La posta in gioco: trasporti, Iride,
Politecnico. Convulso incrocio di interessi fra Genova e Torino...
Luigi
Leone
Sfida tutta genovese per un posto nel comitato esecutivo della Compagnia di
San Paolo. A contendersi la poltrona nell'organo decisionale della potente
Fondazione torinese, che insieme a quella Cariplo controlla IntesaSanpaolo,
sono Stefano Dellepiane e Maurizio Maresca. Entrambi siedono già nel consiglio
generale della Compagnia, in nome e per conto di Genova: il primo designato
dalla Camera di Commercio, il secondo dal Comune. Il rinnovo dei vertici della
Compagnia, che ha una lunga e solida tradizione di iniziative culturali e sociali
anche nel capoluogo ligure, è di fatto avvenuto con le "nomination" da parte
degli enti che hanno diritto a esprimere una rappresentanza, ma l'insediamento
tarda per l'intervento del Tar sulla designazione di Giuseppina De Santis,
indicata dalla Regione Piemonte. Il presidente in pectore è Angelo Benessia,
candidato del sindaco Sergio Chiamparino, esperto avvocato e profondo
conoscitore della galassia Sanpaolo, fin dall'epoca della sua prima grande
fusione, quella con l'Imi. Ma che cosa c'entrano Dellepiane e Maresca con le
grandi manovre all'ombra della Mole? C'entrano se si considera che la questione
investe direttamente la futura governance di IntesaSanpaolo e che, al di là
delle ottime relazioni personali fra i due, non è affatto neutro che il posto tocchi
all'uno o all'altro.
Tutto comincia con i malesseri di Chiamparino sull'esito fin qui avuto
dalla maxi-fusione fra Intesa e Sanpaolo. Per il sindaco, che interpreta
un'opinione assai diffusa in città, le nozze hanno favorito la componente
bresciano-milanese, penalizzando Torino. Per riequilibrare lo scenario,
Chiamparino ha messo in pista Benessia, subito "benedetto" anche dal
governatore Mercedes Bresso e dopo, superando alcune perplessità iniziali,
anche dal presidente della Provincia, Antonio Saitta. Benessia è ritenuto
l'uomo giusto per reggere il confronto con Giuseppe Guzzetti, indiscusso numero
uno della Fondazione Cariplo, che con Giovanni Bazoli, presidente del consiglio
di sorveglianza, è il vero regista di tutte le operazioni relative a IntesaSanPaolo.
Difatti, Guzzetti e Bazoli avrebbero preferito che al timone della Compagnia
arrivasse Gustavo Zagrebelski, ex presidente della Corte Costituzionale: un
professore di chiara fama, ma "acerbo" dal punto di vista bancario. A favore di
Zagrebelski erano schierati pure Franzo Grande Stevens, il presidente uscente
della Compagnia, ed Enrico Salza, numero uno del consiglio di gestione di banca
IntesaSanpaolo, con Bazoli artefice dell'accordo sulla fusione e da anni uno
dei principali punti di riferimento dei più importanti "dossier" torinesi. La
posizione di Grande Stevens - storico legale degli Agnelli - non implica di per
sè che così sia schierata anche la
Fiat (le relazioni fra l'attuale timoniere del Lingotto,
Sergio Marchionne, e Chiamparino sono ottime), mentre è illuminante, per quanto
riguarda i "duellanti" genovesi, quella di Salza. A lui fa riferimento Stefano
Dellepiane (è al secondo in mandato in Compagnia) e se l'imprenditore genovese
entrasse nel comitato esecutivo, quindi, si rafforzerebbe la componente che
vuole stabilizzare l'attuale governance della banca. La quale continuerebbe
dunque a fare leva sull'asse Guzzetti-Bazoli-Salza, avendo come faro
l'amministratore delegato Corrado Passera. Maurizio Maresca, ex presidente
dell'Autorità portuale di Trieste, appartiene invece alla "scuderia" di
Benessia. Deve il suo arrivo in Compagnia ai rapporti sempre più stretti fra
Torino e Genova e, in particolare, fra i sindaci delle due città, Chiamparino e
Marta Vincenzi, della quale Maresca è consulente sui temi della logistica e
della mobilità. Con lui nell'esecutivo, l'equilibrio potrebbe spostarsi a
vantaggio del fronte capitanato da Chiamparino. Non fino al punto da mettere in
discussione Passera, a meno di colpi di teatro che pure non sono mai da
escludere, ma sicuramente ipotizzando nomine e strategie che portino più acqua
al mulino torinese. In questo contesto, il ruolo di Maresca potrebbe fare da
cerniera per coinvolgere il gruppo bancario nella soluzione di alcuni problemi
genovesi. Milano. Sul Terzo valico ferroviario, ad esempio, Benessia, che
lunedì scorso era nel capoluogo ligure per partecipare con l'ex presidente
dell'Antitrust Giuseppe Tesauro a un convegno sull'Europa, ha già preso una
posizione ferma, affermando di ritenere «indispensabile» l'infrastruttura e di
puntare, per realizzarla, su finanziamenti che passino attraverso la Cassa depositi e prestiti,
di cui la Compagnia
di San Paolo è socia. Ma Vincenzi e Chiamparino stanno ragionando, ormai sempre
più a voce alta, anche a proposito della fusione delle rispettive aziende
municipali dei trasporti e portano avanti le strategie di aggregazione per
Iride, nata dalla fusione fra Amga e Aem Torino, guardando all'emiliana Enìa e
cercando punti di contatto con A2A, frutto del matrimonio fra Aem Milano e Asm
Brescia. Il settore delle multiutility, in pratica, potrebbe rivelarsi
l'embrione da cui far germogliare una edizione riveduta e corretta del vecchio
triangolo industriale Senza dimenticare che Genova ha aperto il "dossier" per
la creazione di un suo Politecnico, da istituire con caratteristiche tali da
farlo interagire, e non interferire, con quelli di Torino e Milano. Sono tutte
operazioni alle quali potrebbe risultare necessario il sostegno di Intesa
Sanpaolo. Un sostegno, peraltro, che non mancherebbe, secondo i bene informati,
neppure se sulla governance della banca, al di là dell'arrivo di Benessia alla
guida della Compagnia e dei "maldipancia" di Chiamparino, prevalesse la linea
Guzzetti-Bazoli-Salza. Non a caso Marta Vincenzi, che pure è la vera "madrina"
della designazione di Maresca, sarebbe "indifferente" rispetto al fatto che
nell'esecutivo entri lui o Dellepiane. L'opinione del sindaco, infatti, è che
Genova avrebbe comunque un rappresentante autorevole nell'organismo di vertice
della Fondazione e continuerebbe a coltivare le stesse buone relazioni di oggi
sia con la Compagnia
sia con la banca. Almeno per ora, invece, la partita non incrocia i rapporti
fra Genova e Torino sul versante strettamente bancario. C'è stato, è vero, anche
il tempo in cui il Sanpaolo aveva manifestato interesse verso Banca Carige, e
proprio Salza era un attento osservatore di questa opzione, ma le vicende hanno
poi preso una piega che ha allontanato questa eventualità. Anche perché il
"deus ex machina" di Carige, Giovanni Berneschi, ha deciso di scommettere su
una strategia "stand alone" che ha dato buoni risultati e tuttora è ritenuta
valida. Le cose potrebbero mutare in futuro, con il consolidarsi dei rapporti
Genova-Torino? Qui le due "anime" della Compagnia di San Paolo potrebbero
convergere, dunque l'ipotesi non è impossibile. Ma resta altamente improbabile.
Al di là delle complicate questioni industriali che un simile progetto
comporterebbe (e non dimenticando le sovrapposizioni che per ragioni di antitrust
dovrebbero essere risolte), ciò che pesa è l'orientamento della Fondazione
Carige e del suo presidente, Flavio Repetto, il quale mira a consolidare i
rapporti con i soci francesi - pronti a crescere nel capitale di Banca Carige -
e sembra coltivare il sogno di un'alleanza con Generali. Un'eventualità che il
Leone di Trieste mostra di gradire, tanto che la sua quota, fra partecipazioni
dirette e inderette, è già salita al 3,5%.