
Si squarcia il velo sulla 'ndrangheta nel Tigullio, nei suoi rapporti con la politica ed oltre...
More...Una sfida per ristabilire la verità dei fatti ed il Dirtto. Noi ci siamo, vediamo chi ci stà...
More...I catanesi al centro dell'inchiesta ANAS sono gli stessi dei grandi lavori nel Porto di Genova e per la Ferrovia…
More...Dopo il boom di iscritti, il nipote del boss eletto segretario GD Val di Magra, e quelli della banda dell'estorsione…
More...Torniamo sui crotonesi. Dopo la nuova operazione delle DDA di Catanzaro e Bologna per fare il punto e entrare nei…
More...Dalla questione della ECOSCAVI al Collette Ozotto ed e Colli, nell'imperiese che torna indietro quando nessuno vedeva...
More...Quando un ragazzo di 18 anni muore per omertà e connivenze istituzionali con la 'ndrangheta. La storia di Gabriele Fazzari...
More...Il punto (dagli Atti) sulla 'ndrangheta dell'estremo ponente ligure, dopo la "svoltina" della Corte d'Appello...
More...Le cose da raccontare sul nucleo FAZZARI-GULLACE sono ancora tante. Qui ci portiamo avanti...
More...Borghetto S.Spirito, dove la 'ndrangheta c'è dagli anni Sessanta. Tra rifiuti speciali, esplosivo, edilizia ed altro...
More...Le imprese dei VENTRE, mappate in Minotauro dalla DDA di Torino, arrivano al Porto di Savona...
More...L'inchiesta sul condizionamento del voto in Liguria dagli anni Ottanta ad oggi, comprese le Primarie del PD...
More...Dall'inchiesta della DDA di Reggio Calabria emerge un "livello superiore" funzionale alla cosca dei GRANDE ARACRI, eccolo...
More...Tra Atti di inchieste e testimonianze una realtà di cointeressenze che troppo spesso restano nascoste...
More...Capolista del M5S ad Imperia rivendica l'amicizia con un (attivista) esponente della famiglia MAFODDA, che è storica famiglia di 'ndrangheta...
More...6 'ndrine per 6mila abitanti. Dagli Atti, documenti e fatti quella realtà su cui qualcuno vuole il silenzio...
More...Gli approfondimenti (da Atti e fatti) sulla colonia della 'ndrangheta nell'Emilia occidentale (ed oltre), dopo l'Operazione AEMILIA...
More...Più si incrociano i dati delle diverse inchieste antimafia più emergono le cointeressenze dell'affare "Porto di Imperia"...
More...La centrale a carbone di Vado Ligure pretende di continuare a devastare ambiente e salute. Alcuni la difendono...
More...L'inchiesta che ha portato alle condanne per 416-bis nell'estremo ponente ligure...
More...Nuovo Consiglio Regionale della Calabria. Un ritratto di Francesco D'Agostino...
More...Dalle inchieste savonesi a quella di Genova, l'illegalità devastante che dominava la CARIGE con il clan BERNESCHI...
More...Domandarsi da dove venga la fortuna imprenditoriale dei FOGLIANI è legittimo. E noi lo facciamo...
More...Uno dei più potenti boss della 'ndrangheta ancora libero al Nord. Ecco perché occorre fermarlo...
More...Di nuovo Genova e la Liguria piegate da un territorio senza difese ed altro cemento...
More...Li abbiamo attenzionati dall'inizio. I loro affari e rapporti. Ora sono dentro...
More...Dall'inchiesta "PANDORA" intrecci indicibili che non si vogliono affrontare. Sveliamoli...
More...La storia attraverso inchieste ed Atti della famiglia che ha scalato il mercato savonese...
More...
La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
VAI ALLA MAPPATURA
Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
VAI ALLO SPECIALE

Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
VAI ALLO SPECIALE

La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
VAI ALLO SPECIALE
Condanne per usura ieri mattina davanti ai giudici presieduti da Massimo Todella.
A Claudio Varisco sono stati inflitti otto anni di reclusione, a Ornella Lucente due anni (è stato però eliminata l’accusa di associazione per delinquere), a Giuseppe Ghinelli un anno e sei mesi, a Ivano Giannotti (solo ricettazione) due anni e tre mesi, e a un altro imputato solo di favoreggiamento Gino Previdi, un anno.
Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Riccardo Lamonaca e Pietro Franzosa. Il denaro sarebbe stato prestato a un interesse che secondo l’accusa sarebbe stato tra il 6 e il 10% su base mensile.
L’inchiesta era stata condotta dal pm Alberto Lari, ieri in aula, in collaborazione con il nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza che aveva eseguito anche degli arresti.
Alcuni degli imputati avrebbero agito non solo in Liguria ma anche nel basso Piemonte e in Emilia Romagna. Ad intervenire erano stati gli investigatori del GICO (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) nell’ambito dell’operazione “Hamgbull” e relativa al 2002-2003.
Le indagini sono durate una decina di mesi. Gli investigatori, seguendo i movimenti di Varisco sarebbero arrivati agli altri indagati e alle vittime dell’usura. Tra questi anche alcuni professionisti. Le Fiamme Gialle hanno anche eseguito decine di perquisizioni e sequestrato conti correnti, immobili e auto per un valore di circa un miliardo di vecchie lire.
Ai domiciliari anche l'avvocato Giorgio Ghiron. Entrambi sono coinvolti
nell'inchiesta sul 'tesoro' dell'ex sindaco di Palermo condannato per mafia
Arrestato il figlio di Ciancimino. E' accusato di riciclaggio
PALERMO - E' stato arrestato stamani a Palermo Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco Vito Ciancimino, condannato per mafia e morto a Roma il 19 novembre 2002. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal gip Gioacchino Scaduto e riguarda anche l'avvocato internazionalista Giorgio Ghiron, 73 anni, che è residente a Roma. Ad entrambi il giudice ha concesso gli arresti domiciliari. Ciancimino e Ghiron sono accusati di riciclaggio, reimpiego di capitali di provenienza illecita e fittizia intestazione di beni.
I carabinieri del Nucleo operativo e i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria stanno eseguendo numerose perquisizioni a Palermo, Roma e Milano. All'operazione, coordinata dalla Dda di Palermo, stanno partecipando decine di militari.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state richieste dai pm della Dda, e sono legate all'inchiesta condotta dai carabinieri sul "tesoro" accumulato illecitamente negli anni Ottanta da Vito Ciancimino che secondo l'accusa, dopo la sua morte, sarebbe stato gestito dal figlio e dall'avvocato. Entrambi gli arrestati avevano già ricevuto l'avviso di garanzia lo scorso luglio perchè accusati di reimpiego di denaro di provenienza illecita.
Secondo gli investigatori il vecchio Ciancimino, considerato molto vicino a Bernardo Provenzano, già nel 1984 aveva intascato, secondo gli inquirenti, decine di miliardi di vecchie lire. Ma a quanto ammonti il tesoro dell'ex sindaco, finora non è riuscito a calcolarlo nessuno.
Nel 1991, durante l'udienza di un processo in cui Vito Ciancimino era imputato, rivolgendosi all'allora pm, Giuseppe Pignatone, ammise: "Nell'arco della mia vita ho guadagnato somme più del doppio di quelle che mi sono state sequestrate".
Il riferimento a Massimo Ciancimino era stato trovato lo scorso 11 aprile dagli investigatori in un "pizzino" inviato dal boss latitante trapanese Matteo Messina Denaro al vecchio padrino corleonese Bernardo Provenzano.
Mentre l'avvocato Ghiron era legato a Vito Ciancimino sin dagli anni Settanta e in qualche vicenda giudiziaria compare come il suo avvocato difensore. A casa di Ghiron nel luglio scorso, quando gli è stato notificato il primo avviso di garanzia, i pm di Palermo durante la perquisizione hanno trovato una lettera-testamento di Vito Ciancimino, ma soprattutto una scrittura privata che conferma la tesi dei giudici che dietro alcune società come la Fingas e la Sirco che hanno un volume d'affari di milioni di euro, c'è Massimo Ciancimino.
SCATTA IL PASSAGGIO
DI NUOVI BENI CONFISCATI DALLO STATO AL COMUNE...
GENOVA - La mafia non esiste in questa città? Qualcuno lo diceva e qualcuno lo dice ancora. Invece, purtroppo, le mafie sono anche qui, attive e presenti da decenni, ma possono essere colpite perchè non sono invincibili. La confisca dei beni, con il 41 bis, sono conquiste di legalità e giustizia che fanno paura alle organizzazioni mafiose e permettono allo Stato di colpirle. La rassegna stampa di oggi sui nuovi beni confiscati a Genova che passano dal demanio al Comune e qualcosa che avevamo già pubblicato in merito...
Nella foto il boss in carcere, soggetto al regime del 41 bis, Piddu Madonia, di Cosa Nostra, della cosca a cui sono stati confiscati alcuni dei beni proprio nel cuore antico di Genova dalla DIA.
ANSA – 07.06.2006
Siti confiscati a Genova diventeranno centri sociali
Case sequestrate a criminalita' organizzata passano a Comune
(ANSA) -GENOVA, 7 GIU- Diventeranno centri per anziani, per minori e per donne vittime di violenza, 5 appartamenti confiscati alla criminalita' organizzata a Genova. La decisione e' stata ufficializzata dal prefetto e dal sindaco del capoluogo ligure, Romano e Pericu. Il trasferimento degli appartamenti e' avvenuto sulla base di una legge 1996, che prevede che gli immobili possano essere mantenuti al patrimonio dello Stato o essere trasferiti al patrimonio del Comune per finalita' istituzionali o sociali.
LA REPUBBLICA – 08.06.2006
L’INIZIATIVA - Cedute dal Prefetto al Comune per ospitare chi soffre
Le Case dei mafiosi alle donne maltrattate
Saranno destinate anche agli anziani e alla Comunità di Sant’Egidio
Le proprietà dei mafiosi diventano alloggi per gli anziani, luoghi sicuri per le donne maltrattate, centri di incontro per i giovani o per le attività della comunità di Sant’Egidio. Per la prima volta a Genova, cinque immobili confiscati ad esponenti della criminalità organizzata e presi in consegna dallo Stato, verranno consegnati al Comune che li utilizzerà per attività sociali e di solidarietà. La decisione è stata ufficializzata ieri mattina dal Prefetto Giuseppe Romano al Sindaco Beppe Pericu, presenti agli Assessori Paolo Veardo e Marina Dondero per Comune e Provincia: infatti uno dei cinque alloggi, senza indicare quale – si trovano nel Centro Storico ma anche a Ponente e San Fruttuoso – diventerà un luogo di sostegno di donne vittime di violenza. Proprio per un’iniziativa in questo senso il Prefetto Romano si era espresso pubblicamente durante un recente convegno organizzato dall’Amministrazione provinciale, e ieri si è detto molto soddisfatto “per la riaffermazione dei valori dello Stato, che si è appropriato di beni sicuramente frutto di provento illecito per destinarli al sociale”. “La casa per le donne potrebbe essere pronta entro fine anno – dice Marina Dondero, assessore provinciale alle pari opportunità – la legge regionale sulla sicurezza dovrebbe permetterci anche di ottenere sostegno per realizzare la struttura.” Iter breve, conferma Paolo Veardo, assessore comunale alla città solidale: entro il mese di luglio la proprietà verrà trasferita al Comune, d’intesa con l’agenzia del Demanio, e si potrà avviare la destinazione dei locali. Previsti, appunto, una residenza protetta per anziani, ma anche nuovi locali da assegnare alla Comunità di Sant’Egidio, che aveva dovuto rinunciare ad un’attività analoga, per avviare attività per anziani. Tra gli obiettivi, anche un luogo di aggregazione territoriale per i giovani. Il trasferimento dei cinque appartamenti – è stato spiegato- è avvenuta sulla base di una legge del 1996, che prevede che gli immobili prima sequestrati, poi confiscati a chi è processato per attività criminali, specialmente di tipo mafioso, possano essere mantenuti al patrimonio dello Stato o essere trasferiti al patrimonio del Comune per finalità istituzionali o sociali. In Campania, Sicilia e Calabria sono esperienze già avviate da tempo, qui a Genova si è trattato della prima volta. Nessuna indicazione sui precedenti proprietari e sulle loro attività criminose. L’unica certezza è che dove c’erano attività mafiose si possono avere servizi e aiuti ai cittadini più deboli.
(d. al)
IL SECOLO XIX 8.06.2006
IL SEQUESTRO - Si tratta di cinque appartamenti, la decisione assunta ieri dal comitato per l’ordine e la sicurezza
A donne e anziani le case della mafia
Il prefetto Romano: il frutto di proventi illeciti verrà reinvestito in attività di carattere sociale
Diventeranno centri di aggregazione per anziani, per istituti che forniscono servizi in favore dei minorenni e delle donne vittime di violenza, cinque appartamenti confiscati alla criminalità organizzata a Genova e trasferiti oggi al patrimonio comunale. La decisione è stata ufficializzata ieri mattina dal prefetto e dal sindaco del capoluogo ligure Giuseppe Romano e dal primo cittadino Giuseppe Pericu in occasione di una seduta monotematica del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza.
Secondo quanto spiegato dallo stesso sindaco Pericu , gli immobili saranno utilizzati a scopo sociale, per attività in favore degli anziani e dei minori. D’intesa poi con la Provincia, il Comune renderà disponibile uno dei cinque appartamenti ad azioni a sostegno di donne vittime di violenza. Proprio per un’iniziativa in questo senso il prefetto Romano si era espresso pubblicamente durante un recente convegno organizzato dall’amministrazione provinciale.
”Sono soddisfatto per l’alto valore simbolico di questa decisione – a detto il prefetto Romano – per la riaffermazione dei valori dello Stato che si appropriato di beni sicuramente frutto di provento illecito per destinarli al sociale”.
Il trasferimento dei cinque appartamenti, che si trovano nelle circoscrizioni di Centro-Est, Valbisagno e Ponente è avvenuto sulla base di una legge del 1996, che prevede che gli immobili possano essere mantenuti dal patrimonio dello Stato o essere trasferiti al patrimonio del Comune per finalità istituzionali o sociali. “E’ stata una scelta che ho condiviso con il Sindaco – ha concluso Romano – fissando un iter burocratico breve, in modo tale che i beni passino al Comune con effetto immediato”.
CORRIERE MERCANTILE 8.06.2006
Decisione del Comitato Provinciale per la Sicurezza
Al Comune gli alloggi confiscati alla criminalità
I cinque appartamenti saranno destinati a centri per anziani,
per minori o per donne vittime di violenza
Un appartamento del Centro Storico sarà assegnato dal Comune alla Comunità di Sant’Egidio
Diventeranno centri di aggregazione per anziani, per attività in favore dei minori e delle donne vittime di violenza, cinque appartamenti confiscati alla criminalità organizzata a Genova e che presto saranno trasferiti al patrimonio comunale. La decisione di assegnare questi immobili al Comune è stata ufficializzata ieri dal prefetto Giuseppe Romano e dal sindaco, Giuseppe Pericu, al termine della riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. “Si tratta complessivamente di sette immobili, considerando anche alcuni magazzini annessi, dei quali dovremmo entrare in possesso entro luglio e che contiamo di poter utilizzare dall’autunno prossimo” spiega l’assessore comunale alla città solidale, Paolo Veardo, il quale sottolinea come questa sia la prima operazione del genere effettuata in Italia. Gli immobili confiscati e assegnati al Comune si trovano nel Centro Storico, a Ponente e in via Berghini a San Fruttuoso. “Assegneremo certamente un appartamento del Centro Storico alla Comunità di Sant’Egidio, in sostituzione della vecchia sede anche se quella era più grande – spiega Veardo – L’appartamento di via Berghini sarà utilizzato, invece, per attività destinate ai ragazzi”. D’intesa poi con la provincia, il Comune renderà disponibile uno degli alloggi per attività a sostegno di donne vittime di violenza, come aveva auspicato il prefetto Romano durante recente convegno organizzato dall’Amministrazione provinciale. Continua “Sono soddisfatto per il valore simbolico di questa decisione – ha commentato il prefetto – per la riaffermazione dei valori dello Stato che si appropriato di beni sicuramente frutto di provento illecito per destinarlo al sociale”. Il trasferimento degli immobili è avvenuto sulla base di una legge del 1996, che prevede che i beni possano essere mantenuti al patrimonio dello Stato o essere trasferiti al patrimonio del Comune per finalità istituzionali o sociali.
_____________________________________________________________
ARTICOLI SULLE CONFISCE...
da "la Repubblica - Genova" del 29 dicembre 2005
IL CASO - Centro storico, confiscati e destinati a ludoteca gli immobili di proprietà della mafia
UNA CASA PER FAR GIOCARE I BAMBINI AL POSTO DEI BASSI DELLE "LUCCIOLE"
di Marco Preve - clicca qui
da "la Repubblica - Genova" del 1 dicembre 2005
Il pm Anna Canepa: "Colpire i patrimoni
è la strada giusta per combattere efficacemente la mafia"
Il tesoro di mattoni della ‘ndrangheta
Confiscate case per 750mila euro a un boss in Liguria
di Marco Preve - clicca qui
Genova 17 ottobre 2005
ADESIONE ALL'APPELLO PER SALVARE LA LEGGE ROGNONI - LA TORRE
promosso da Libera di Don Luigi Ciotti
clicca qui
ROMA - Dire al presidente del Consiglio "fatti processare, buffone! Rispetta la legge, rispetta la democrazia o farai la fine di Ceaucescu e di don Rodrigo" non é un insulto ma, anzi, ha una "utilità sociale" per il suo carattere di "critica politica" rivolta nei confronti di un uomo pubblico. E' il motivo in base al quale la quinta sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a una multa inflitta nel febbraio 2005 dal giudice di pace di Milano al freelance Piero Ricca per aver "offeso l' onore e il decoro di Silvio Berlusconi". Secondo i supremi giudici, "non si è trattato di gratuita aggressione alla persona del querelante, ma di forte critica, speculare per intensità al livello di dissenso originato nell' ambito politico e nell'opinione pubblica dalla delicatezza dei problemi posti ed affrontati dalla parte offesa". Nella motivazione della decisione (sentenza 19509), la Corte al giudice di pace milanese di "estrapolato dalle frasi pronunciate dal Ricca il solo termine oggettivamente offensivo, negando l' esercizio del diritto di critica ed omettendo di contestualizzare, come dovuto, l'esternazione". Il fatto avvenne il 5 maggio 2003, nel palazzo di giustizia di Milano, a margine di una udienza del processo Sme nel quale l' allora presidente del Consiglio Berlusconi era comparso per rilasciare dichiarazioni spontanee. Lo stesso freelance milanese ha poi reso noto che Berlusconi lo aveva querelato chiedendo un risarcimento di 50 mila euro tramite l' Avvocatura dello Stato. Per la Cassazione quella frase ebbe una "utilità sociale intesa come interesse della collettività alla manifestazione del pensiero". L' esternazione, è spiegato nella sentenza, ha il carattere della "critica politica", della quale "é conferma l' evocazione del dittatore romano Ceaucescu e del personaggio manzoniano simbolo di sopraffazione ed arbitrio (don Rodrigo)". Il fatto che la circostanza sia avvenuta nei corridoi di un palazzo di giustizia non è censurabile, in quanto il luogo "appare anzi particolarmente idoneo, come sede privilegiata, a suscitare riflessioni sul tema della legalità e del rispetto della legge". Secondo la Suprema Corte, la frase di Ricca è una "critica" per il fatto che l'epiteto "buffone" è stato seguito da espressioni "che suonano come forte riprovazione della condotta tenuta dal querelante come 'homo publicus'". "L' esortazione pressante 'fatti processare, rispetta la legge' - spiega piazza Cavour - sono una vibrata ed accorata censura, istintivamente suscitata dalla presenza del personaggio che a tante polemiche e contrasti aveva dato origine". E aggiunge che la critica a un uomo politico "può esplicarsi in forma tanto più incisiva e penetrante, quanto più elevata è la posizione pubblica della persona che ne è destinataria". "Ci vuole tempo, ma alla fine la ragionevolezza prevale" ha commentato Piero Ricca. "Mi auguro - ha aggiunto - che i nuovi governanti si dimostrino più tolleranti verso il dissenso, oltre che più rispettosi delle leggi". "Allibito" è, invece, Nicolo Ghedini, legale dell' ex premier. "La sentenza non è preoccupante per Silvio Berlusconi ma per qualsiasi cittadino che potrà essere offeso tutte le volte che qualcuno riterrà di poterlo fare per il ruolo che ricopre. In questo caso dà licenza di offendere i cittadini solo perché ricoprono cariche pubbliche". Per Fabrizio Cicchitto, coordinatore di Fi, la sentenza è una "istigazione all' insulto. E' evidente che non c'é limite alla faziosità politica". Rincara il deputato azzurro Osvaldo Napoli: "con questa sentenza la Cassazione trasforma in certezza quella che per alcuni era più di un sospetto: nelle aule dei Tribunali si fa politica e chi desidera inveire contro un premier può farlo liberamente poiché si trova nel posto giusto".
(AGE)
vai al sito di Piero Ricca - clicca qui
60° REPUBBLICA ITALIANA
venerdì 2 giugno 2006
Mandraccio, Porto Antico di Genova
L'appuntamento organizzato dalle Autorità a Genova per festeggiare il 60°anno della Repubblica, è stato davvero un'occasione di incontro e riflessione oltre che di divertimento per due artisti davvero straordinari come Eugenio Finardi e Mauro Pagani ed i musicisti che li accompagnavano.
Non solo occasione di riascoltare le loro canzoni, i loro testi intrisi di umanità e ideali, ma anche ripercorrere testi straordinari come "Una notte in Italia" di Ivano Fossati o una poesia cubana musicata da Pagano, per arrivare a ricordare Fabrizio... con "il ritorno di Giuseppe" dalla Buona Novella straordinariamente interpretata da Eugenio, e con il ripercorrere, a due passi dalla Città Vecchia e dai suoi vecchi moli, all'inverso Creuza de ma, raggiungendo il massimo di coinvolgimento emotivo e morale con Sidun, contro ogni guerra e violenza. Con Finardi che rilancia la "Radio" Libera e la necessità di trovare e costruire e custodire una vera informazione, nel paese dove qualcuno da una tv di condominio è arrivato a mettere in discussione la libertà e corretta informazione, alle "storiche", passando per la "canzone dell'acqua" ed arrivando all'Anima Blues, l'ultimo lavoro di Eugenio, straordinarimente naturale e "impregnato" del blues nero degli anni del riscatto. Lavoro questo che, in Italia, per vedere luce e permetterci di asoltarlo e viverlo, ha dovuto fondare una propria etichetta, autoprodurselo, attingendo al fondamentale lavoro dello studio di Pagani. ( per ascoltare "Holyland" - e convincersi a correre per comprare questo capolavoro, clicca qui e asoltalo dall'homepage del nostro sito musicale )
Grazie anche ad Eugenio che continua ad essere un iscritto alla "Casa della Legalità" e che con noi ha voluto tenere lo striscione del "Cammino", in attesa di reincontrarci di nuovo.
vai ai sito ufficiale di Eugenio Finardi
vai al sito ufficiale di Mauro Pagani
vai al sito della Fondazione Fabrizio De Andrè
GALLERIA FOTOGRAFICA - clicca qui
MARASSI
Estorse denaro ad un carrozziere: preso taglieggiatore
In manette è finito Paolo Bocchi, genovese di 46 anni. Il 5 maggio sfuggì all’arresto all’interno dell’officina di Gianfranco Casale. Tre persone furono prese in flagranza di reato. Bocchi riuscì a fuggire. Dopo un mese di latitanza ora è in carcere.
Quando i suoi complici erano finiti nella rete della polizia, lui era riuscito a scappare. Dopo quasi un mese di serrate indagini anche il quarto malvivente che tentò con le botte di estorcere danaro al carrozziere Gianfranco Casale è stato arrestato. In manette è finito Paolo Bocchi, 46 anni, genovese, pluripregiudicato per reati contro il patrimonio. In cercere troverà i suoi vecchi “soci”: Salvatore Marino, 44 anni, Angelo Scaglione, 50 anni e Paolo Gennarelli, 51 anni. L’indagine è stata condotta dagli investigatori della squadra Mobile genovese.
I primi tre arresti risalgono al 5 maggio scorso e furono effettuati in flagrante.
Secondo quanto ricostruito a suo tempo dal capo della Mobile Claudio Sanfilippo, due degli arrestati, Scaglione e Marino, sono pregiudicati collegati con la famiglia mafiosa dei Fiandaca. Due investigatori della sezione criminalità organizzata nel pomeriggio di quel venerdì 5 maggio erano andati a parlare col titolare della carrozzeria e proprio mentre i due poliziotti si trovavano negli uffici della ditta era arrivata un’auto con a bordo Marino, Gennarelli e Scaglione. Al seguito altre due persone in scooter. Uno di questi era Bocchi. Casale era sceso nell’officina ad accogliere i tre uomini, mentre gli investigatori erano rimasti nell’ufficio, per seguire gli avvenimenti nel monitor del circuito chiuso. I poliziotti hanno assistito ad uno scambio di battute. A parlare, avevano spiegato alla Mobile, era stato Gennarelli, che aveva affrontato il carrozziere chiedendogli i soldi. Subito dopo, secondo la ricostruzione, Marino aveva dato un pugno in faccia all’artigiano, che era crollato a terra perdendo i sensi. I tre taglieggiatori erano stati arrestati, mentre il carrozziere era stato portato al pronto soccorso
Paolo Bocchi era riuscito ad allontanarsi a bordo dello scooter. Il suo volto era rimasto impresso nelle immagini registrate dal sistema a circuito chiuso. Nel corso dell’ultimo mese gli investigatori si sono messi sulle tracce, componendo un quadro probatorio a suo carico che ne ha determinato l’arresto. “ Ciclicamente venivano nella carrozzeria che ho rilevato nel 1996 a Marassi- aveva raccontato la vittima- Chiedevano soldi. All’inizio non li avevo presi sul serio. Recentemente hanno iniziato a fare sul serio. Mi hanno picchiato. Il più violento era Gennarelli. Ho dato loro quanto volevano. Sono tornati. Millantavano di essere affiliati ai Fiandaca “. Dopo le parole i malviventi sono passati subito ai fatti. “ Stavano parlando, volevano altri soldi oltre a quelli che mi avvano già estorto alla fine di aprile- aveva aggiunto l’uomo- Improvvisamente mi hanno colpito. Io ho perso i sensi e la polizia è intervenuta “.
QUEZZI – Arrestato il quarto bandito che taglieggiava un carrozziere
Presa la gang del pizzo
Non c’è il tre senza il quattro. Dopo nemmeno un mese di indagini è finito in carcere, nei giorni scorsi, il quarto componente della banda che il 5 maggio aveva tentato di taglieggiare, per l’ennesima volta, un carrozziere di Quezzi. E’ Paolo Bocchi, genovese di 46 anni, residente in via Napoli 15/4, nel quartiere di Oregina. Ha raggiunto nel penitenziario di Marassi Salvatore Marino, Angelo Scaglione e Paolo Gennarelli.
Il quarantaseienne è stato riconosciuto attraverso le telecamere di sorveglianza dell’officina. Puntate per l’occasione, venticinque giorni fa, in direzione dell’entrata. Due agenti della squadra mobili infatti erano riusciti a prendere il flagrante i tre compagni perché il carrozziere aveva deciso di denunciarli. Dopo diverse estorsioni, concesse per paura, ogni sua remora si era volatilizzata. Un coraggio che i poliziotti avevano premiato organizzando proprio quell’imboscata.
Due si erano nascosti dentro al locale. E quando il gruppo di delinquenti aveva fatto la sua comparsa, erano rimasti in attesa della richiesta. Arrivata immediatamente: “Ci devi dare diecimila euro”. Con tanto di “timbratura”: un violento pugno sul volto del meccanico quarantacinquenne.
E’ in quel momento che gli agenti erano intervenuti fermando tre aggressori. Bocchi invece era riuscito a dileguarsi.
Ma la sua presenza è rimasta impressa nei nastri. Da quelli la sezione criminalità organizzata della squadra mobile, diretta da Claudio Sanfilippo, è partita. Arrivando nei giorni scorsi al pluripregiudicato di Oregina.
Il giudice per le indagini preliminari, visionate le prove schiaccianti fornite dagli inquirenti, non ha potuto fare altro che emettere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il quarantaseienne. Tentata estorsione e lesioni personali sono i reati contestati.
Si aggiunge così un altro tassello all’attività degli uomini di via Diaz. Che da tempo cercavano di convincere le vittime del pizzo a vincere i timori di ritorsioni e farsi vivi nei loro uffici.
ANSA 29.05.2006 - 15:20
Carrozziere vittima estorsioni, arrestato quarto malvivente
Genovese, ebbe ruolo di 'palo' fuori dalla ditta
(ANSA) - GENOVA, 29 MAG-E' stato arrestato il quarto componente della banda di estorsori che a maggio partecipo' alla richiesta di pizzo ad un carrozziere di Marassi. Paolo Bocchi, genovese, 46 anni e' finito in carcere con l'accusa di tentata estorsione. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, Bocchi, avrebbe avuto il ruolo di guardia all'esterno della ditta. Non appena si accorse della presenza della polizia, si allontano' col suo ciclomotore sfuggendo cosi' all'arresto.
DOPING A GENOVA
Che stranezze, in questa città, come in buona parte delle altre, quando si parla di illegalità e mafie, troppe sono coloro che fan finta di non sentire...
Alla Festa dello Sport organizzata dalla Porto Antico spa, insieme a decine di federazioni, associazioni e gruppi sportivi, nell'ambito della qualle siamo stati invitati con "i giochi e gli sport della mente...a sostegno di Libera per uno sport pulito" (clicca qui per la rassegna sull'iniziativa), abbiamo presentato il dossier di Libera Sport e Narcomafie sul Doping, i giornali non hanno dedicato nemmeno una riga, come se quello del doping non fosse un problema grave e diffuso. Qui abbiamo deciso di promuovere una serie di incontri con i gruppi e le società sportive per sensibilizzare adulti e ragazzi sui pericoli del doping.
Intanto a Genova un'inchiesta segnava la svolta, proprio sul Doping!
Ecco una rassegna sul "grande" spazio dedicato alla notizia:
ANSA - 27.05.06 ore 19:34
Doping in palestre: Genova, 21 avvisi di fine indagine
Ricettazione e commercio farmaci proibiti le accuse
(ANSA) - GENOVA, 27 MAG - Ventuno avvisi di conclusione delle indagini sono stati inviati dal pm di Genova Giovanni Arena nell'indagine sul doping nelle palestre. Le accuse a carico degli indagati sono a vario titolo di concorso nel commercio di specialita' medicinali ad azione dopante e ricettazione. I farmaci proibiti sarebbero stati venduti in una palestra genovese ed in altri centri di body building tra Savona, Albenga e Chiavari. A marzo erano stati arrestati una guardia giurata e una presunta complice.
REPUBBLICA - 28.05.06
L'INCHIESTA
Doping, il grande giro delle palestre
Nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla Procura genovese sul doping commercializzato in una palestra genovese ed in altri centri di body-building compresi tra Genova, Savona e Chiavari, il pm Giovanni Arena ha inviato 21 avvisi di conclusione di indagine preliminari. Le accuse a carico degli indagati sono a vario titolo di concorso nel commercio di specialità medicinali ad azione dopante e ricettazione. Le indagini, svolte dai Carabinieri del NAS di Genova dal dicembre scorso, a marzo avevamo portato all'arresto di Bruno Castelli, guardia giurata di 34 anni, genovese, ma abitante a Loano (Savona), e della sua presunta complice, Antonella Centanaro, di 41 anni. Gli investigatori da tempo tenevano sotto controllo alcune palestre sospette, tra cui la genovese "Millenium", di Marassi.
LEGGI ANCHE LO SPECIALE DOPING – clicca qui
IL PROCESSO – La richiesta contro otto imputati, accusati di avere investito in diverse attività con i proventi dello strozzinaggio in Valpolcevera
“Sequestrare tutti i beni degli usurai”
Il piemme chiede la confisca di negozi, bar e ristoranti degli imputati: sigilli in attesa della sentenza definitiva
Pagheranno con le imprese che hanno messo in piedi negli anni, grazie agli interessi a usura imposti alle proprie vittime. Pagheranno con le case comprate con il crimine e usate a garanzia di mutui e prestiti, questa volta legali, ottenuti dalle banche per alimentare attività ufficiali: un’azienda di torrefazione, un bar, un ristorante, un negozio di abbigliamento. Se la richiesta del pubblico ministero Andrea Canciani sarà accolta dal giudice per l’udienza preliminare Silvia Carpanini, la banda degli strozzini della Valpolcevera, incastrata dai carabinieri del Ros a gennaio, si vedrà sequestrate case e attività commerciali, congelati i conti correnti. E se i tre gradi di giudizio porteranno a una condanna definitiva, dai sigilli si passerà alla confisca.
E’ la svolta alla quale si è arrivati ieri nell’udienza decisiva di fronte al gup. Il pubblico ministero, al momento di avanzare la sua proposta di condanna, ha estratto un dossier fresco di stampa, realizzato dagli investigatori del Raggruppamento operazioni speciali coordinati dal tenente colonnello Sandro Sandulli. Uno studio approfondito e dettagliato sul giro di affari legali, si potrebbe dire di ‘copertura’, che fanno capo agli otto indagati e ai familiari più stretti. Secondo l’accusa in queste imprese sono confluiti tra il 2002 e il 2005 gli euro sporchi, pretesi con la minaccia delle vittime dell’usura. Secondo la difesa sarebbero aziende di famiglia, messe in piedi con il sacrificio e completamente slegate da ogni ipotesi di reato.
Se sequestro ci sarà, il giudice nominerà un amministratore e negozi, bar, ristoranti, aziende continueranno a lavorare senza produrre profitti per i titolari: il tutto sarà congelato in attesa di una sentenza definitiva, pronto per essere restituito in caso di assoluzione, o usato come consentito dalla legge in caso di condanna.
Il pm Canciani ha chiesto il rinvio a giudizio per Domenico Magnoli, (assistito dall’avvocato Emanuele Lamberti) accusato di usura; e Luigi Rebolini (avvocato Stefano Savi), accusato anche di estorsione. Queste le richieste per gli altri imputati, a vario titolo per usura ed estorsione: Cosimo Gorizia, 6 anni; Giuseppe Gorizia, 3 anni (solo usura) entrambi difesi dall’avvocato Pietro Bugliolo; Silvio Criscino e Giuseppe Sofrà (legali Alessandro Sola, Francesco Valentino e Andrea Vernazza) entrambi 4 anni e 4 mesi; Giorgio Ghisu, 4 anni (legale Raffaella Multedo); e Stefano Boragine, 4 anni, (affiancato dall’avvocato Giuseppe Gallo). Per quest’ultimo non sono stati chiesti sequestri preventivi, essendo stato dimostrato, da un’indagine difensiva, che l’attribuzione alla fidanzata di Boragine di sette case è stato frutto di un errore anagrafico.
Il pm ha chiesto il sequestro e la successiva confisca di un’azienda di torrefazione, un bar, una latteria, un ristorante, di una decina di immobili e di 175 mila euro contenuti nei conti correnti a suo tempo sequestrati.
Il presupposto del provvedimento patrimoniale preventivo richiesto è che il valore delle attività risulta essere talmente sproporzionato al reddito dichiarato dagli imputati e dai rispettivi familiari, da far sospettare rappresenti il reinvestimento di denari incassati illecitamente.
Vittima degli usurai e prima accusatrice è un’imprenditrice della Valpolcevera, affiancata dall’avvocato Riccardo Caramello. A lei sono già stati riconosciuti come risarcimento extragiudiziale dei danni morali 12 mila euro da Criscino, 10 mila da Cosimo Gorizia, e da Sofrà le ultime due rate (8 mila euro) di una Mercedes, acquistata e per tre quarti già pagata.
Graziano Cetara
Processo, le richieste dell’accusa
USURA, SEQUESTRI E CONFISCHE
Chiesti i sigilli per una torrefazione, un ristorante, una latteria, un bar ed una boutique
Il pm Andrea Canciani ha quantificato le condanne da un minimo di tre anni a un massimo di sei anni di reclusione. Per altri due imputati ha proposto invece il rinvio a giudizio.
Pesanti richieste di sequestro di immobili e attività commerciali oltre alla confisca del denaro già a suo tempo sequestrato per un ammontare di 175 mila euro al processo dove sei imputati sono accusati a vario titolo di usura ed estorsione.
Le richieste di condanna e di sequestro sono state avanzate ieri mattina da pubblico ministero Andrea Canciani al processo con rito abbreviato che si svolge davanti al Gup Silvia Carpanini.

L'AZIENDA
CHE HA
RESISTITO
ALLA
'NDRANGHETA,
DENUNCIANDO,
COSTRETTA
ALLA
CHIUSURA
PER LE
OMISSIONI
DEL COMUNE
leggi e scarica
gratuitamente
il volume,
in formato.pdf
CLICCA QUI

SCARICA IL
DOSSIER SU
"SARZANA.
Tra sinistra,
'ndrangheta,
speculazioni
(e l'omicidio
in famiglia)"
edizione aggiornata
al 15 MARZO 2015
- formato .pdf -
clicca qui

SCARICA IL
DOSSIER SU
"SLOT & VLT
le inchieste,
la storia,
i nomi e cognomi"
- formato .pdf -
clicca qui
SCARICA IL
DOSSIER SU
"DIANO MARINA
LA COLONIA"
QUELLA STORIA
CHE QUALCUNO
VUOLE
NASCONDERE
RICOSTRUITA
ATTRAVERSO
ATTI E DOCUMENTI
- formato .pdf -
clicca qui

SCARICA IL
DOSSIER SU
"TIRRENO POWER ED
I SUOI COMPLICI"
nel disastro doloso
(ambientale e
sanitario)
- formato .pdf -
clicca qui
SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
SCARICA IL
DOSSIER SU
"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
della Chiesa
- formato .pdf -
clicca qui












