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Ebbene sì quell'equilibrio che per lunghi decenni dominava la città, si è
rotto. Incrinatura, dopo incrinatura, sta per crollare definitivamente.
Il
"patto scellerato" che pezzi delle Istituzioni, a partire dalla classe
politica, aveva stretto con il "Potere" criminale subisce i duri colpi della
presa di coscienza dei cittadini che non accettano più che vi siano pezzi di
territorio abbandonati al controllo, ai traffici ed affari illeciti, delle
mafie per salvaguardare quella
sorta di pax che garantiva la "tranquillità"
nelle "vie" della Genova turistica... ed a qualcuno anche pacchetti di voti e
preferenze...
Noi sono anni che andiamo dicendo e denunciando la
presenza e le attività delle
mafie a Genova, che facciamo nomi e cognomi di quei signori di
Cosa Nostra,
‘Ndrangheta e Camorre a cui si è lasciato fare, a cui si è garantito
l'insabbiamento. Lo abbiamo fatto e lo continueremo a fare perché
l'attenzione
civile e sociale su di loro è la prima azione concreta che, rompendo il
silenzio, mina alla radice la forza intimidatrice delle mafie. Lo abbiamo
fatto, lo facciamo e lo faremo... dal sito, con i volantini, con gli incontri e
gli interventi nelle piazze, nelle parrocchie, nelle scuole ed in ogni luogo sia
necessario, pronunciando i loro nomi... anche quando ci mandano gli scagnozzi
davanti (come ancora è successo in Piazza Cernaia il 21 ottobre scorso).
L'omertà non è di cittadini, ad essi è stata inculcata, la subiscono.
L'omertà
che ha protetto questo equilibrio è quella "istituzionale", che negava (e
ancora cerca di negare) che vi sia una presenza radicata e attiva delle
organizzazioni mafiose a Genova, come in Liguria. E' questa omertà che dai
pulpiti istituzionali ha fatto si che le persone si tirassero indietro dal
denunciare, perché se ti senti solo, la paura prende il sopravvento. E' questa
omertà istituzionale che ha reso (e rende) difficile stroncare quei sodalizi e
affari mafiosi che si perpetuano.
Noi lo abbiamo sempre detto: questi signori che la fanno da padroni in interi
pezzi di città, che usano la violenza e la prepotenza, che sfruttano la
prostituzione, che gestiscono la tratta dei clandestini come il caporalato, che
chiedono il pizzo, che organizzano lo spaccio di droga, che si ripuliscono e istruiscono presentandosi da "imprenditori" e "dottori" in giacca e cravatta per promuovere speculazioni
devastanti con il riciclaggio ed infiltrazioni nell'economia "legale", che usano
la manovalanza dei poveri cristi immigrati come scudo, che gestisce il gioco d'azzardo e delle scommesse clandestine come l'usira, possono e devono essere
fermati.
Occorre solo denunciare, lo abbiamo sempre ripetuto, ai
reparti
investigativi giusti, quelli preposti al contrasto della criminalità
organizzata, come la DIA, il GICO, lo SCO... reparti che sono preparati e decisi.
Noi siamo disponibili, sempre, per raccogliere le segnalazioni e passarle a chi
di dovere, per garantire un primo contatto sicuro.
Occorre collaborare come
cittadini con questi e con quei magistrati con la schiena dritta che per
fortuna ci sono e non hanno timore a colpire quei poteri criminali e le loro
collusioni con i poteri legali.
Dopo l'inchiesta aperta per
voto di scambio politico-mafioso con le cosche
della ‘ndrangheta, dopo l'emergere del
riciclaggio che sta dietro a corruzione,
speculazioni e appalti, dopo che il nuovo Prefetto ha detto basta a quella
vergognosa situazione di Vico delle Mele con i beni confiscati che sono stati
lasciati al boss Caci (della "decina" degli Emmanuello del clan Madonia) per oltre due anni e che ha visto poi il Comune pagare
l'albergo allo stesso boss che nel frattempo andava a minacciare gli operai che
quei beni confiscati dovevano restaurare, dopo tutto questo
un altro segnale
importante è arrivato. Un segnale che non è solo indirizzato alle mafie, ma che
è soprattutto un segnale ai cittadini, dagli abitanti ai commercianti, che
possono così vedere che si può denunciare e colpire i sodalizi criminali, ma è
anche segnale per quegli agenti dei reparti di pubblica sicurezza e vigilanza -
permeati anche questi, purtroppo di episodi di connivenza e contiguità - che
rischiano lo sconforto d'innanzi a quei patti scellerati che garantisco
impunità e rendono vano, spesso, il loro lavoro.
Dopo una lunga indagine, gli agenti del GICO della Guardia di Finanza,
unitamente ad agenti dei Carabinieri, per la DDA di Genova, hanno
svelato che
la "decina" dei gelesi degli Emmanuello, clan di Piddu Madonia, si era
riorganizzata e riattivata a Genova. Sono stati così arrestati i responsabili
di estorsioni a danni di commercianti per quel racket del "pizzo" che dall'ex
Capo della Mobile, Sanfilippo all'ex Prefetto Giuseppe Romano con il suo entourage,
dal Comune alle associazioni dei Commercianti, negavano colpevolmente esistere
anche a Genova.
Un altro segnale,
un altro colpo inflitto non solo, quindi, alle mafie ma anche
a quell'omertà istituzionale che ha permesso il perpetuarsi di quell'equilibrio
che, sulla pelle del territorio e dei cittadini, cioè della nostra comunità ed
economia locale, era volto al garantire la pax. Ma attenzione, se il muro si
sta aprendo, crepa dopo crepa, significa che bisogna andare avanti e non cedere
finché quel muro, quell'equilibrio scellerato, sarà definitamene demolito.
Sono anni che diciamo e denunciamo che a Genova si chiede il "pizzo" e che
la
decina di Cosa Nostra si era riattivata perfettamente, dopo i colpi inflitti
sino allo smembramento, con le inchieste ed i processi per la guerra di mafia e
per la gestione dei videopoker.
Una delle strutture più pericolose, con tanto
di gruppo di fuoco, con infiltrazione in ambienti considerati ingenuamente
immuni, con legami con la criminalità straniera. Non vi è stato alcuno dei
"rappresentanti" del commercio o di associazioni e strutture che poi si presentano
come "antimafia", come nessuno delle Amministrazioni pubbliche ed Istituzioni
(dal Comune al vecchio Prefetto ed anche alcuni nei reparti di Pubblica
Sicurezza) che non negasse questa realtà... tutti a dire che qui la mafia non
c'è, tanto da arrivare a richiamare, in alcuni casi, anche i giornalisti che
osano scriverne.
Anche dal sito abbiamo scritto più volte della
"decina" dei gelesi, ne
abbiamo parlato in incontri e iniziative, abbiamo alzato il velo di copertura...
non fosse altro per cercare di rompere l'omertà, far capire che denunciare è
possibile e conviene... non fosse altro che per stare concretamente, mettendoci
la faccia ed assumendoci tutte le responsabilità, dalla parte di quegli agenti
e magistrati che hanno avuto il coraggio e la determinazione di colpire questo
ennesimo tentacolo della piovra, qui nella terra dove secondo quanto dicono nei
Palazzi del Potere "la mafia non c'è".
Non resta che andare avanti quindi, con sempre maggiore determinazione ed
avendo il coraggio di dire
la verità dei fatti, dinnanzi alla quale cade ogni
intimidazione (anche quelle legali) e le minacce. Quando chiamammo con il suo
nome, "omicidio di mafia", quel delitto che si era consumato nel centro storico
di Genova con un esponente di una famiglia della ‘ndrangheta ucciso da un
esponente di spicco di Cosa Nostra (omicidio Alessi), venivamo guardati come
dei folli, sino a che quel delitto è entrato nella Relazione semestrale della
DIA dello scorso anno. Così come è accaduto quando abbiamo parlato delle
estorsioni e così via. Intanto Genova, ed il suo centro-storico, sono di nuovo
nella relazione semestrale di aggiornamento della Direzione Investigativa
Antimafia.
I cittadini liberi ne stanno prendenso coscienza e la mobilitazione che stanno promuovendo ne è l'esempio più forte. La verità dei fatti non può, quindi, essere mai taciuta, ci spiace
per il Potere, che avendo l'abitudine della menzogna e dello spergiuro, non
riesce, o meglio non vuole, comprendere... ma, sappia, che dovrà suo malgrado
capirlo e farci i conti!
Qualcosa di cià che avevamo scritto, dove si parlava della "decina" dei gelesi...
Boss spesato, operaio minacciato
26 settembre 2008
2
latitanti 'ndranghetisti arrestati a Genova, terra di latitanti
4 agosto 2008
In
Liguria va sempre tutto bene, tra un morto ed un accoltellato
30 luglio 2008
La
mafia ed il controllo del territorio nel centro storico genovese
4 giugno 2008
Nel
cuore di Genova spaccio e prostituzione... ecco la mappatura
2 giugno 2008
Dimostriamoci
vivi... il futuro non è ancora scritto!
20 febbraio 2008
Sequestrato
da 1,5 milioni di euro al clan Facchineri dalla Dia di Genova
20 dicembre 2007
L'Emmanuello
non c'è più.
3 dicembre 2007
Cosa
Nostra all'assemblea DS, sola a Gela?
27 febbraio 2007
Oltre naturalmente ai diversi articoli nello speciale sui beni confiscati di
Vico delle Mele a Genova, confiscati al clan di Madonia, essendo il boss
Rosario Caci, legato alla "decina" degli Emmanuello-Fiandaca (ri)attiva a
Genova... e leggi anche lo speciale sulla mobilitazione dei Liberi Cittadini della Maddalena con gli articoli della rassegna stampa sulla questione dei beni confiscati ed i servizio del Tg3 Liguria del 21 ottobre 2008.
segnaliamo inoltre tra i molti articoli nella Rassegna quello de Il Secolo XIX del 4 dicembre 2007
Emmanuello - Era il punto di riferimento della Stidda di Gela a Genova
LA RASSEGNA SUGLI ARRESTI:
23-10-2008 - Il Secolo XIX
Racket: due arresti e l'ombra della mafia
formato .pdf -
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23-10-2008 - Il Secolo XIX
Avanguardie dei tentacoli della piovra
formato .pdf -
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23-10-2008 - Repubblica
Pizzo a commercianti e imprese- I due arrestati vicini al clan Fiandaca
formato .pdf -
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23-10-2008 - Repubblica
Da gennaio alla settimana scorsa tre episodi che preoccupano
formato .pdf -
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PER LEGGERE LE REALZIONI SEMESTRALI DELLA DIA -
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Per leggere le relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia ed altro -
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