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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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Nella Relazione della Commissione di accesso alla Asl 9 di Locri: qualche esempio dei tanti tra le 84 pagine dedicate al “personale"...
Marcianò Alessandro nato a Locri nel 1951 (operatore professionale) –con funzione di Caposala, ndr– assunto il 18.04.1973
Risultano numerose frequentazioni con pregiudicati ritenuti “affiliati” alla cosca mafiosa dei “CORDI’”
E’ coniugato con BRUZZANITI Francesca (Melito Porto Salvo 1963, padre BRUZZANITI e madre MORABITO), con le famiglie di pregiudicati BRUZZANITI e MORABITO di Africo Nuovo.
Inoltre:
- Nel 1997 segnalato all’A.G. per reati contro la Pubblica Amministrazione ;
- Risultato a molteplici controlli tra il 2001 e il 2005 in compagnia di Marcianò Francesco nato a Locri nel 1978, già conosciuto e schedato per danneggiamento, violazione di domicilio, oltraggio, resistenza e violenza;
- Risultato nel 2001 e 2005 in compagnia di Marcianò Giuseppe nato a Locri nel 1979, già conosciuto e schedato per favoreggiamento, oltraggio, resistenza e violenza;
- Risultato a molteplici controlli nel 2005 in compagnia di Bruzzaniti Annunziato nato a Bova Marina nel 1962, residente in Africo Nuovo, conosciuto e schedato per: arresto in custodia cautelare il 12.09.1995, produzione, spaccio e detenzione oltre la modica quantità di sostanze stupefacenti; semi-libertà del condannato, affidamento del condannato, scarcerazione per fine pena (21.10.2003 – estorsione e reati inerenti agli stupefacenti), già latitante per circa 3 anni;
- Risultato nel 2005 anche in compagnia di Pizzata Paolo nato a Locri nel 1974, già conosciuto e schedato per divieto di espatrio generico, arresto in custodia cautelare per danneggiamento, rapina, estorsione e associazione di tipo mafioso, condannato per stupefacenti, obbligo di dimora, arresto per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
Luigi Giugno nato a Careri nel 1955 (medicina d’urgenza – Locri) assunto il 03.04.1984
Il 23.05.1994 segnalato all’A.G. per favoreggiamento e reati contro la Pubblica Amministrazione.
Risulta che in data 09.02.2002 Giugno Luigi è stato sottoposto a perquisizione personale da parte dei CC di Siderno mentre si trovava in compagnia di CATALDO Francesco, nato a Locri nel 1958, già latitante, già diffidato e sorvegliato speciale di PS, detenuto interessato da provvedimenti restrittivi per associazione mafiosa, estorsione, concorso in sequestro di persona, traffico di sostanze stupefacenti ed altro. Risulta appartenere ad un contesto familiare e parentale caratterizzato da diversi soggetti controindicati, tra i quali il padre Nicola (1932), quest’ultimo elemento di “spicco” dell’omonima cosca mafiosa operante nell’area locrese. CATALDO Francesco è ritenuto elemento “affiliato” all’omonima cosca operante in Locri.
Giugno Luigi, è stato notato partecipare ad alcuni funerali di noti pregiudicati.
Ruggia Giorgio nato a Locri nel 1963 - operatore tecnico
Il dipendente ha visto lo 01.02.2002 la sospensione cautelare del rapporto di Pubblico Impiego.
Il dipendente era già colpito da misura restrittiva della libertà personale ed ere stato sospeso dal servizio con delibera e ricorrenza del 07.12.1998. Successivamente con delibera 377/99 a seguito di un provvedimento con il quale il Gip ha revocato la misura della custodia cautelare lo stesso è stato riammesso in servizio dal 19.04.1999. Atteso che il provvedimento prevedeva una misura restrittiva della libertà personale per un periodo superiore a 3 anni, con il provvedimento in argomento si è inteso sospenderlo cautelativamente, nonostante la previsione di cui all’art. 5 della legge 27.03.2001 numero 97, integrata dall’articolo 19 comma 1° e l’articolo 32 quater del Codice Penale con cui viene stabilito che la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni (per determinati delitti), importa ai sensi del su indicato art. 32 C .P. l’estinzione del rapporto di lavoro nei confronti del dipendente a seguito di procedimento disciplinare.
Il D.G. ha ritenuto con la delibera 218/2002 che “l’unico provvedimento utile per la tutela delle posizioni sia dell’Amministrazioni che dello stesso dipendente può individuarsi nella sospensione cautelare con la conresponsione di una indennità pari al 50% della retribuzione e gli assegni familiari se dovuti per intero”. Il provvedimento difatti raggira la normativa.
Il Ruggia è stato condannato con sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria dell’1.02.2001, divenuta irrevocabile il 16.01.2002, a tre anni ed otto mesi di reclusione con la pronuncia della interdizione dai Pubblici Uffici per cinque anni. Ciò nonostante con delibera 890 del 13.10.2004 il Direttore Generale della A.S. riammette in servizio il Ruggia che difatti riprende il servizio in data 18.10.2004, vanificando così la pronuncia giudiziale della Corte di Appello. Il Ruggia attualmente presta servizio presso la A.S . di Locri.
Su oltre quattro pagine dedicate all’elencazione di informative e casellario giudiziario del Ruggia, da segnalare è il coinvolgimento e quindi poi la condanna definitiva, citata, nell’Operazione denominata “Primavera 2” contro i presunti esponenti della cosca CORDI’ attiva in Locri e in campo nazionale contrapposta alla cosca CATALDO, sempre di Locri. Identica segnalazione, per associazione mafiosa, attraverso la disanima degli atti di ufficio, sono considerati a pieno titolo inseriti nel clan mafioso dei CORDI’ i fratelli Cosimo (nato a Locri nel ’75) e Salvatore (nato a Locri nel ’78).
Di particolare interesse è il penultimo esempio che riportiamo:
Morabito Giuseppina nata a Bova Marina nel 1962
In esecuzione della delibera del Commissario straordinario numero 918 del 19.11.2003 (approvazione della graduatoria di merito per l’assegnazione di incarichii di continuità assistenziali residui anno 2003 alla dottoressa Morabito), viene conferito un’incarico di continuità assistenziale – per inserimento – a tempo indeterminato per 24 ore settimanali nella postazione di Guardia Medica di Africo. A soli 45 giorni dalla nomina con provvedimento numero 708/DSA del 16.02.2004 la direzione Sanitaria ne disponeva l’utilizzazione sempre per 24 ore presso il reparto di Psichiatria. Con nota numero 66/SPDC del giorno successivo, il Direttore del Servizio Psichiatrico chiedeva alla direzione sanitaria l’aumento dell’utilizzo della dottoressa Morabito da 24 a 38 ore. Il 29 settembre 2005, accogliendo i solleciti del Direttore del servizio Psichiatrico vistato anche dal Direttore del Dipartimento di Salute Mentale, con deliberazione del Commissario straordinario 432 veniva accolta la richiesta. A seguito della reiterazione della richiesta la direzione sanitaria il 4 giugno 2004 apponeva la dicitura “visto si autorizza”. Si rileva per altro che nello stesso reparto era già utilizzato altro medico di continuità assistenziale cui, con provvedimento del 19.01.2004 era stato aumentato l’utilizzo da 24 a 38 ore.
Circa l’utilizzo dei medici di continuità assistenziale presso vari reparti sanitari e strutture dell’Azienda va evidenziato come nel 2002 con deliberazione n°336 del Direttore Generale aveva abrogato tutti i provvedimenti (deliberazioni, ordini di servizio, determinazioni) precedentemente posti in essere. Tale atto, come il successivo 216 dell’aprile 2005, semprer del D.G., non ha trovato concreta attuazione.
Sull’argomento a prescindere dai profili di illegittimità dell’atto 432 quanto meno per la mancata attivazione della contrattazione aziendale e della conseguente graduatoria che doveva seguirne è doveroso segnalare i ristretti tempi assolutamente inusuali per una Pubblica Amministrazione, con i quali l’interessata, ha seguito dell’assunzione è stata impegnata in reparto e successivamente ha ottenuto l’incremento dell’orario lavorativo.
La dott.ssa Morabito è figlia di MORABITO Giuseppe nato a Casalinuovo (RC) nel 1934, alias “u tiradrittu”. Agli “atti d’ufficio” risulta gravato da vicende giudiziarie per violazione delle leggi sulle armi, sulle munizioni, sugli esplosivi e sulle sostanze stupefacenti, rissa, tentato omicidio, inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, ricettazione, associazione di tipo mafioso ed altro che ne caratterizzano l’elevatissima pericolosità sociale. E’ ritenuto il “capo carismatico” della cosca mafiosa “MORABITO – BRUZZANITI – PALAMARA”, attiva in Africo Nuovo, nelle zone limitrofe e con ramificazioni in campo nazionale ed internazionale. Già colpito da numerosi provvedimenti restrittivi ed inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, è stato tratto in arresto, in data 18.02.2004, da militari dei Reparti Speciali dell’Arma di Reggio di Calabria, all’interno di un casolare, in località Santa Venere, dopo aver trascorso un lunghissimo periodo di latitanza, unitamente al genero PANSERA Giuseppe, di seguito indicato. Giova evidenziare che, allo stato, la cosca mafiosa “MORABITO – BRUZZANITI - PALAMARA”, riconducibile allo stesso, è tra le più potenti e quella che al momento conta più affiliati, operante ad Africo, nel Nord Italia e con ramificazioni in campo nazionale ed internazionale, soprattutto nel traffico di sostanze stupefacenti, esprimendo sul territorio la sua “forza intimidatrice”.
La Morabito Giuseppina è coniugata con PANSERA Giuseppe nato a Melito Porto Salvo nel 1957. Agli “atti d’ufficio” risulta gravato da vicende giudiziarie per violazione delle leggi sulle armi, sulle munizioni, sugli esplosivi e sulle sostanze stupefacenti, tentato omicidio, inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, ricettazione, associazione di tipo mafioso ed altro che ne caratterizzano l’elevatissima pericolosità sociale e la spiccata tendenza a delinquere. Tratto in arresto in data 18.02.2004 da militari dei Reparti Speciali dell’Arma di Reggio di Calabria, all’interno di un casolare, in località Santa Venere, unitamente al suocero MORABITO Giuseppe, alias “tiradrittu”, già indicato, capo carismatico dell’omonima cosca, è ritenuto elemento “apicale” del citato sodalizio mafioso, nell’ambito del quale, così come riportato nell’O.C.C.C. relativa all’operazione “ARMONIA”, avrebbe rivestito, tra l’altro, il ruolo di organizzatore e promotore della complessa ed efficiente rete di copertura ed appoggi che hanno favorito gli oltre dieci anni di latitanza del suocero (MORABITO Giuseppe), nonché contiguo al sodalizio mafioso “IAMONTE”, attivo in Melito Porto Salvo e nelle zone limitrofe. E’ stato notato e/o controllato con soggetti d’interesse operativo riconducibili alla criminalità organizzata denominata “ndrangheta”
Ultima interessante vicenda è relativa a Stilo Andrea, medico dirigente
Con delibera 737 in data 8.9.2004 il Direttore Generale della A.S.L. ha provveduto alla liquidazione delle competenze ritenute spettanti al dott. Andrea Stilo, al quale era stato conferito l’incarico di Direttore della struttura complessa, per il periodo 17.3.2002-15.3.2003.
L’azienda, però, prende in considerazione anche le mansioni di direttore che il dott. Stilo ha continuato a svolgere anche dal 16.3.2003 al 13.5.2004 pur in assenza di formale incarico, e di quelle che, sempre senza incarico, lo stesso medico aveva svolto nel periodo 18.11.1996-15.3.2002.
Con la delibera 737/2004, quindi, la A.S .L. ha ritenuto di dover liquidare l’indennità pari ad Euro 85.352,00 anche per tali periodi pur in assenza di incarico, e per di più nonostante che, per quelle relative al periodo 1996 - settembre 1999, dovesse ritenersi maturata la prescrizione quinquennale.
Il dott. Andrea Stilo risultata essere nipote, in linea diretta, di Don Giovanni Stilo (nato ad Africo il 8-12-1913) deceduto, arrestato nel 1985 e condannato in 1° grado per associazione a delinquere di stampo mafioso, unitamente a numerosi esponenti oltre che della 'ndrangheta calabrese, anche di esponenti di “cosa nostra” operanti in Sicilia. Lo stesso sarà assolto in 2° grado dall'imputazione di associazione mafiosa.
E' singolare comunque sottolineare la motivazione formulata nella sentenza di condanna del 11.07.1986, dalla quale Giovanni Stilo – sacerdote – viene definito “elemento di spicco della mafia in genere, avendo frequentato mafiosi di primo calibro tra i quali NIRTA FRANCESCO e MAMMOLITI SAVERIO”.
Peraltro, numerosi collaboratori di giustizia, negli anni, lo hanno indicato quale fiancheggiatore di rilevo di diverse cosche locali oltre che “........ ben introdotto in alcuni ambienti amministrativi come l'Ospedale di Locri e l'Università di Messina.......”.


L'AZIENDA
CHE HA
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DENUNCIANDO,
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Abbiamo cercato, già che
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di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
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