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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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Perugia. La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso del Gup del tribunale di Perugia, Claudia Matteini: Il procedimento penale a carico del senatore a vita Giulio Andreotti, per diffamazione aggravata nei confronti del magistrato Mario Almerighi, avrà seguito.La prima udienza si terrà il 31 ottobre prossimo. Annullata pertanto la delibera del Senato della Repubblica del 31 gennaio 2001, secondo la quale Andreotti ha formulato delle opinioni da “Parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni”. Mentre secondo la Consulta, affermare che “Almerighi è un pazzo, dica quello che vuole, mi procura solo divertimento”. Oppure “Magari mi fa un’azione penale, mi farebbe guadagnare forse qualcosa in sede civile”. Secondo la Corte sono dichiarazioni “che oltre a caratterizzarsi per la pesantezza, fanno emergere un interesse tutto personale del senatore verso la vicenda. Interesse estraneo alla funzione parlamentare”. Il tutto risale all’ottobre del 1999, quando Andreotti rilasciò alcune dichiarazioni sul magistrato Almerighi. In particolare lo accusava di aver detto alcune falsità riguardo ad una telefonata intercorsa tra il senatore e l’allora ministro di Grazia e Giustizia, Virginio Rognoni. In questo colloquio telefonico, Andreotti avrebbe pregato il ministro di non procedere nei confronti del giudice Corrado Carnevale, contro il quale era stato presentato un esposto al Csm. Andreotti aveva altresì aggiunto di ritenere particolarmente grave che a rendere dichiarazioni false fosse un magistrato. Al prossimo dibattimento, Mario Almerighi si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Giuseppe Zupo, che spiega “Era giusto celebrare il processo. Non abbiamo intenti punitivi, ma è doveroso restituire dignità ed onore all’uomo ed al magistrato”.
Ribatte Giulia Buongiorno, legale del senatore a vita “parliamo di critiche assolutamente legittime, comunque siamo allenati ad attacchi di ben altro livello”
L’altro difensore di Andreotti, il professor Coppi spiega “Esistono delle sentenze, sulla base delle quali si afferma che le cose sostenute dal dottor Almerighi sono state smentite e contraddette dal ministro Rognoni e dal suo capo di Gabinetto”.
Riccardo Castagneri
Maggio 2006![]()
Strategia finanziarie della 'Ndrangheta
Flussi sporchi in canali puliti
di Pietro Calabrese e Riccardo Piccinni
La mafia calabrese non teme di usare le maniere forti per trovare nuovi equilibri politici. Ma la sua anima imprenditoriale cresce silenziosamente, spesso operando in circuiti legali, come i finanziamenti dell’Unione Europea e i servizi di money transfer. L’avvertimento arriva da due dirigenti della Guardia di Finanza.
La ’Ndrangheta ha nel tempo operato una sostanziale trasformazione strutturale, per consentire di rendere l’intero apparato criminale, da un lato, più gestibile da parte delle cosche per coordinare al meglio le infiltrazioni all’interno delle grandi opere infrastrutturali e, dall’altro, meno vulnerabile attraverso la costituzione di “commissioni provinciali”, modificandone gli assetti organizzativi anche per far fronte a eventuali manifestazioni di pentitismo. In questo modo sono stati aumentati i livelli di segretezza delle riunioni tra gli esponenti di vertice, non più a diretto contatto con le figure rappresentative delle singole cosche, le quali così non dispongono di adeguate informazioni.
Il criminale e il capitale . Sotto il profilo funzionale viene perseguita una logica di profitto imprenditoriale che, nel tempo, ha imposto una tendenziale separazione tra le attività tradizionalmente illecite e la gestione dei patrimoni.
Tale distinzione sta divenendo sempre più netta, tant’è che attualmente si deve discernere la sfera più tradizionalmente “criminale”, improntata prevalentemente sul traffico nazionale e internazionale di sostanze stupefacenti, da quella spiccatamente economico-finanziaria, volta alla realizzazione di complesse e sofisticate operazioni di riciclaggio (anche con la complicità di “esperti” operanti nel settore dell’intermediazione finanziaria e creditizia) e di reimpiego (attraverso il controllo e l’acquisizione di attività industriali e commerciali “pulite”) degli ingenti capitali illecitamente acquisiti nel tempo.
Eco-business: facile e redditizio. L’attività di condizionamento e infiltrazione nel settore delle opere pubbliche continua ad avere una posizione di rilievo, particolarmente per quelle che richiedono un consistente impegno finanziario. In alcuni casi l’inserimento della malavita organizzata si è spinto sino a una sorta di co-gestione degli appalti (in primis i lavori di ammodernamento dell’autostrada A3, la Salerno-Reggio Calabria), secondo un criterio razionale di spartizione della ricchezza che assicuri alle cosche, in ragione del peso specifico di ciascuna, una compartecipazione all’affare.
L’eco-business rappresenta, invece, uno tra i più recenti settori di interesse della malavita organizzata calabrese. Il crimine ambientale, infatti, è in grado di assicurare profitti altissimi, a fronte di costi modesti e rischi limitati, consentendo nel contempo la possibilità di acquisire nuovi spazi per le attività di riciclaggio di denaro all’interno dell’economia legale.
In particolare, i filoni fondamentali di rilievo ambientale che emergono dalle indagini sono il ciclo del cemento – che comprende le attività estrattive, di movimento terra, le produzioni di calcestruzzo e di cemento e, infine, l’abusivismo edilizio – e il ciclo dei rifiuti, dalla raccolta, al trasporto, allo smaltimento.
Denaro trasferito, denaro ripulito. La spiccata connotazione economico-finanziaria della ’Ndrangheta trova sostanziale conferma nell’elevata capacità di operare nei circuiti finanziari, anche internazionali. Tra questi, va ricordato il money transfer, un canale ufficiale di trasferimento di denaro alternativo a quello bancario offerto, nella realtà italiana, principalmente da due circuiti internazionali: Western Union e MoneyGram.
L’elevata velocità, la facilità di accesso e la diffusione capillare sul territorio delle agenzie preposte a tale attività (phone center, supermercati, cartolerie, ricevitorie del lotto, Internet point, piccole aziende commerciali, cambiavalute, etc.), fanno del money transfer uno strumento appetibile per l’organizzazione mafiosa. L’operatività dei trasferimenti è contraddistinta, infatti, dall’esclusivo impiego di denaro contante, aspetto che favorisce la non rintracciabilità dell’origine dei fondi impiegati nonostante l’osservanza di obblighi antiriciclaggio (operazioni in contanti non superiori a 12.500 euro), riducendo così sensibilmente l’efficacia degli strumenti di controllo.
La comparazione dei flussi di denaro inviati verso determinati Paesi evidenzia troppo spesso gravi incongruenze rispetto agli immigrati ufficialmente registrati in Italia; in particolare, tra i principali Paesi destinatari di fondi sovente figurano, ad esempio, quelli sudamericani, il più importante dei quali – in base ai flussi di denaro registrati – è risultato essere la Colombia, pur non risultando in Italia un elevato numero di colombiani residenti.
Un piede in Calabria e uno a Bruxelles. Tra i principali obiettivi dell’organizzazione mafiosa troviamo inoltre i finanziamenti erogati dalla Comunità Europea.
Gli investimenti ammissibili, rispetto ai singoli settori economici, sono connessi alla realizzazione di nuovi impianti, ovvero all’ampliamento, all’ammodernamento, alla ristrutturazione, alla riconversione, alla riattivazione o trasferimento di unità produttive esistenti.
Conseguentemente, i finanziamenti provenienti dalla legge 488/92 rappresentano per la criminalità organizzata un’indubbia fonte di potenziale arricchimento, che può essere realizzata attraverso il semplice meccanismo della truffa, costituita dalla parziale o, spesso, totale assenza dei lavori che dovevano essere svolti e, al tempo stesso, illecitamente comprovati dall’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e dalla redazione di documenti contabili falsi.
A fronte di tutto questo, va ricordato che, anche alla luce dei recenti arresti di esponenti di spicco delle principali consorterie calabresi, nonché di alcuni fatti di sangue, è sorta l’esigenza per le locali ’ndrine di ricercare nuovi equilibri per il controllo delle attività economiche presenti sul territorio. In tale quadro organizzativo, che coinvolge in maniera particolare la provincia di Reggio Calabria, si registra la recrudescenza degli episodi intimidatori nei confronti, soprattutto, di alcuni amministratori pubblici.
Al nord o in Germania, ma non per lavorare. In talune realtà locali, il grado di condizionamento e di con altre infiltrazione della criminalità organizzata si manifesta anche attraverso la possibilità di condizionare le scelte elettorali. Come naturale conseguenza, negli ultimi anni sono stati adottati diversi provvedimenti di scioglimento di Consigli comunali, tra i quali quelli di Cirò (Kr), Lamezia Terme (Cz), Briatico (Vv), Botricello (Cz) e Isola Capo Rizzuto (Kr).
Ma pericolosi segnali di infiltrazioni delle cosche calabresi giungono anche da alcune amministrazioni pubbliche extra-regionali – significativo il recente scioglimento del Comune di Nettuno (vedi «Narcomafie» 4/06, ndr.) – e da tentativi di veri e propri radicamenti nella parte centro-settentrionale del Paese (Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Lazio), in ragione delle maggiori opportunità di reinvestimento dei proventi illeciti offerte dalle più favorevoli condizioni socio-economiche presenti in tali territori. Trova poi conferma la tendenza delle cosche di reimpiegare in Stati esteri i proventi derivanti dai traffici illeciti: ad esempio in Germania, dove i clan dell’area alto-ionica risultano aver rilevato locali pubblici e supermarket.
L’insieme di tale quadro favorisce dunque la tendenza della ’Ndrangheta a conformarsi sempre più a modelli di tipo imprenditoriale, seguendone le stesse caratteristiche: specializzazione, crescita, espansione nei mercati internazionali e rapporti con altre realtà economiche.

”All’inizio non pensavo facessero sul serio. Poi mi hanno picchiato. Ho pagato credendo di calmarli, di risolvere la questione. Era un errore. Hanno chiesto altri soldi, mi hanno minacciato di morte”
Tre anni nell’incubo. Tre anni colmi di violenza e paura, intimidazioni e minacce. Fino ai calci, ai pugni. Per estorsione. Giancarlo Casale, 52 anni, carrozziere, per mesi ha ricevuto le estenuanti visite di un gruppo di taglieggatori. “Ciclicamente venivano nella carrozzeria che ho rilevato nel 1996 a Marassi. Chiedevano soldi. All’inizio non li avevo presi sul serio. Recentemente hanno iniziato a fare sul serio. Mi hanno picchiato. Il più violento era Pennarelli. Ho dato loro quanto volevano. Sono tornati. Millantavano di essere affiliati ad una nota famiglia di malviventi, i Fiandaca”. La voce dell’uomo è scossa, l’occhio sinistro è arrossato. Sotto è ben visibile un ematoma. Attimo dopo attimo sembra rivivere le sequenze di venerdì pomeriggio, quando per l’ultima volta i malviventi si sono presentati nell’officina di via Pastonchi. Lo hanno pesato. In quel momento nella carrozzeria c’erano due ispettori della Squadra Mobile che hanno arrestato tre dei cinque malviventi. Gli altri due sono riusciti a fuggire. “Di uno dei due conoscono l’identità. L’altro è un emerito sconosciuto”.
Signor Casale, non tutte le persone che l’hanno taglieggiata sono state arrestate. Ha paura?
”Certo non sono tranquillo. La mia mente non è ancora completamente lucida. Sono stato all’ospedale sino a mezzanotte di ieri (venerdì, ndr). Io sono un uomo serio, onesto. Per questo non ho intenzione di tacere. E poi la polizia mi ha rassicurato. Mia moglie ed io siamo sotto protezione.”
I taglieggiatori quando si sono presentati per la prima volta?
”Tre anni fa. Ma non ho dato molto peso alla cosa. Pensavo fossero dei disperati”.
Loro però non hanno smesso di tornare, avanzando pretese…
”Con il passare del tempo le ‘visite’, prima rade, sono aumentate. Chiedevano soldi. Mi minacciavano di morte. Il 26 aprile, di fronte ai dipendenti e mio nipote, che è pure il mio socio, mi hanno picchiato riducendomi male”
Ha reagito?
”No. Anzi. Ingenuamente ho dato loro i soldi. Millecinquecento euro. Speravo che la smettessero. Invece hanno continuato a chiedere soldi. Ne volevano ancora e subito”.
Cosa ha fatto?
”Dopo una notte insonne ho deciso di contattare un ispettore della Mobile con cui ho un rapporto di amicizia. Per un consiglio. Gli ho chiesto di venire in carrozzeria. Ero certo di essere pedinato. Non volevano che sapessero che avevo preso contatti con la Polizia”.
A clienti in Polizia?
”Noi serviamo Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia Penitenziaria, Pubbliche assistenze. Facciamo anche mezzi blindati. Per questo abbiamo un sistema di telecamere a circuito chiuso che ci controlla continuamente. Siamo onesti e abbiamo prezzi giusti. Non siamo ben visti nell’ambiente proprio per questo motivo”.
Estorsioni ai commercianti
Pretendono il pizzo tre arrestati
di Stefano Origine
Presi dai poliziotti dopo aver ferito un carrozziere di Marassi
I poliziotti si sono nascosti nel soppalco e appena li hanno visti prendere a pugni un carrozziere per esigere il pizzo li hanno ammanettati: a finire in carcere con l’accusa di tentata estorsione e lesioni sono stati Salvatore Marino, 44 anni, originario di Marsala (Trapani) e residente in via Montanari, Angelo Scaglione, 49 anni e Paolo Gennarelli, 40, anche loro residenti a Genova in via Mermi e via Carbone. Secondo quanto ricostruito dal capo della Squadra Mobile della Questura, Claudio Sanfilippo, due degli arrestati, Scaglione e Marino, sono pregiudicati collegati con la famiglia mafiosa dei Fiandaca e hanno precedenti per gioco d’azzardo e spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione, condotta dalla Sezione Criminalità Organizzata e coordinata dal PM Giovanni Arena, è nata dopo alcune indicazioni di confidenti che segnalavano la presenza nella zona di Marassi di tre pregiudicati taglieggatori che ad aprile si erano fatti consegnare da diversi commercianti una cifra vicina a 10.000 euro. Hanno appena saputo che era stato preso di mira più volte un artigiano, due investigatori venerdì pomeriggio sono andati a parlare con il titolare della carrozzeria per convincerlo a ribellarsi e sporgere denuncia. Proprio mentre i poliziotti si trovavano negli uffici della ditta è arrivata un auto di grossa cilindrata con a bordo Marino, Gennarelli e Scaglione. L’artigiano è sceso nell’officina per parlare con i tre uomini, mentre gli investigatori sono rimasti nell’ufficio, per seguire gli avvenimenti da una posizione defilata. Mentre si nascondevano nel soppalco, hanno seguito uno scambio di battute. A parlare, a spiegato Sanfilippo, è stato Gennarelli, che con tono minaccioso ha chiesto il pizzo al carrozziere. “Allora questi soldi me li vuoi dare o no? Guarda che qui finisce male”, gli ha urlato mettendogli le mani quasi sulla faccia. Subito dopo, secondo la ricostruzione, Marino ha dato un pugno in faccia all’artigiano, che è crollato a terra perdendo i sensi. A quel punto gli agenti sono intervenuti e hanno fatto scattare le manette ai polsi dei tre uomini. Il carrozziere è stato medicato al Pronto Soccorso e giudicato guaribile in 5 giorni, per trauma cranico.
Agenti della polizia di stato hanno compiuto in serata una serie di perquisizioni nelle redazioni del quotidiano Calabria Ora che, da stamane, ha iniziato a pubblicare la relazione della commissione d'accesso che ha portato allo scioglimento dell'Azienda Sanitaria di Locri per infiltrazioni mafiose.
Allora, cerchiamo di farla semplice, che di paroloni e sofismi ne avremo abbastanza leggendo il resoconto dei lavori parlamentari: alcuni deputati, nel corso della discussione sulla legge di istituzione (ormai ciclica, ma perché non la rendono definitiva?) della Commissione Antimafia, avevano proposto alcuni emendamenti che, in una forma o nell’altra, limitassero l’accesso a tale commissione agli imputati di reati di mafia, appunto, e di reati contro la Pubblica Amministrazione. Il parlamento ha respinto tutti questi emendamenti. 5 luglio 2006, Era dell’Unione, e il messaggio agli eredi di Provenzano è stato chiarissimo. Agli italiani normali, invece, nessuno si è degnato di spiegare alcunché. Ecco perché, selvaggiamente in..dignati, proviamo a ricostruire quel pomeriggio di un giorno da cani.
Come appena detto, si discute della istituzione della ennesima (in)utile commissione antimafia. Prende la parola il relatore della commissione giustizia, dell’Unione di Centro, e preannuncia in poche parole che tutti questi fastidiosi impedimenti devono essere spazzati via:
Gianpiero D'Alia, Relatore. “Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Boscetto 2.25, Benedetti Valentini 2.2, Lumia 2.28 e Licandro 2.29. La Commissione si rimette all'Assemblea sull'emendamento La Loggia 2.30 ed esprime parere favorevole sull'emendamento Boato 2.23.
Il Presidente di turno (era Leoni, Ulivo) chiede cosa ne pensi il Governo. Risponde il non parlamentare Giampaolo Vittorio D'Andrea, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali: “Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore”.
Insomma, per il Governo, si devono rigettare tutti gli emendamenti, tranne quelli del buon Boato e di La Loggia. Roba fina.
Si comincia a discutere sul perché mai si debba vietare ad un indagato per mafia di entrare a far parte di quella commissione di indagine (e con poteri inquirenti!) che la mafia dovrebbe combattere. Prende la parola Forgione, di Rifondazione Comunista, che difende il diritto dei parlamentari di non subire odiose e opprimenti limitazioni, ci mancherebbe altro!
Forgione: I colleghi sanno che in I Commissione il gruppo di Rifondazione comunista ha tenuto una linea netta su questo argomento poiché riteniamo che non vi possano essere limiti alle prerogative del Parlamento e al mandato di parlamentari (….)Perché non potrebbe essere presente in Commissione un parlamentare indagato per fatti di mafia, ma potrebbe far parte della stessa un avvocato che difende metà della cupola mafiosa di Cosa nostra?… (Esatto, perché?? Ma, dice Forgione, siamo matti? Impedire ad un eletto, ancorché mafioso, di entrare nell’antimafia? Sarebbe discriminatorio!)
Continua elegante Forgione: Il problema non è di quali deputati inseriamo nella Commissione parlamentare antimafia, ma di quali candidati abbiamo scelto al momento della formazione delle liste: è questa la responsabilità politica che viene consegnata al Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)!
Giustissimo: Forgione, tra gli applausi dei suoi, afferma due cose. La prima, è che ruolo del parlamento chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati; la seconda, che lui stesso sa bene che razza di personaggi si siano infilati a Montecitorio, diociscampi.
Prende la parola Orazio Licandro, del PDCI. È incredulo e anche un po’ seccato. Attacca così: “Qui stiamo discutendo di una previsione di senso comune. Non vi è nulla di scandaloso o di rivoluzionario: si tratta di una inopportunità il cui rigetto davvero si farebbe fatica a comprendere. Il principio della responsabilità politica vale a partire da ciò che accade in quest'aula, a partire da questo momento ed a partire da questo atto: è importante che la Camera dei deputati stia discutendo, tra i suoi primi atti, la proposta di legge di istituzione della Commissione antimafia. Ma proprio per questa ragione, gli italiani aspettano segnali chiari, in controtendenza, dopo cinque anni in cui si è registrato un arretramento dell'azione di contrasto dello Stato. Allora, che nelle istituzioni vi siano segnali di assoluta discontinuità rispetto al passato!… Si tratta di dare un messaggio chiaro gli italiani, all'opinione pubblica….Che nessuna ombra gravi mai su una delle Commissioni più importanti e delicate di questo Parlamento! (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani)
Macchè, non convince nessuno. Lo riprende, professorale, il girotondino ex presidente della Rai, l’antiberlusconiano eroe della piazza telematica Roberto Zaccaria (Ulivo) : “In Commissione, abbiamo analizzato questo percorso. Ebbene, una casistica delle situazioni che avrebbero determinato incompatibilità sarebbe stata pericolosa, sostanzialmente perché, come alcuni colleghi hanno già detto, essa finiva per diventare inesauribile e, oltretutto, per lasciare fuori alcune fattispecie che potevano essere ancora più pericolose di quelle previste…”
Il ragionamento non fa una grinza: ci sono così tante specie di mascalzoni in Parlamento che, se cominciamo ad escluderne uno, finisce che la quasi totalità degli eletti se ne deve tornare a casa, il che è molto pericoloso, specie ai fini pensionistici.
Il supergarantista Marco Boato (Verdi) fa valere il suo prestigio: “Il fatto che anch'io abbia presentato proposte emendative su questo tema, sia pure, per usare un eufemismo, in modo meno incisivo,(non certo con questo estremismo di non ammettere i mafiosi!, ndr) fa ben comprendere come sia una preoccupazione di tutti quella, per usare una sua bella espressione, di fare in modo che Dracula non faccia parte del direttivo dell'AVIS. Espressione bellissima, che fa capire tutto! Però, (un però ci sta sempre, quando uno è garantista! Ndr) è altrettanto una preoccupazione, se non di tutti, di molti, il rispetto delle garanzie dello Stato di diritto e dello status dei parlamentari. … nella nostra Commissione, che è anche la sua, è giunto il parere della Commissione giustizia - credo votato all'unanimità -, che sollevava pesanti obiezioni di costituzionalità su tale tipo di emendamenti (emendamenti come quelli a firma sua, di Lumia e di Licandro)
Certo! Ha ragione! sarebbe in-co-sti-tu-zio-na-le e lesivo dello status dei parlamentari mettere nel mezzo lacci e laccioli come quelli proposti da Licandro, Lumia e altri! Ci mancherebbe!
È così limpido il ragionamento di Boato, che anche la onorevole Olga D’Antona (Ulivo) si convince. La sua storia personale la induce al più fermo garantismo: “Signor Presidente, solo poche parole per avvalorare quanto sostenuto dall'onorevole Boato. Anch'io sono fra quanti avevano presentato emendamenti in Commissione proprio per le preoccupazioni ampiamente condivise in quella sede e, convinta dalle valutazioni - ritenute giuste e di cui abbiamo perciò tenuto conto - sia dei relatori sia, soprattutto, della Commissione giustizia (espresse nel parere fornito), hanno ritirato quelle proposte. A ciò aggiungo che tutti ci auguriamo che, nelle candidature per essere eletti alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica, si tenga conto che Dracula non sta bene nel direttivo dell'Avis!
Un materno ma deciso appello ai colleghi: per favore, i cattivi si mettano dietro la lavagna, i buoni, in fila per due, si candidino. Un fermo e incisivo aut-aut alla criminalità organizzata, che, immaginiamo, a sentire queste parole, tremava.
Licandro ci riprova; intimorito dall’alto principio che è stato tirato in ballo, quello della libertà assoluta del deputato, quasi si giustifica, si schernisce: “Si è scelto di attribuire ai Presidenti delle due Camere il potere di nominare i componenti della Commissione antimafia, su indicazione dei gruppi parlamentari. Nell'emendamento presentato, a seguito di una discussione interessante, ma delicata e, a volte, anche dura e spigolosa in Commissione, (si sono presi a pesci in faccia, ndr) non facciamo riferimento ad alcun tipo di incompatibilità; non proponiamo alcun automatismo per il quale i parlamentari che venissero a trovarsi in determinate condizioni resterebbero esclusi dalla Commissione antimafia. Forse, questo aspetto avrebbe potuto far sorgere legittimamente alcune perplessità. Noi proponiamo semplicemente - vorrei pregare tutti i deputati di fare attenzione al testo, di soffermarsi e riflettere sul medesimo - che i Presidenti delle Camere, cui compete il potere di nomina, possano escludere alcuni parlamentari che vengano a trovarsi in determinate condizioni: mi riferisco alla sottoposizione a procedimenti giudiziari per reati di cui agli articoli 416, 416-bis e 416-ter del codice penale, per i delitti contro la pubblica amministrazione, per quelli contro l'amministrazione della giustizia. Si tratta di una previsione di assoluto senso comune…(illuso, illuso!! Sta parlando ai deputati, non a volgare gente comune) In questi anni, infatti, non sempre è stato dato un buon esempio e gli spettacoli non sempre sono stati edificanti. Perché questa Assemblea sovrana, questo Parlamento sovrano non devono avere la forza ed il coraggio di introdurre una previsione di buon senso? Non vi è alcuna logica di schieramento: è il paese che aspetta segnali. (stiamo freschi) Analogamente, anche nel rispetto delle prerogative che, con questo provvedimento, si intendono attribuire ai Presidenti della Camera e del Senato, si deve consentire ai medesimi di tornare indietro rispetto al loro atto di nomina, qualora sopraggiungano determinate condizioni.”
Poi, lo scatto d’orgoglio: “Credo che, se questa Camera fosse davvero libera dall'ipocrisia e dai condizionamenti, non avrebbe alcuna difficoltà ad esprimere un voto favorevole sull'emendamento in esame”(Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani).
Si fa viva l’onorevole diessina Sesa Amici: “l'argomento in discussione - a tale riguardo, invito il collega a ritirare il suo emendamento - attiene ad una concezione che dobbiamo rilevare con grande nettezza e responsabilità politica…La delicatezza dell'istituzione della Commissione antimafia, la sua importanza e le finalità cui è chiamata richiedono un di più di responsabilità politica…La responsabilità politica è data dal fatto che, anche rispetto all'elencazione contenuta in questo emendamento, le questioni che poc'anzi il collega ha illustrato testimoniano un'evidente contraddizione di prassi normale: si prevede un'eventuale esclusione di soggetti imputati in procedimenti giudiziari, ma non a questioni legate ad attività professionali; il paradosso sarebbe esattamente quello che, ad esempio, un commercialista che lavora per associazioni mafiose e similari (ma perché, Amici è a conoscenza di qualche collega che lavora per associazioni mafiose e similari? Che è a libro paga di Cosa Nostra??) avrebbe, invece, il diritto di poter accedere a questa Commissione…Rientriamo cioè in quella specificità discussa in Commissione che, non potendo accedere alla questione dei requisiti di chi deve far parte della Commissione antimafia, ci imporrebbe un'elencazione di quella casistica che, per un'istituzione che ha non solo carattere di inchiesta ma anche un grande profilo politico, provocherebbe una indeterminatezza tipica proprio delle elencazioni che rinveniamo nella casistica. Credo che sia questo uno dei motivi che dovremmo far assumere ai singoli parlamentari, nella loro libertà di respingere questo emendamento, pur ribadendo l'invito a ritirarlo. Infatti, proprio avendo rivolto grande attenzione ad un problema reale, noi chiediamo, non solo ai Presidenti nell'esercizio delle loro nomine ma anche ai gruppi che daranno indicazione dei componenti, di assumersi in quella fase, anche per dare un messaggio positivo al paese, grande responsabilità politica e la responsabilità politica non può essere l'arbitrio (Applausi dei deputati dei gruppi de L'Ulivo e dei Verdi). Un fiume di paroloni che NON vi abbiamo risparmiato che, in definitiva, rimandano al buon cuore dei gruppi, dei partiti, dei presidenti. I capi mandamento, agghiacciati dalla minaccia, attoniti si stanno.
L’ultimo intervento è quello di Roberto Giachetti, giovane coordinatore della Margherita di Roma e fresco di elezione. Più che sul merito della questione, Giachetti si sente in dovere di difendere il suo onore e di rispondere, dopo un bel po’ di tempo (colmato dalla chiacchiera inesauribile di Sesa Amici) all’onta che Orazio Licandro ha gettato sulla sua augusta persona. Ecco il suo commosso discorso: “Signor Presidente, intervengo a titolo personale semplicemente per dire al collega Licandro - che nella parte finale del suo intervento avrebbe fatto riferimento alla non libertà di questa Camera - che, per intenderci sin dall'inizio della legislatura, per quanto mi riguarda mi ritengo una persona libera, come penso siano libere tutte le persone che sono in quest'aula, (alcune in libertà provvisoria, ma vabbè…) e liberamente abbiamo tutto il diritto di pensare diversamente rispetto alle materie che il collega Licandro ci sottopone. Usiamo tutti gli argomenti, ma riguardo alle libertà di quest'aula soprassiederei” (Applausi di deputati dei gruppi de L'Ulivo e di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).
Ma sì, Ma certo. Ma giusto! Ha ragione il buon Giachetti, margherito dell’Ulivo. Soprassediamo. Soprassediamo su quest’altra sconcezza, su questo altro insulto, su questo altro sputo in faccia che il Parlamento sovrano ci ha regalato. Soprassediamo sulle decine di indagati, condannati, pregiudicati che siedono su quegli scranni. Soprassediamo sul fatto che un segnale alla mafia è stato dato, chiaro, forte, trasparente. Soprassediamo su tutto, su tutti, su ogni piccolo e grande dettaglio. Anzi, torniamo a farci ca… nostri, smettiamo di commentare, sapere, leggere e parlare. Lasciamo a loro, ai nostri 630 deputati e 315 senatori piena e assoluta libertà di azione e di pensiero. Ci mancherebbe altro. E speriamo solo in una grande, assoluta, totale aministia: ne hanno tanto tanto bisogno.
Ps: è da notare come l’iniziativa più forte e coraggiosa sia partita dal gruppo del Pdci nel suo insieme; come il governo si sia espresso per il rigetto degli emendamenti; come la discussione sì/no alla esclusione dei mafiosi dalla commissione antimafia sia stata tutta interna al centrosinistra. Il Centrodestra guardava, sogghignava, aspettava. Molto più dignitoso.
La trascrizione completa del dibattito parlamentare in questione è reperibile presso il sito della Camera www.camera.it
Questi sono i testi degli emendamenti presentati
Al comma 1, secondo periodo, sostituire le parole da: tiene conto fino alla fine del comma, con le seguenti: avviene tenendo conto delle specificità dei compiti ad essa assegnati ed evitando ogni situazione di inopportunità derivante dalla pendenza di procedimenti giudiziari per reati attinenti alla criminalità organizzata o contro la pubblica amministrazione.
2. 2. Benedetti Valentini, Angela Napoli, Bocchino. (respinto!)
2. 28. Lumia. Al comma 1, aggiungere in fine, le parole: e di possibili inopportunità per particolari situazioni personali o professionali. Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati promuovono le opportune intese con i gruppi di appartenenza. (respinto!)
2. 29. Licandro, Diliberto, Cesini, Pagliarini, Crapolicchio, Soffritti, Tranfaglia, Sgobio, Vacca, De Angelis, Napoletano, Ferdinando Benito Pignataro, Venier, Galante, Bellillo, Cancrini.
1-bis. I Presidenti delle Camere, ai fini della nomina dei componenti la Commissione, possono escludere per ragioni di inopportunità parlamentari sottoposti a procedimenti giudiziari per reati di cui agli articoli 416, 416-bis e 416-ter del codice penale, per i delitti contro la pubblica amministrazione e per quelli contro l'amministrazione della giustizia. Per analoghe ragioni di inopportunità, sempre ai fini della nomina, possono escludere i parlamentari che prestano assistenza legale a soggetti imputati in procedimenti giudiziari per i suddetti reati. Al sopraggiungere delle suddette ragioni di inopportunità i Presidenti delle Camere valutano l'eventuale revoca da componenti della Commissione dei parlamentari interessati. (respinto!)
Al comma 4, sostituire il secondo ed il terzo periodo con i seguenti: L'elezione del Presidente ha luogo, al primo scrutinio, a maggioranza dei due terzi dei componenti. Al secondo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti. Qualora nessun componente consegua tale maggioranza al secondo scrutinio si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti entra in ballottaggio il più anziano di età. È proclamato eletto colui che ottiene il maggior numero di voti; in caso di parità di voti è proclamato eletto il più anziano di età.
2. 30. La Loggia, Boscetto, Santelli, Biancofiore, Carfagna. (respinto)
Al comma 4, sostituire il secondo periodo con il seguente: Per l'elezione del Presidente è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti la Commissione; se nessuno riporta tale maggioranza si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.
2. 23. Boato. (Approvato)
Hanno votato no alla estromissione dei mafiosi dalla Commisione Antimafia 421 deputati
Hanno votato sì per un totale di 21 :
14 del PDCI: Bellillo, Cancrini, Cesini, Crapolicchio, De Angelis, Licandro, Napoletano, Paglierini, Pignataro Ferdinando, Sgobio, Soffritti, Tranfaglia, Vacca,Venier
1di An: Napoli Angela
1di Forza Italia: Fasolino
1 di Dc-Psi: Nardi
2 de L'ulivo: Lomaglio, Samperi
1 dell’ Idv: Astore
1 del Movimento Per L'autonomia: Lo Monte
ringraziamo Michele Turazza per la collaborazione nello scrivere questo articolo
LOCRI - Il Primo Maggio di Liliana Carbone, maestra elementare e madre coraggio in attesa di giustizia: “Ma ho ancora fiducia”
“L’assassino si è nascosto dietro un muro, e tanta gente continua a giustificarlo”
di Giuseppe Tumino
Reggio Calabria – Tra i tanti colori che hanno allietato la manifestazione nazionale tenuta a Locri dalla triplice sindacale in occasione del Primo Maggio, ve n’é uno che nessuno riuscirà forse mai a comporre su nessuna tavolozza: è quello del dolore, della disperazione, della rabbia, della sete di verità e di giustizia, del sentimento di impotenza di fronte a ciò che l’uomo, invece, dovrebbe poter facilmente dominare.
E’ il colore con cui lunedì scorso, giorno della festa del lavoro, appare dipinta l’atmosfera che regna attorno alla signora Liliana Esposito Carbone, donna gracile ma determinata, provata dal dolore più grande che una madre possa subire, ma tutt’altro che rassegnata. Madri coraggio, si usano chiamare quelle come lei: e nessuna espressione, nel conoscerla, ci è mai sembrata tanto appropriata.
Sono da poco passate le 10 del mattino. Dopo l’incontro dei Sindaci della Locride con i tre leader nazionali di CGIL-CISL-UIL, Epifani, Bonanni ed Angeletti, da palazzo Nieddu – Del Rio ci si dirige verso viale Matteotti dove è previsto il raduno degli oltre ventimila partecipanti al corteo del Primo Maggio. Alla fine di Corso Vittorio Emanuele, la signora Liliana, da sola, ha celebrato il suo personale Primo Maggio, per rendere testimonianza della sua sete di giustizia.
Maestra elementare in una scuola di Locri, la signora Liliana Esposito è la mamma di Massimiliano Carbone, un giovane imprenditore caduto nell’agguato di un killer solitario la sera del 17 settembre del 2004 mentre rientrava alla sua abitazione, nei pressi del campo sportivo e morto in ospedale una settimana più tardi. Presidente della cooperativa di servizi “Arcobaleno”, Massimiliano, 30 anni, quella sera venne colpito a tradimento da un assassino al quale oggi, a distanza di 20 mesi, la giustizia non ha ancora ufficialmente dato un nome.
La signora Carbone reggeva un cartello su cui ha incollato una foto di suo figlio Massimiliano; accanto a questa, una scritta: “Un ragazzo di Locri, I Maggio 2006, 590 giorni dopo, il suo assassino libero”. Intorno a lei c’erano i ragazzi de “La Gurfata”, un gruppo di animazione della Locride e alcuni esponenti della “Casa della Legalità”, giunti appositamente da Genova per istituire a Locri una sede del loro sodalizio presso i locali della comunità Mistya.
Liliana Carbone col suo gesto intende “richiamare l’attenzione – ci dice – di quella parte di Locri che aveva “annunciato” e ha addirittura giustificato la morte violenta di mio figlio, e che nell’ipocrisia e nel falso riserbo non si prende carico dell’eredità morale che Massimiliano ha lasciato”.
Sa benissimo, e del resto lo desidera anche lei, che la città vuole risalire la china, chiede di scrollarsi di dosso il pesante fardello che si porta sulle spalle per colpa di una minoranza. Sa altrettanto bene, però, che spesso per far sentire la propria voce bisogna “approfittare” di quei momenti, di quelle circostanze particolari grazie alle quali i riflettori vengono accesi su persone e cose. Un altro genitore, Mario Congiusta, qualche settimana fa, a pochi giorni dalle elezioni politiche, aveva manifestato pubblicamente a Sidereno perché venisse dato un nome e un volto al killer del figlio Gianluca, assassinato il 24 maggio del 2005.
”Ho fiducia nel Prefetto De Sena – continua Liliana Esposito – una persona della quale ho potuto apprezzare la straordinaria lealtà e che mi ha in parte rasserenata sull’impegno inesausto di magistratura e forze dell’ordine non solo sull’omicidio di mio figlio, ma anche su tutte le altre vicende che insanguinano la nostra terra. Non ci sono morti ammazzati di serie A e di serie B, mi ha detto il Prefetto: e io gli credo”.
”L’assassino di mio figlio – conclude la maestra Liliana – si è nascosto dietro un muro di un metro e mezzo e oggi si nasconde dietro una maschera di ipocrisia e falso perbenismo, nell’acquiescenza di troppe persone che considerano me un infame per averlo, da subito, indicato con nome, cognome e movente. Un delitto non di mafia ma di chiara mentalità mafiosa, maturato e “giustificato” nella maldicenza e nel mormorio”.
E se non è coraggio questo…
LOCRI – Un solo colpo di fucile da caccia calibro 12 caricato a pallettoni. Sparato, tra l'altro, dal killer da una distanza di oltre dieci metri e, vigliaccamente, alle spalle. Così, a novembre del 2004, è stato assassinato a Locri il giovane Massimiliano Carbone, 30 anni, incensurato, responsabile della cooperativa "Arcobaleno Multiservice".
L'agguato all'intraprendente imprenditore locrese scattò nella tarda serata di venerdì 17 novembre del 2004 mentre Carbone, dopo aver disputato insieme agli amici, com'era solito fare, una partita di calcetto, stava rincasando. Il giovane, stimato e ben voluto da tutti, dopo aver parcheggiato la sua autovettura si stava accingendo ad aprire il portone della sua abitazione, in via Cusmano, non lontano dalla stadio comunale locrese, quando all'improvviso un sicario appostato dietro un muretto alto circa un metro e mezzo gli esplose alle spalle un colpo di fucile calibro 12 caricato a pallettoni.
La "rosa" dei pallettoni raggiunse la vittima in più punti del corpo e in particolare l'arteria femorale. Subito soccorso dal fratello, Massimiliano Carbone fu trasportato all'ospedale di Locri e sottoposto d'urgenza a un delicato e lunghissimo intervento chirurgico: il molto sangue perduto gli aveva infatti causato una terribile emorragia A distanza di una settimana dall'agguato, e nonostante le cure dei sanitari, il cuore di Massimiliano Carbone cessò di battere alle prime luci dell'alba di venerdì 24 novembre 2004.
Il solitario killer, a distanza di quasi 20 mesi dal delitto, è ancora senza volto, come è purtroppo la regola nella maggior parte dei 29 omicidi commessi nella Locride negli ultimi 18 mesi.
Nulla è cambiato sotto il cielo di Locri
Massimiliano Coccia parla con una ragazza del movimento antimafia di Locri
Il primo Maggio quest’anno si è festeggiato a Locri, un Paese piombato sulle cronache dei giornali per l’omicidio Fortugno e per quei ragazzi che coraggiosamente hanno rotto il silenzio e il compromesso. Tra questi ragazzi coraggiosi c’è Barbara Panetta dell’associazione “Giovani per Locride” che ci racconta che nulla è cambiato e che forse nulla cambierà…
La manifestazione nazionale per il primo Maggio si è spostata, quest'anno, a Locri, una scelta puramente celebrativa oppure un segno tangibile dell’impegno della società civile e di una parte delle Istituzioni?
A mio avviso è solo qualcosa di celebrativo con l’idea di darci il contentino. I tanti politici che si sono proclamati a noi vicini sono scomparsi e le promesse che ci hanno fatto non si sono mai tramutate in fatti concreti. Credo che sia passato il periodo delle manifestazioni, che sono sacrosante, ma dopo sei mesi serve un progetto politico-sociale forte che al momento è assente, un progetto che metta al centro la Locride. Inoltre sostengo che sia qualcosa di celebrativo perché i sindacati fecero la stessa cosa lo scorso anno a Scampia e poi anche di quella terra passata l’emergenza è stata dimenticata.
Dopo l’omicidio Fortugno com’è la situazione nella Locride?
La situazione è drammaticamente sempre la stessa, non è cambiato niente anche se abbiamo un poliziotto ogni cento metri la gente continua a morire e la mafia continua a regolare i propri conti.
Il movimento antimafioso giovanile è in una fase di riflusso o mantiene alta la guardia?
Il movimento si è asciugato molto, da sessanta attivisti iniziali siamo rimasti in dieci. C’è uno sfilacciamento forte dovuto a piccoli egoismi, voglia di emergere e credo che o riusciamo adesso a scrollarci di dosso l’attuale situazione o non sarà più recuperabile. Le persone rimaste sono le più valide e ci mettono il cuore e l’impegno nel fare le cose, ma purtroppo non basta, perché da movimento di massa rischiamo di diventare una nicchia.
Nelle ultime settimane ha vinto il centrosinistra ed è stato arrestato Bernardo Provenzano, due segnali sulla carta di grande cambiamento, che ne pensi?
Credo che siano segnali di cambiamento sulla carta, perché se ci mettiamo 43 anni per prendere un boss non c’è da stare allegri e tra l’altro credo che si sia lasciato prendere e abbia fatto in tempo a stabilizzare i nuovi vertici di Cosa Nostra. Il Governo che verrà spero innanzitutto che duri e che trovi un filo conduttore al suo interno, un Governo che metta al centro gli interessi del Paese e del Sud. Tutte queste purtroppo sono solo speranze, attendo certezze.
Quanto è difficile per un ragazzo rimanere nella Locride e costruirsi un futuro sereno?
Di per sé non è difficile vivere fino ai 25 anni, fino a quando non pensi di costruirti una famiglia e trovarsi un lavoro che manca e quando c’è è sottopagato. Questo crea un circolo vizioso dove la cultura è accantonata e si pensa a sopravvivere e ciò giova molto alla ‘ndrangheta che continua a proliferare.
“Giovani per la Locride” , l’associazione di cui fai parte,nasce prima dell’omicidio Fortugno, che caratteristica ha il vostro percorso associativo?
Nel 2003 è nato il portale (www.giovanilocride.net) con l’intento di creare una rete per riunire gli studenti fuori sede, poi alla fine del 2004 è nata l’associazione che si pone come obbiettivi quello di far rispettare la legalità e di non recidere il vincolo con la nostra terra. Successivamente abbiamo cominciato a fare progetti con il territorio e abbiamo cercato di far capire ai nostri coetanei che è meglio occuparsi del nostro futuro che passeggiare per il corso del paese.
Cosa ti auguri per le primavere che verranno?
Che tutti mantengano la voglia di cambiamento e spero che qualcuno nei “palazzi” che contano prenda qualche decisione per risollevare il destino del Sud
LOCRI – La Casa della Legalità di Genova – Osservatorio sulle Mafie, a Locri dal 30 aprile per “un’altra tappa del Cammino contro le mafie” ma anche per dire un alto là a qualsivoglia “strumentalizzazione politica o partitica” dei “ragazzi di Locri”.
L’altro ieri ha aderito alla meravigliosa manifestazione del Primo Maggio. Già nell’incontro di domenica con i ragazzi con i ragazzi del “Fo.Re.Ver”, Christian Abbondanza, Simonetta Castiglion ed Enrico D’Agostino, i rappresentanti dell’Osservatorio sulle mafie di Genova, hanno ribadito “la piena disponibilità ad appoggiare il loro lavoro per lavorare insieme”, sottolineando “l’importanza di agire, nel contrasto alle mafie, in modo chiaro e trasversale, senza consentire ad alcuno o ad alcuni di strumentalizzare e usare per fini “politici o partiti” l’indignazione, la speranza e la voglia di cambiare questa società malata, che ha messo in “movimento” tanti ragazzi della Calabria che nessuno può permettersi di sfruttare o tradire”.
Sulla stessa lunghezza d’onda si sono ritrovati il già sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia reggina, Nicola Gratteri, che ha ribadito gli stessi concetti, nonché i rappresentanti del Fo.Re.Ver. che li hanno poi espressi durante la manifestazione del Primo Maggio. I rappresentanti della “Casa della Legalità” di Genova hanno vissuto il Primo Maggio intensamente. Nella mattinata con la partecipazione alla manifestazione nazionale di CGIL-CISL-UIL, dove dopo il corteo si sono aggiunti al Servizio d’Ordine della CGIL “per fornire un doveroso supporto”.
Alla mobilitazione sindacale – evidenziano i rappresentanti dell’associazione genovese – hanno inoltre portato “il saluto ed il sostegno consegnatogli dal Sindaco di Genova e del Presidente della Circoscrizione Valpolcevera a nome della Città medaglia d’oro della Resistenza.” Medesimo saluto e sostegno è stato portato anche al vescovo di Locri-Gerace, Monsignor Giancarlo Bregantini ed al referente di Libera per la Locride, Francesco Riggitano.
”Nei prossimi giorni – è stato sottolineato – saranno intensificati i rapporti con le loro importanti realtà che, con la Cooperativa Mistya – la Gurfata, rappresentano un “agire concreto” contro la cultura e la pratica mafiosa, offrendo una reale alternativa ai ragazzi della Locride rispetto al panorama devastante di abbandono e disoccupazione”.
Nel pomeriggio poi è stata incontrata l’insegnante Liliana Carbone, mamma di Massimiliano, “ucciso meno di due anni fa, da un mafioso legato ai potenti clan della ‘ndrangheta, ed ancora in attesa di giustizia. Con Lei ci siamo recati sulla tomba del giovane Massimiliano ed abbiamo preso impegno di mobilitarci per far sì che anche per suo figlio, come per tutti i morti ammazzati lontano dai riflettori e senza nomi o cariche importanti, ci sia giustizia”.
Nel tardo pomeriggio poi è stata inaugurata la Casa della Legalità di Loci, anche qui con l’adesione ed il sostegno delle Istituzioni genovesi, legata alla Fondazione Antonino Caponnetto e Libera di don Luigi Ciotti. Uno strumento “aperto” – hanno evidenziato Abbondanza, Castiglion e D’Agostino – per promuovere e realizzare “incontri di educazione alla legalità, di promozione culturale e civile, anche attraverso attività ludiche e sportive”. La “nuova Casa” ha sede a Locri presso i locali della Cooperativa Mistya, in via Marconi 2, nella palazzina della Fondazione Zappia. Sono prevalentemente ragazzi e ragazze che già operano nel settore sociale, affiancati in questo delicato e importante lavoro dall’esperienza delle operatrici, “anime”, della Mistya, attiva nella locride da oltre 20 anni.
p.l.
C’è una madre che non festeggia
Liliana Carbone nel corteo con la foto del figlio assassinato.
LOCRI
L’altro primo maggio, che non lascia spazio a festeggiamenti e slogan, è quello della signora Liliana, una madre di Locri che chiede giustizia. Suo figlio, Massimiliano Carbone, era il presidente della Cooperativa “Arcobaleno” ed è stato ucciso il 17 settembre del 2004. Ha appesa al collo la foto della vittima e, nel dare sfogo alla propria rabbia, ringrazia tutti quelli che per qualche minuto si fermano ad ascoltarla: “Io conosco la verità sulla morte di Massimiliano, la quale era stata preannunciata da una larga parte dei cittadini di questa città. Qui si può morire perché si è amabili e laboriosi. Lo guardi mio figlio: non ha offeso, né umiliato alcuno, eppure questa città sembra giustificare la sua morte. Alcuni professionisti locali non sono venuti al funerale perché amici d’infanzia dell’unica persona indiziata, il cui nome ho immediatamente indicato agli inquirenti, nei sei giorni di autentica crocifissione passati da mio figlio all’ospedale. Non è stato solo un proiettile calibro 12 ad ucciderlo sotto casa, ma la pusillanimità di tanti. Mio figlio è stato il primo “ragazzo di Locri”, che scelse di rimanere a lavorare qua con un fucile piantato addosso. Io ho fatto il nome di chi avrebbe potuto trarre vantaggio dall’omicidio di Massimiliano ed anche il movente, fornendo altresì le prove. A tutt’oggi – continua la madre di Massimiliano – non è pervenuta nemmeno la perizia autoptica e sono passati 19 mesi. Il prefetto mi ha promesso verità è giustizia, ma non basta. Io le aspetto dalla città, che ha fornito giustificazioni ed alibi a questo individuo. Massimiliano lascia un bambino di sette anni: è per lui che combatto. Io non ho diritto alla giustizia: ho il dovere di chiedere giustizia”.
g.l.a.


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da sistemare e lo faremo
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Ma intanto si riparte!
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