La democrazia in Italia è
ancora fragile. Lo è principalmente perché la Costituzione non è
mai divenuta patrimonio conosciuto e condiviso dai cittadini. Solo
una ristretta cerchia ha assunto pienamente che il nostro Paese è
uno Stato di Diritto, in cui fondamentalmente è sancita non solo
l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge ma anche che la
Legalità deve essere considerata strettamente collegata alla
Giustizia Sociale, e dove la separazione dei Poteri è garanzia
irrinunciabile per garantire il carattere democratico del Paese...
Gli
italiani delle regole, così anche della Costituzione, se ne sono
sempre fatti un baffo, preferendo sempre ricercare la via più
"furba", più conveniente a se. E' così che i principi di
eguaglianza ed i doveri dello Stato di rimuovere ogni ostacolo alla
libertà e dignità piena di ogni persona, sanciti solennemente nella
Costituzione, sono stati scalzati dalla perenne logica della
raccomandazione, della clientela, del ricatto... di silenzio e
acquiescenza dinnanzi ad un Potere che degenerava, giorno dopo
giorno, in cambio del "quieto vivere". Gli italiani non sono
abituati a pensare, tanto meno all'agire, nella loro grande
maggioranza.
In questi decenni di vita della nostra
Costituzione non l'abbiamo ancora mai vista pienamente attuata, bensì
sottoposta più volte a tentativi - a volte riusciti a volte no -
di modifiche per "attualizzarla". Il tutto, sempre, con un grande
disinteresse generale del Paese. Ed è qui, in questo quadro di una
Costituzione formale ed una Costituzione reale che il "volto
osceno" del Potere (come lo identifica Roberto Scarpinato ne "Il
ritorno del Principe") ha saputo muoversi nel proprio unico
interesse. Così le pesanti e trasversali collusioni con poteri
diversi da quello legittimo dello Stato, da quello di una potente
massoneria, a quello dell'Opus Dei, alle criminalità finanziaria e
mafiosa, hanno saputo fondersi un "orgia" che, nel sottrarre
sovranità ai cittadini, limitava il mercato, devastava i territori e
sottraeva Diritti costituzionali per instaurare il regime della
clientela e del ricatto.
Ecco che, così, il piano di
"rinascita democratica" della loggia eversiva P2 di Licio Gelli
ha saputo farsi strada, in un Paese che era tale sulla carta ma che
non ha mai visto una corrispondente "comunità" dei propri
cittadini ed un minimo senso dello Stato.
E' stata la conclusione
della Repubblica delle Stragi e di quei grandi scandali criminali che
hanno sempre lambito (se non penetrato) alte sfere istituzionali,
senza che mai si battesse ciglio per opporvisi efficacemente. Dal
1992 in avanti, qualunque maggioranza vi fosse in Parlamento,
qualunque Governo, il disegno è stato sempre quello dell'attuazione
(più o meno percepita) di quel piano eversivo. Una precisa e
perversa distruzione nei fatti dello Stato di Diritto... Un lento e
chirurgico lavoro ai fianchi della Costituzione formale, che ha visto
come segnale d'inizio, della nuova e decisiva fase, le "picconate"
di Francesco Cossiga, che il buon tribuno Di Pietro chiamò persino a
stendere la prefazione del suo libro sulla Costituzione... per
arrivare poi alla Bicamerale di D'Alema che ancora aleggia come uno
spettro maledetto.
Nell'assenza di un generale senso del
Diritto, l'unico argine a questa deriva è stato rappresentato dalla
Magistratura. Non per invasione di campo bensì perché unica sede
ove fosse possibile difendere ed affermare il Diritto ed, in primis,
la Costituzione. A questo non si è affiancata mai, una risposta
popolare ferma, diffusa... condivisa. Solo fragili e minoritarie
azioni, isolate che, prima o dopo, sono state categoricamente
riassorbite dalla "politica" dei partiti, ovvero da luoghi sempre
più evidenti quale volto dell'oligarchia del Paese, succubi di
interessi ben diversi da quelli generali!
E' in questo quadro
che crediamo si possa inquadrare quella "trattativa" tra Stato e
Mafia di cui tanto si torna a parlare in queste settimane. Un
"sigillo" macchiato con il sangue delle stragi del '92 e '93, che
ha permesso, nella copertura del vecchio compromesso, il perpetuarsi
della nuova fase dell'oscenità del Potere con un infiltrazione senza
più freni di quella che da Mafia intrisa di sangue si è fatta
"mafia pulita", i cui affari, vero ed unico interesse mafioso,
potevano dispiegarsi senza più alcun freno. Passaggio che è giunto
al compimento definitivo con quella proposizione mediatica fatta
dell'arresto di Provenzano che voleva far pensare che Cosa Nostra
ormai fosse finita e che la mafia era solo più quella decadente di
un "povero" vecchio.
E' stato un lungo viaggio, gestito da
quelle "menti raffinatissime", capace di indebolire da un lato
ogni capacità di contrasto effettivo al vero "cuore" delle
mafie, il grande patrimonio custodito e investito grazie alla
ragnatela di "colletti bianchi" da Roma in su e dall'altro di
garantire una sempre maggiore permeabilità delle Istituzioni, da
quelle elettive e di governo a quelle di controllo, ad ogni livello
ed in ogni regione. E' stata questa la risposta al risveglio delle
coscienze che vi fu con le stragi eclatanti di Capaci e Via D'Amelio.
E' stato così che si sono indebolite le norme, resi inefficaci o
inutilizzabili quegli strumenti che proprio Falcone e Borsellino
avevano individuato per sradicare e colpire non solo la manovalanza
mafiosa ma quel livello di compromissione tra la borghesia, con quel
Potere e quell'economia cosiddetti "legali".
Sono stati
resi inefficaci quegli strumenti indispensabili per colpire le
organizzazioni mafiose, come i collaboratori di giustizia, lo si è
fatto, si badi bene con due provvedimenti di legge "trasversali".
Da un lato la riforma della legge apposita predisposta dagli allora
ministri Giovanni Maria Flick e Giorgio Napolitano, dall'altro con
una riforma costituzionale, quella del "giusto processo", figlia
di un arroganza politica senza precedenti per piegare quell'unica
difesa ormai rimasta allo Stato di Diritto. Infatti, se proviamo a
ricordare, ripercorriamo che la Corte Costituzionale dichiarò
anticostituzionale della riforma dell'art. 513 del Codice Penale e
che la politica - tutta - per risposta inserì direttamente nella
Costituzione... senza nemmeno bisogno di attacchi in cassette vhs -
nello stile del berlusconismo d'assalto - recapitate a tv e
redazioni.
Si sono modificate le leggi, quindi, e si è
indebolita la capacità di manovra dei reparti investigativi dello
Stato, oltre che le Procure. Passo dopo passo. Dall'una e dall'altra
parte, senza ritegno ma con una differenza: il perpetuare di un
fantomatico gioco delle parti tra centrodestra e centrosinistra, tra
berlusconiano e anti-berlusconiani, che nulla però intaccava di quel
disegno eversivo che si è compiuto sotto gli occhi distratti di un
intero popolo.
Nel frattempo le mafie si sono rafforzate, le
Camorre come la 'ndrangheta, mentre Cosa Nostra era indebolita in
grande parte (ma non tutta) per l'assenza di un vertice, si sono
infiltrate sempre più nell'economia "legale", nelle
Istituzioni... dal sud al nord del Paese, facendo patti con
amministrazioni e uomini di ogni colore politico. Nessun ostacolo
etico è stato frapposto a questo dirompente dilagare dei tentacoli,
in quel "nord" che, considerandosi immune, ha permesso un
occupazione condizionante di interi territori e dell'economia, oltre
che di appalti, secondo il principio per cui "il denaro non ha
odore" ed il sangue, al nord, non lo si è mai visto nelle mani dei
colletti bianchi addetti al grande riciclaggio.
Mentre si
parla di Berlusconi, il sistema trasversale è andato avanti, ben
oltre Berlusconi. Mentre si promuovono battaglie contro i condannati
in Parlamento, si è fatta avanti quella schiera di collusi dalla
fedina penale immacolata. Mentre si è incanalata quella già labile
coscienza civile nella normalizzazione dei nuovi poli contrapposti
(proprio come già fu nella cosiddetta Prima Repubblica), gli
interessi di quell'osceno Potere si sono moltiplicati e si
moltiplicano ancora, con maggioranze ed amministrazioni, sempre più
compromesse - dall'una e dall'altra parte -.
E' in questo
contesto che il revisionismo trova nuovamente terreno fertile. Ed è
per questo che occorre farsi argine, ancora!
Oggi si torna
fortunatamente a parlare di quell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino,
del ruolo dei servizi segreti e di pezzi delle Istituzioni nelle
stragi mafiose (e non solo) del '92 e '93. Finalmente si riaprono le
inchieste giudiziarie. Ma attenzione: quelle "menti raffinatissime"
sono sempre al loro posto! Ed ecco che si incunea, come mai, forse,
quel tentativo di mettere in discussione quelle verità - anche se
parziali - che la Magistratura ha saputo raggiungere contro quel
vertice di Cosa Nostra che portò a compimento quelle Stragi. Ecco
quindi le dichiarazioni di Riina, così come di Ciancimino jr. Chi
ricorda confidenze fatte a distanza di 17 anni e chi invece non fa lo
smemorato finché non gli sarà fornita la "l'utile risposta" da
riferire.
Attenzione a non identificare quei pezzi dello Stato
collusi e complici con le mafie con lo Stato tutto. Non possiamo
permettere che questo messaggio, nemmeno troppo velato, passi...
sarebbe probabilmente la parola fine della Repubblica ed alla
speranza di ripulirla!
L'attacco eversivo ha bisogno del
revisionismo come ha necessità imprescindibile di coscienze
acquiescenti e indifferenti. Per questo mai e poi mai si può e si
deve generalizzare.
Mancino e parte del Csm, partendo da Giorgio
Napolitano, sono certamente tra i custodi di silenzi e segreti
inconfessabili. Ma mai confondere questo con l'interezza del CSM. Non
è un caso, infatti, che parte del cosiddetto movimento per la
legalità abbia acquisito, inconsapevolmente, le stesse parole
d'ordine della ciurma berlusconiana che indicano nel CSM un organo da
colpire, superare e smembrare! Attenzione perché le due parti che
teatralmente si sfidano nell'agone politico con le scimitarre hanno
un solo unico disegno... proprio quello di quel Potere osceno, che
serve a garantire Poteri ed Affari a chi per poter avere la sua fetta
sa indossare la maschera che gli è stata assegnata.
Per un
sistema pesantemente compromesso da "deviazioni" è divenuto
semplice procedere all'annientamento delle fonti di pericolo. E' per
questo che sono stati (e vengono) colpiti, ad esempio, quei
coraggiosi servitori dello Stato che non erano (e non sono) inclini
al compromesso. Nei decenni passati, prima di eliminarli fisicamente,
è sempre stata percorsa la strada della delegittimazione e
dell'isolamento. Oggi gli è sufficiente la delegittimazione e
l'isolamento, hanno tutto e non rischiano di comprometterlo con atti
eclatanti che potrebbero risvegliare quella coscienza dormiente del
Paese. L'ultimo esempio è proprio portato dalle calunnie senza
precedenti portate, mesi fa, a Gioacchino Genchi. Attacchi volti ad
intaccare la sua credibilità ed il suo lavoro. Altri esempi sono i
continui, sotterranei e non, attacchi a coloro che hanno scelto di
compiere un contrasto concreto alle organizzazioni mafiose ed alle
collusioni e complicità con la politica e l'economia. Il
revisionismo ha bisogno di rovesciare le realtà nell'opinione
pubblica, di distrazioni efficaci dell'attenzione... è funzionale
alla normalizzazione di ogni fenomeno o fatto che possa intaccare il
"patto" indicibile su cui si regge il Potere.
Dobbiamo
quindi fare attenzione, prestare la massima attenzione per non cadere
nel "gioco" che hanno predisposto. Non cedere a semplificazioni e
non prestarsi a giocare la partita che si vuole venga giocata, come,
ad esempio, quella per cui si portano coloro che si oppongono ai
condizionamenti che la politica vuole imporre alla Magistratura con
una forza uguale e contraria dalla piazza. Se la Magistratura deve
essere autonomia e indipendente dagli altri Poteri dello Stato, lo è
e lo deve essere anche dal potere della piazza, se si cede su questo,
quindi, ad esempio, si entra pienamente in quel "gioco" voluto
dal Potere. Ed ancora, se si guarda allo scandalismo di queste
settimane, ci si accorge che si vuole semplicemente portare altrove
l'attenzione rispetto alla vera questione di fondo. Il parafulmine
Berlusconi, che per sua natura, si presta ad ogni evenienza, rischia
di divenire la salvezza del berlusconismo, che poi, in fondo, come
sappiamo, non è altro che quel piano, trasversalmente accettato, di
quella che, una volta, si chiamava P2. D'altronde chi ha piegato la
Giustizia per salvarsi non è certo solo chi, in questo Paese, ha
avuto la spudoratezza di cancellare i propri reati per legge, ma sono
anche coloro che, nel nome della diversità morale, hanno avvallato
quegli stessi piani, così come anche coloro che hanno avuto occhi
giudicanti compiacenti nel non vedere faldoni di prove, ancora oggi
sigillati, dove vi erano prove di quella colpevole corruzione che
così non è mai stata perseguita, ne per lui, ne per l'amico
Cesare!