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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
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La nave è giunta in Sicilia per il 14esimo anniversario della morte del giudice. A bordo mille studenti da tutta Italia. "Riaccendiamo la speranza"
Palermo, sbarcano i ragazzi antimafia
"Qui per Falcone e la legalità"
L'arrivo a Palermo della nave della legalità
PALERMO - Hanno le facce un po' stanche, ma allegre e scanzonate. Hanno attraversato il Tirreno per lanciare il loro grido di libertà contro la mafia. Sono sbarcati in mille questa mattina a Palermo intorno alle 8, nel giorno della memoria, per il 14esimo anniversario della strage di Capaci, nella quale morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Sono studenti di scuole medie e superiori, provenienti da tutta Italia, ritrovatisi ieri al porto di Civitavecchia per imbarcarsi sulla prima "Nave della legalità".
Un viaggio speciale organizzato dalla Fondazione Giovanni e Francesco Falcone, e inserita nell'ambito di "Verso sud", tour della legalità realizzato dal ministero dell'Interno. Sono stati accolti dalle sorelle Maria e Anna Falcone, dal procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, e dal sindaco, Diego Cammarata. In corteo raggiungeranno l'aula bunker dell'Ucciardone dove si confronteranno con chi combatte ogni giorno la criminalità organizzata.
Loro il giudice Falcone lo hanno conosciuto soprattutto attraverso le parole degli insegnanti. E si sono preparati durante l'anno per questo giorno, lavorando su progetti legati alla legalità. Conoscenza ed entusiasmo: gli ingredienti con i quali affrontano questa giornata importante e con cui vivranno il momento cruciale del "memorial day": il corteo che dall'Ucciardone li porterà all' "Albero Falcone" dove alle 17.58, ora dell'agguato di Capaci, Palermo si fermerà e tutto dovrà per un po' tacere. A parlare saranno i loro slogan: "Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti". "Spezziamo la mafia, riaccendiamo la speranza". "Si può spezzare un fiore ma non si può impedire la primavera".
Ai giovani giunti a Palermo con le magliette bianche, con impressa l'immagine di Giovanni Falcone circondato da ragazzi e la scritta "Il suo lavoro, il nostro presente. Il suo sogno, il nostro futuro", ha voluto subito rivolgere la parola il procuratore Grasso: "È stato meraviglioso vedervi arrivare e vedere l'immagine di Giovanni Falcone che si avvicinava sempre più verso la sua città". "Siete straordinari - dice loro Maria Falcone - voi riaccendete la speranza nel cuore degli adulti. E potrete dire in futuro 'Noi c'eravamo in quel secondo sbarco dei mille. Non vi fermate'", li ha esortati ancora la sorella del magistrato.
Con loro ha viaggiato l'ex ministro Luigi Berlinguer: "Sono combattenti della legalità, ambasciatori dei veri valori. Non sono qui per una gita: hanno studiato, si sono informati, sanno tutto. Rappresentano veramente la speranza del Paese". C'è anche il vice ministro alla Pubblica istruzione, Mariangela Bastico, che lancia subito una proposta: "Per mesi le scuole italiane hanno elaborato lavori e progetti sulla legalità e sulla mafia. Occorre raccogliere questo patrimonio di conoscenze e sensibilità perchè non vada disperso e costituisca una banca dati sulla legalità per le scuole. E la Fondazione Francesca e Giovanni Falcone può essere il centro catalizatore di questo sforzo".
Per questi studenti è prevista una mattinata intensa presso l'aula bunker del carcere Ucciardone, il luogo nel quale, venti anni fa, nel febbraio del 1986, iniziò il maxiprocesso che si concluse con 342 condanne di esponenti di Cosa nostra. In programma momenti di dibattito e confronto, con la partecipazione di esponenti del mondo giudiziario, politico, istituzionale: attesi, tra gli altri, il ministro alla Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, Ilda Boccassini, Giuseppe Ayala, Giancarlo Caselli, Carla del Ponte, Piero Grasso, Gioacchino Natoli, Marcelle Padovani, Giannicola Sinisi, Claudio Martelli. In città c'è anche il ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Seicento bambini, inoltre, saranno coinvolti dal Sap in un torneo sportivo e alle 17.58, ora dell'agguato di Capaci, la città si collegherà in diretta con Aosta dov'è previsto l'arrivo dei ciclisti tedofori del Memorial Day 2006. La giornata si concluderà al Teatro Politeama con l'Orchestra sinfonica siciliana. Mentre la giunta dell'Anm propone la sospensione delle udienze e un momento di raccoglimento nell'aula magna del Palazzo di giustizia, aperto agli avvocati e alla città.
da "la repubblica on line"
Messaggio a Maria Falcone in occasione della ricorrenza della strage
"Il suo esempio ha dato frutti, l'attacco alla Repubblica è stato fermato"
Napolitano nell'anniversario di Capaci
"Il Paese sia unito contro la mafia"
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
ROMA - Contro la mafia ci deve essere "un impegno che deve instancabilmente proseguire e vedere unite le forze sociali e politiche del Paese". Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato a Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso, in occasione dell'anniversario della strage di Capaci.
"Quattordici anni orsono - scrive Napolitano - la strage di Capaci segnò il culmine dell'attacco mafioso contro lo stato democratico. L'angoscia e l'allarme di quelle ore restano incancellabili nella mia memoria". L'Italia, ricorda il capo dello Stato, "fu brutalmente colpita nelle persone di uno dei suoi più degni, combattivi e moderni magistrati, Giovanni Falcone, della sua valorosa consorte e collega Francesca Morvillo, degli agenti Antonio Montinaro, Rocco di Cillo e Vito Schifani dedicatisi alla loro sicurezza".
Ma la battaglia e l'esempio di Giovanni Falcone, prosegue Napolitano, "diedero i loro frutti. L'attacco mafioso alle istituzioni repubblicane fu fermato, L'azione della magistratura e delle forze dell'ordine, nonostante le difficoltà, è continuata con successo, anche se ad un prezzo ancora elevato di rischi e sacrifici. Sono stati anche di recente assicurati alla giustizia alcuni dei più pericolosi capi dell'organizzazione criminale. Le indagini e gli interventi repressivi - si legge ancora nel messaggio - hanno conosciuto nuovi sviluppi, volti a contrastare vecchie e nuove forme di penetrazione e aggressione mafiosa".
"Nel nome di Giovanni e Francesca Falcone, la Fondazione da lei presieduta, cara signora Maria, - conclude Napolitano - ha dato e continua a dare un contributo prezioso alla diffusione della cultura della legalità, alla mobilitazione di tutte le forze sane della società e in particolar modo delle generazioni più giovani per la conquista di condizioni di sicurezza e convivenza civile in Sicilia".
da ANSA on line
Strage Capaci, in strada per non dimenticare
PALERMO - Musica, canti, balli: si può dire anche così 'no' alla mafia. Lo hanno fatto le migliaia di ragazzi (5.000 secondo gli organizzatori) che dal carcere dell' Ucciardone hanno raggiunto in corteo l'albero che è diventato il luogo di ritrovo delle commemorazioni che ogni anno ricordano la strage di Capaci.
Siamo un popolo che reagisce - ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso parlando ai ragazzi dal palco allestito in via Notarbartolo - stiamo seguendo l'insegnamento di Falcone che dopo qualunque colpo si rialzava e diceva: prima o poi riusciranno a capire".
Ma in questa giornata di festa le istituzioni hanno preferito avere un ruolo marginale lasciando la scena ai ragazzi. E loro, gli studenti arrivati da tutta Italia con la Nave della legalità, hanno gridato il loro basta alla criminalità alternandosi sul palco in un improvvisato spettacolo di musiche e poesie. "Mai come adesso - ha osservato il consigliere del Csm Luigi Berlinguer, attivo sostenitore di questa iniziativa - hanno sostituito le parole così bene. La 'joie de vivre' di questi ragazzi è stata più eloquente di mille dichiarazioni". I ragazzi dunque sono stati i veri protagonisti della giornata e Maria Falcone, la sorella del giudice palermitano, ne ha premiati alcuni: i ragazzi di 'Addio pizzo', il comitato antiracket nato a Palermo due anni fa, e gli ormai famosi Ragazzi di Locri, quelli che hanno reagito all'omicidio di Fortugno con il provocatorio invito 'E adesso ammazzateci tutti'.
Confusi tra la folla magistrati del tribunale di Palermo, tra cui Alfredo Morbillo, fratello della moglie di Falcone, Rita Borsellino e don Ciotti, arrivato da Torino per partecipare a questo evento. L'atmosfera di festa si è interrotta soltanto quando, dalla tromba della fanfara della polizia alle 17.58, ora della strage di Capaci, sono uscite le prime note del Silenzio.
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LE RELAZIONI DEGLI INQUIRENTI
In Liguria la ‘ndrangheta ha messo radici
Nel corso dei lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso sono stati ascoltati numerosi investigatori e magistrati che hanno spiegato l’attività delle forze dell’ordine e le misure di prevenzione e di repressione adottate nel corso degli ultimi anni. Relativamente alla criminalità organizzata i origine calabrese la dottoressa Anna Canepa, sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Genova, nella sua esposizione ha confermato la presenza radicata, nel territorio ligure, di calabresi collegati alla ‘ndrangheta e in particolare di “un’indagine che non ha sortito alcun effetto giudiziario”.DIETRO LA COSTRUZIONE DI UNA SCUOLA A BUSALLA
APPALTO CON “PIZZO” E SCONTO
Per ammorbidire le pretese di un clan calabrese l’impresa chiede aiuto alla Camorra
La vicenda è stata scoperta dai Carabinieri del Ros ed è riportata pari pari nella relazione conclusiva della Commissione Parlamentare di inchiesta. In ballo un appalto da tre milioni di euro.
Un accordo tra mafiosi per concedere ad un azienda edile… sconto sul “pizzo”. Succede anche questo nella provincia genovese che alcuni magistrati dell’Antimafia garantiscono “immune” da infiltrazioni della criminalità organizzata. Una storia per certi versi assurda, eppure confermata da un indagine riservata della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova e riportata pari pari nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso.
Il teatro della vicenda è Busalla, il centro più importante della Valle Scrivia, appena oltre il passo dei Giovi, una ventina di chilometri da Genova. I fatti risalgono al 2003 quando alcuni esponenti della malavita calabrese cercano prima di subentrare poi di ottenere il “pizzo” su un appalto per un lavoro di circa 3 milioni di euro per la ricostruzione di una struttura scolastica. La ditta vincitrice dell’appalto, di Giuliano in Campania, si rivolge a un clan camorristico per essere tutelata. I calabresi, venuti a conoscenza di questo, a loro volta contattano elementi del clan Mallardo, di Giuliano, per raggiungere un accordo con la controparte e far pagare alla ditta una somma minima. In altre parole, l’impresa campana si ritrova a dover versare alla ‘ndrangheta il 7% invece del 10% del valore complessivo dell’appalto. Tutto grazie a un accordo raggiunto tra camorristi e ‘ndranghetisti quasi unico nel panorama italiano. E poco importa se nel corso delle “trattative” tra mafioso, siano stati appicati un paio di incendi a Busalla per minacciare i responsabili dell’azienda edile. Gli investigatori del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) dei Carabinieri hanno documentato ogni passaggio, ogni episodio, ogni incontro con scrupolosa attenzione eppure i magistrati non hanno ritenuto di dover procedere nei confronti dei responsabili, archiviando l’intera vicenda.
Ad ogni modo, l’episodio di Busalla viene definito “sintomatico” dalla Commissione Parlamentare di inchiesta quando si dice che “attraverso l’attività investigativa sono stati raccolti elementi, di grande interesse, che hanno consentito di individuare delle propaggini della ‘ndrangheta e di avere la riprova dell’esistenza fisica non solo di esponenti, ma di vere e proprie strutture sul territorio. Scoprire queste strutture è stato particolarmente importante poiché in Calabria è facilmente attribuibile l’appartenenza di un soggetto a una ben determinata cosca, mentre al nord la situazione è molto più confusa ed è difficile definire le varie collocazioni per la presenza di “alleanze” non realizzabili nelle zone tradizionalmente interessate dal fenomeno mafioso“. In particolare, il Ros ha individuato “almeno cinque ‘locali’ (la cellula base dell’organizzazione ‘ndranghetista, ndr.) a Genova, a Lavagna, a Busalla , Sarzana e a Ventimiglia, che gestiscono i collegamenti con le similari strutture francesi esistenti a Mentone e Nizza. Inoltre è stata scoperta una sorta di “ camera di compensazione “ che coordina le attività dei gruppi nella regione e nel Piemonte.
La ‘ndragheta, che dispone di una elevata autonomia operativa locale anche se vincolata dalle direttive strategiche delle cosche originale ha esteso il suo primato al capoluogo regionale, alla riviera di ponente (Ventimiglia, Varazze, Alberga, Taggia e Busalla ove sono risultate attive strutture composte da esponenti provenienti dalla Piana di Gioia Tauro ) ed alla riviera di levante ( Lavagna, soprattutto, dove sono attive cellule composte da esponenti della fascia Ionica calabrese ).
Ma c’è di più: Attraverso le “ camere di controllo “, le organizzazioni criminali assicurano, in qualche modo, la protezione mafiosa soggetti incaricati di riciclare gli ingenti profitti provenienti dai traffici illeciti commessi nelle regioni di origini. Tutto questo emerge da un’indagine condotta dalla DDA di Reggio Calabria a carico di alcuni elementi di primo piano della ‘ndrangheta, i quali assicuravano appoggio, protezione e copertura ad un nutrito gruppo di persone, operanti in Liguria, incaricato di riciclare, con tecniche di avanguardia e con truffe sofisticate, i proventi dell’attività delittuosa commessa in Calabria.
Simone Traverso
I TENTACOLI DELLA “PIOVRA”
L’usura come strumento per il riciclaggio
Una gang, sgominata recentemente dalla finanza, applicava tassi medi di interesse pari al 120% annuo.
Non solo appalti, droga, prostituzione e lavoro “nero”. La criminalità organizzata ha scelto la Liguria come centro per il riciclaggio del denaro “sporco”. Uno strumento tipico utilizzato per il riciclaggio è l’usura e gli inquirenti sono convinti che esista una sorta di “cupola” che gestisce ingenti patrimoni e che opera grazie alla consulenza finanziaria di un importante funzionario, direttore della “private banking” di un istituto di credito. L’indiscrezione è tuttora oggetto d’indagine, come confermato dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno mafioso.
“Recentemente, il Gruppo di Investigazioni sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza (GICO) ha concluso un’indagine che ha permesso di disarticolare un’organizzazione criminale che operava nel genovese ed applicava tassi medi d’interesse pari al 120% annuo – scrivono i ‘commissari’ -. Nel contesto dell’operazione sono stati sequestrati beni mobili ed immobili ed eseguite ordinanze di custodia cautelare. Attraverso altre indagini è stata anche evidenziata l’acquisizione di alcune aziende del genovese da parte di usurai. Questo un fenomeno di recrudescenza nell’area: in momenti di difficoltà economica molti operatori commerciali, vedendosi negato l’accesso ai canali istituzionali finanziari, si trovano nella necessità di dover contattare usurai. Indagini in corso avvalorano l’ipotesi che questi operino collegati tra di loro e si avvalgano, per la gestione degli ingenti patrimoni di cui dispongono, della ‘consulenza finanziaria’ di un importante funzionario, direttore della “private banking”, di un istituto di credito”. Nel corso delle audizioni davanti alla Commissione il Maggiore della Guardia di Finanza Dario Solombrino, comandate del GICO di Genova, ha dichiarato che: “Il contrasto al crimine organizzato non può prescindere da un’aggressione di tipo economico-patrimoniale, considerate le capacità che queste organizzazioni hanno nell’accumulare cospicui proventi illeciti e la possibilità, attraverso le moderne tecnologie, di trasferire capitali, in tempo reale, in ogni parte del globo. Ogni accumulazione di ricchezza illecita è vulnerabile nel momento in cui sorge la necessità di investire nel circuito dell’economia legale, poiché i capitali devono passare attraverso i canali istituzionali e dell’intermediazione finanziaria. E’ in questi settori specifici che l’attività informativa e la preparazione professionale degli investigatori devono essere costantemente sviluppate, per avere la capacità di leggere ed analizzare le segnalazioni antiriciclaggio provenienti dagli istituti di credito, nella considerazione che il “riciclaggio” è un reato tra i più difficili da accertare e da provare. Il periodo di tempo che trascorre, non meno di un anno, tra l’operazione sospetta fatta presso un istituto di credito e la segnalazione agli uffici di polizia competenti rappresenta una delle maggiori difficoltà da superare e permettere ai riciclatori di correre ai ripari. Nel nostro ordinamento non sono ancora contemplate norme che impongano al “colletto bianco” che acquista in contanti un bene, di qualsivoglia natura e valore esso sia, l’onere di provare la provenienza dei soldi”.
"La sinistra non mi sembra diversa..."
CEMENTO SAVONA, I FULMINI DI SANSA
Attacchi al presidente dell'Autorità portuale RinoCanavese e all'assessore Ruggeri
Gi affari della moglie dell'onorevole, del figlio del geometra e del re dello spumante
DAL NOSTRO INVIATO MARCO PREVE
SAVONA—«Non vedo alcuna differenza tra la sinistra savonese e la destra. Il presidente dell'Autorità portuale, Rino Canavese, si permette in un'intervista di definire "letame" i dubbi e le legittime domande dei cittadini sulle iniziative edilizie. L'ex sindaco e presidente Coop Carlo Ruggeri non sembra rilevare la sua "incompatibilità berlusconiana" quando da neo assessore all'urbanistica va a concludere l'iter di pratiche da lui stesso avviate». Venerdì sera, nella sala di villa Cambiaso a Savona, Adriano Sansa è stato autore di un durissimo intervento, trasformatosi in appello morale («Bisogna agire fermamente almeno per salvare Albissola»), sulla colata di cemento che sta sommergendo la città della Torretta. Sansa ha preso la parola come privato cittadino, nel corso del dibattito seguito alla proiezione, organizzata dalla
coalizione "Noi per Savona", della pellicola "Le mani sulla città", il film di Francesco Rosi contro gli speculatori napoletani degli anni 60. E non è l'unica pesantissima accusa. «Siamo di fronte - dicono Patrizia Turchi e Franco Astengo, ideatori della coalizione "A Sinistra per Savona" - a un governo oligarchico che sta completando l'opera del teardismo, consegnàndo il lungo processo di deindustrializzazione alla speculazione edilizia».
Sansa ha parlato dei discussi progetti Bofill - grattacieli e palazzi sulle aree portuali e dell'ex Ital-sider - e di quello della Margonara, il porticciolo turistico tra Savona e Albissola con un grattacielo di 120 metri a picco sul mare disegnato dall'architetto più amato dalla sinistra, Massimiliano Fuksas.
« A cosa serve questa quantità di cemento che cambierà il profilo della città e della costa? - ha chiesto Sansa -. Quale rapporto, quale continuità c'è tra questi grattacieli e queste "dighe" con il centro storico, con i tesori d'arte e cultura della città.
Che relazione hanno con le esigenze abitative?
Con i prezzi a 10-12 mila euro a metro quadro arriveranno solo dei ricchi, mentre Savona avrebbe bisogno di soldi per i servizi sociali e per ristrutturare le case già esistenti. Siamo per la modernità, ma che sia intelligente, rispetto sa dell'mbiente e della storia del luogo, e che non alteri le proporzioni».
Una battaglia difficile quella contro il cemento, in una città diventata terra di conquista per i costruttori. E sono in molti a prendervi parte. Come ad esempio Patrizia Giallombardo, allenatrice nazionale delle squadre di sincro, nonché moglie del deputato ds Massimo Zunino, rieletto dopo un passato di amministratore comunale ed assessore all'Urbanistica. Giallombardo, assieme a Simone Rossi, figlio del geometra capo del Comune, ha creato nel 2003 la Sea Extension, società immobiliare che ha operato nell'area della vecchia Darsena, e di cui deteneva quote anche Mario Vezzoso, architetto e assessore urbanistica di Albissola Superiore. La Sea Extension si è poi fusa con un gruppo di intraprendenti costruttori capitanati da Ottavio Riccadonna, erede della casa vinicola. Nella Colonie Cremonesi, con l'industriale di Canelli ci sono ingegneri e commercialisti che hanno sviluppato l'elitario progetto di Colletta di Castelbianco nell'entroterra di Albenga e poi Vincenzo Ricotta, presidente di Arcigola e Slowfood di Savona.
Tutto questa frenesia immobiliare ha prodotto anche qualche colpo basso. Sul sito ufficiale di "A Sinistra per Savona" si ironizza, anagrammandone i nomi, su presunte attività immobiliari in Spagna dell'ex sindaco Carlo Ruggeri e del geometra capo del Comune Ennio Rossi. «Ignobili falsità, di chi politicamente non rappresenta nessuno», chiosa Ruggeri annunciando querele. A fine maggio Savona deve eleggere il suo nuovo sindaco, e il dibattito sul cemento può fare la differenza.
IL RETROSCENA
Quel manager della Margonara ' che finì in carcere per fondi neri
NEL 2003 venne arrestato dalla magistratura francese per fondi neri creati con operazioni inesistenti. Pierre Noiray è l'amministratore delegato della Jean Spada, grande società di Nizza partner del gruppo di Giovanni Gambardella nel progetto del porto turistico della Margonara commissionato all'architetto Fukas. Particolare interessante, che scrisse il Nice Matin, le false consulenze erano riconducibili a por-ticcioli in Tunisia e in Italia. Fondi neri che, secondo l'accusa dell'epoca, servivano a foraggiare un parlamentare di destra fedelissimo di Nicolas Sarkozy.
Il film
IL CRITICO
Tatti Sanguinetti ha paragonato Savona alla Napoli di "Le mani sulla città"
Teardo
PARAGONE
È durissimo quello di Turchi e Astengo: "La seconda fase del teardismo"
Architetti
BOFILL
Gon Fuksas, architetti di fama mondiale, sono coinvolti in aspre polemiche
dal sito terrelibere.org
Emergenza 'ndrangheta
Lamezia Terme circondata dalla mafia
Calabria. La terza città calabrese al centro di racket, omicidi, furti e episodi di bullismo di ogni tipo.
La prevalenza del cretino. Ovvero la fiction su Giovanni Falcone censurata dalla Rai. Per ragioni, testuale, «di par condicio». «La prevalenza del cretino» fu, molti anni fa, il titolo di un fortunato libro di Fruttero e Lucentini.
I due autori volevano simpaticamente denunciare come la nostra vita quotidiana sia dominata o condizionata nei suoi snodi decisivi dalla presenza di un cretino. Uno qualsiasi. Uno a caso. Non cattivo e nemmeno temporaneamente in malafede. Ma semplicemente, tecnicamente, un cretino. Teorizzarono anche come per il cretino, per molteplici ragioni, le porte della carriera siano normalmente più aperte che per gli altri. Non so se Giovanni Falcone abbia mai avuto modo di conoscere Fruttero e Lucentini. Credo però che, su questa specifica teoria, registrasse con loro una profonda affinità elettiva. Richiesto di indicare quale giudice fosse il male minore per le sue fatiche istruttorie, se un giudice mafioso, un giudice corrotto o un giudice cretino, rispose infatti senza esitazione che l’importante era non trovarsi in aula un giudice cretino. «È la categoria peggiore», aggiunse sorridendo all’interlocutore.
Purtroppo Falcone trova giudici cretini anche da morto. E non solo nelle aule giudiziarie. Ma anche, come in questo caso, a Raiuno. Non sappiamo, non vogliamo sapere che nome e che sembianze abbia il cretino in questione. Se ci interessasse, gli faremmo la grazia immensa di traslocarlo in un’altra, comunque più nobile, categoria di persone. Il cretino è in effetti - per definizione quasi - anonimo. È privo di anima, non ce l’ha né buona né cattiva. E generalmente non è un singolo. È una filiera, una catena, una costellazione. Che recita in un infinito gioco di specchi.
Parte, ad esempio, con un tale che si chiede perché si debba mai fare una nuova fiction sulla mafia. E che si consulta con un suo simile, pronto ad aggiungere che quando è in vista dell’estate la gente vuole divertirsi, mica vuole pensare alle stragi di mafia. Il cretino uno e bino va poi al bar e incontra un suo clone (vestito diversamente, s’intende, mica abbiamo l’omologazione degli individui come nei regimi comunisti) e gli chiede se a suo avviso abbia senso mandare in onda una fiction su Falcone. Falcone chi?, chiede il clone più giovane sorseggiando l’aperitivo. Prontamente informato, tradisce perplessità anche lui. Ma perché il servizio pubblico dovrebbe dare spazio a queste vicende? per mostrare un’immagine eroica dei magistrati? Ma questo è condizionamento culturale, la gente ne ha le scatole piene dei magistrati, lo sapete quando dura un processo civile? Il clone cretino non lo sa quanto duri, ma la frase l’ha sentita dire e gli è piaciuta un sacco. Ma non vi suggerisce nulla, insiste, che Berlusconi attaccando i magistrati abbia quasi vinto le elezioni?
I suoi simili, riuniti a lui d’intorno, annuiscono gravemente. Così il clone conclude lieto per il collega più anziano che la Rai non può prestarsi a queste operazioni propagandistiche. L’anziano risale su in
ufficio, poi telefona al piano superiore. E da qui la faccia numero 16 o 17 o 18 del cretino, perché il cretino cambia faccia in continuazione, ne ha un campionario sterminato, lo conferma nella sua contrarietà: ma proprio in campagna elettorale bisogna farla questa benedetta fiction? L’obiezione rimbalza tra gli uffici e tra i piani. C’è un cretino siciliano che imprime infine il giusto tono drammatico alla conversazione. «Minchia», grida, «ma quali elezioni amministrative, le elezioni in Sicilia ci sono!» il Gran Cretino a questo punto, appena un sottoposto prende l’ascensore per riferirgli la gravità della coincidenza, si agita più di prima. Sbriciola per l’ansia il sigaro appeso tra le labbra e si mette in contatto con un parigrado della sua più grande categoria di appartenenza. L’indignazione per la coincidenza fa il paio con il panico per le possibili conseguenze politiche di un via libera alla fiction. Capita pure che nella discussione che avviene un po’ a tamburello tra gli uffici di Rai1 abbiano modo di intervenire anche alcune persone normali. Invano uno di loro, un giovane dirigente, obietta che il 23 maggio è l’anniversario della morte di Falcone. Questa, dice, è la vera coincidenza. Che ne poteva sapere Falcone, nel ’92, che quattordici anni dopo ci sarebbero state le elezioni in Sicilia il 28 di maggio? Fosse stato per lui, anzi, ne avrebbe fatto volentieri a meno di quel 23. E poi non fu forse ucciso addirittura durante le elezioni per il presidente della Repubblica? Altro che regionali siciliane.
La sua obiezione, naturalmente, infastidisce un po’ i superiori. Ma lo sai chi è candidato alla presidenza della Regione Sicilia?, lo rimbrotta in movimento il caleidoscopio delle facce del cretino. È Rita Borsellino, la figlia del giudice amico di Falcone, ucciso insieme a lui, lo so perché gli hanno dedicato l’aeroporto di Palermo a tutti e due. Non è la figlia, lo corregge un redattore è la moglie. Hanno stufato, queste vedove, commenta allora un capostruttura. No, è la sorella, precisa un redattore maliziosamente soprannominato dai colleghi «enciclopedia».
D’accordo, un familiare, conviene il dirigente. Resta il fatto che gli faremmo propaganda. E noi dobbiamo rispettare la par-condicio. Par-condicio, capite? Ossia una legge precisa. È a questo punto che un redattore normale, anzi dotato di qualche qualità satirica che usa a intermittenza non ci vede più ed esclama: «E allora mandiamo in onda una fiction anche su Totò Riina. Così siamo pari, no?». Non ride nessuno, però.
Nei corridoi, anzi, scende il gelo. Ma lo sai che contro la Borsellino c’è Cuffaro?, lo strapazzano. E allora?, chiede il redattore. Non è quello che ha messo ovunque il manifesto che «la mafia fa schifo»? che paura dovrebbe avere di Falcone? Il cretino collettivo tace un momento. Si sa, questo proprio in Raiuno lo sanno tutti perché c’è l’ordine tassativo di non parlarne, che questo tal Cuffaro ha dei guai con la giustizia. E proprio per mafia. Perciò replica a tambur battente: «E noi dovremmo, mentre Cuffaro si candida, mandare in onda una fiction che parla dei magistrati uccisi dalla mafia? Dovremmo creargli apposta questo incidente giusto a cinque giorni dal voto?».
Le tante facce del cretino televisivo sembrano ormai convinte da questo interrogativo tanto perentorio. Già, la par-condicio - una legge, ci mancherebbe, mica noi, mica Raiuno - richiede che quel Cuffaro non possa presentarsi ai suoi elettori con quell’odore acre di morte sullo sfondo.
Perché mettergli dietro uno scenario di violenza, quando, fosse per lui, si bacerebbe l’umanità intera?
Rimane solo, chissà perché, nell’aria un dubbio sottile; quasi un ingiusto senso di colpa, che ognuno dei presenti fatica a rimuovere. Ci vuole l’intervento di un cretino in fama di bontà per ridare a tutti la giusta tranquillità interiore: e poi perché, chiede infatti egli retoricamente, dovremmo rifare rivivere quei momenti tragici, riaprire quel dolore immenso alla Borsellino, proprio mentre ha bisogno della massima concentrazione in vista del traguardo finale della campagna elettorale?
Perché ferirla negli affetti mentre chiede il voto dei siciliani? Già, vero. Proprio vero. Sicché tutti si danno gioiosamente di gomito, di spalle e di ammiccamenti oculari.
Insomma, il cretino collettivo ora si compiace; di quel compiacimento, di quella voluttà, che solo il cretino sa esibire quando decide, coscienziosamente, delle cose da cretino. Alla fine decidono di sostituire Falcone con un film d’autore, «La sposa cinese». Auguri a lei. Speriamo solo che non metta al mondo dei cretini.
Democrazia e Legalità – 13.05.06
Il 7 maggio la Digos di Cosenza si è presentata nella sede del quotidiano “Calabria ora”, diretto da Paride Leporace e ha sequestrato la relazione conclusiva dell’inchiesta amministrativa riguardante l’ASL di Locri, ordinata dal ministro Pisanu, nell’ambito delle indagini sul delitto Fortugno, affidata al prefetto Paola Basilone e ad altri due funzionari dello Stato. I risultati dell’inchiesta avevano indotto il ministro a sciogliere l’ASL di Locri per mafia. Consegnata al superprefetto De Sena e quindi al ministro dell’interno, alcuni giorni prima delle elezioni, la relazione era stata “classificata” e cioè secretata. In altre parole era stato deciso che non si potesse pubblicare. Io stesso avevo scritto una lettera aperta a Pisanu, pubblicata da tutti i giornali calabresi, chiedendo di pubblicarla, ma i collaboratori del gabinetto del ministro mi avevano detto che sarebbe rimasta segreta anche se l’avesse chiesta la commissione antimafia del parlamento. Il che mi ha fatto trasecolare. Come mai? Cosa osta alla pubblicazione di un documento amministrativo, scritto a conclusione di una indagine amministrativa da una commissione che a differenza delle commissioni di inchiesta del Parlamento non aveva i poteri della magistratura? E perché, invece, è necessario che i cittadini, le istituzioni e i politici sappiano cosa c’è scritto in quel documento? Per capirlo è sufficiente leggere la prima parte della relazione pubblicata dal quotidiano di Leporace alla quale avrebbero dovuto seguire altre due puntate. Spesa pubblica contro ogni regola, violazione di tutte le leggi antimafia, assunzioni dei figli dei boss più potenti dello Ionio, convenzioni con strutture private pagate il doppio, il triplo contro la legge, i cui titolari sono stati condannati o sono inquisiti per reati gravissimi come l’associazione mafiosa, strutture per le quali erano già scattate le misure di prevenzione patrimoniale e di sequestro dei beni; spartizione delle assunzioni equamente divise tra le due cosche più importanti di Locri. Il tutto nel silenzio totale di tutti: amministratori, funzionari amministrativi e della direzione sanitaria, di cui fa parte la signora Laganà, oggi parlamentare della repubblica, consiglieri e assessori regionali, parlamentari nazionali ecc. In nessun paese democratico del mondo si sarebbe potuto verificare quanto in maniera argomentata e documentata racconta la relazione Basilone. I dati più macroscopici della illegalità e della criminalità che si è protratta per decenni nella latitanza dello Stato e nella viltà di chi aveva il dovere di parlare e intervenire sono questi: la spesa complessiva dell’ASL negli anni 2000-2005 è stata di 88 milioni e 227 mila euro, il doppio di quanto le norme regionali avrebbero consentito. Una parte di questi soldi sono stati spesi per convenzioni con 27 strutture private ( centri medici, laboratori di analisi e di radiologia ecc). Nelle otto pagine pubblicate si legge che per circa 135000 abitanti sono stati pagati 11.224.919 interventi e che ogni cittadino sarebbe ricorso alle strutture private convenzionate 13’96 volte all’anno!.Chi erano i soci e i titolari di queste strutture? Medici e altri professionisti, legati alle cosche della ndrangheta, arrestati alcuni e condannati o inquisiti per reati gravissimi, che vanno dall’associazione mafiosa all’usura. A nessuno è stato chiesto, come prevede la legge, il certificato antimafia. Inoltre alcune strutture erano state già sotto sequestro in base alla legge sulla confisca dei beni. I funzionari interrogati dai commissari hanno confessato che erano consapevoli di violare la legge, ma hanno taciuto per motivi di ordine pubblico. Sic! L’assunzione di 76 persone da parte di due cooperative che si occupano di pulizia dei locali è stata spartita tra le due cosche dominanti a Locri: Cordì e Cataldo, ma partecipavano al banchetto della spesa pubblica, in un modo o nell’altro, anche le cosche Nirta, Barbaro, Commisso, Aquino, Mazzaferro-Ierinò, Morabito- Palamara- Bruzzaniti, Strangio ecc. Insomma, erano loro lo Stato che in Calabria ha le sue leggi e le impone con efficienza, rapidità e, soprattutto, con violenza. Lasciano perplessi anche i ritardi della nuova giunta regionale dal momento che le convenzioni con le strutture private scadute nel 2005 erano ancora in vigore nel febbraio del 2006. Coma mai? Eppure le persone erano note, la trattativa privata imperversava, i finanziamenti splafonavano, i certificati antimafia mancavano. A questo punto il meno che si possa chiedere al ministro Pisanu, finchè resta al Viminale, è di pubblicare la relazione o comunque di spiegare con chiarezza le ragioni della segretezza, dal momento che ogni giorno di più diventa chiaro il legane tra l’uccisone di Fortugno e gli affari della sanità. A Prodi chiediamo di occuparsi con impegno del problema Locri e della Calabria che è tutt’uno con quello della ndrangheta, definita nella relazione come tra le più pericolose organizzazioni criminali a livello mondiale, con una spiccata capacità imprenditoriale. C’è da augurarsi che Romano Prodi ne affidi il compito a persone che non abbiano avuto troppi rapporti politici in Calabria, di provata fedeltà allo stato e di comprovata competenza. Al presidente Loiero chiediamo un impegno altrettanto chiaro e tempestivo senza guardare in faccia a nessuno. Infatti, se lo Stato democratico dovesse soccombere un’altra volta sul problema Fortugno- ASL di Locri la Calabria sarebbe perduta per sempre.
13.05.2006 - Unità
Asl, la verità nascosta
di Elio Veltri
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Perugia. La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso del Gup del tribunale di Perugia, Claudia Matteini: Il procedimento penale a carico del senatore a vita Giulio Andreotti, per diffamazione aggravata nei confronti del magistrato Mario Almerighi, avrà seguito.La prima udienza si terrà il 31 ottobre prossimo. Annullata pertanto la delibera del Senato della Repubblica del 31 gennaio 2001, secondo la quale Andreotti ha formulato delle opinioni da “Parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni”. Mentre secondo la Consulta, affermare che “Almerighi è un pazzo, dica quello che vuole, mi procura solo divertimento”. Oppure “Magari mi fa un’azione penale, mi farebbe guadagnare forse qualcosa in sede civile”. Secondo la Corte sono dichiarazioni “che oltre a caratterizzarsi per la pesantezza, fanno emergere un interesse tutto personale del senatore verso la vicenda. Interesse estraneo alla funzione parlamentare”. Il tutto risale all’ottobre del 1999, quando Andreotti rilasciò alcune dichiarazioni sul magistrato Almerighi. In particolare lo accusava di aver detto alcune falsità riguardo ad una telefonata intercorsa tra il senatore e l’allora ministro di Grazia e Giustizia, Virginio Rognoni. In questo colloquio telefonico, Andreotti avrebbe pregato il ministro di non procedere nei confronti del giudice Corrado Carnevale, contro il quale era stato presentato un esposto al Csm. Andreotti aveva altresì aggiunto di ritenere particolarmente grave che a rendere dichiarazioni false fosse un magistrato. Al prossimo dibattimento, Mario Almerighi si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Giuseppe Zupo, che spiega “Era giusto celebrare il processo. Non abbiamo intenti punitivi, ma è doveroso restituire dignità ed onore all’uomo ed al magistrato”.
Ribatte Giulia Buongiorno, legale del senatore a vita “parliamo di critiche assolutamente legittime, comunque siamo allenati ad attacchi di ben altro livello”
L’altro difensore di Andreotti, il professor Coppi spiega “Esistono delle sentenze, sulla base delle quali si afferma che le cose sostenute dal dottor Almerighi sono state smentite e contraddette dal ministro Rognoni e dal suo capo di Gabinetto”.
Riccardo Castagneri
Maggio 2006![]()
Strategia finanziarie della 'Ndrangheta
Flussi sporchi in canali puliti
di Pietro Calabrese e Riccardo Piccinni
La mafia calabrese non teme di usare le maniere forti per trovare nuovi equilibri politici. Ma la sua anima imprenditoriale cresce silenziosamente, spesso operando in circuiti legali, come i finanziamenti dell’Unione Europea e i servizi di money transfer. L’avvertimento arriva da due dirigenti della Guardia di Finanza.
La ’Ndrangheta ha nel tempo operato una sostanziale trasformazione strutturale, per consentire di rendere l’intero apparato criminale, da un lato, più gestibile da parte delle cosche per coordinare al meglio le infiltrazioni all’interno delle grandi opere infrastrutturali e, dall’altro, meno vulnerabile attraverso la costituzione di “commissioni provinciali”, modificandone gli assetti organizzativi anche per far fronte a eventuali manifestazioni di pentitismo. In questo modo sono stati aumentati i livelli di segretezza delle riunioni tra gli esponenti di vertice, non più a diretto contatto con le figure rappresentative delle singole cosche, le quali così non dispongono di adeguate informazioni.
Il criminale e il capitale . Sotto il profilo funzionale viene perseguita una logica di profitto imprenditoriale che, nel tempo, ha imposto una tendenziale separazione tra le attività tradizionalmente illecite e la gestione dei patrimoni.
Tale distinzione sta divenendo sempre più netta, tant’è che attualmente si deve discernere la sfera più tradizionalmente “criminale”, improntata prevalentemente sul traffico nazionale e internazionale di sostanze stupefacenti, da quella spiccatamente economico-finanziaria, volta alla realizzazione di complesse e sofisticate operazioni di riciclaggio (anche con la complicità di “esperti” operanti nel settore dell’intermediazione finanziaria e creditizia) e di reimpiego (attraverso il controllo e l’acquisizione di attività industriali e commerciali “pulite”) degli ingenti capitali illecitamente acquisiti nel tempo.
Eco-business: facile e redditizio. L’attività di condizionamento e infiltrazione nel settore delle opere pubbliche continua ad avere una posizione di rilievo, particolarmente per quelle che richiedono un consistente impegno finanziario. In alcuni casi l’inserimento della malavita organizzata si è spinto sino a una sorta di co-gestione degli appalti (in primis i lavori di ammodernamento dell’autostrada A3, la Salerno-Reggio Calabria), secondo un criterio razionale di spartizione della ricchezza che assicuri alle cosche, in ragione del peso specifico di ciascuna, una compartecipazione all’affare.
L’eco-business rappresenta, invece, uno tra i più recenti settori di interesse della malavita organizzata calabrese. Il crimine ambientale, infatti, è in grado di assicurare profitti altissimi, a fronte di costi modesti e rischi limitati, consentendo nel contempo la possibilità di acquisire nuovi spazi per le attività di riciclaggio di denaro all’interno dell’economia legale.
In particolare, i filoni fondamentali di rilievo ambientale che emergono dalle indagini sono il ciclo del cemento – che comprende le attività estrattive, di movimento terra, le produzioni di calcestruzzo e di cemento e, infine, l’abusivismo edilizio – e il ciclo dei rifiuti, dalla raccolta, al trasporto, allo smaltimento.
Denaro trasferito, denaro ripulito. La spiccata connotazione economico-finanziaria della ’Ndrangheta trova sostanziale conferma nell’elevata capacità di operare nei circuiti finanziari, anche internazionali. Tra questi, va ricordato il money transfer, un canale ufficiale di trasferimento di denaro alternativo a quello bancario offerto, nella realtà italiana, principalmente da due circuiti internazionali: Western Union e MoneyGram.
L’elevata velocità, la facilità di accesso e la diffusione capillare sul territorio delle agenzie preposte a tale attività (phone center, supermercati, cartolerie, ricevitorie del lotto, Internet point, piccole aziende commerciali, cambiavalute, etc.), fanno del money transfer uno strumento appetibile per l’organizzazione mafiosa. L’operatività dei trasferimenti è contraddistinta, infatti, dall’esclusivo impiego di denaro contante, aspetto che favorisce la non rintracciabilità dell’origine dei fondi impiegati nonostante l’osservanza di obblighi antiriciclaggio (operazioni in contanti non superiori a 12.500 euro), riducendo così sensibilmente l’efficacia degli strumenti di controllo.
La comparazione dei flussi di denaro inviati verso determinati Paesi evidenzia troppo spesso gravi incongruenze rispetto agli immigrati ufficialmente registrati in Italia; in particolare, tra i principali Paesi destinatari di fondi sovente figurano, ad esempio, quelli sudamericani, il più importante dei quali – in base ai flussi di denaro registrati – è risultato essere la Colombia, pur non risultando in Italia un elevato numero di colombiani residenti.
Un piede in Calabria e uno a Bruxelles. Tra i principali obiettivi dell’organizzazione mafiosa troviamo inoltre i finanziamenti erogati dalla Comunità Europea.
Gli investimenti ammissibili, rispetto ai singoli settori economici, sono connessi alla realizzazione di nuovi impianti, ovvero all’ampliamento, all’ammodernamento, alla ristrutturazione, alla riconversione, alla riattivazione o trasferimento di unità produttive esistenti.
Conseguentemente, i finanziamenti provenienti dalla legge 488/92 rappresentano per la criminalità organizzata un’indubbia fonte di potenziale arricchimento, che può essere realizzata attraverso il semplice meccanismo della truffa, costituita dalla parziale o, spesso, totale assenza dei lavori che dovevano essere svolti e, al tempo stesso, illecitamente comprovati dall’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e dalla redazione di documenti contabili falsi.
A fronte di tutto questo, va ricordato che, anche alla luce dei recenti arresti di esponenti di spicco delle principali consorterie calabresi, nonché di alcuni fatti di sangue, è sorta l’esigenza per le locali ’ndrine di ricercare nuovi equilibri per il controllo delle attività economiche presenti sul territorio. In tale quadro organizzativo, che coinvolge in maniera particolare la provincia di Reggio Calabria, si registra la recrudescenza degli episodi intimidatori nei confronti, soprattutto, di alcuni amministratori pubblici.
Al nord o in Germania, ma non per lavorare. In talune realtà locali, il grado di condizionamento e di con altre infiltrazione della criminalità organizzata si manifesta anche attraverso la possibilità di condizionare le scelte elettorali. Come naturale conseguenza, negli ultimi anni sono stati adottati diversi provvedimenti di scioglimento di Consigli comunali, tra i quali quelli di Cirò (Kr), Lamezia Terme (Cz), Briatico (Vv), Botricello (Cz) e Isola Capo Rizzuto (Kr).
Ma pericolosi segnali di infiltrazioni delle cosche calabresi giungono anche da alcune amministrazioni pubbliche extra-regionali – significativo il recente scioglimento del Comune di Nettuno (vedi «Narcomafie» 4/06, ndr.) – e da tentativi di veri e propri radicamenti nella parte centro-settentrionale del Paese (Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Lazio), in ragione delle maggiori opportunità di reinvestimento dei proventi illeciti offerte dalle più favorevoli condizioni socio-economiche presenti in tali territori. Trova poi conferma la tendenza delle cosche di reimpiegare in Stati esteri i proventi derivanti dai traffici illeciti: ad esempio in Germania, dove i clan dell’area alto-ionica risultano aver rilevato locali pubblici e supermarket.
L’insieme di tale quadro favorisce dunque la tendenza della ’Ndrangheta a conformarsi sempre più a modelli di tipo imprenditoriale, seguendone le stesse caratteristiche: specializzazione, crescita, espansione nei mercati internazionali e rapporti con altre realtà economiche.



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