Consulenze. Appalti. Ma anche la vecchia, classica mazzetta che
non passa mai di moda. L'unica differenza: una volta era in lire. Oggi è in
euro. In alcuni casi, per un appalto da quindici milioni, è risultata superiore
alle centinaia di migliaia di euro...
Tutto deciso a tavola, durante incontri
che, per i pm, dimostrano i "contatti corruttivi" e che hanno favorito
l'aggiustamento delle aste e la concessione di consulenze che in realtà erano
tangenti mascherate. Sembra di essere tornati agli anni bui di Tangentopoli:
nove persone indagate, gli uomini della Guardia di Finanza che hanno compiuto
perquisizioni in Comune, Regione, all'ospedale Galliera, alla Asl 2 di Savona e
negli uffici e le case di tutti i principali indagati. E faceva un certo
effetto vedere gli investigatori entrare negli uffici dei più stretti
collaboratori del Sindaco e negli assessorati, mostrando il decreto di
perquisizione che citava quei due reati pesantissimi: associazione a delinquere
e corruzione. I principali indagati sono figure note in tutta la città, a
cominciare da Stefano Francesca, il portavoce del sindaco, forse l'uomo più
vicino a Marta Vincenzi. Dopo averne guidato la campagna elettorale adesso era
con lei a Palazzo Tursi. Oltre ai suoi compiti di consigliere e di braccio
destro, si è occupato anche dell'organizzazione della Notte bianca e si stava
dedicando a un altro appuntamento clou per la città: il concerto di Vasco
Rossi. Indagato anche Massimiliano Morettini, oggi assessore dalle mille
deleghe (soprattutto Giovani, Centro Storico e Immigrazione), ma anche ex
presidente dell'Arci, ex portavoce del Genoa Social Forum ed ex consigliere
comunale diessino. Con lui Paolo Striano, che nel passato consiglio era
capogruppo della Margherita a Palazzo Tursi e oggi è assessore allo Sport.
Anche lui, colto di sorpresa dalla perquisizione della Finanza, ha spiegato:
«Mi sento davvero amareggiato, posso dire che mi allineo perfettamente alle
dichiarazioni del mio sindaco, di cui ho sempre condiviso la linea senza
tradimenti». Il telefono di Morettini è invece rimasto spento per tutta la
giornata. Francesca, Morettini e Striano si sono dimessi. Poi ci sono due ex
consiglieri comunali, entrambi diessini: Massimo Casagrande, avvocato, e
Claudio Fedrazzoni. Ancora: indagato Giuseppe Profiti, dirigente di primissimo
piano della Regione, nominato da Sandro Biasotti e confermato dal
centrosinistra. Non solo: Profiti è stato vice-presidente del Galliera ed è
oggi presidente del Bambin Gesù, il grande ospedale pediatrico romano. È stato
nominato lo scorso febbraio dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio
Bertone, che in base ai poteri conferitigli dal Papa ha scelto i componenti del
consiglio di amministrazione e del collegio sindacale per il triennio
2008-2010. Il primo commento di Profiti: «Sono tranquillo, sereno e fiducioso
che la magistratura chiarirà tutto». Non basta. La lista, destinata ad
allungarsi di ora in ora, comprende anche gli imprenditori Lupis e Roberto
Alessio, che guida l'impresa "Alessio Carni". Il Secolo XIX ha ripetutamente
tentato di mettersi in contatto con Alessio sul suo cellulare, ma senza
ottenere risposta. Infine c'è Alfonso Di Donato, direttore amministrativo della
Asl2. Ecco i primi protagonisti dell'inchiesta che rischia di travolgere il
centrosinistra ligure. Un gruppo di indagati (tre) che, secondo gli inquirenti,
avrebbero costituito il nucleo di una vera e propria associazione a delinquere.
E chi non ne ha fatto parte, si è comunque seduto al banco di un comitato
d'affari. Ognuno con un suo compito ben preciso: i referenti politici, gli
imprenditori, gli aggiustatori di appalti e perfino le "vedette", che dovevano
segnalare le gare più appetitose cui partecipare. Un ruolo, quest'ultimo, che
sarebbe stato rivestito proprio dai due assessori della giunta Vincenzi. A
loro, secondo la ricostruzione del pm, sarebbe toccato il compito di segnalare
in anticipo (forti della loro carica) gli affari più appetitosi in arrivo. Con
un risvolto politico: il gruppo avrebbe cercato in prima battuta di piazzare
Morettini all'assessorato alle Scuole, ritenuto molto più "redditizio" per chi
aveva intenzione di partecipare alle gare per le mense e i servizi. Ma
l'operazione non andò in porto per le diverse decisioni del sindaco Marta
Vincenzi, che dalle indagini risulta all'oscuro di quel che stava succedendo.
Il magistrato ricostruisce anche una serie di incontri (uno a pranzo tra
Alessio, Francesca, Morettini e Striano) in cui sarebbe stata promessa anche
una sorta di "ricompensa" per la disponibilità dell'imprenditore verso il
Comune. L'inchiesta comincia quasi per caso. Il primo esponente politico che
compare negli atti del pm Francesco Pinto è Claudio Fedrazzoni, consigliere
comunale diessino nel passato consiglio. È lui, secondo la procura, che fa
sbarcare in Liguria Alessio e lo introduce nel mondo politico. Lo scopo?
Partecipare alla ricchissima gara da 15 milioni di euro per le mense della Asl
2 Savonese. Gli inquirenti sono convinti di aver dimostrato che, in cambio di
questo, Fedrazzoni sia stato ampiamente retribuito. La più classica delle
mazzette, almeno secondo la ricostruzione dell'accusa. Fedrazzoni ribatte: «Io
non ho a che fare con le mense, ma con il mondo portuale. Conosco Alessio, che
mi ha chiesto di farlo conoscere anche a Genova. Cosa che ho fatto
semplicemente presentandolo a cena ad alcuni conoscenti. Tutto qui». Ma non
sarebbe bastato il consigliere diessino a garantire la vittoria della gara. E
qui entrano in gioco, secondo l'accusa, Profiti e Di Donato. Il primo sarebbe
riuscito a indirizzare la gara sul "binario giusto", il secondo a gestirne il
risultato. Ma chi è Alfonso Di Donato? È un dipendente dell'Ist di Genova, poi
chiamato a Chiavari per diventare successivamente direttore amministrativo del
Gaslini proprio dopo Profiti. Dopo un altro periodo trascorso all'Ist è stato
chiamato da Franco Bonanni - direttore dell'Agenzia Regionale per la Sanità - a Savona. E qui
l'indagine si intreccia con quella sulla sanità ligure scaturita dall'inchiesta
del Secolo XIX. Confermano gli stessi investigatori: «Alcuni atti e
intercettazioni saranno utili anche per dimostrare l'accusa di abuso d'ufficio
relativa al filone "sanità"». Filone sempre nelle mani del pm Francesco Pinto e
prossimo alla maturazione. L'inchiesta savonese parte appunto dalla mega-gara
d'appalto per le mense. E da un ricorso al Tar presentato dalla ditta esclusa
dall'appalto, la Pedus
Service P. Dussmann Srl, detentrice da tempo del servizio. La
gara era relativa all'affidamento della ristorazione degli ospedali di Savona,
Cairo e Albenga oltre alle residenze sanitarie della provincia. La sentenza del
Tar, dell'agosto scorso, aveva messo fine alla controversia. Ma intanto
l'indagine della Procura era partita. Aveva puntato su altri appalti a cavallo
tra l'era Pericu e quella Vincenzi. E aveva cominciato a tenere sotto controllo
decine di telefoni. Ecco allora emergere altre situazioni collaterali che il pm
Pinto adesso dovrà approfondire: ieri, per esempio, la magistratura ha
comunicato all'Ordine degli Avvocati l'intenzione di perquisire lo studio
legale di Massimo Casagrande. Nell'ufficio gli uomini delle Fiamme Gialle
avrebbero trovato documenti riguardanti l'attività di presidente ligure
dell'Asppi (l'associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari) svolta da
Casagrande. Gli investigatori hanno intenzione di capire se l'ex consigliere
comunale, grazie all'incarico pubblico che ricopriva, avesse o meno accesso a
informazioni privilegiate che potevano essere sfruttate per consulenze tecniche
o affari immobiliare.
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