari (un fratello, Salvatore, è stato condannato per
mafia) Raccuglia era finora riuscito a sfuggire alla cattura
nonostante, ad esempio, i magistrati sapessero che da oltre dieci
anni, agli inizi di giugno, in genere tre giorni dopo la chiusura
delle scuole, la moglie partisse da Altofonte per andare a
trascorrere le vacanze estive col marito latitante. Il sostituto
procuratore palermitano Francesco Del Bene che col pm Roberta
Buzzolani ha coordinato le indagini sull'arresto del latitante
parla di «un grandissimo risultato conseguito in un periodo
difficile. La polizia lavora con pochi uomini e poche risorse. Ciò
accresce ulteriormente il valore di un'indagine svolta
esclusivamente con metodi tradizionali: pedinamenti, videoriprese e
intercettazioni». Francesco Gratteri, direttore della direzione
anticrimine centrale (Dac) della polizia di Stato dice: «Con
l'arresto di Domenico Raccuglia è stata decapitata l'ala
corleonese di Cosa nostra». Al capo della polizia sono giunte le
congratulazioni di numerosi esponenti politici, tra cui il presidente
del Senato Renato Schifani e il ministro della Giustizia Angelino
Alfano.