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13.06.2007 - Sole 24 Ore
La ragnatela di Fazio e la quota fantasma
Gianpiero Fiorani, ex patron della Banca Popolare Italiana, ha svolto un ruolo chiave per conto di Antonio Fazio, all'epoca Governatore di Bankitalia, per gestire la permanenza del controllo della Bnl in mani italiane e, al tempo stesso, per acquisire il pacchetto dell'istituto romano di Via Veneto finito all'estero (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). Quel pacchetto, pari al 9,6%, messo insieme in più tranche, venne offerto agli spagnoli del Bbva già nell'agosto 2004, secondo i risultati dell'indagine condotta dal pubblico ministero milanese Luigi Orsi coadiuvato dai finanzieri del Nucleo valutario e del Nucleo di polizia tributaria di Milano.
Fazio si preoccupa per Bnl
Alla fine di febbraio 2005 — secondo le dichiarazioni rilasciate ai magistrati di Milano da Gianfranco Boni, braccio destro di Fiorani — Via Nazionale decide di mettersi in movimento per gestire gli assetti azionari della Banca Nazionale del Lavoro. A togliere il sonno ai vertici della Banca d'Italia sono gli azionisti del cosiddetto contropatto (Caltagirone, Coppola, Ricucci, Statutoe Bonsignore) titolari di una quota intorno al 27 per cento. Fazio e i suoi più stretti collaboratori temono che gli immobiliaristi del contropatto, capeggiati dal cementiere- editore Francesco Gaetano Caltagirone, possano cedere alle lusinghe di un'offerta allettante e vendere le quote. Gli spagnoli del Bbva fanno paura.
Un primo incontro per organizzare le contromosse e mantenere in mani italiane la Bnl si svolge a Via Nazionale verso la fine di febbraio 2005. Gli interlocutori scelti dalla banca centrale sono due manager d'eccezione e di provata fede e amicizia: Gianpiero Fiorani e il suo braccio destro, Gianfranco Boni.
Fiorani e Boni, che nel frattempo pensavano di avere già sistemato la partita per la scalata ad Antonveneta, si trovano di fronte l'allora capo della Vigilanza di Palazzo Koch, Francesco Frasca, e ad alcuni suoi collaboratori. Si esamina l'azionariato della Bnl, si studiano le varie possibilità. Fiorani, a un certo punto, si consulta direttamente con Fazio sui possibili scenari.
Insomma, si arriva alla determinazione che, nell'interesse della Banca d'Italia, gli immobi-liaristi del contropatto debbano essere convinti a cedere le loro partecipazioni a un soggetto bancario italiano in quel momento non ancora identificato. A gestire le consultazioni sarà Fiorani in prima persona. Nel corso della discussione appare chiaro a tutti che c'è un pacchetto di azioni Bnl che può fare la differenza in una possibile battaglia per il controllo dell'istituto presieduto da Luigi Abete, e che si trova all'estero,in mano a soggetti generalmente identificati come «gli argentini».
La difesa di Via Veneto
I tempi stringono.Il secondo incontro rilevante — è ancora Boni a raccontarloai pm —si svolge nella mattinata del 19 marzo del 2005, direttamente presso l'abitazione dell'ex Governatore, a Roma. Si ritrovano Fiorani e Boni, Frasca e Franco Gianni, legale di Caltagirone. Il clima è rovente. Gli spagnoli del Bbva hanno annunciato il lancio dell'Offerta pubblica di scambio sulla Bnl e, parallelamente, il colosso olandese Abn Amro minaccia di contrattaccare sull'Antonveneta. Ma la principale preoccupazione di Fazio non è tanto per Antonveneta, che è già stata messa al sicuro da Fiorani con un'operazione temeraria che gli costerà la defenestrazione dal sistema bancario e il carcere, quanto per la Bnl.Proprio il giorno precedente — il18 —il Banco Popolare di Verona e Novara ha infatti deciso di abbandonare la trattativa, avviata qualche mese prima, per acquisire il controllo della Bnl. L'istituto presieduto da Carlo Fratta Pasini ha in particolare ritenuto eccessivo il prezzo per azione preteso dagli azionisti riuniti nel contropatto.
Per Fazio è dunque evidente che l'uomo chiave per mettere in salvo la Bnl dallo "straniero" è Francesco Gaetano Caltagirone. Il Governatore ordina che lo si sondi subito sulla disponibilità a svolgere un ruolo all'interno della Bnl. Non c'è tempo da perdere. L'appuntamento è fissato all'ora di pranzo, a casa di Caltagirone. A tavola, con l'editore del «Messaggero», siedono personaggi di prim'ordine: Fiorani, Boni,Gianni e i banchieri d'affari della Lazard Arnaldo Borghesi e Luca Ditadi, che avevano viaggiato con il volo privato che aveva portato Boni quella mattina stessa a Roma per l'appuntamento a casa del Governatore. Fazio e Frasca, invece, disertano la colazione «perché Banca d'Italia — confesserà poi Fiorani agli inquirenti — preferiva mantenere una posizione coperta o defilata in quella circostanza ». Sarebbe stato come mostrare il fianco agli avversari. Guai a far vedere ciò che tutti intuivano, e cioè che Fazio manovrava dietro le quinte. Resta da capire fino a che punto fosse il Governatore a servirsi di Fiorani e fino a che punto, invece, non fosse Fiorani a condizionarne le decisioni, con l'astuzia di una volpe. Caltagirone pone dunque le sue condizioni per essere socio stabile della Bnl: la presidenza della banca per nove anni e una opzione put allo scadere della presidenza che gli garantisca il riacquisto della quota da parte di un terzo.
Il pacchetto argentino
C'è poi un'altra questione che preoccupa molto Fazio. Un ruolo determinante, per blindare l'azionariato della Bnl contro l'"aggressione"del Bbva,lo svolge il pacchetto azionario estero riconducibile agli argentini Francisco Macrì e Angelo Calcaterra e a tale Alan Clore: quel 9,6% di Bnl, che può salire fino al 15% con l'esercizio di alcuni diritti d'opzione, parcheggiato su quattro conti dell'Ubs di Lugano, al cui rastrellamento —secondo quanto riportato ieri dal Sole 24 Ore-Radiocor — avrebbe partecipato con un ruolo importante l'Euromobiliare. Fazio vuole che il pacchetto azionario argentino sia messo al sicuro il più in fretta possibile «e ci chiese di cercare di acquisirlo — sono parole di Fiorani — perché aveva un valore strategico dal momento che unito al contropatto e ad altri soci disponibili avrebbe potuto efficacemente contrastare...» l'offerta pubblica degli spagnoli. L'adesione all'offerta di quel 10-15% di azioni Bnl avrebbe decretato la vittoria degli iberici. Quindi bisognava toglierlo di mezzo.
Passaggio a Singapore
Un aiuto in questa direzione lo offre Caltagirone; il quale, durante il pranzo del 19 marzo, dice di sapere dell'esistenza di questi titoli e di poter mettere in contatto Fiorani con una persona bene informata al riguardo. Detto fatto: dopo qualche giorno si presenta a Lodi, nel quartier generale della Popolare Italiana, l'onorevole Vito Bonsignore, classe 1943, nato a Bronte, deputato europeo eletto nelle liste dell'Udc,esponente del contropatto della Bnl. A Fiorani e Boni, l'onorevole siciliano fornisce il numero di telefono dell'avvocato svizzero Chistian Fischele, che esercita a Ginevra. È lui il tramite. «Ricordo ancora — spiega Boni ai magistrati —che dopo un po'di tempo lo stesso Bonsignore ci disse che l'operazione si poteva fare ma occorreva prevedere un passaggio per Singapore dove sarebbe rimasta l'eventuale plusvalenza a disposizione di un soggetto che lo stesso Bonsignore si riservava di indicare».
A chi finirono, dunque, le azioni "argentine" di Bnl? Finirono a Fiorani? L'ex padre-padrone di Lodi ebbe un incontro con Fabio Calì, che agiva per conto del gruppo dei soci sudamericani,e pertanto l'ipotesi che possa essere stato lui l'acquirente non è del tutto inverosimile. Oppure furono rilevate dall'Unipol? L'impresa assicurativa guidata da Giovanni Consorte lavorò per conquistare la maggioranza della Bnl,dopo il flop dell'offerta degli spagnoli. Acquistò anche dagli argentini? L'enigma resta irrisolto. Per ora.


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