
Si squarcia il velo sulla 'ndrangheta nel Tigullio, nei suoi rapporti con la politica ed oltre...
More...Una sfida per ristabilire la verità dei fatti ed il Dirtto. Noi ci siamo, vediamo chi ci stà...
More...I catanesi al centro dell'inchiesta ANAS sono gli stessi dei grandi lavori nel Porto di Genova e per la Ferrovia…
More...Dopo il boom di iscritti, il nipote del boss eletto segretario GD Val di Magra, e quelli della banda dell'estorsione…
More...Torniamo sui crotonesi. Dopo la nuova operazione delle DDA di Catanzaro e Bologna per fare il punto e entrare nei…
More...Dalla questione della ECOSCAVI al Collette Ozotto ed e Colli, nell'imperiese che torna indietro quando nessuno vedeva...
More...Quando un ragazzo di 18 anni muore per omertà e connivenze istituzionali con la 'ndrangheta. La storia di Gabriele Fazzari...
More...Il punto (dagli Atti) sulla 'ndrangheta dell'estremo ponente ligure, dopo la "svoltina" della Corte d'Appello...
More...Le cose da raccontare sul nucleo FAZZARI-GULLACE sono ancora tante. Qui ci portiamo avanti...
More...Borghetto S.Spirito, dove la 'ndrangheta c'è dagli anni Sessanta. Tra rifiuti speciali, esplosivo, edilizia ed altro...
More...Le imprese dei VENTRE, mappate in Minotauro dalla DDA di Torino, arrivano al Porto di Savona...
More...L'inchiesta sul condizionamento del voto in Liguria dagli anni Ottanta ad oggi, comprese le Primarie del PD...
More...Dall'inchiesta della DDA di Reggio Calabria emerge un "livello superiore" funzionale alla cosca dei GRANDE ARACRI, eccolo...
More...Tra Atti di inchieste e testimonianze una realtà di cointeressenze che troppo spesso restano nascoste...
More...Capolista del M5S ad Imperia rivendica l'amicizia con un (attivista) esponente della famiglia MAFODDA, che è storica famiglia di 'ndrangheta...
More...6 'ndrine per 6mila abitanti. Dagli Atti, documenti e fatti quella realtà su cui qualcuno vuole il silenzio...
More...Gli approfondimenti (da Atti e fatti) sulla colonia della 'ndrangheta nell'Emilia occidentale (ed oltre), dopo l'Operazione AEMILIA...
More...Più si incrociano i dati delle diverse inchieste antimafia più emergono le cointeressenze dell'affare "Porto di Imperia"...
More...La centrale a carbone di Vado Ligure pretende di continuare a devastare ambiente e salute. Alcuni la difendono...
More...L'inchiesta che ha portato alle condanne per 416-bis nell'estremo ponente ligure...
More...Nuovo Consiglio Regionale della Calabria. Un ritratto di Francesco D'Agostino...
More...Dalle inchieste savonesi a quella di Genova, l'illegalità devastante che dominava la CARIGE con il clan BERNESCHI...
More...Domandarsi da dove venga la fortuna imprenditoriale dei FOGLIANI è legittimo. E noi lo facciamo...
More...Uno dei più potenti boss della 'ndrangheta ancora libero al Nord. Ecco perché occorre fermarlo...
More...Di nuovo Genova e la Liguria piegate da un territorio senza difese ed altro cemento...
More...Li abbiamo attenzionati dall'inizio. I loro affari e rapporti. Ora sono dentro...
More...Dall'inchiesta "PANDORA" intrecci indicibili che non si vogliono affrontare. Sveliamoli...
More...La storia attraverso inchieste ed Atti della famiglia che ha scalato il mercato savonese...
More...
La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
VAI ALLA MAPPATURA
Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
VAI ALLO SPECIALE

Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
VAI ALLO SPECIALE

La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
VAI ALLO SPECIALE
DOPING A GENOVA
Che stranezze, in questa città, come in buona parte delle altre, quando si parla di illegalità e mafie, troppe sono coloro che fan finta di non sentire...
Alla Festa dello Sport organizzata dalla Porto Antico spa, insieme a decine di federazioni, associazioni e gruppi sportivi, nell'ambito della qualle siamo stati invitati con "i giochi e gli sport della mente...a sostegno di Libera per uno sport pulito" (clicca qui per la rassegna sull'iniziativa), abbiamo presentato il dossier di Libera Sport e Narcomafie sul Doping, i giornali non hanno dedicato nemmeno una riga, come se quello del doping non fosse un problema grave e diffuso. Qui abbiamo deciso di promuovere una serie di incontri con i gruppi e le società sportive per sensibilizzare adulti e ragazzi sui pericoli del doping.
Intanto a Genova un'inchiesta segnava la svolta, proprio sul Doping!
Ecco una rassegna sul "grande" spazio dedicato alla notizia:
ANSA - 27.05.06 ore 19:34
Doping in palestre: Genova, 21 avvisi di fine indagine
Ricettazione e commercio farmaci proibiti le accuse
(ANSA) - GENOVA, 27 MAG - Ventuno avvisi di conclusione delle indagini sono stati inviati dal pm di Genova Giovanni Arena nell'indagine sul doping nelle palestre. Le accuse a carico degli indagati sono a vario titolo di concorso nel commercio di specialita' medicinali ad azione dopante e ricettazione. I farmaci proibiti sarebbero stati venduti in una palestra genovese ed in altri centri di body building tra Savona, Albenga e Chiavari. A marzo erano stati arrestati una guardia giurata e una presunta complice.
REPUBBLICA - 28.05.06
L'INCHIESTA
Doping, il grande giro delle palestre
Nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla Procura genovese sul doping commercializzato in una palestra genovese ed in altri centri di body-building compresi tra Genova, Savona e Chiavari, il pm Giovanni Arena ha inviato 21 avvisi di conclusione di indagine preliminari. Le accuse a carico degli indagati sono a vario titolo di concorso nel commercio di specialità medicinali ad azione dopante e ricettazione. Le indagini, svolte dai Carabinieri del NAS di Genova dal dicembre scorso, a marzo avevamo portato all'arresto di Bruno Castelli, guardia giurata di 34 anni, genovese, ma abitante a Loano (Savona), e della sua presunta complice, Antonella Centanaro, di 41 anni. Gli investigatori da tempo tenevano sotto controllo alcune palestre sospette, tra cui la genovese "Millenium", di Marassi.
LEGGI ANCHE LO SPECIALE DOPING – clicca qui
IL PROCESSO – La richiesta contro otto imputati, accusati di avere investito in diverse attività con i proventi dello strozzinaggio in Valpolcevera
“Sequestrare tutti i beni degli usurai”
Il piemme chiede la confisca di negozi, bar e ristoranti degli imputati: sigilli in attesa della sentenza definitiva
Pagheranno con le imprese che hanno messo in piedi negli anni, grazie agli interessi a usura imposti alle proprie vittime. Pagheranno con le case comprate con il crimine e usate a garanzia di mutui e prestiti, questa volta legali, ottenuti dalle banche per alimentare attività ufficiali: un’azienda di torrefazione, un bar, un ristorante, un negozio di abbigliamento. Se la richiesta del pubblico ministero Andrea Canciani sarà accolta dal giudice per l’udienza preliminare Silvia Carpanini, la banda degli strozzini della Valpolcevera, incastrata dai carabinieri del Ros a gennaio, si vedrà sequestrate case e attività commerciali, congelati i conti correnti. E se i tre gradi di giudizio porteranno a una condanna definitiva, dai sigilli si passerà alla confisca.
E’ la svolta alla quale si è arrivati ieri nell’udienza decisiva di fronte al gup. Il pubblico ministero, al momento di avanzare la sua proposta di condanna, ha estratto un dossier fresco di stampa, realizzato dagli investigatori del Raggruppamento operazioni speciali coordinati dal tenente colonnello Sandro Sandulli. Uno studio approfondito e dettagliato sul giro di affari legali, si potrebbe dire di ‘copertura’, che fanno capo agli otto indagati e ai familiari più stretti. Secondo l’accusa in queste imprese sono confluiti tra il 2002 e il 2005 gli euro sporchi, pretesi con la minaccia delle vittime dell’usura. Secondo la difesa sarebbero aziende di famiglia, messe in piedi con il sacrificio e completamente slegate da ogni ipotesi di reato.
Se sequestro ci sarà, il giudice nominerà un amministratore e negozi, bar, ristoranti, aziende continueranno a lavorare senza produrre profitti per i titolari: il tutto sarà congelato in attesa di una sentenza definitiva, pronto per essere restituito in caso di assoluzione, o usato come consentito dalla legge in caso di condanna.
Il pm Canciani ha chiesto il rinvio a giudizio per Domenico Magnoli, (assistito dall’avvocato Emanuele Lamberti) accusato di usura; e Luigi Rebolini (avvocato Stefano Savi), accusato anche di estorsione. Queste le richieste per gli altri imputati, a vario titolo per usura ed estorsione: Cosimo Gorizia, 6 anni; Giuseppe Gorizia, 3 anni (solo usura) entrambi difesi dall’avvocato Pietro Bugliolo; Silvio Criscino e Giuseppe Sofrà (legali Alessandro Sola, Francesco Valentino e Andrea Vernazza) entrambi 4 anni e 4 mesi; Giorgio Ghisu, 4 anni (legale Raffaella Multedo); e Stefano Boragine, 4 anni, (affiancato dall’avvocato Giuseppe Gallo). Per quest’ultimo non sono stati chiesti sequestri preventivi, essendo stato dimostrato, da un’indagine difensiva, che l’attribuzione alla fidanzata di Boragine di sette case è stato frutto di un errore anagrafico.
Il pm ha chiesto il sequestro e la successiva confisca di un’azienda di torrefazione, un bar, una latteria, un ristorante, di una decina di immobili e di 175 mila euro contenuti nei conti correnti a suo tempo sequestrati.
Il presupposto del provvedimento patrimoniale preventivo richiesto è che il valore delle attività risulta essere talmente sproporzionato al reddito dichiarato dagli imputati e dai rispettivi familiari, da far sospettare rappresenti il reinvestimento di denari incassati illecitamente.
Vittima degli usurai e prima accusatrice è un’imprenditrice della Valpolcevera, affiancata dall’avvocato Riccardo Caramello. A lei sono già stati riconosciuti come risarcimento extragiudiziale dei danni morali 12 mila euro da Criscino, 10 mila da Cosimo Gorizia, e da Sofrà le ultime due rate (8 mila euro) di una Mercedes, acquistata e per tre quarti già pagata.
Graziano Cetara
Processo, le richieste dell’accusa
USURA, SEQUESTRI E CONFISCHE
Chiesti i sigilli per una torrefazione, un ristorante, una latteria, un bar ed una boutique
Il pm Andrea Canciani ha quantificato le condanne da un minimo di tre anni a un massimo di sei anni di reclusione. Per altri due imputati ha proposto invece il rinvio a giudizio.
Pesanti richieste di sequestro di immobili e attività commerciali oltre alla confisca del denaro già a suo tempo sequestrato per un ammontare di 175 mila euro al processo dove sei imputati sono accusati a vario titolo di usura ed estorsione.
Le richieste di condanna e di sequestro sono state avanzate ieri mattina da pubblico ministero Andrea Canciani al processo con rito abbreviato che si svolge davanti al Gup Silvia Carpanini.Operaio denuncia lavoro nero
L’imprenditore lo fa picchiare
GENOVA – Il muratore si era ferito in cantiere. Ma era in nero, senza tutele. Tanto che il suo datore dilavoro l’aveva lasciato a casa, senza stipendio. Lui s’era rivolto ai sindacati, presentando anche un esposto alla Procura. Mossa che gli è costato un pestaggio in piena regola. Ieri, però, l’imprenditore e i presunti picchiatori sono stati arrestati.
Il mandante dell’aggressione (costata un ricovero ospedaliero di 7 giorni per trauma cranico e addominale) è, secondo le indagini dei carabinieri di Genova, M.N., 46 anni, di origine napoletana. L’imprenditore e altre tre persone – G.V. 28 anni di origine siciliana, ritenuto il responsabile materiale del pestaggio, e i genovesi R.D., 31, e G.C., 43, quest’ultimo cognato dell’imprenditore – sono accusati in concorso tra loro, e a vario titolo, d tentata violenza privata, tentata estorsione e lesioni personali aggravate. E ora si trovano tutti agli arresti domiciliari. Le indagini dei militari avevano preso il loro avvio subito dopo l’aggressione ad A.S., genovese di 36 anni, da parte di tre uomini, avvenuta il 6 marzo 2005 all’uscita di un locale pubblico. In quella circostanza i tre aggressori avrebbero chiesto ad A.S. anche tremila euro. Secondo i militari l’aggressione e le successive minacce subite da A.S., sarebbero la conseguenza della ribellione dell’uomo al trattamento che gli era stato riservato dal suo datore di lavoro all’indomani dell’incidente sul lavoro. Un incidente grave, per il quale era stato necessario anche un intervento chirurgico ricostruttivo del calcagno. Ma del quale l’uomo, in un primo momento, non aveva neppure spiegato le cause. Un tentativo di conservare il posto di lavoro, non “tradendo” l’imprenditore. Tutto inutile. Anzi, M.N. non avrebbe neppure dato all’uomo lo stipendio del mese prima che avvenisse l’infortunio. E così il muratore s’è ribellato. M.N., a quel punto, ha cercato più volte di farlo desistere dal suo proposito. Prima con minacce telefoniche. Poi con le maniere forti. L’incubo di A.S. è finito ieri. (Ansa)
25.05.06 - Il Sole 24 Ore
La Relazione della Commissione d'Accesso
Asl Locri, gli appalti in mano alle 'ndrine
formato .pdf - clicca qui
La nave è giunta in Sicilia per il 14esimo anniversario della morte del giudice. A bordo mille studenti da tutta Italia. "Riaccendiamo la speranza"
Palermo, sbarcano i ragazzi antimafia
"Qui per Falcone e la legalità"
L'arrivo a Palermo della nave della legalità
PALERMO - Hanno le facce un po' stanche, ma allegre e scanzonate. Hanno attraversato il Tirreno per lanciare il loro grido di libertà contro la mafia. Sono sbarcati in mille questa mattina a Palermo intorno alle 8, nel giorno della memoria, per il 14esimo anniversario della strage di Capaci, nella quale morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Sono studenti di scuole medie e superiori, provenienti da tutta Italia, ritrovatisi ieri al porto di Civitavecchia per imbarcarsi sulla prima "Nave della legalità".
Un viaggio speciale organizzato dalla Fondazione Giovanni e Francesco Falcone, e inserita nell'ambito di "Verso sud", tour della legalità realizzato dal ministero dell'Interno. Sono stati accolti dalle sorelle Maria e Anna Falcone, dal procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, e dal sindaco, Diego Cammarata. In corteo raggiungeranno l'aula bunker dell'Ucciardone dove si confronteranno con chi combatte ogni giorno la criminalità organizzata.
Loro il giudice Falcone lo hanno conosciuto soprattutto attraverso le parole degli insegnanti. E si sono preparati durante l'anno per questo giorno, lavorando su progetti legati alla legalità. Conoscenza ed entusiasmo: gli ingredienti con i quali affrontano questa giornata importante e con cui vivranno il momento cruciale del "memorial day": il corteo che dall'Ucciardone li porterà all' "Albero Falcone" dove alle 17.58, ora dell'agguato di Capaci, Palermo si fermerà e tutto dovrà per un po' tacere. A parlare saranno i loro slogan: "Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti". "Spezziamo la mafia, riaccendiamo la speranza". "Si può spezzare un fiore ma non si può impedire la primavera".
Ai giovani giunti a Palermo con le magliette bianche, con impressa l'immagine di Giovanni Falcone circondato da ragazzi e la scritta "Il suo lavoro, il nostro presente. Il suo sogno, il nostro futuro", ha voluto subito rivolgere la parola il procuratore Grasso: "È stato meraviglioso vedervi arrivare e vedere l'immagine di Giovanni Falcone che si avvicinava sempre più verso la sua città". "Siete straordinari - dice loro Maria Falcone - voi riaccendete la speranza nel cuore degli adulti. E potrete dire in futuro 'Noi c'eravamo in quel secondo sbarco dei mille. Non vi fermate'", li ha esortati ancora la sorella del magistrato.
Con loro ha viaggiato l'ex ministro Luigi Berlinguer: "Sono combattenti della legalità, ambasciatori dei veri valori. Non sono qui per una gita: hanno studiato, si sono informati, sanno tutto. Rappresentano veramente la speranza del Paese". C'è anche il vice ministro alla Pubblica istruzione, Mariangela Bastico, che lancia subito una proposta: "Per mesi le scuole italiane hanno elaborato lavori e progetti sulla legalità e sulla mafia. Occorre raccogliere questo patrimonio di conoscenze e sensibilità perchè non vada disperso e costituisca una banca dati sulla legalità per le scuole. E la Fondazione Francesca e Giovanni Falcone può essere il centro catalizatore di questo sforzo".
Per questi studenti è prevista una mattinata intensa presso l'aula bunker del carcere Ucciardone, il luogo nel quale, venti anni fa, nel febbraio del 1986, iniziò il maxiprocesso che si concluse con 342 condanne di esponenti di Cosa nostra. In programma momenti di dibattito e confronto, con la partecipazione di esponenti del mondo giudiziario, politico, istituzionale: attesi, tra gli altri, il ministro alla Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, Ilda Boccassini, Giuseppe Ayala, Giancarlo Caselli, Carla del Ponte, Piero Grasso, Gioacchino Natoli, Marcelle Padovani, Giannicola Sinisi, Claudio Martelli. In città c'è anche il ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Seicento bambini, inoltre, saranno coinvolti dal Sap in un torneo sportivo e alle 17.58, ora dell'agguato di Capaci, la città si collegherà in diretta con Aosta dov'è previsto l'arrivo dei ciclisti tedofori del Memorial Day 2006. La giornata si concluderà al Teatro Politeama con l'Orchestra sinfonica siciliana. Mentre la giunta dell'Anm propone la sospensione delle udienze e un momento di raccoglimento nell'aula magna del Palazzo di giustizia, aperto agli avvocati e alla città.
da "la repubblica on line"
Messaggio a Maria Falcone in occasione della ricorrenza della strage
"Il suo esempio ha dato frutti, l'attacco alla Repubblica è stato fermato"
Napolitano nell'anniversario di Capaci
"Il Paese sia unito contro la mafia"
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
ROMA - Contro la mafia ci deve essere "un impegno che deve instancabilmente proseguire e vedere unite le forze sociali e politiche del Paese". Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato a Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso, in occasione dell'anniversario della strage di Capaci.
"Quattordici anni orsono - scrive Napolitano - la strage di Capaci segnò il culmine dell'attacco mafioso contro lo stato democratico. L'angoscia e l'allarme di quelle ore restano incancellabili nella mia memoria". L'Italia, ricorda il capo dello Stato, "fu brutalmente colpita nelle persone di uno dei suoi più degni, combattivi e moderni magistrati, Giovanni Falcone, della sua valorosa consorte e collega Francesca Morvillo, degli agenti Antonio Montinaro, Rocco di Cillo e Vito Schifani dedicatisi alla loro sicurezza".
Ma la battaglia e l'esempio di Giovanni Falcone, prosegue Napolitano, "diedero i loro frutti. L'attacco mafioso alle istituzioni repubblicane fu fermato, L'azione della magistratura e delle forze dell'ordine, nonostante le difficoltà, è continuata con successo, anche se ad un prezzo ancora elevato di rischi e sacrifici. Sono stati anche di recente assicurati alla giustizia alcuni dei più pericolosi capi dell'organizzazione criminale. Le indagini e gli interventi repressivi - si legge ancora nel messaggio - hanno conosciuto nuovi sviluppi, volti a contrastare vecchie e nuove forme di penetrazione e aggressione mafiosa".
"Nel nome di Giovanni e Francesca Falcone, la Fondazione da lei presieduta, cara signora Maria, - conclude Napolitano - ha dato e continua a dare un contributo prezioso alla diffusione della cultura della legalità, alla mobilitazione di tutte le forze sane della società e in particolar modo delle generazioni più giovani per la conquista di condizioni di sicurezza e convivenza civile in Sicilia".
da ANSA on line
Strage Capaci, in strada per non dimenticare
PALERMO - Musica, canti, balli: si può dire anche così 'no' alla mafia. Lo hanno fatto le migliaia di ragazzi (5.000 secondo gli organizzatori) che dal carcere dell' Ucciardone hanno raggiunto in corteo l'albero che è diventato il luogo di ritrovo delle commemorazioni che ogni anno ricordano la strage di Capaci.
Siamo un popolo che reagisce - ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso parlando ai ragazzi dal palco allestito in via Notarbartolo - stiamo seguendo l'insegnamento di Falcone che dopo qualunque colpo si rialzava e diceva: prima o poi riusciranno a capire".
Ma in questa giornata di festa le istituzioni hanno preferito avere un ruolo marginale lasciando la scena ai ragazzi. E loro, gli studenti arrivati da tutta Italia con la Nave della legalità, hanno gridato il loro basta alla criminalità alternandosi sul palco in un improvvisato spettacolo di musiche e poesie. "Mai come adesso - ha osservato il consigliere del Csm Luigi Berlinguer, attivo sostenitore di questa iniziativa - hanno sostituito le parole così bene. La 'joie de vivre' di questi ragazzi è stata più eloquente di mille dichiarazioni". I ragazzi dunque sono stati i veri protagonisti della giornata e Maria Falcone, la sorella del giudice palermitano, ne ha premiati alcuni: i ragazzi di 'Addio pizzo', il comitato antiracket nato a Palermo due anni fa, e gli ormai famosi Ragazzi di Locri, quelli che hanno reagito all'omicidio di Fortugno con il provocatorio invito 'E adesso ammazzateci tutti'.
Confusi tra la folla magistrati del tribunale di Palermo, tra cui Alfredo Morbillo, fratello della moglie di Falcone, Rita Borsellino e don Ciotti, arrivato da Torino per partecipare a questo evento. L'atmosfera di festa si è interrotta soltanto quando, dalla tromba della fanfara della polizia alle 17.58, ora della strage di Capaci, sono uscite le prime note del Silenzio.
Guarda la galleria fotografica di repubblica.it - clicca qui
LE RELAZIONI DEGLI INQUIRENTI
In Liguria la ‘ndrangheta ha messo radici
Nel corso dei lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso sono stati ascoltati numerosi investigatori e magistrati che hanno spiegato l’attività delle forze dell’ordine e le misure di prevenzione e di repressione adottate nel corso degli ultimi anni. Relativamente alla criminalità organizzata i origine calabrese la dottoressa Anna Canepa, sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Genova, nella sua esposizione ha confermato la presenza radicata, nel territorio ligure, di calabresi collegati alla ‘ndrangheta e in particolare di “un’indagine che non ha sortito alcun effetto giudiziario”.DIETRO LA COSTRUZIONE DI UNA SCUOLA A BUSALLA
APPALTO CON “PIZZO” E SCONTO
Per ammorbidire le pretese di un clan calabrese l’impresa chiede aiuto alla Camorra
La vicenda è stata scoperta dai Carabinieri del Ros ed è riportata pari pari nella relazione conclusiva della Commissione Parlamentare di inchiesta. In ballo un appalto da tre milioni di euro.
Un accordo tra mafiosi per concedere ad un azienda edile… sconto sul “pizzo”. Succede anche questo nella provincia genovese che alcuni magistrati dell’Antimafia garantiscono “immune” da infiltrazioni della criminalità organizzata. Una storia per certi versi assurda, eppure confermata da un indagine riservata della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova e riportata pari pari nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso.
Il teatro della vicenda è Busalla, il centro più importante della Valle Scrivia, appena oltre il passo dei Giovi, una ventina di chilometri da Genova. I fatti risalgono al 2003 quando alcuni esponenti della malavita calabrese cercano prima di subentrare poi di ottenere il “pizzo” su un appalto per un lavoro di circa 3 milioni di euro per la ricostruzione di una struttura scolastica. La ditta vincitrice dell’appalto, di Giuliano in Campania, si rivolge a un clan camorristico per essere tutelata. I calabresi, venuti a conoscenza di questo, a loro volta contattano elementi del clan Mallardo, di Giuliano, per raggiungere un accordo con la controparte e far pagare alla ditta una somma minima. In altre parole, l’impresa campana si ritrova a dover versare alla ‘ndrangheta il 7% invece del 10% del valore complessivo dell’appalto. Tutto grazie a un accordo raggiunto tra camorristi e ‘ndranghetisti quasi unico nel panorama italiano. E poco importa se nel corso delle “trattative” tra mafioso, siano stati appicati un paio di incendi a Busalla per minacciare i responsabili dell’azienda edile. Gli investigatori del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) dei Carabinieri hanno documentato ogni passaggio, ogni episodio, ogni incontro con scrupolosa attenzione eppure i magistrati non hanno ritenuto di dover procedere nei confronti dei responsabili, archiviando l’intera vicenda.
Ad ogni modo, l’episodio di Busalla viene definito “sintomatico” dalla Commissione Parlamentare di inchiesta quando si dice che “attraverso l’attività investigativa sono stati raccolti elementi, di grande interesse, che hanno consentito di individuare delle propaggini della ‘ndrangheta e di avere la riprova dell’esistenza fisica non solo di esponenti, ma di vere e proprie strutture sul territorio. Scoprire queste strutture è stato particolarmente importante poiché in Calabria è facilmente attribuibile l’appartenenza di un soggetto a una ben determinata cosca, mentre al nord la situazione è molto più confusa ed è difficile definire le varie collocazioni per la presenza di “alleanze” non realizzabili nelle zone tradizionalmente interessate dal fenomeno mafioso“. In particolare, il Ros ha individuato “almeno cinque ‘locali’ (la cellula base dell’organizzazione ‘ndranghetista, ndr.) a Genova, a Lavagna, a Busalla , Sarzana e a Ventimiglia, che gestiscono i collegamenti con le similari strutture francesi esistenti a Mentone e Nizza. Inoltre è stata scoperta una sorta di “ camera di compensazione “ che coordina le attività dei gruppi nella regione e nel Piemonte.
La ‘ndragheta, che dispone di una elevata autonomia operativa locale anche se vincolata dalle direttive strategiche delle cosche originale ha esteso il suo primato al capoluogo regionale, alla riviera di ponente (Ventimiglia, Varazze, Alberga, Taggia e Busalla ove sono risultate attive strutture composte da esponenti provenienti dalla Piana di Gioia Tauro ) ed alla riviera di levante ( Lavagna, soprattutto, dove sono attive cellule composte da esponenti della fascia Ionica calabrese ).
Ma c’è di più: Attraverso le “ camere di controllo “, le organizzazioni criminali assicurano, in qualche modo, la protezione mafiosa soggetti incaricati di riciclare gli ingenti profitti provenienti dai traffici illeciti commessi nelle regioni di origini. Tutto questo emerge da un’indagine condotta dalla DDA di Reggio Calabria a carico di alcuni elementi di primo piano della ‘ndrangheta, i quali assicuravano appoggio, protezione e copertura ad un nutrito gruppo di persone, operanti in Liguria, incaricato di riciclare, con tecniche di avanguardia e con truffe sofisticate, i proventi dell’attività delittuosa commessa in Calabria.
Simone Traverso
I TENTACOLI DELLA “PIOVRA”
L’usura come strumento per il riciclaggio
Una gang, sgominata recentemente dalla finanza, applicava tassi medi di interesse pari al 120% annuo.
Non solo appalti, droga, prostituzione e lavoro “nero”. La criminalità organizzata ha scelto la Liguria come centro per il riciclaggio del denaro “sporco”. Uno strumento tipico utilizzato per il riciclaggio è l’usura e gli inquirenti sono convinti che esista una sorta di “cupola” che gestisce ingenti patrimoni e che opera grazie alla consulenza finanziaria di un importante funzionario, direttore della “private banking” di un istituto di credito. L’indiscrezione è tuttora oggetto d’indagine, come confermato dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno mafioso.
“Recentemente, il Gruppo di Investigazioni sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza (GICO) ha concluso un’indagine che ha permesso di disarticolare un’organizzazione criminale che operava nel genovese ed applicava tassi medi d’interesse pari al 120% annuo – scrivono i ‘commissari’ -. Nel contesto dell’operazione sono stati sequestrati beni mobili ed immobili ed eseguite ordinanze di custodia cautelare. Attraverso altre indagini è stata anche evidenziata l’acquisizione di alcune aziende del genovese da parte di usurai. Questo un fenomeno di recrudescenza nell’area: in momenti di difficoltà economica molti operatori commerciali, vedendosi negato l’accesso ai canali istituzionali finanziari, si trovano nella necessità di dover contattare usurai. Indagini in corso avvalorano l’ipotesi che questi operino collegati tra di loro e si avvalgano, per la gestione degli ingenti patrimoni di cui dispongono, della ‘consulenza finanziaria’ di un importante funzionario, direttore della “private banking”, di un istituto di credito”. Nel corso delle audizioni davanti alla Commissione il Maggiore della Guardia di Finanza Dario Solombrino, comandate del GICO di Genova, ha dichiarato che: “Il contrasto al crimine organizzato non può prescindere da un’aggressione di tipo economico-patrimoniale, considerate le capacità che queste organizzazioni hanno nell’accumulare cospicui proventi illeciti e la possibilità, attraverso le moderne tecnologie, di trasferire capitali, in tempo reale, in ogni parte del globo. Ogni accumulazione di ricchezza illecita è vulnerabile nel momento in cui sorge la necessità di investire nel circuito dell’economia legale, poiché i capitali devono passare attraverso i canali istituzionali e dell’intermediazione finanziaria. E’ in questi settori specifici che l’attività informativa e la preparazione professionale degli investigatori devono essere costantemente sviluppate, per avere la capacità di leggere ed analizzare le segnalazioni antiriciclaggio provenienti dagli istituti di credito, nella considerazione che il “riciclaggio” è un reato tra i più difficili da accertare e da provare. Il periodo di tempo che trascorre, non meno di un anno, tra l’operazione sospetta fatta presso un istituto di credito e la segnalazione agli uffici di polizia competenti rappresenta una delle maggiori difficoltà da superare e permettere ai riciclatori di correre ai ripari. Nel nostro ordinamento non sono ancora contemplate norme che impongano al “colletto bianco” che acquista in contanti un bene, di qualsivoglia natura e valore esso sia, l’onere di provare la provenienza dei soldi”.
"La sinistra non mi sembra diversa..."
CEMENTO SAVONA, I FULMINI DI SANSA
Attacchi al presidente dell'Autorità portuale RinoCanavese e all'assessore Ruggeri
Gi affari della moglie dell'onorevole, del figlio del geometra e del re dello spumante
DAL NOSTRO INVIATO MARCO PREVE
SAVONA—«Non vedo alcuna differenza tra la sinistra savonese e la destra. Il presidente dell'Autorità portuale, Rino Canavese, si permette in un'intervista di definire "letame" i dubbi e le legittime domande dei cittadini sulle iniziative edilizie. L'ex sindaco e presidente Coop Carlo Ruggeri non sembra rilevare la sua "incompatibilità berlusconiana" quando da neo assessore all'urbanistica va a concludere l'iter di pratiche da lui stesso avviate». Venerdì sera, nella sala di villa Cambiaso a Savona, Adriano Sansa è stato autore di un durissimo intervento, trasformatosi in appello morale («Bisogna agire fermamente almeno per salvare Albissola»), sulla colata di cemento che sta sommergendo la città della Torretta. Sansa ha preso la parola come privato cittadino, nel corso del dibattito seguito alla proiezione, organizzata dalla
coalizione "Noi per Savona", della pellicola "Le mani sulla città", il film di Francesco Rosi contro gli speculatori napoletani degli anni 60. E non è l'unica pesantissima accusa. «Siamo di fronte - dicono Patrizia Turchi e Franco Astengo, ideatori della coalizione "A Sinistra per Savona" - a un governo oligarchico che sta completando l'opera del teardismo, consegnàndo il lungo processo di deindustrializzazione alla speculazione edilizia».
Sansa ha parlato dei discussi progetti Bofill - grattacieli e palazzi sulle aree portuali e dell'ex Ital-sider - e di quello della Margonara, il porticciolo turistico tra Savona e Albissola con un grattacielo di 120 metri a picco sul mare disegnato dall'architetto più amato dalla sinistra, Massimiliano Fuksas.
« A cosa serve questa quantità di cemento che cambierà il profilo della città e della costa? - ha chiesto Sansa -. Quale rapporto, quale continuità c'è tra questi grattacieli e queste "dighe" con il centro storico, con i tesori d'arte e cultura della città.
Che relazione hanno con le esigenze abitative?
Con i prezzi a 10-12 mila euro a metro quadro arriveranno solo dei ricchi, mentre Savona avrebbe bisogno di soldi per i servizi sociali e per ristrutturare le case già esistenti. Siamo per la modernità, ma che sia intelligente, rispetto sa dell'mbiente e della storia del luogo, e che non alteri le proporzioni».
Una battaglia difficile quella contro il cemento, in una città diventata terra di conquista per i costruttori. E sono in molti a prendervi parte. Come ad esempio Patrizia Giallombardo, allenatrice nazionale delle squadre di sincro, nonché moglie del deputato ds Massimo Zunino, rieletto dopo un passato di amministratore comunale ed assessore all'Urbanistica. Giallombardo, assieme a Simone Rossi, figlio del geometra capo del Comune, ha creato nel 2003 la Sea Extension, società immobiliare che ha operato nell'area della vecchia Darsena, e di cui deteneva quote anche Mario Vezzoso, architetto e assessore urbanistica di Albissola Superiore. La Sea Extension si è poi fusa con un gruppo di intraprendenti costruttori capitanati da Ottavio Riccadonna, erede della casa vinicola. Nella Colonie Cremonesi, con l'industriale di Canelli ci sono ingegneri e commercialisti che hanno sviluppato l'elitario progetto di Colletta di Castelbianco nell'entroterra di Albenga e poi Vincenzo Ricotta, presidente di Arcigola e Slowfood di Savona.
Tutto questa frenesia immobiliare ha prodotto anche qualche colpo basso. Sul sito ufficiale di "A Sinistra per Savona" si ironizza, anagrammandone i nomi, su presunte attività immobiliari in Spagna dell'ex sindaco Carlo Ruggeri e del geometra capo del Comune Ennio Rossi. «Ignobili falsità, di chi politicamente non rappresenta nessuno», chiosa Ruggeri annunciando querele. A fine maggio Savona deve eleggere il suo nuovo sindaco, e il dibattito sul cemento può fare la differenza.
IL RETROSCENA
Quel manager della Margonara ' che finì in carcere per fondi neri
NEL 2003 venne arrestato dalla magistratura francese per fondi neri creati con operazioni inesistenti. Pierre Noiray è l'amministratore delegato della Jean Spada, grande società di Nizza partner del gruppo di Giovanni Gambardella nel progetto del porto turistico della Margonara commissionato all'architetto Fukas. Particolare interessante, che scrisse il Nice Matin, le false consulenze erano riconducibili a por-ticcioli in Tunisia e in Italia. Fondi neri che, secondo l'accusa dell'epoca, servivano a foraggiare un parlamentare di destra fedelissimo di Nicolas Sarkozy.
Il film
IL CRITICO
Tatti Sanguinetti ha paragonato Savona alla Napoli di "Le mani sulla città"
Teardo
PARAGONE
È durissimo quello di Turchi e Astengo: "La seconda fase del teardismo"
Architetti
BOFILL
Gon Fuksas, architetti di fama mondiale, sono coinvolti in aspre polemiche
dal sito terrelibere.org
Emergenza 'ndrangheta
Lamezia Terme circondata dalla mafia
Calabria. La terza città calabrese al centro di racket, omicidi, furti e episodi di bullismo di ogni tipo.
La prevalenza del cretino. Ovvero la fiction su Giovanni Falcone censurata dalla Rai. Per ragioni, testuale, «di par condicio». «La prevalenza del cretino» fu, molti anni fa, il titolo di un fortunato libro di Fruttero e Lucentini.
I due autori volevano simpaticamente denunciare come la nostra vita quotidiana sia dominata o condizionata nei suoi snodi decisivi dalla presenza di un cretino. Uno qualsiasi. Uno a caso. Non cattivo e nemmeno temporaneamente in malafede. Ma semplicemente, tecnicamente, un cretino. Teorizzarono anche come per il cretino, per molteplici ragioni, le porte della carriera siano normalmente più aperte che per gli altri. Non so se Giovanni Falcone abbia mai avuto modo di conoscere Fruttero e Lucentini. Credo però che, su questa specifica teoria, registrasse con loro una profonda affinità elettiva. Richiesto di indicare quale giudice fosse il male minore per le sue fatiche istruttorie, se un giudice mafioso, un giudice corrotto o un giudice cretino, rispose infatti senza esitazione che l’importante era non trovarsi in aula un giudice cretino. «È la categoria peggiore», aggiunse sorridendo all’interlocutore.
Purtroppo Falcone trova giudici cretini anche da morto. E non solo nelle aule giudiziarie. Ma anche, come in questo caso, a Raiuno. Non sappiamo, non vogliamo sapere che nome e che sembianze abbia il cretino in questione. Se ci interessasse, gli faremmo la grazia immensa di traslocarlo in un’altra, comunque più nobile, categoria di persone. Il cretino è in effetti - per definizione quasi - anonimo. È privo di anima, non ce l’ha né buona né cattiva. E generalmente non è un singolo. È una filiera, una catena, una costellazione. Che recita in un infinito gioco di specchi.
Parte, ad esempio, con un tale che si chiede perché si debba mai fare una nuova fiction sulla mafia. E che si consulta con un suo simile, pronto ad aggiungere che quando è in vista dell’estate la gente vuole divertirsi, mica vuole pensare alle stragi di mafia. Il cretino uno e bino va poi al bar e incontra un suo clone (vestito diversamente, s’intende, mica abbiamo l’omologazione degli individui come nei regimi comunisti) e gli chiede se a suo avviso abbia senso mandare in onda una fiction su Falcone. Falcone chi?, chiede il clone più giovane sorseggiando l’aperitivo. Prontamente informato, tradisce perplessità anche lui. Ma perché il servizio pubblico dovrebbe dare spazio a queste vicende? per mostrare un’immagine eroica dei magistrati? Ma questo è condizionamento culturale, la gente ne ha le scatole piene dei magistrati, lo sapete quando dura un processo civile? Il clone cretino non lo sa quanto duri, ma la frase l’ha sentita dire e gli è piaciuta un sacco. Ma non vi suggerisce nulla, insiste, che Berlusconi attaccando i magistrati abbia quasi vinto le elezioni?
I suoi simili, riuniti a lui d’intorno, annuiscono gravemente. Così il clone conclude lieto per il collega più anziano che la Rai non può prestarsi a queste operazioni propagandistiche. L’anziano risale su in
ufficio, poi telefona al piano superiore. E da qui la faccia numero 16 o 17 o 18 del cretino, perché il cretino cambia faccia in continuazione, ne ha un campionario sterminato, lo conferma nella sua contrarietà: ma proprio in campagna elettorale bisogna farla questa benedetta fiction? L’obiezione rimbalza tra gli uffici e tra i piani. C’è un cretino siciliano che imprime infine il giusto tono drammatico alla conversazione. «Minchia», grida, «ma quali elezioni amministrative, le elezioni in Sicilia ci sono!» il Gran Cretino a questo punto, appena un sottoposto prende l’ascensore per riferirgli la gravità della coincidenza, si agita più di prima. Sbriciola per l’ansia il sigaro appeso tra le labbra e si mette in contatto con un parigrado della sua più grande categoria di appartenenza. L’indignazione per la coincidenza fa il paio con il panico per le possibili conseguenze politiche di un via libera alla fiction. Capita pure che nella discussione che avviene un po’ a tamburello tra gli uffici di Rai1 abbiano modo di intervenire anche alcune persone normali. Invano uno di loro, un giovane dirigente, obietta che il 23 maggio è l’anniversario della morte di Falcone. Questa, dice, è la vera coincidenza. Che ne poteva sapere Falcone, nel ’92, che quattordici anni dopo ci sarebbero state le elezioni in Sicilia il 28 di maggio? Fosse stato per lui, anzi, ne avrebbe fatto volentieri a meno di quel 23. E poi non fu forse ucciso addirittura durante le elezioni per il presidente della Repubblica? Altro che regionali siciliane.
La sua obiezione, naturalmente, infastidisce un po’ i superiori. Ma lo sai chi è candidato alla presidenza della Regione Sicilia?, lo rimbrotta in movimento il caleidoscopio delle facce del cretino. È Rita Borsellino, la figlia del giudice amico di Falcone, ucciso insieme a lui, lo so perché gli hanno dedicato l’aeroporto di Palermo a tutti e due. Non è la figlia, lo corregge un redattore è la moglie. Hanno stufato, queste vedove, commenta allora un capostruttura. No, è la sorella, precisa un redattore maliziosamente soprannominato dai colleghi «enciclopedia».
D’accordo, un familiare, conviene il dirigente. Resta il fatto che gli faremmo propaganda. E noi dobbiamo rispettare la par-condicio. Par-condicio, capite? Ossia una legge precisa. È a questo punto che un redattore normale, anzi dotato di qualche qualità satirica che usa a intermittenza non ci vede più ed esclama: «E allora mandiamo in onda una fiction anche su Totò Riina. Così siamo pari, no?». Non ride nessuno, però.
Nei corridoi, anzi, scende il gelo. Ma lo sai che contro la Borsellino c’è Cuffaro?, lo strapazzano. E allora?, chiede il redattore. Non è quello che ha messo ovunque il manifesto che «la mafia fa schifo»? che paura dovrebbe avere di Falcone? Il cretino collettivo tace un momento. Si sa, questo proprio in Raiuno lo sanno tutti perché c’è l’ordine tassativo di non parlarne, che questo tal Cuffaro ha dei guai con la giustizia. E proprio per mafia. Perciò replica a tambur battente: «E noi dovremmo, mentre Cuffaro si candida, mandare in onda una fiction che parla dei magistrati uccisi dalla mafia? Dovremmo creargli apposta questo incidente giusto a cinque giorni dal voto?».
Le tante facce del cretino televisivo sembrano ormai convinte da questo interrogativo tanto perentorio. Già, la par-condicio - una legge, ci mancherebbe, mica noi, mica Raiuno - richiede che quel Cuffaro non possa presentarsi ai suoi elettori con quell’odore acre di morte sullo sfondo.
Perché mettergli dietro uno scenario di violenza, quando, fosse per lui, si bacerebbe l’umanità intera?
Rimane solo, chissà perché, nell’aria un dubbio sottile; quasi un ingiusto senso di colpa, che ognuno dei presenti fatica a rimuovere. Ci vuole l’intervento di un cretino in fama di bontà per ridare a tutti la giusta tranquillità interiore: e poi perché, chiede infatti egli retoricamente, dovremmo rifare rivivere quei momenti tragici, riaprire quel dolore immenso alla Borsellino, proprio mentre ha bisogno della massima concentrazione in vista del traguardo finale della campagna elettorale?
Perché ferirla negli affetti mentre chiede il voto dei siciliani? Già, vero. Proprio vero. Sicché tutti si danno gioiosamente di gomito, di spalle e di ammiccamenti oculari.
Insomma, il cretino collettivo ora si compiace; di quel compiacimento, di quella voluttà, che solo il cretino sa esibire quando decide, coscienziosamente, delle cose da cretino. Alla fine decidono di sostituire Falcone con un film d’autore, «La sposa cinese». Auguri a lei. Speriamo solo che non metta al mondo dei cretini.


L'AZIENDA
CHE HA
RESISTITO
ALLA
'NDRANGHETA,
DENUNCIANDO,
COSTRETTA
ALLA
CHIUSURA
PER LE
OMISSIONI
DEL COMUNE
leggi e scarica
gratuitamente
il volume,
in formato.pdf
CLICCA QUI

SCARICA IL
DOSSIER SU
"SARZANA.
Tra sinistra,
'ndrangheta,
speculazioni
(e l'omicidio
in famiglia)"
edizione aggiornata
al 15 MARZO 2015
- formato .pdf -
clicca qui

SCARICA IL
DOSSIER SU
"SLOT & VLT
le inchieste,
la storia,
i nomi e cognomi"
- formato .pdf -
clicca qui
SCARICA IL
DOSSIER SU
"DIANO MARINA
LA COLONIA"
QUELLA STORIA
CHE QUALCUNO
VUOLE
NASCONDERE
RICOSTRUITA
ATTRAVERSO
ATTI E DOCUMENTI
- formato .pdf -
clicca qui

SCARICA IL
DOSSIER SU
"TIRRENO POWER ED
I SUOI COMPLICI"
nel disastro doloso
(ambientale e
sanitario)
- formato .pdf -
clicca qui
SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
SCARICA IL
DOSSIER SU
"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
della Chiesa
- formato .pdf -
clicca qui












