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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
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oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
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La messa in sicurezza latita,
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vuole anche riaprire la Discarica.
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LA RICERCA
Alcol, l'allerme abuso scatta nell'adolescenza
Il 33 per cento degli studenti intervistati si ubriaca almeno una volta all’anno, il 48 per cento non beve, il 13 per cento rientra nella categoria dei bevitori problematici
Un aumento del 25 per cento dei trapianti di fegato nei soggetti al di sotto dei 45 anni e una continua crescita di alcolici tra gli adolescenti. Sono dati piuttosto allarmanti quelli forniti da Gianni Testino, presidente ligure della Società Italiana di Oncologia e autore di una ricerca su un campione di 138 alunni degli Istituti tecnici genovesi.
Numeri che confermano ancora una volta come l’abuso di alcol sia una piaga che affligge una grossa fetta di giovanissimi, già alle prese con vino, birra e cockail fin dai primi anni dell’adolescenza. “La Società Italiana di Oncologia si occupa soprattutto di prevenzione secondaria – precisa Testino – il nostro obiettivo è quello di riuscire a capire per tempo quali sono le malatie dovute all’uso di alcol e provare le soluzioni più adatte per riportare il paziente ad una situazione di normalità. Chi subisce un trapianto di fegato ha alle proprie spalle almeno 20 anni di abusi. E se l’età delle persone che necessitano di questa operazione è di 45 anni vuole dire che si è iniziato a bere davvero molto presto. Le indagini che abbiamo effettuato, pur su un campione ridotto, prende in esame una fascia di età compresa tra i 17 e 18 anni. Gli alunni hanno compilato dei questionari e in base alle loro risposte abbiamo avviato una discussione con ciascun ragazzo”.
Secondo la ricerca, il 33 per cento degli intervistati si ubriaca almeno una volta all’anno, il 48 per cento dichiara di non bere affatto, mentre il 13 per cento appartiene alla categoria dei cosiddetti bevitori problematici. “Si tratta di persone che assumono circa 80 grammi di alcol ogni giorno – prosegue Testino – per un totale di 560 grammi a settimana. Molti di loro consumano questa intera quantità nel giro di un solo week-end, creando danni ancora più gravi alla propria situazione epatica e celebrale”.
Una serie di dati che una volta discussi insieme agli intervistati hanno prodotto tre ulteriori tipi di motivazioni. “Il 50 per cento dei ragazzi che si sono dichiarati bevitori abituali hanno addotto come giustificazione del loro comportamento alcuni disagi di tipo psicologico che non sono stati in grado di precisare – aggiunge il presidente della Società Italiana di Oncologia – mentre il restante 50 per cento si divide tra chi fa uso di alcol per seguire la ‘moda’ e chi invece si ritiene suggestionato dai mass media e in particolare dalla televisione”.
Un ulteriore dato allarmante sviluppatosi negli ultimi cinque anni riguarda infine l’aumento del 110 per cento del consumo di alcolici al di fuori dei pasti. “Si tratta di un comportamento molto dannoso – conclude Testino – che vede un incremento del 40 per cento nelle donne al di sotto dei 25 anni”.
d.c.
L’ALLARME – In sei anni passati da 63 a 1.862
Cresciuti a dismisura gli assistiti della Asl 3 per problemi di etilismo
Le terre del Marchese Cattaneo Adorno, latitante in terra brasialiana, sono delle vere e proprie sorprese, quando si scava viene fuori di tutto...
Qui riportiamo l'articolo su un terreno di Masone, apparso su Il Secolo XIX, invece per rivedere le terre che abbiamo alle nostre spalle, del medesimo latitante, vicine a quelle utilizzate dalla "famiglia" Ferro, clicca qui , per la discarica abusiva sempre dietro di noi, circondata da tanti sani orti clicca qui
IL SECOLO XIX – 9 giugno 2006
AMBIENTE – La zona di Cascina ai piani ospitava un tempo una discarica comunale.
Trovati anche rifiuti ospedalieri
Masone, fusti tossici interrati
Nascosti a 30 centimetri di profondità. Segnalati da anni, nessuno li ha rimossi
Tanta spazzatura normale, ma assieme anche rifiuti speciali, tossici, nocivi, addirittura rifiuti ospedalieri. Il tutto ben occultato sotto uno strato di una trentina di centimetri di terra. Teatro della vicenda, Masone, nella località Cascina ai piani.
A fare la scoperta sono stati gli inquilini di quel terreno, Maurizio Paglierini, 46 anni, genovese, insieme a Spartia Piccinno, 32 anni, milanese, psicomotricista. Abitano in quella località sulle alture di Masone, in una fattoria che ospita 14 cani, di cui quattro Labrador addestrati alla pet-therapy, tre cavalli e settanta pecore, sparpagliati su una trentina di ettari. La proprietà è della famiglia del Marchese Cattaneo Adorno.
”Quel terreno – racconta Paglierini – l’ho preso in affitto come area per agriturismo alcuni anni fa. Del problema dei rifiuti non mi era stato detto nulla. Ho saputo successivamente tutta la storia di questa area e che la precedente inquilina aveva già scoperto e fatto causa alla proprietà”.
La storia parte ancora da più lontano nel tempo. Negli anni sessanta l’area detta della Cascina ai piani era adibita a discarica pubblica, prima per conto del Comune di Genova e quindi, per un breve periodo, per quello di Masone. Uno spazio destinato a raccogliere i rifiuti dei residenti appunto prima di quelli sotto la Lanterna e poi ai servizio dei masonesi. Rifiuti solidi urbani, spazzatura proveniente dalle abitazioni. Non rifiuti speciali e tanto meno provenienti da Ospedali, da Laboratori e Aziende.
Già allora, comunque, la gente di Masone non aveva gradito la scelta di quel sito ancora troppo vicino alle case. Dunque, per le proteste dei residenti, il Comune aveva deciso non solo di dimettere quell’area, ma anche di bonificarla e di risolvere in altro modo il problema dello smaltimento dei rifiuti.
A operazione compiuta, per tutti a Masone la Cascina ai piani era diventata un’area come tutte le altre. Tanto che alcuni anni fa era stata affittata a una signora, Paola N. Proprio questa aveva fatto la scoperta. Da dove spuntava fuori quell’immondizia? Prima di lasciare la casa la donna aveva intentato causa alla proprietà, ai Cattaneo Adorno. E l’aveva anche vinta. Ma i proprietari hanno presentato ricorso in appello. Nel frattempo, è cambiato inquilino. Anche l’attuale ignorava su che cosa camminava ogni giorno e su cosa correvano i suoi animali. E’ bastata una pura combinazione, un piccolo scavo ed è saltata fuori la scoperta. E con essa la domanda. Da dove arrivano quei rifiuti? La risposta ai giudici. L’udienza è fissata per giovedì.
Giuliano Macciò
A SAMPIERDARENA
Muratori invece di lavorare spacciavano. Arrestati
Duplice arresto, da parte dei carabinieri della stazione di Sampierdarena, nei confronti di una coppia di muratori che, secondo o militari, anziché recarsi in cantiere, si accingevano invece a spacciare eroina. A finire in carcere sono stati S.C., 35 anni, abitante a Sampierdarena, e M.R., 38 anni, con abitazione invece a Sestri. I due sono stati trovati in possesso di una settantina di dosi di eroina, nascosti a bordo di una Fiat Brava (appartenente al secondo) sulla quale viaggiavano. E sulla stessa vettura avevano anche poco più di 300 euro in contanti: denaro proveniente, secondo gli investigatori, dalla vendita della sostanza stupefacente e quindi sequestrato.
Per il muratore di Sampierdarena le manette sono scattate anche in funzione del fatto che avrebbe dovuto trovarsi a casa, in quanto agli arresti domiciliari; ma dal momento che aveva disatteso a tale obbligo dovrà rispondere anche del reato di evasione. La posizione dei due è poi ulteriormente peggiorata quando i carabinieri di corso Martinetti, in forza alla Compagnia di Sampierdarena, hanno eseguito una perquisizione nelle loro rispettive abitazioni, trovando, e quindi sequestrando, 99 flaconi di metadone da 20 millilitri ciascuno, anche questi, per i carabinieri, pronti ad essere venduti a tossicodipendenti.
Lo “stop” all’auto sulla quale si trovavano i due arrestati è scattato in via G.B. Monti a Sampierdarena, alle 14 di mercoledì, quando gli uomini dell’Arma erano impegnati in una vasta operazione mirata al contrasto dello spaccio nella delegazione ponentina. La decisione di fermare e controllare gli occupanti della Brava è stata presa dalla pattuglia di carabinieri poiché i militari, notati i due uomini, li avevano giudicati sospetti.
D. Fram.
Otto anni di carcere per l’organizzatore, accusato anche di sfruttamento della prostituzione
Racket dell’usura, cinque condanne
Tassi del 10 per cento mensile. E il prestito diventava incubo
di Vincenzo Curia
Si è arricchito di un’altra condanna il carnet giudiziario di Claudio Varisco (53 anni, viale Brigate Partigiane 4), noto pregiudicato, già punito con 5 anni di carcere per aver dato vita – secondo gli inquirenti – a una lucrosa organizzazione di sfruttamento della prostituzione di giovani donne “importate” dall’Est europeo. Ieri al suo ruolino di marcia la seconda sezione del tribunale (presidente Massimo Todella) ne ha aggiunto altri otto, più ventimila euro di multa. Questa volta per usura e, manco a dirlo, anche per favoreggiamento e sfruttamento del meretricio di ragazze. E, buon per lui che il suo difensore, avvocato Riccardo Lamonaca, sia riuscito a fare cadere l’imputazione di associazione per delinquere che gli era contestata: il pm Alberto Lari voleva infatti che l’imputato venisse condannato a 10 anni di carcere.
E’ andata meglio – se così si può dire – alla sua convivente Ornella Lucente (46 anni, anch’essa assistita da Lamonaca), alla quale veniva fatto carico dei reati di usura e di associazione delittuosa: ha retto soltanto il primo addebito e perciò per lei è scattata una condanna a 2 anni e quattromila euro di multa. A Giuseppe Ghinelli (70 anni, ex rappresentante di una nota fabbrica di biscotti, coinvolto nello stesso giro di usura e difeso dall’avvocato Piero Franosa) sono stati inflitti 18 mesi di prigione. Ivano Giannotti (53 anni, titolare di una ditta di macellazione e commercio carni) e Gino Previdi, di Parma, sono stati condannati, il primo a 2 anni e tre mesi (per ricettazione) e a un anno di reclusione (il secondo), per favoreggiamento personale. Il giro di affari della presunta organizzazione, attiva dall’ottobre 2002 al 2005, sarebbe stato superiore ai 900 mila euro annui. Con i malcapitati “clienti” – stando alle indagini condotte dal pm Lari – si era instaurato un rapporto tipico dell’usura, una specie di sindrome di Stoccarda, con le vittime che continuavano a essere grati ai “cravattari”, nonostante gli interessi astronomici pretesi. Tassi che si aggiravano attorno al 10 per cento mensile e che lievitava addirittura al 120 per cento annuo. Fu possibile incastrare i componenti della banda grazie ai pazienti e difficili accertamenti della Guardia di Finanza, che aveva appreso da fonti confidenziali l’esistenza del giro. Centinaia di intercettazioni telefoniche fecero il resto.
Le vittime: casalinghe, impiegati, pensionati e anche liberi professionisti in difficoltà per dolorose vicende familiari, ma spesso pure per fare fronte a debiti di gioco. Chi non riusciva a pagare le rate si vedeva portare via mobili, oggetti preziosi e anche auto che venivano poi rivendute.
Condanne per usura ieri mattina davanti ai giudici presieduti da Massimo Todella.
A Claudio Varisco sono stati inflitti otto anni di reclusione, a Ornella Lucente due anni (è stato però eliminata l’accusa di associazione per delinquere), a Giuseppe Ghinelli un anno e sei mesi, a Ivano Giannotti (solo ricettazione) due anni e tre mesi, e a un altro imputato solo di favoreggiamento Gino Previdi, un anno.
Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Riccardo Lamonaca e Pietro Franzosa. Il denaro sarebbe stato prestato a un interesse che secondo l’accusa sarebbe stato tra il 6 e il 10% su base mensile.
L’inchiesta era stata condotta dal pm Alberto Lari, ieri in aula, in collaborazione con il nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza che aveva eseguito anche degli arresti.
Alcuni degli imputati avrebbero agito non solo in Liguria ma anche nel basso Piemonte e in Emilia Romagna. Ad intervenire erano stati gli investigatori del GICO (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) nell’ambito dell’operazione “Hamgbull” e relativa al 2002-2003.
Le indagini sono durate una decina di mesi. Gli investigatori, seguendo i movimenti di Varisco sarebbero arrivati agli altri indagati e alle vittime dell’usura. Tra questi anche alcuni professionisti. Le Fiamme Gialle hanno anche eseguito decine di perquisizioni e sequestrato conti correnti, immobili e auto per un valore di circa un miliardo di vecchie lire.
Ai domiciliari anche l'avvocato Giorgio Ghiron. Entrambi sono coinvolti
nell'inchiesta sul 'tesoro' dell'ex sindaco di Palermo condannato per mafia
Arrestato il figlio di Ciancimino. E' accusato di riciclaggio
PALERMO - E' stato arrestato stamani a Palermo Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco Vito Ciancimino, condannato per mafia e morto a Roma il 19 novembre 2002. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal gip Gioacchino Scaduto e riguarda anche l'avvocato internazionalista Giorgio Ghiron, 73 anni, che è residente a Roma. Ad entrambi il giudice ha concesso gli arresti domiciliari. Ciancimino e Ghiron sono accusati di riciclaggio, reimpiego di capitali di provenienza illecita e fittizia intestazione di beni.
I carabinieri del Nucleo operativo e i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria stanno eseguendo numerose perquisizioni a Palermo, Roma e Milano. All'operazione, coordinata dalla Dda di Palermo, stanno partecipando decine di militari.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state richieste dai pm della Dda, e sono legate all'inchiesta condotta dai carabinieri sul "tesoro" accumulato illecitamente negli anni Ottanta da Vito Ciancimino che secondo l'accusa, dopo la sua morte, sarebbe stato gestito dal figlio e dall'avvocato. Entrambi gli arrestati avevano già ricevuto l'avviso di garanzia lo scorso luglio perchè accusati di reimpiego di denaro di provenienza illecita.
Secondo gli investigatori il vecchio Ciancimino, considerato molto vicino a Bernardo Provenzano, già nel 1984 aveva intascato, secondo gli inquirenti, decine di miliardi di vecchie lire. Ma a quanto ammonti il tesoro dell'ex sindaco, finora non è riuscito a calcolarlo nessuno.
Nel 1991, durante l'udienza di un processo in cui Vito Ciancimino era imputato, rivolgendosi all'allora pm, Giuseppe Pignatone, ammise: "Nell'arco della mia vita ho guadagnato somme più del doppio di quelle che mi sono state sequestrate".
Il riferimento a Massimo Ciancimino era stato trovato lo scorso 11 aprile dagli investigatori in un "pizzino" inviato dal boss latitante trapanese Matteo Messina Denaro al vecchio padrino corleonese Bernardo Provenzano.
Mentre l'avvocato Ghiron era legato a Vito Ciancimino sin dagli anni Settanta e in qualche vicenda giudiziaria compare come il suo avvocato difensore. A casa di Ghiron nel luglio scorso, quando gli è stato notificato il primo avviso di garanzia, i pm di Palermo durante la perquisizione hanno trovato una lettera-testamento di Vito Ciancimino, ma soprattutto una scrittura privata che conferma la tesi dei giudici che dietro alcune società come la Fingas e la Sirco che hanno un volume d'affari di milioni di euro, c'è Massimo Ciancimino.
SCATTA IL PASSAGGIO
DI NUOVI BENI CONFISCATI DALLO STATO AL COMUNE...
GENOVA - La mafia non esiste in questa città? Qualcuno lo diceva e qualcuno lo dice ancora. Invece, purtroppo, le mafie sono anche qui, attive e presenti da decenni, ma possono essere colpite perchè non sono invincibili. La confisca dei beni, con il 41 bis, sono conquiste di legalità e giustizia che fanno paura alle organizzazioni mafiose e permettono allo Stato di colpirle. La rassegna stampa di oggi sui nuovi beni confiscati a Genova che passano dal demanio al Comune e qualcosa che avevamo già pubblicato in merito...
Nella foto il boss in carcere, soggetto al regime del 41 bis, Piddu Madonia, di Cosa Nostra, della cosca a cui sono stati confiscati alcuni dei beni proprio nel cuore antico di Genova dalla DIA.
ANSA – 07.06.2006
Siti confiscati a Genova diventeranno centri sociali
Case sequestrate a criminalita' organizzata passano a Comune
(ANSA) -GENOVA, 7 GIU- Diventeranno centri per anziani, per minori e per donne vittime di violenza, 5 appartamenti confiscati alla criminalita' organizzata a Genova. La decisione e' stata ufficializzata dal prefetto e dal sindaco del capoluogo ligure, Romano e Pericu. Il trasferimento degli appartamenti e' avvenuto sulla base di una legge 1996, che prevede che gli immobili possano essere mantenuti al patrimonio dello Stato o essere trasferiti al patrimonio del Comune per finalita' istituzionali o sociali.
LA REPUBBLICA – 08.06.2006
L’INIZIATIVA - Cedute dal Prefetto al Comune per ospitare chi soffre
Le Case dei mafiosi alle donne maltrattate
Saranno destinate anche agli anziani e alla Comunità di Sant’Egidio
Le proprietà dei mafiosi diventano alloggi per gli anziani, luoghi sicuri per le donne maltrattate, centri di incontro per i giovani o per le attività della comunità di Sant’Egidio. Per la prima volta a Genova, cinque immobili confiscati ad esponenti della criminalità organizzata e presi in consegna dallo Stato, verranno consegnati al Comune che li utilizzerà per attività sociali e di solidarietà. La decisione è stata ufficializzata ieri mattina dal Prefetto Giuseppe Romano al Sindaco Beppe Pericu, presenti agli Assessori Paolo Veardo e Marina Dondero per Comune e Provincia: infatti uno dei cinque alloggi, senza indicare quale – si trovano nel Centro Storico ma anche a Ponente e San Fruttuoso – diventerà un luogo di sostegno di donne vittime di violenza. Proprio per un’iniziativa in questo senso il Prefetto Romano si era espresso pubblicamente durante un recente convegno organizzato dall’Amministrazione provinciale, e ieri si è detto molto soddisfatto “per la riaffermazione dei valori dello Stato, che si è appropriato di beni sicuramente frutto di provento illecito per destinarli al sociale”. “La casa per le donne potrebbe essere pronta entro fine anno – dice Marina Dondero, assessore provinciale alle pari opportunità – la legge regionale sulla sicurezza dovrebbe permetterci anche di ottenere sostegno per realizzare la struttura.” Iter breve, conferma Paolo Veardo, assessore comunale alla città solidale: entro il mese di luglio la proprietà verrà trasferita al Comune, d’intesa con l’agenzia del Demanio, e si potrà avviare la destinazione dei locali. Previsti, appunto, una residenza protetta per anziani, ma anche nuovi locali da assegnare alla Comunità di Sant’Egidio, che aveva dovuto rinunciare ad un’attività analoga, per avviare attività per anziani. Tra gli obiettivi, anche un luogo di aggregazione territoriale per i giovani. Il trasferimento dei cinque appartamenti – è stato spiegato- è avvenuta sulla base di una legge del 1996, che prevede che gli immobili prima sequestrati, poi confiscati a chi è processato per attività criminali, specialmente di tipo mafioso, possano essere mantenuti al patrimonio dello Stato o essere trasferiti al patrimonio del Comune per finalità istituzionali o sociali. In Campania, Sicilia e Calabria sono esperienze già avviate da tempo, qui a Genova si è trattato della prima volta. Nessuna indicazione sui precedenti proprietari e sulle loro attività criminose. L’unica certezza è che dove c’erano attività mafiose si possono avere servizi e aiuti ai cittadini più deboli.
(d. al)
IL SECOLO XIX 8.06.2006
IL SEQUESTRO - Si tratta di cinque appartamenti, la decisione assunta ieri dal comitato per l’ordine e la sicurezza
A donne e anziani le case della mafia
Il prefetto Romano: il frutto di proventi illeciti verrà reinvestito in attività di carattere sociale
Diventeranno centri di aggregazione per anziani, per istituti che forniscono servizi in favore dei minorenni e delle donne vittime di violenza, cinque appartamenti confiscati alla criminalità organizzata a Genova e trasferiti oggi al patrimonio comunale. La decisione è stata ufficializzata ieri mattina dal prefetto e dal sindaco del capoluogo ligure Giuseppe Romano e dal primo cittadino Giuseppe Pericu in occasione di una seduta monotematica del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza.
Secondo quanto spiegato dallo stesso sindaco Pericu , gli immobili saranno utilizzati a scopo sociale, per attività in favore degli anziani e dei minori. D’intesa poi con la Provincia, il Comune renderà disponibile uno dei cinque appartamenti ad azioni a sostegno di donne vittime di violenza. Proprio per un’iniziativa in questo senso il prefetto Romano si era espresso pubblicamente durante un recente convegno organizzato dall’amministrazione provinciale.
”Sono soddisfatto per l’alto valore simbolico di questa decisione – a detto il prefetto Romano – per la riaffermazione dei valori dello Stato che si appropriato di beni sicuramente frutto di provento illecito per destinarli al sociale”.
Il trasferimento dei cinque appartamenti, che si trovano nelle circoscrizioni di Centro-Est, Valbisagno e Ponente è avvenuto sulla base di una legge del 1996, che prevede che gli immobili possano essere mantenuti dal patrimonio dello Stato o essere trasferiti al patrimonio del Comune per finalità istituzionali o sociali. “E’ stata una scelta che ho condiviso con il Sindaco – ha concluso Romano – fissando un iter burocratico breve, in modo tale che i beni passino al Comune con effetto immediato”.
CORRIERE MERCANTILE 8.06.2006
Decisione del Comitato Provinciale per la Sicurezza
Al Comune gli alloggi confiscati alla criminalità
I cinque appartamenti saranno destinati a centri per anziani,
per minori o per donne vittime di violenza
Un appartamento del Centro Storico sarà assegnato dal Comune alla Comunità di Sant’Egidio
Diventeranno centri di aggregazione per anziani, per attività in favore dei minori e delle donne vittime di violenza, cinque appartamenti confiscati alla criminalità organizzata a Genova e che presto saranno trasferiti al patrimonio comunale. La decisione di assegnare questi immobili al Comune è stata ufficializzata ieri dal prefetto Giuseppe Romano e dal sindaco, Giuseppe Pericu, al termine della riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. “Si tratta complessivamente di sette immobili, considerando anche alcuni magazzini annessi, dei quali dovremmo entrare in possesso entro luglio e che contiamo di poter utilizzare dall’autunno prossimo” spiega l’assessore comunale alla città solidale, Paolo Veardo, il quale sottolinea come questa sia la prima operazione del genere effettuata in Italia. Gli immobili confiscati e assegnati al Comune si trovano nel Centro Storico, a Ponente e in via Berghini a San Fruttuoso. “Assegneremo certamente un appartamento del Centro Storico alla Comunità di Sant’Egidio, in sostituzione della vecchia sede anche se quella era più grande – spiega Veardo – L’appartamento di via Berghini sarà utilizzato, invece, per attività destinate ai ragazzi”. D’intesa poi con la provincia, il Comune renderà disponibile uno degli alloggi per attività a sostegno di donne vittime di violenza, come aveva auspicato il prefetto Romano durante recente convegno organizzato dall’Amministrazione provinciale. Continua “Sono soddisfatto per il valore simbolico di questa decisione – ha commentato il prefetto – per la riaffermazione dei valori dello Stato che si appropriato di beni sicuramente frutto di provento illecito per destinarlo al sociale”. Il trasferimento degli immobili è avvenuto sulla base di una legge del 1996, che prevede che i beni possano essere mantenuti al patrimonio dello Stato o essere trasferiti al patrimonio del Comune per finalità istituzionali o sociali.
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ARTICOLI SULLE CONFISCE...
da "la Repubblica - Genova" del 29 dicembre 2005
IL CASO - Centro storico, confiscati e destinati a ludoteca gli immobili di proprietà della mafia
UNA CASA PER FAR GIOCARE I BAMBINI AL POSTO DEI BASSI DELLE "LUCCIOLE"
di Marco Preve - clicca qui
da "la Repubblica - Genova" del 1 dicembre 2005
Il pm Anna Canepa: "Colpire i patrimoni
è la strada giusta per combattere efficacemente la mafia"
Il tesoro di mattoni della ‘ndrangheta
Confiscate case per 750mila euro a un boss in Liguria
di Marco Preve - clicca qui
Genova 17 ottobre 2005
ADESIONE ALL'APPELLO PER SALVARE LA LEGGE ROGNONI - LA TORRE
promosso da Libera di Don Luigi Ciotti
clicca qui
ROMA - Dire al presidente del Consiglio "fatti processare, buffone! Rispetta la legge, rispetta la democrazia o farai la fine di Ceaucescu e di don Rodrigo" non é un insulto ma, anzi, ha una "utilità sociale" per il suo carattere di "critica politica" rivolta nei confronti di un uomo pubblico. E' il motivo in base al quale la quinta sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a una multa inflitta nel febbraio 2005 dal giudice di pace di Milano al freelance Piero Ricca per aver "offeso l' onore e il decoro di Silvio Berlusconi". Secondo i supremi giudici, "non si è trattato di gratuita aggressione alla persona del querelante, ma di forte critica, speculare per intensità al livello di dissenso originato nell' ambito politico e nell'opinione pubblica dalla delicatezza dei problemi posti ed affrontati dalla parte offesa". Nella motivazione della decisione (sentenza 19509), la Corte al giudice di pace milanese di "estrapolato dalle frasi pronunciate dal Ricca il solo termine oggettivamente offensivo, negando l' esercizio del diritto di critica ed omettendo di contestualizzare, come dovuto, l'esternazione". Il fatto avvenne il 5 maggio 2003, nel palazzo di giustizia di Milano, a margine di una udienza del processo Sme nel quale l' allora presidente del Consiglio Berlusconi era comparso per rilasciare dichiarazioni spontanee. Lo stesso freelance milanese ha poi reso noto che Berlusconi lo aveva querelato chiedendo un risarcimento di 50 mila euro tramite l' Avvocatura dello Stato. Per la Cassazione quella frase ebbe una "utilità sociale intesa come interesse della collettività alla manifestazione del pensiero". L' esternazione, è spiegato nella sentenza, ha il carattere della "critica politica", della quale "é conferma l' evocazione del dittatore romano Ceaucescu e del personaggio manzoniano simbolo di sopraffazione ed arbitrio (don Rodrigo)". Il fatto che la circostanza sia avvenuta nei corridoi di un palazzo di giustizia non è censurabile, in quanto il luogo "appare anzi particolarmente idoneo, come sede privilegiata, a suscitare riflessioni sul tema della legalità e del rispetto della legge". Secondo la Suprema Corte, la frase di Ricca è una "critica" per il fatto che l'epiteto "buffone" è stato seguito da espressioni "che suonano come forte riprovazione della condotta tenuta dal querelante come 'homo publicus'". "L' esortazione pressante 'fatti processare, rispetta la legge' - spiega piazza Cavour - sono una vibrata ed accorata censura, istintivamente suscitata dalla presenza del personaggio che a tante polemiche e contrasti aveva dato origine". E aggiunge che la critica a un uomo politico "può esplicarsi in forma tanto più incisiva e penetrante, quanto più elevata è la posizione pubblica della persona che ne è destinataria". "Ci vuole tempo, ma alla fine la ragionevolezza prevale" ha commentato Piero Ricca. "Mi auguro - ha aggiunto - che i nuovi governanti si dimostrino più tolleranti verso il dissenso, oltre che più rispettosi delle leggi". "Allibito" è, invece, Nicolo Ghedini, legale dell' ex premier. "La sentenza non è preoccupante per Silvio Berlusconi ma per qualsiasi cittadino che potrà essere offeso tutte le volte che qualcuno riterrà di poterlo fare per il ruolo che ricopre. In questo caso dà licenza di offendere i cittadini solo perché ricoprono cariche pubbliche". Per Fabrizio Cicchitto, coordinatore di Fi, la sentenza è una "istigazione all' insulto. E' evidente che non c'é limite alla faziosità politica". Rincara il deputato azzurro Osvaldo Napoli: "con questa sentenza la Cassazione trasforma in certezza quella che per alcuni era più di un sospetto: nelle aule dei Tribunali si fa politica e chi desidera inveire contro un premier può farlo liberamente poiché si trova nel posto giusto".
(AGE)
vai al sito di Piero Ricca - clicca qui
60° REPUBBLICA ITALIANA
venerdì 2 giugno 2006
Mandraccio, Porto Antico di Genova
L'appuntamento organizzato dalle Autorità a Genova per festeggiare il 60°anno della Repubblica, è stato davvero un'occasione di incontro e riflessione oltre che di divertimento per due artisti davvero straordinari come Eugenio Finardi e Mauro Pagani ed i musicisti che li accompagnavano.
Non solo occasione di riascoltare le loro canzoni, i loro testi intrisi di umanità e ideali, ma anche ripercorrere testi straordinari come "Una notte in Italia" di Ivano Fossati o una poesia cubana musicata da Pagano, per arrivare a ricordare Fabrizio... con "il ritorno di Giuseppe" dalla Buona Novella straordinariamente interpretata da Eugenio, e con il ripercorrere, a due passi dalla Città Vecchia e dai suoi vecchi moli, all'inverso Creuza de ma, raggiungendo il massimo di coinvolgimento emotivo e morale con Sidun, contro ogni guerra e violenza. Con Finardi che rilancia la "Radio" Libera e la necessità di trovare e costruire e custodire una vera informazione, nel paese dove qualcuno da una tv di condominio è arrivato a mettere in discussione la libertà e corretta informazione, alle "storiche", passando per la "canzone dell'acqua" ed arrivando all'Anima Blues, l'ultimo lavoro di Eugenio, straordinarimente naturale e "impregnato" del blues nero degli anni del riscatto. Lavoro questo che, in Italia, per vedere luce e permetterci di asoltarlo e viverlo, ha dovuto fondare una propria etichetta, autoprodurselo, attingendo al fondamentale lavoro dello studio di Pagani. ( per ascoltare "Holyland" - e convincersi a correre per comprare questo capolavoro, clicca qui e asoltalo dall'homepage del nostro sito musicale )
Grazie anche ad Eugenio che continua ad essere un iscritto alla "Casa della Legalità" e che con noi ha voluto tenere lo striscione del "Cammino", in attesa di reincontrarci di nuovo.
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MARASSI
Estorse denaro ad un carrozziere: preso taglieggiatore
In manette è finito Paolo Bocchi, genovese di 46 anni. Il 5 maggio sfuggì all’arresto all’interno dell’officina di Gianfranco Casale. Tre persone furono prese in flagranza di reato. Bocchi riuscì a fuggire. Dopo un mese di latitanza ora è in carcere.
Quando i suoi complici erano finiti nella rete della polizia, lui era riuscito a scappare. Dopo quasi un mese di serrate indagini anche il quarto malvivente che tentò con le botte di estorcere danaro al carrozziere Gianfranco Casale è stato arrestato. In manette è finito Paolo Bocchi, 46 anni, genovese, pluripregiudicato per reati contro il patrimonio. In cercere troverà i suoi vecchi “soci”: Salvatore Marino, 44 anni, Angelo Scaglione, 50 anni e Paolo Gennarelli, 51 anni. L’indagine è stata condotta dagli investigatori della squadra Mobile genovese.
I primi tre arresti risalgono al 5 maggio scorso e furono effettuati in flagrante.
Secondo quanto ricostruito a suo tempo dal capo della Mobile Claudio Sanfilippo, due degli arrestati, Scaglione e Marino, sono pregiudicati collegati con la famiglia mafiosa dei Fiandaca. Due investigatori della sezione criminalità organizzata nel pomeriggio di quel venerdì 5 maggio erano andati a parlare col titolare della carrozzeria e proprio mentre i due poliziotti si trovavano negli uffici della ditta era arrivata un’auto con a bordo Marino, Gennarelli e Scaglione. Al seguito altre due persone in scooter. Uno di questi era Bocchi. Casale era sceso nell’officina ad accogliere i tre uomini, mentre gli investigatori erano rimasti nell’ufficio, per seguire gli avvenimenti nel monitor del circuito chiuso. I poliziotti hanno assistito ad uno scambio di battute. A parlare, avevano spiegato alla Mobile, era stato Gennarelli, che aveva affrontato il carrozziere chiedendogli i soldi. Subito dopo, secondo la ricostruzione, Marino aveva dato un pugno in faccia all’artigiano, che era crollato a terra perdendo i sensi. I tre taglieggiatori erano stati arrestati, mentre il carrozziere era stato portato al pronto soccorso
Paolo Bocchi era riuscito ad allontanarsi a bordo dello scooter. Il suo volto era rimasto impresso nelle immagini registrate dal sistema a circuito chiuso. Nel corso dell’ultimo mese gli investigatori si sono messi sulle tracce, componendo un quadro probatorio a suo carico che ne ha determinato l’arresto. “ Ciclicamente venivano nella carrozzeria che ho rilevato nel 1996 a Marassi- aveva raccontato la vittima- Chiedevano soldi. All’inizio non li avevo presi sul serio. Recentemente hanno iniziato a fare sul serio. Mi hanno picchiato. Il più violento era Gennarelli. Ho dato loro quanto volevano. Sono tornati. Millantavano di essere affiliati ai Fiandaca “. Dopo le parole i malviventi sono passati subito ai fatti. “ Stavano parlando, volevano altri soldi oltre a quelli che mi avvano già estorto alla fine di aprile- aveva aggiunto l’uomo- Improvvisamente mi hanno colpito. Io ho perso i sensi e la polizia è intervenuta “.


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SIAMO DI NUOVO
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Dal 29 dicembre si è
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Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
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e documenti interni
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