Andrea Gallo è morto. Non si è fermato sino all'ultimo, quando ormai il suo cuore non poteva più farcela. Sempre affannato nel correre da una parte all'altra, per essere presente ovunque vi fosse qualcuno che lo chiamava. Non sapeva dire di no. Non conosco alcun caso in cui lo si sia chiamato per un aiuto, anche rischioso, e lui non avesse aperto le porte della Comunità che ha costruito con i suoi “ragazzi”. Se c'era necessità, lui c'era e quelle porte si aprivano sempre, di giorno come di notte.
Questo era Andrea Gallo. Con le sue idee, con le sue passini... anche con quell'abito che indossava, da prete, anche con quelle parole forti che ne hanno segnato consensi e dissensi. Era capace di far incontrare idee diverse, di far percepire che era possibile costruire cammini comuni tra diversi. Per questo era diventato un punto di riferimento per scovare, nel confronto, tratti comuni o, comunque, tenere saldi: rispetto e dignità. Era capace di far respirare il senso di “comunità”. Ha avuto la caparbietà di chiamare al confronto, al ragionamento, quanto la pensavano come lui e quanti, alle sue idee, erano distanti...
Ha saputo ridare una speranza di dignità e vita sociale a chi era posto ai margini. Ha saputo far crescere questa capacità nei suoi “ragazzi”. Ha combattuto perché venissero riconosciuti i diritti di ogni persona, anche la più diversa. Ha “subito”, così come ha “urlato”, per garantire che quella Comunità potesse crescere.
Le sue convinzioni, religiose e politiche, le esprimeva, anche con forza, in alcuni casi, certamente, anche fuori dalle righe, ma mai le anteponeva al dialogo, all'ascolto, alla riflessione ed anche alla critica. Riconosceva rispetto a chi aveva convinzioni diverse, cercando di capirne le ragioni. Aveva un “limite”, se così lo si può chiamare, non tollerava gli intolleranti. E così, in ogni occasione necessaria, dove vi erano bisogni sociali rivendicati con troppa radicalità, lui si faceva “mediatore” perché quei bisogni reali trovassero risposta, e la strada della nonviolenza prevalesse.
Non sempre ero in sintonia con quanto promuoveva nelle sue battaglie. Non sempre ho condiviso le scelte che ha compiuto. Ma è normale che sia così... e proprio per questo, mi sento di dire, che Andrea Gallo mancherà a Genova e non solo a Genova.
Ora, non possiamo più chiamare il Gallo per risolvere un problema, per ragionare su quale strada sia giusto imboccare, per rivendicare quei diritti civili e sociali per cui lui, ovunque lo si chiamava, accorreva. Ora dobbiamo farcela da soli. Ora dobbiamo dimostrare, e vale per ciascuno che lo ha incontrato, di aver compreso davvero quel senso di “comunità” che lo animava e che ci permetteva di non sentirci e di non essere soli. .. E se davvero quel sentirsi comunità che ci ha trasmesso è entrato nel nostro personale patrimonio di vita, allora Andrea Gallo continuerà ad essere lungo le strade del nostro cammino.




