
E' con questo titolo che la storica band marchigiana dei
Gang ha intitolato il lavoro con cui ha voluto ripercorrere i canti
contadini e popolari che hanno portato le generazioni dei nostri padri e nonni
a darci un
futuro migliore del loro
vissuto. Il recupero delle
"radici",
con un viaggio che riporta ai sogni ed alle speranze, al sudore ed al lavoro,
che hanno mosso e permesso quelle grandi conquiste civili e sociali che ci
hanno garantito di vivere in un Paese in cui la Costituzione sanciva
solennemente i diritti inalienabili di ciascuno e l'uguaglianza di ogni uomo e
donna. Ma anche il riappropriarsi di quelle
"ali" che permettevano di sorvolare il presente per comprendere che
le proprie speranze, individuali e collettive, possono
salvare e scrivere il futuro...
Ed in quello stesso lavoro ci
riportano al legame con
la terra, il
rispetto che ad essa si deve e la ricchezza che rappresenta in quanto vita. Già
i
popoli dell'Africa come le
tribù indiane dei pellerossa sapevano
che il ritmo della terra è anche il battito del nostro cuore, lo scandire del
tempo, la comunione di condizioni e vissuto,... terra che è il mondo, il futuro
stesso di ciascuno di noi, con l'aria che la sovrasta e le acque che la
disseminano.
Ma è di
Woody Guthrie, il "cantastorie"
americano con la sua "macchina uccidi fascisti",
l'inno alla terra e all'uguaglianza:
"Questa terra è la tua terra, questa terra è la mia terra,... questa
terra è fatta per me te e per me". Radici e ali di quell'altra-America,
che hanno dato voce, senso e speranza a braccianti, immigrati, operai, neri,
poveri. Che parlavano della realtà concreta, che risvegliavano la coscienza e -
già allora - rappresentavano una fonte di contro-storie rispetto a ciò che il
Potere abilmente manipolava o nascondeva.
Un cammino ripreso da
Bruce Springsteen,
con gran parte sul lavoro, partendo dalla
"Terra Promessa", che quando è suonata nella irlandese Dublino fa
sobbalzare a cantarla come un
inno di
liberazione, i giovani e non di quella Repubblica Irlandese che l'arroganza
ed il terrorismo britannico non hanno mai piegato.
Ma è soprattutto un cammino che ha visto in un giovane turco la sua massima
espressione, capace di segnare e salvare un'intera generazione ed oltre. Si
chiamava
Joe Strummer, questo
strimpellatore. Mente e cuore di quei
Clash
che era il vento, l'anima della rivolta,
"punk
rock warlord".
Il
Punk dunque, quel movimento che
molti hanno cercato di richiudere in classificazioni propedeutiche
all'emarginazione e che altri hanno invece "commercializzato" abilmente, con
Joe Strummer ed i
Clash ha saputo portare le generazioni destinate al macello
dell'eroina o all'omologazione più completa ai principi sovrani del nostro
"Occidente" - produci consuma e muori -, fuori da quel bivio obbligato, facendo
comprendere che se il movimento punk non vedeva futuro, bisognava
"rubare" e scrivere quel futuro. Il punk,
con Strummer ed i Clash, non era più una generazione destinata al suicidio
collettivo, ma una generazione (e quelle che seguirono, ancora) che prendeva
coscienza dei propri diritti, della
propria reciprocità con gli altri, profondamente diversi, ma che vivevano,
altrove, anche nei luoghi più distanti, le medesime condizioni di oppressi, sfruttati,
emarginati. Così quel punk che molti ancora considerano un genere musicale ed
individui auto-distruttivi, divenne il fondamento, andando
"oltre" agli schemi prestabiliti, di una
nuova coscienza individuale e collettiva, che passava anche dalla
una fusione di generi musicali diversi, dai ritmi latino-americani al rock'n'roll,
dal blues delle radici afro-americane ai ritmi jamaicani, ma era ben altro. Con
Strummer, i
Clash e poi i
Mescaleros,
si incontrano techno, ritmi afro con le sonorità più diverse, ma anche
individui diversi, storie e comunità.
I
testi diventano manifesti in cui si racconta quella realtà devastante in
cui si vive senza accorgersene, portano chi li ascolta e vive ad una presa di
coscienza sulla possibilità concreta di un "altra" vita, di altri principi...
della possibilità di non cedere ad un'esistenza già scritta, bensì, appunto di
scrivere un futuro diverso, partendo da
una consapevolezza: la conoscenza dei propri diritti. Ecco perché quel
movimento e
quel messaggio non è morto
con i Clash, non è morto con Joe. "Hai diritto di parlare liberamente finchè
non sarai abbastanza stupido da provarci davvero" in "Know your right", come
"Rock the casbah", "London's Burning", "Remote Control", "Garageland", "Safe
Ruropean Home", "Lost in the Supermarket", "Police and Thieves", "Complete Control", "White Riot"... sino al rilancio
di "I Fought the Law", rappresentano innanzitutto un messaggio d'amore verso
gli altri, verso la vita...
altro che
auto-distruzione! Ecco la paura che questi
"banditi" generavano: far comprendere che
la storia non è così come ce l'avevano raccontata, che ognuno,
dall'America latina all'Africa, dai sobborghi delle grandi metropoli d'Occidente
ai territori più remoti, poteva e può
alzarsi
e pretendere, prendersi, i propri inalienabili diritti.
Una rottura senza precedenti con il passato... che da allora ha fatto si che
tutto cambiasse, perché la musica, con il punk, con Strummer, era divenuta
"trasmettitore" capace di superare i
confini di una nazione o di un continente, era
"ripetitori" disseminati, non più una protesta urlata nella propria
cerchia di appassionati, ma era un
legame
di impegno civile, sociale, politico che nessuno riusciva ad arginare. Le
manifestazioni, con i cortei o le adunanze, avevano trovato un amplificatore
capace di
unire, oltre che a diffondere.
Radici e
ali, anche qui... quindi, come segno di possibile cambiamento
radicale della condizione di vita, della quotidianità propria e degli altri,
perché ognuno non imparava qualcosa, ma maturava in se una nuova coscienza.
Ecco perché ancora
oggi ha senso
continuare e non cedere... ecco perché ancora oggi, dopo che il Potere ha
adottato le sue sottili ed efficaci contromisure
(adattate ai tempi, come da sempre), è necessario prima di tutto
far sì che le
persone siano messe nelle
condizioni non già di aderire ad un qualcosa di stabilito e -
fondamentalmente - organico al "sistema" - in quanto controllato dai
luogotenenti del "sistema" stesso-,
bensì che prendano coscienza della propria condizione, della
violenza, invisibile - a volte e spesso -, che viene mossa ai diritti di
ciascuno, come all'ambiente,... una violenza invisibile ma devastante, in una
quotidianità mascherata da benessere e progresso. Mai come oggi occorre
prendere coscienza della propria condizione per permetterci di
assumerci la responsabilità di agire...
in quell'oggi, ed in quel qui, in cui sempre di più, come nella "fattoria degli
animali"
di
Orwell, vi è qualcuno
"più
uguale degli altri" ed in cui è il Potere stesso che ci offre occasioni,
per lui innocue, dove abbiamo l'illusione di esercitare le nostre lotte e
rivendicazioni. Il "sistema" ha capito quella lezione ed ha perfezionato le sue
contromisure, come sempre nella storia, usando i nostri sogni, le nostre
speranze, parlando delle nostre radici, per farci impegnare senza incisività,...
facendoci credere in "simboli" che non sono altro che il prodotto stesso del "Potere"
per
tenerci sotto controllo e quindi
inermi, inoffensivi, inesorabilmente destinati, domani, alla scoperta
dell'incantesimo, ancora più delusi e condannati al disimpegno ed
all'indifferenza... proprio come quelle generazioni spinte all'auto-distruzione
perché derubate della speranza di futuro.
Tutto dipende, ancora una volta, da noi...
se vorremo o meno cedere al grande inganno, accettando di "giocare" il nostro
individuale e collettivo ruolo di rivolta, dentro a quei binari che è il Potere
stesso ad aver preparato per noi. Certo se accetteremo il gioco avremo "simboli"
che qualche volta ci faranno ascoltare parole che producono brividi di
(apparente) speranza, ed otterremo anche qualche gentile, miserevole,
concessione... continuando a vivere convinti (forse neppure troppo) di sostenere
quel qualcuno o qualcosa che cambierà le cose. Certo se non accetteremo di
correre lungo queste strade, avremo sulle nostre spalle la principale
responsabilità della nostra scelta
con gli altri che con noi non hanno chiuso i propri occhi alla rassicurante
illusione,
dovremo resistere ai colpi
che il "sistema" ci scatenerà addosso, da ogni direzione, costringendoci a
volare come una farfalla e pungere come
un'ape (diceva Kassius
Klay)... Dobbiamo essere pronti a
pagare il prezzo, sulla nostra pella, per questa nostra presa di coscienza... per la responsabilità di "prenderci" i nostri diritti, non esiste delega ma partecipazione diretta.
Noi crediamo che
il futuro valga la pena
di essere salvato e scritto, a qualunque costo... altrimenti che senso
avrebbe la nostra permanenza su questa terra, con una coscienza anestetizzata o
addomesticata che ci impedisce di
vedere
e rispondere alle ingiustizie che subiamo noi o altri come noi, vicini o
lontani che siano. Rifletteteci e mandateci pure a
fare in culo se sbagliamo o chiediamo
un briciolo di coerenza, ma ponetevi una sola domanda, oggi che si
torna a
scuole ed università occupate:
perché mai nessun Potere (e nessun contro-Potere) nel nostro "solido"
Occidente, come altrove, ha mai posto (concretamente) la
necessità di un cambiamento alla base del sistema formativo, da
quello esistente in cui ogni individuo è considerato un puro contenitore da
riempire di nozioni e schemi prestabiliti ad un sistema in cui ogni individuo
viene accompagnato a comprendere, con la propria testa e coscienza, la propria
condizione e la realtà, così da poter acquisire quella capacità critica che
rappresenta l'unico strumento per vive consapevolmente e non
conformisticamente. Di questo non si sente parola, discussione o traccia. Ve ne
siete accorti?
Ci si limita ad agire e
ragionare su ciò che il "sistema" ha deciso debba essere la discussione, in
un battaglia per strappare semplicemente qualche "fondo" in più per ciò che ci
interessa, per ottenere qualche concessione ed evitare - legittimamente, si
intende -, ripercussioni economiche nel domani... ma sempre in una logica
riduttiva, del salvare il salvabile parallela al devastante principio del "meno
peggio". Il problema di fondo,
la questione centrale e cruciale non è oggetto
di discussione, proprio come vuole il "sistema" e così spesso si perde di
vista che non si è davanti ad altro che alla conclusione logica di
un modello educativo fondato e costruito
per addomesticare le coscienze, da quelle dei docenti a quelle degli
studenti, dei cittadini di oggi e dei cittadini di domani,
piegandole alle logiche del mercato, divenute le uniche regole
intoccabili del "gioco", ed hanno costruito una scuola in cui
"ti insegnano a diverate stupido".
Oggi intorno a noi e lontano da noi, sono
in
molti a combattere le nostre stesse battaglie, spinti dalle nostre stesse
speranze. La
"globalizzazione"
voluta dalle grandi organizzazioni monetarie e commerciali del Potere ha
prodotto una crisi irreversibile, ma ha anche "prodotto"
un effetto (a loro) collaterale: la consapevolezza e l'impegno di sempre
più individui che ritengono essere l'uomo, con l'ambiente ed il diritto, il
centro, il fondamento del futuro.
Le
tribù del futuro oggi ci sono, sono globalizzate anche queste, ci spiace
per il Potere. Ma le tribù, soprattutto nel nostro dannato Paese, devono
scacciare quegli innesti che il
"sistema" produce per produrne la degenerazione... l'auto-distruzione della
coscienza critica per ucciderne l'impegno ed il cambiamento. Le tribù devono
sapersi unire, sapersi mobilitare
comunemente, diffondendo e ricostruendo quella appartenenza ad
una comunità, ad una cultura, diversa.
Ma questo sarà possibile solo evitando di ricadere nella compromissione morale
e culturale,
eludendo i tentativi di
contaminazione dei luogotenenti del "sistema" che cercando di entrare e
corrompere dall'interno le tribù, di devastarle, portandole su quei binari dove
è il Potere ad attivare il cambio e stabilire la direzione. Se le tribù
seguiranno
la coscienza della
responsabilità e sapranno muoversi insieme,
assediando il Potere locale e globale, con le proprie azioni
quotidiane allora
il futuro lo si sta
già scrivendo, forse per la prima volta, dal basso, ripartendo dalla terra,
con le radici, e le speranze, con le ali, che diventano concrete, comunità per
comunità, tribù per tribù... Se ci facciamo ipnotizzare, invece... se cederemo alla
"normalizzazione", se ancora una volta si attende o ci si affida al "salvatore",
senza assumerci l'onere (che secondo noi è un diritto) di valutare e agire
responsabilmente, confidando in quel qualcosa o qualcuno senza una reale presa
di coscienza individuale e collettiva, allora sarà solo l'ennesimo - e forse ultimo - fallimento. Ma se si
comprenderà che il Diritto, cioè i nostri Diritti, cioè la
Legalità e la Giustizia Sociale, sono il
fondamento della ricostruzione, quella auto-distruttiva sarà solo
la strada del Potere... Basta, quindi, avere
il coraggio e la consapevolezza
che sarà un cammino lungo, di quotidianità che iniziano ad essere conoscenza, dialogo,
approccio e collaborazione... e che ogni cosa accada si andrà avanti
"fino alla fine" seminando vento. Ed è
così che ogni singola battaglia, da quella più "piccola" del nostro territorio
a quella più ampia e complessa, diviene una trincea irrinunciabile.
Non è detto che saremo noi a vedere questo
futuro migliore, ma almeno la nostra
esistenza sarà servita per dare alle future generazioni un futuro migliore del
nostro presente, con quelle "radici" e quelle "ali" che gli permetteranno
di difendere quella comunità di tribù che ha diritto di vivere e non una
concessione alla sopravvivenza.
"Il Seme
e la Speranza", appunto, proprio quelle "radici" e quelle "ali" che
qualcuno aveva troncato nei decenni passati, per rendersi la nostra società
contemporanea addomesticata e indifferente, sono l'unica ancora di salvezza.
"E ora vorrei dire, che la gente può
cambiare qualsiasi cosa vuole, e intendo qualsiasi cosa al mondo. La gente
corre, segue i suoi piccoli binari, ed io sono uno di loro. Ma dobbiamo
smettere tutti di seguire i nostri miseri binari. La gente può fare qualsiasi
cosa, è una cosa che sto iniziando ad imparare. La gente la fuori si fa male a
vicenda, lo fa perché è stata disumanizzata. E' ora di riportare al centro
l'umanità, e di seguirla per un po'. L'avidità non porta da nessuna parte.
Dovrebbero scriverlo su un grande cartello in tutte le piazze del mondo, senza
gli altri non siamo niente, questo è quello che penso." Joe
Strummer