Le
tribù guardano un orizzonte che può e deve essere raggiunto. E'
quello segnato da quell'umanesimo che si è dissipato stagione dopo
stagione... ma che forgiato dalle dure fatiche del mondo contadino (e
poi operaio) è ancora nelle nostre radici. Sono fratellanza,
uguaglianza e solidarietà... in altre parole Diritto e Legalità...
Giustizia Sociale. Questo è il solco di quella Costituzione che
troppo spesso è stata offuscata dalla retorica e dall'ipocrisia di
un enunciato mai tradotto pienamente a realtà concreta. Ma
quell'orizzonte ad ogni sudore sembra sempre lontano,
irrangiungibile... Ed è proprio là che dobbiamo avere il coraggio e
la forza di andare... è proprio "oltre" ciò che vogliono farci
vedere come barriera insuperabile che dobbiamo avere la forza di
arrivare. Ed il cammino diventa possibile solo se le tribù sanno
camminare insieme...
Ed allora dobbiamo partire dalla nostra
terra... da ogni nostra terra. A Genova come altrove. E noi partiamo
da Genova. Una città segnata da uno sviluppo soffocato e dove l'idea
di sviluppo è quella slegata proprio da quei principi che dovrebbero
essere la strada e la meta: Diritto, Legalità... Giustizia Sociale.
Una città piegata da una "cupola" che dalle sue torri di comando
ha usato e abusato dell'ambiente, del lavoro, della vita di
generazioni ed ancora vorrebbe perpetuare il ricatto. Ma le vecchie
torri di comando stanno scricchiolando, stanno crollando sullo
scacchiere... Occorre saper infliggere il colpo definitivo, quello
che non da scampo.
Guardiamoci intorno. Un territorio
cementificato, fragile che non regge più, ma nonostante questo i
"padroni" della città vorrebbero ricoprire di altro cemento...
Un mare che è divenuto "privato", inquinato e devastato. Abbiamo
pezzi di città, dal centro storico alle periferie abbandonate, dove
il grigio del cemento fa da accompagnatore al degrado sociale che
trasforma in sudditi. Un mercato del lavoro piegato dal precariato e
dall'eterno ricatto che nega diritti e garanzie. Una pubblica
amministrazione piegata da conflitti di interessi, lobby di
faccendieri, logge e cosche. Una politica sull'energia ed i rifiuti
che vuole solo succhiare denaro e seminare cancro. Disastri
ambientali disseminati su tutto il territorio con trafficanti e
inquinatori ben protetti. Spazi pubblici di socialità pressoché
completamente cancellati per lasciare spazio a centri commerciali.
Una mobilità a misura di un mercato spregiudicato ormai entrato in
una crisi irreversibile.
Una città che non ha futuro. In cui
la classe dirigente, con il suo blocco di potere, ha svenduto tutto e
tutti a quella criminalità finanziaria e mafiosa che qui ricicla,
condiziona e compra le vite di una intera comunità... e che non ha
nemmeno bisogno di sparare perché non gli serve. Nuove generazioni
che sono piegate tra un precariato a tempo indeterminato e
l'incentivo allo "sballo", con record di consumo di droghe e
alcol. Un commercio che muore, trascinando con se interi rioni e
quartieri, soffocato da un'economia strangolata e dalle "offerte"
che ti indebitano promosse dalle grandi catene che sono sbarcate per
"riconvertire" le aree che erano delle industrie. Un sistema che
si regge su un "voto di scambio" che è sempre più ricatto in
cui per avere il minimo dei minimi devi dare la tua fiducia cieca e
incondizionata e non solo il voto. Una città dove è la libertà e
la dignità che è stata depredata.
Oggi Genova è sotto
"inchiesta". Non c'è praticamente settore cruciale che non veda
una pesante inchiesta della magistratura per quelle storture che il
"sistema" genovese aveva costruito e alimentato nel tempo sino a
divenire una profonda ferita alla legalità, mentre ormai
indifferenza e acquiescenza quasi avevano fatto pensare che ciò, in
fondo, fosse tutto normale. Questo è un segnale del possibile
cambiamento. Non il cambiamento. Genova oggi può salvare il suo
futuro. Ma non può delegare questo alla magistratura. Per salvare il
futuro è la parte ancora viva, quelle piccole o grandi tribù
pulsanti che vivono nel territorio, che hanno la possibilità di
afferrare la chiave del cambiamento. E lo possono fare solo se
saranno in grado di essere e restare libere, rigettando i canti delle
sirene che le vecchie torri di comando stanno attivando con le loro
colonie mascherate da società civile da vecchi complici che oggi si
presentano vittima del "sistema".
Per questo proponiamo un
salto di qualità, o meglio vogliamo vedere se sono maturi i tempi di
questo cambio di marcia verso quell'orizzonte. Non è possibile che
ogni tribù vada sola per la sua strada. Occorre trovare una
mutualità di intervento perché nessuno sia solo ed occorre
assestare il colpo, ogni singolo colpo, non con la forza ridotta di
ogni singola tribù, bensì con la forza di tutte le tribù insieme.
Genova è una città dove chi amministra la cosa pubblica lo
fa non nell'interesse generale, bensì per accontentare interessi
privati, particolari... alcune volte, come abbiamo visto, anche interessi
criminali. Non vi è un progetto complessivo, vi è una gestione
schizofrenica... in cui, con un barile il cui fondo è ormai
raschiato, ogni richiesta degli amici ed amici degli amici trova un
affannoso tentativo di soddisfacimento da parte di chi guida il
Comune, come la Provincia e la Regione, alla faccia della
sostenibilità, di un idea generale (anche sbagliata che sia) di
città. Ogni giorno esce il tutto ed il contrario di tutto...
l'esempio della Gronda e del Terzo Valico sono emblematiche: dicono
che la Gronda serve per dare sbocco al traffico delle merci ed in
contemporanea sostengono che il Terzo Valico serve per togliere le
merci dal trasporto su gomma.
Ed allora serve ridare un senso
generale all'idea di città. Loro non lo hanno, annaspano sperando di
rimanere a galla dietro al moltiplicarsi delle inchieste. Per darlo
bisogna che le tribù inizino a incontrarsi, confrontarsi...
abbandonare il proprio "orto" e collaborino trovando il minimo
comune denominatore... individuando insieme quell'idea di città che
se trovata può scardinare la schizofrenia di chi governa questa
nostra terra. Per farlo occorre però che le tribù abbiano recinti
forti e adatti. Infatti non arriveranno assalti della cavalleria, non
possono permettersi uno scontro devastante. Quello che attueranno è
quello che hanno già attuato nei decenni e tentano ancora oggi. E'
il sistema collaudato dell'entrismo. Manderanno chi si presenta come
amico... chi dirà che condivide le nostre stesse battaglie... chi
cercherà con sigle importanti di catturare la nostra fiducia... e
che poi, una volta dentro il recinto, destabilizzerà la tribù.
Agirano per dirottarla lungo sentieri senza sbocco o verso compromessi che
accontentino alcuni esigenze particolari a danno del generale, degli
altri... di una tribù che vive poco più distante. Cercheranno di
spostare l'attenzione sul marginale per deviare il colpo o di
inglobare nella logica del proviamo ad entrare in questo o quel
partito così ci faranno parlare (e poi ci si ridurrà come chi,
rappresentante di comitati, finisce nella sala rossa, vota e regge
una Giunta che va contro sistematicamente a quel che chiedono quei
comitati).
La questione non è destra o sinistra. La questione
è cittadini e blocco di potere. O si spezza il blocco di potere, lo
si scardina, oppure si è schiacciati. Ecco perché serve iniziare un
lavoro comune che unisca le tribù. Serve che ogni volta, ogni
singola volta, che magari si inventano uno dei tanti falsi "percorsi
partecipati" si vada in massa, tutti, per smascherarli. Serve che non
possano giocare sui particolarismi e sugli egoismi... serve fare
informazione, analizzare, ragionare e decidere strategie e azioni
comuni, unificanti, che mettano in rete ciò che loro invece vogliono
diviso. Solo così, solo con le tribù libere, capaci di agire
sull'intero territorio, si possono smascherare e contrastare quelle
scelte che comunemente, sulla base di fatti e dei dati, si giudicano
scellerate.
Per questa ragione lanciamo questa domanda per
sapere se siamo o meno ad una svolta. Per questa ragione noi, che non
ci candidiamo a nulla, lanciamo la proposta di incontrarsi, tra tribù
libere. Certo, non invitiamo tutti. Invitiamo chi riteniamo credibile
e affidabile, perché non è più tempo di perdere tempo e di dare
credito a quanti hanno dimostrato ampiamente di essere solo "agenti"
del Palazzo, comprati con qualche briciola o qualche dono più
consistente. Se si vuole, questo percorso può iniziare... perché,
ricordate, che loro (da destra a sinistra, cioè il partito
trasversale degli affari e del cemento) hanno bisogno dei paraventi e
di incantare, ma se non ci riescono, e se le tribù sanno unirsi e
muoversi unitariamente, tra qualche mese ci saranno le elezioni, e
giorno dopo giorno la forza non solo dell'insieme del movimento, ma
di ogni singola tribù sarà raddoppiata. Ed ecco allora che diviene
evidente che da questo confronto, da questo percorso comune, si può
recuperare la partecipazione civile e sociale che era svanita,
territorio per territorio... si possono raccogliere le istanze di chi
abita in quei territori "desertificati" dove ormai solo i media
sono divenuti lo strumento che distribuisce "verità".
Ecco,
se ci riusciamo avremo trasformato quella forza dirompente che è la
rete del web, in una rete reale, di carne ed ossa, di idee e
progetti, di competenze e coscienze... ed a quel punto sarà
possibile andare "oltre" e costruire dal basso, in modo
partecipato, quell'idea e quella pratica di città che sino ad oggi
riusciamo solo a scorgere sulla linea dell'orizzonte, ma che mai
riusciamo a mettere a fuoco.