Vi scrivo in merito al post "La Zunino su Repubblica alla corte di Burlando" e lo faccio perché, seguendovi da tempo, apprezzando il vostro impegno e condividendo molte delle vostre battaglie mi sento di dirvi che questa volta avete sbagliato. Due premesse. La prima: penso che ognuno sia libero di criticare chicchessia, nei limiti imposti dalla verità. La seconda: Ava Zunino non ha bisogno di nessun difensore...
Però vi scrivo perché, in questo periodo particolarmente delicato per il giornalismo genovese (e mi fermo qui perchè sul vostro sito, per primi, avete dato conto di una serie di spiacevoli episodi intrecciati con vicende giudiziarie) credo che sia ingiusto e pericoloso gettare in un unico calderone giornalisti con storie e professionalità diverse. Ava Zunino, che è una cronista come il sottoscritto, da anni svolge al meglio uno dei compiti più difficili, quello di seguire un settore. Il che vuol dire riuscire a tenere rapporti con le fonti senza mai diventarne megafoni o portavoce. Lei lo ha sempre fatto come va fatto, dai tempi della tangentopoli genovese, al governatore Biasotti, alla presidenza Burlando ed è la necessaria sintesi di oltre vent'anni di carriera. Senza mai lasciarsi tentare da un vizio comune della nostra categoria: la cooptazione, economica, ideologica o psicologica che sia.
In un giornale fare il battitore libero, il guastatore, è il compito più facile perchè ci si può permettere di rompere rapporti e relazioni a cuor sereno, tanto il giorno dopo si passerà ad altro. Ma i giornali sono fatti di notizie, che perlopiù portano i cronisti cui sono affidati i settori, e i cronisti sono o dovrebbero essere quelli che raccontano le cose buone dell'amministrazione ma anche scoprono le magagne e denunciano gli scandali. Ava è una di questi. Con lei ci siamo occupati, in tempi recenti, delle palazzine extra large di Albaro, del mega progetto del nuovo Lido, di questioni bancarie, politiche, di sanità. Il lavoro di una redazione è fatto di collaborazione e scambio reciproco di informazioni. Spesso dietro l'articolo e la firma che leggete c'è il lavoro di altri colleghi che contribuiscono a capire, approfondire, migliorare.
Di ogni giornalista si può apprezzare o criticare quello che scrive e come lo scrive, ma certe accuse non sono impietose, sono ingiuste. Nel senso che non corrispondono al vero.
Continuate a criticare e contestare, io e tanti altri saremo con voi, ma vi chiedo solo di non ritenere dei venduti quelli che non scrivono esattamente ciò che vi aspettate. E' il peggior servizio che potete fare alla democrazia e alla categoria dei giornalisti. Che già di guai ne ha da vendere.
Un saluto
Marco Preve
Risposta dell'Ufficio di Presidenza
Ringraziamo Marco Preve per la lettera che ci permette di meglio chiarire la questione. Innanzitutto concordiamo pienamente sul fatto che le vicende di cui abbiamo parlato nei giorni precedenti (Manzitti e Minilla) sono ben altra cosa, gravissima e inquietante, rispetto alla critica mossa da noi alla giornalista Ava Zunino.
Condividiamo pienamente l'aspetto sul ruolo dei giornalisti espresso da Marco Preve, ma proprio per questo, riteniamo doveroso sottolineare che dal nostro punto di vista ed osservazione, la questione (chiamiamola così) Zunino, rappresenti un esempio di quel giornalismo non indipendente dalle sue fonti. Non crediamo assolutamente un "venduta" la giornalista Ava Zunino, altrimenti - come nostra tradizione - lo avremmo detto senza mezzi termini. Crediamo però che la giornalista sia pienamente conforme a quel filone del giornalismo italiano, purtroppo prevalente, che, davanti al potente e potere di turno, non intende assumere il ruolo scomodo del giornalista indipendente che davanti alle dichiarazioni che cozzano con fatti e realtà rinuncia ad indicare le contraddizioni, limitandosi quindi a registrare le opinioni, omettendo i fatti.
Ci potrebbero essere molteplici esempi in cui si evince che l'azione della giornalista è stata la pura trascrizione, senza verifica e contestazione dei fatti, dei protagonisti della politica regionale. Su tutti proprio la questione del convegno della Regione Liguria di cui abbiamo parlato. Non per altro ma i fatti concreti, gli atti di governo come anche gli atteggiamenti personali dei protagonisti della stagione del cemento, come appunto quelli di Burlando e di Ruggeri, sono l'esatto opposto di quanto espresso pubblicamente negli anni ed in ultimo in quel convegno. I fatti smentiscono le opinioni espresse e la giornalista avrebbe avuto il dovere di segnalare ai lettori tali pesanti contraddizioni tra il dire ed il fare, proprio in quella pratica di indipendenza citata.
Onestamente crediamo che sia scorretto che un giornalista che si occupa della cronaca dell'ente della Regione Liguria, sia anche la stessa che accetta l'invito della stessa Regione a presiedere il convegno e poi sia la stessa giornalista che ne scrive sul quotidiano. Il giudizio nostro su questa scorrettezza, il cui carattere centrale è, a nostro parere, la non indipendenza dalle proprie fonti, deriva dal fatto che, ad esempio, la giornalista non abbia "notato" e quindi comunicato ai lettori un fatto inquietante come quello che vede un uomo, Giorgio Giorgi, di fiducia di Claudio Burlando (amico, membro dell'associazione Maestrale e soprattutto Committente Responsabile della campagna elettorali con cui Burlando è divenuto presidente della Regione) essere protagonista della Marinella spa con il progetto di cementificazione che ha visto proprio con la Regione di Burlando e Ruggeri il via definitivo alla speculazione, che - con Giorgio Giorgi - vedeva la principale banca diessina, il Monte dei Paschi di Siena, ed in ultimo le Cooperative rosse (CCC e Unieco), quali asse portante dell'edificazione alla foce del Magra.
Questo fatto, come ad esempio, quelli che riguardano Carlo Ruggeri con le speculazioni savonesi, avvallate dalla Regione e che vedevano il Ruggeri già protagonista nel passato, prima di ricoprire la carica di Assessore all'Urbanistica nella Giunta Burlando, una volta come esponente delle Cooperative e poi come Sindaco di Savona, sono inconfutabilmente reali: Un giornalista corretto che verifica fonti e fatti, in quella pratica di indipendenza del proprio ruolo, dovrebbe farle notare e, purtroppo, abbiamo dovuto registrare che così non è stato negli articoli della cronista Zunino, che di fatto sono andati anche a contrastare, producendo le sole opinioni dei protagonisti del governo regionale, la credibilità delle documentate inchieste giornalistiche sulle cementificazioni in Liguria.
l'Ufficio di Presidenza




