Il Fatto, molto impegnato sul fronte antiBerlusconi, spesso si distrae e diventa strabico, soprattutto se a distrarlo sono le vicende politiche e personali di Antonio Di Pietro.
Il giornale,pronto ad esercitare il ruolo di giustiziere nei confronti di uomini politici di maggioranza e, qualche volta, anche di opposizione, diventa improvvisamente tenerissimo se gli stessi fatti toccano in qualche modo l'IDV di Antonio Di Pietro. E, cosa peggiore e dannosa per lo schieramento che si vuole sostenere, il più delle volte le valutazioni di problemi politici di prima grandezza, vengono assunte sulla base delle decisioni dei magistrati ai quali è delegato anche il giudizio etico- politico e non si discute.
Ne volete qualche prova? Racconto qualche aspetto davvero spassoso dei miei rapporti con Antonio Di Pietro e di una causa che ho perduto, solo un pochino, afferma il giudice...
Infatti nella sentenza è scritto che l'Associazione Italia dei Valori i cui soci sono Antonio Di Pietro, sua moglie e la Mura, nella quale si entra con atto notarile solo se Di Pietro è d'accordo, che riceve il finanziamento pubblico dei rimborsi elettorali e cioè decine di milioni di euro, che "promuove" il partito politico Italia dei Valori al quale dovrebbero andare direttamente i finanziamenti pubblici, esiste davvero. Il giudice che mi ha condannato " un pochino" dice che l'associazione è legittima perché l'ha detto il tribunale di Roma e a Monza non se ne occupano. Anche il Fatto difende la tesi: l'ha detto il tribunale di Roma quindi i soldi possono essere riscossi da un'associazione familiare. Anche io rispetto la sentenza del giudice di Roma, ma che c'entra questo con la politica, con la gestione del denaro pubblico, con il ruolo dei partiti, con la trasparenza tante volte proclamata dai palchi delle adunate,con la responsabilità giuridica dei partiti, con la riforma della politica, con i codici etici che sono caduti in disuso, non si capisce. Eppure è così.
Più bella ancora la storia del controllo della Camera sui finanziamenti erogati. Anche questo l'ha detto un giudice di Roma e al Fatto va bene così. Tu gli dimostri che il finanziamento pubblico italiano è il più grande del mondo con il minor controllo al mondo, ma siccome l'ha detto il giudice si nega l'evidenza. Eppure sarebbe sufficiente leggere quanto scrivono i Revisori dei conti della Camera per constatare che i controlli sono fittizi. Io sull'argomento ho scritto libri, articoli, e ho contribuito a raccogliere le firme per un referendum. Tutto inutile. Se bisogna dire, per favorire qualcuno, che i controlli del Parlamento sono fittizi, si dice e si negano anni di impegno, di battaglie, di sacrifici. Così dice il giudice dell'ex porto delle nebbie e tutto va bene madama la marchesa anche se i revisori dei conti ogni anno ripetono che i loro controlli sono solo formali e non entrano nel merito della gestione dei finanziamenti ai partiti.
Infine, perdo la causa per colpa del Giornale che ha fatto un titolo da querela e cosa succede? Che Di Pietro i soldi del Giornale di Berlusconi non li vuole. Li vuole da me che non li ho. Solo dopo molte insistenze il Giornale è riuscito a pagare. Il nemico non è l'odiato Giornale del Cavaliere ma sono io che ho il torto di dire pane al pane e vino al vino. Mi si vuole chiudere la bocca a tutti i costi. Perché ho il vizio di dare fastidio sempre ai potenti: l'altro ieri a Craxi quando gli leccavano il c..., ieri al Cavaliere quando gli facevano le leggi che chiedeva e gli consegnavano il paese su un piatto d'argento e oggi a Di Pietro che avendo costruito un partito teocratico senza conoscere la teologia, fa tutto da solo: si approva i bilanci, cambia gli statuti, nomina i membri dell'Associazione, decide le candidature, porta in parlamento un po' di parenti e di amici, gestisce il proprio patrimonio con due immobiliari, una in Italia e una all'estero. Comunque, l'importante è insultare Berlusconi e non fargli l'opposizione così continua a vincere le elezioni. Il resto non conta. Sono solo Bazzecole.
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