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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
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Le cementificazioni hanno un
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La messa in sicurezza latita,
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Condividiamo i comunicati della ANM di Reggio Calabria e della Giunta Esecutiva Centrale dell'ANM (che pubblichiamo di seguito), che - nonostante gli insulti rivolti alla magistratura - risponde agli attacchi, mantenendo l'equilibrio dei toni consono al suo ruolo, volto a richiamare in modo fermo, chiaro e preciso, sottolineando la posizione dell'On. Laganà, derivante dalla "duplice" veste della signora (parte offesa in un processo ed indagata in altro procedimento). Le accuse formulate nei toni e nella sostanza dall'On. Laganà (generici e senza alcun riferimento specifico o denuncia conseguente) sono dirompenti e non rientrati nella dialettca processuale nella quale essa ha il pieno diritto di difesa, bensì sono delegittimanti e rientranti in qualla pratica di difesa "dal processo" (non "nel processo) che è alla base dello screditamente della magistratura e di rifiuto delle regole processuali. Dichiarazioni su cui abbiamo già parlato il 3 marzo ed ancora il 6 marzo. Come avevamo anche sempre scritto, il comunicato dell'ANM sottolinea che la magistratura non ha timore di affrontare le "devianze" che in essa possono esserci. Questo è lapalissiano anche rispetto alle ultime vicende e l'avevamo, insieme a DemocraziaLegalità, affrontato anche già in una Lettera Aperta, nel novembre 2006, al CSM ed alla Procura Nazionale Antimafia, che risulta, peraltro, essere stata considerata, anche in riferimento alla soluzione del "conflittualità" ed alle "anomalie" che si sono viste in occasione della nomina di un nuovo componente della DDA di Reggio, egregiamente risolta dal CSM (dopo anche l'intertvento della PNA) con la nomina del giudice Boemi, divenuto anche nuovo coordinatore della DDA di Reggio Calabria.
la Casa della Legalità
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
Giunta Distrettuale di Reggio Calabria...
Avendo letto con grande rispetto e considerazione le dichiarazioni rilasciate alla stampa dall'On. Maria Grazia Laganà, in esito all'avviso di garanzia ricevuto da parte della DDA di Reggio Calabria, si impone un'attenta riflessione sull'intera vicenda.
L'On. Laganà riveste nella complessa situazione investigativa che la coinvolge la duplice veste di persona offesa di uno dei più gravi omicidi che hanno percosso la nostra terra e le nostre coscienze nonché di indagata.
Ella ha, perciò, da una parte il diritto di criticare, anche con toni aspri, la conduzione delle indagini, evidenziando lacune ed omissioni e, dall'altra, il diritto di difendersi, evidenziando tutte le situazioni che spieghino la sua estraneità ai fatti che le vengono contestati. Si tratta di un momento essenziale della dialettica processuale che non può mai essere censurato e che questa Giunta, anzi, riconosce come esercizio di democrazia e di diritti costituzionalmente garantiti, diretti anche al controllo generalizzato dell'operato delle Istituzioni.
Tuttavia, si deve rilevare come nel legittimo contesto sopra ricordato, le dichiarazioni dell'On. Laganà, forse anche oltre le sue intenzioni, oggettivamente indicano in maniera indistinta la magistratura reggina come protagonista di un groviglio inestricabile di poteri, volti a condizionare per finalità private, l'esercizio delle funzioni che le sono affidate, squalificando l'Istituzione che si rappresenta, cosi, offrendone all'opinione pubblica una immagine distorta ed ingiusta.
Con ciò non si vuole escludere a priori che anche nella magistratura reggina possano esservi situazioni personali che debbano essere indagate e valutate, ma anzi se dubbi vi sono, appaiono auspicabili i più ampi e completi accertamenti proprio in relazione alle vicende alle quali ha fatto generico riferimento l'On. Laganà.
Siamo consapevoli, infatti, che - soprattutto nella nostra terra - i cittadini devono potere confidare in giudici non solo professionalmente preparati, ma anche integerrimi e per nulla adusi a colludere con qualsiasi forma di potere. Non si può, però, accettare di essere collettivamente accusati di commistioni e collusioni con 'ndrangheta e politici, a fronte di sicuri e provati esempi di colleghi che quotidianamente si spendono per garantire ai cittadini l'esercizio e la realizzazione dei loro diritti.
La chiarezza delle posizioni e la lealtà dei comportamenti costituiscono presupposto essenziale della dialettica giurisdizionale mentre le semplificazioni e le generalizzazioni creano confusione e disaffezione, risultando ostative all'indispensabile clima di serenità e di rispetto dei ruoli in cui la Magistratura del Distretto intende, come sempre ha fatto, continuare ad operare.
Reggio Calabria, 5 marzo 2007
Il Presidente della Giunta Distrettuale
dott.ssa Giuseppina Latella
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
Giunta Esecutiva Centrale
COMUNICATO STAMPA
"Maria Grazia Laganà merita profondo rispetto tutte le volte che - come vittima del feroce omicidio che l'ha privata del marito - esprime il suo pensiero e le sue critiche (giuste o sbagliate che siano) sulle indagini in corso per l'accertamento dei fatti e delle responsabilità di tale omicidio.
Ella merita ancora rispetto quando - come indagata in un procedimento per presunte irregolarità relative ad una fornitura di farmaci all'azienda ospedaliera di Locri, di cui è stata vicedirettrice - si difende con vigore e sostiene che nulla di illecito le può essere addebitato.
E' però legittimo chiedere all'on. Laganà che, come parlamentare della Repubblica, si renda conto della incidenza negativa e della pesante carica di delegittimazione della giurisdizione e della magistratura calabrese di sue dichiarazioni tanto gravi quanto generiche su "commistioni tra famiglie di magistrati, 'ndrangheta e politici del settore della sanità" o su di un "muro di gomma e di intrecci tra famiglie di magistrati che continuano a controllare la situazione in Calabria".
Dichiarazioni nelle quali si denunciano situazioni che se vere sarebbero gravissime senza però fare alcun nome e senza chiarire di quali fatti concreti e di quali persone si sta parlando; con l'unico effetto di screditare la giustizia e di non aiutarla a svolgere il suo ruolo.
Roma, 7 marzo 2007
La Giunta Esecutiva Centrale all'unanimità


L'AZIENDA
CHE HA
RESISTITO
ALLA
'NDRANGHETA,
DENUNCIANDO,
COSTRETTA
ALLA
CHIUSURA
PER LE
OMISSIONI
DEL COMUNE
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SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
della Chiesa
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