Il Gup di Perugia: la Consulta dichiari che non spetta a Berlusconi porre il segreto sul peculato di Pompa e Pollari.
Non c’è alcun motivo per cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e
il suo braccio destro Pio Pompa, imputati per peculato nel processo
davanti al gup di Perugia, possano invocare il segreto di stato...
E’ quanto, in sostanza, sostiene il gup Carla Giangamboni la quale il 9
giugno, dopo aver ammesso la costituzione di parte civile per 7 parti
lese (magistrati, avvocati, politici, giornalisti, più l’associazione
internazionale Medel), ha sollevato conflitto di attribuzione tra
poteri dello Stato investendo la Consulta. «Si chiede a codesta Corte -
conclude il giudice - di volere dichiarare che non spetta al Presidente
del Consiglio dei Ministri secretare, mediante conferma
dell’opposizione del segreto da altri opposto, modi e forme dirette e
indirette di finanziamento per la gestione del servizio da parte di Pio
Pompa della sede di Sismi di via Nazionale a Roma, allorché il Servizio
era retto da Nicolò Pollari».
Secondo i capi d’imputazione nell’arco di ben cinque anni (dal 2001 al
2005) Pompa, su input di Pollari, avrebbe svolto una minuziosa attività
di dossieraggio su una molteplicità di soggetti, accusati di voler
delegittimare, con la loro azione, l’attività del premier, allora -
come ora - Silvio Berlusconi. Monitorati giuristi (una trentina)
facenti capo a Medel; magistrati come Libero Mancuso, Bruti Liberati,
Boccassini, De Pasquale, Borrelli, Davigo, Taddei, D’Ambrosio, Greco,
Ichino, Carnevali, Colombo e Napoleone; i romani Loris D’Ambrosio,
Almerighi, Salvi, Cesqui, Sabella; i palermitani Ingroia, Principato,
Natoli e l’ex procuratore Caselli; Monetti, Melillo, Perduca, Casson,
Lembo, Vaudano, più il francese Barbe e lo spagnolo Garzòn, politici
(come Elio Veltri, Nando dalla Chiesa, Cesare Salvi, Leoluca Orlando e
Di Pietro), giornalisti (il gruppo de La Voce delle Voci-La Voce della
Campania, Furio Colombo, Arlacchi, Flores d’Arcais, Santoro, Ruotolo,
Pennarola, Cinquegrani, Giulietti, Serventi Longhi, Giulietto Chiesa,
Eric Jozsef, Gomez, Barbacetto e Travaglio, D’Avanzo e Bonini e la
intera redazione di LED.IT- www.democrazialegalita.it ).
Ma vediamo alcuni passaggi salienti del provvedimento del gup di
Perugia. Posto che «la disciplina del segreto di Stato involge il
supremo interesse della sicurezza dello Stato nella sua personalità
internazionale», viene ravvisata una «sostanziale diversità del
contesto in cui il segreto di Stato è
stato invocato». E infatti, «il capo di accusa attiene ad un’ipotesi di
peculato continuato aggravato relativo all’appropriazione e
all’indebito utilizzo, da parte degli imputati, di somme di
denaro,materiali e risorse umane del Servizio, utilizzandoli per scopi
palesemente diversi da quelli istituzionali», «per l’espletamento di
un’attività sicuramente estranea ai compiti istituzionali del Sismi».
In sostanza, il segreto di Stato non può rappresentare una «esimente in
bianco da spendere a piacimento e senza possibilità di verifica da
parte dell’autorità giudiziaria»; né tantomeno costituire «una tutela
indiscriminata delle esigenze di riserbo, in punto di modalità
organizzative e operative del Servizio, soprattutto laddove vengano in
considerazione condotte di singoli soggetti legati a vario titolo ai
Servizi che integrino esse stesse reato ovvero abbiano avuto incidenza
causale sui fatti costituenti reato». «In altre parole - continua il
giudice Giangamboni - appare necessario che la nozione di segreto di
Stato sia circoscritta entro un ambito costituzionalmente ammissibile,
delimitato dalla preminenza degli interessi ai quali è preordinato
rispetto agli altri beni giuridici costituzionalmente protetti, tra cui
quello della corretta amministrazione della giustizia»..
Il segreto di Stato (opposto, ricordiamolo, sia dal governo Prodi sia
dal governo Berlusconi) ha già salvato Pollari da un altro processo,
quello a Milano per il sequestro di Abu Omar, per cui sono stati
condannati in primo grado una ventina di agenti e dirigenti della Cia
e, per favoreggiamento, Pio Pompa (3 anni) e l'ex giornalista ed ora
deputato Renato Farina, alias “agente Betulla” (ha patteggiato 6 mesi
prima di essere eletto alla Camera). La parola, a questo punto, passa
alla Corte Costituzionale. E si tratta di questioni decisive per la
tenuta democratica del paese e per i diritti di tutti.
Comunicato Stampa di
Led.it - DemocraziaLegalità