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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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31.05.2007 - LO SPILLO dal sito UominiLiberi
A cura di Belfagor
Censura sui massoni?
Ecco la privacy in aiuto della democrazia La trasparenza può attendere.
C’è da ridere? C’è da piangere?
Ricordate la settimana scorsa? Belfagor, il grande demonio del male, aveva annunciato l’imminente pubblicazione della mappa aggiornatissima di tutti i massoni della nostra provincia. A contendersi un sicuro successo di vendite in edicola La Stampa , capeggiata da kaiser Sandro Chiaramonti, o Il Secolo XIX di re Roberto Sangalli. Uno scoop conseguente all’iniziativa del “birichino” John Woodcock, magistrato di Potenza odiatissimo in certi ambienti e pizzicato dal settimanale “Chi” con la giornalista-vip, Federica Sciarelli (conduttrice di Chi l’ha visto su Rai 3). Woodcock, il mese scorso, aveva ordinato a tutte le prefetture d’Italia di trasmettere l’elenco degli iscritti alle logge massoniche. Obiettivo scovare logge “coperte”, deviate, in odore di intrecci tra politica-mafia-comitati d’affari.
Belfagor e i suoi fedelissimi accoliti hanno atteso invano la messa in onda di “massoneria minuto per minuto”. Che delusione! Tutto rinviato a tempi migliori.
E Belfagor che aveva promesso di violare il segreto, grazie al colombo viaggiatore?
Ascoltate! Ascoltate, amici del dominio. Sono fioccate le diffide preventive: "Guai a voi se vi azzardate a pubblicare anche un solo nome. Non abbiamo commesso reati, noi savonesi non siamo al centro di alcuna indagine, non c’è dunque alcun interesse pubblico che giustifichi la pubblicazione dei nomi degli iscritti alle logge della nostra provincia".
"Anzi vi avvertiamo che se violerete la legge sulla nostra privacy siamo pronti a chiedervi i danni morali, materiali ed esistenziali, poiché con la pubblicazione verrebbero ingiustamente coinvolte le nostre famiglie, le aziende o le associazioni di categoria o professionali che rappresentiamo…"
Non azzardatevi! Non osate!
Eppure Belfagor continua a tifare per la pubblicazione e forse, tra qualche settimana, Woodcock permettendo, ci riusciremo.
L’abbiamo già scritto, Belfagor non è un antimassone viscerale, contrariamente a certi ambienti ecclesiastici o della estrema sinistra, conosce tanti “fratelli muratori” con i quali c’è da togliersi il cappello, come soleva dire l’indimenticabile savonese doc, Sandro Pertini.
Belfagor perciò vi sottopone alcune riflessioni.
E’ giusto o no che i cittadini savonesi sappiano, ad esempio, se quel primario d’ospedale (responsabile della nostra salute, ma anche del buon andamento del reparto, spese e produttività comprese) è stato scelto per meriti e punteggi reali, anziché come è spessissimo accaduto per fratellanza massonica?
E’ giusto o no sapere se la folgorante ascesa di alcuni studi legali (con molte consulenze pubbliche, affidamento di arbitrati milionari, pareri “pro veritate”) abbia origine soprattutto da protezioni massoniche, anziché dallo spessore e capacità professionali-giuridiche acquisite sul campo?
E’ giusto che si sappia se le linee di credito facile ad alcune filiere della speculazione edilizia, ma non solo, si intrecciano con perversi meccanismi che invece escludono sistematicamente chi non gode di protezioni?
E’ giusto sapere per quale ragione una cinquantina di medici ospedalieri e pubblici, operanti nella nostra provincia, come pure una quindicina di commercialisti, una trentina di geometri, una decina di architetti, ha deciso di entrare in logge negli ultimi anni? Attratti unicamente dalla spiritualità esoterica?
Perché una decina di personaggi del cosiddetto potere che conta, aziende ed enti pubblici inclusi, ma anche qualche politico rampante, si sono riciclati in logge parecchio riservate?
Ebbene Belfagor, gran diavolo del male, sostiene che esiste un sottobosco che utilizza la riservatezza massonica per fare gli affari suoi, di amici degli amici, di cordata, magari a discapito di altri.
Belfagor, genio degli intrallazzi, ha capito non da oggi che per “sfondare”, fare affari che rendono molto, bisogna entrare nel circolo dei protetti per diventare un giorno protettori.
Belfagor non è tenuto a sapere, almeno per ora, se questi comportamenti sconfinino nella illegalità – pratica assai diffusa nella nostra Italia, dalla criminalità comune ai colletti bianchi, all’edilizia – e nell’impunità.
Belfagor che vive una vita da indemoniato e parla sovente con i satanisti, per una volta vorrebbe fare un’opera di bene e di trasparenza.
Assicurare a tutti i massoni retti e corretti che non mi opporrò al loro ingresso in paradiso. Evviva i massoni, abbasso la privacy e la censura preventiva.
26.05.2007 - Il Giornale
Ora anche la sinistra denuncia il conflitto di interessi di Marta
di Diego Pistacchi
Un sito pubblica un’inchiesta sul ruolo del marito della Vincenzi. La lista «Città Partecipata» vuole chiarezza E spuntano 50mila euro ai Ds
«La nostra città sarebbe esposta a gravissimi rischi se alla carica di sindaco accedesse una persona con gravi conflitti di interesse». Chi lo dice? Esatto, la sinistra, una sinistra fuori dei partiti come quella espressa da «Città Partecipata», che si presenta al voto contro tutto e contro tutti. Ma la domanda più difficile è un’altra: a chi si riferisce? Sbagliato, non a Enrico Musso, non al centro destra. Nel mirino c’è Marta Vincenzi. I «gravi conflitti di interesse» sarebbero i suoi. La preoccupazione è tutta legata alla denuncia espressa da un’inchiesta de «La casa della legalità», un’associazione che sul sito «www.genovaweb.org» ha pubblicato una serie di visure camerali e informazioni su società che chiamano direttamente in ballo la candidata del centrosinistra. O meglio, la coinvolgono per il ruolo svolto da suo marito, l’ingegner Bruno Marchese, in queste società.
Un ruolo sempre di primissimo piano, che naturalmente non comporta alcuna irregolarità. I sospetti, sollevati dalla «Casa della Legalità» e rilanciati da Città Partecipata nascono al momento in cui queste società più o meno direttamente controllate dal marito di Marta Vincenzi entrano in gioco sul piano politico-amministrativo. Bruno Marchese risulta, come riportato dal sito che cita visure camerali svolte «amministratore delegato, consigliere e direttore tecnico dal 2001 della Igm Engineering Impianti srl (studi di architettura, di ingegneria ed altre attività tecniche), nella quale su 49.400,00 euro di capitale ha, con titolo di proprietà, quote nominali pari a 18.759,52 euro; direttore tecnico dal 2001 della I.G.M. srl (costruzione di opere idrauliche) nella quale dalla visura del 2001 su 95.000.000 lire di capitale ha, con titolo di proprietà, quote nominali pari a 28.000.000 lire; liquidatore dal 2005 della B & M Consulting srl (consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale), nella quale su 10.000,00 euro di capitale ha, con titolo di proprietà, quote nominali pari a 3.000,00 euro; Direttore Tecnico dal 2003 e Consigliere dal 2006 del Consorzio Rete (studi di architettura, di ingegneria ed altre attività tecniche). Poi risulta anche avere proprietà in: F & B Services srl, dalla visura del 2002 su 20.000.000 lire di capitale ha quote di proprietà pari a 10.000.000 lire».
Il fatto è che agli autori dell’inchiesta risulta dalla documentazione sul finanziamento ai partiti, che la «Engineering impianti srl» ha versato nel 2004 ai Ds 50mila euro. E in quell’anno Marta Vincenzi è stata straeletta alle Europee.
Inoltre, viene sottolineato sul sito, «dalla relazione depositata alla Consob “Prospetto informativo relativo alla offerta in opzione agli azionisti di n° 31.875.000 obligazioni convertibili del prestito obbligazionario (...) e dal Bilancio consolidato del 31.12.2005 sempre della Sias spa di Marcellino Gavio, risulta che il Consorzio Rete è partecipato per il 16,667 % dalla Sias gaviana, per un valore di 11.000 azioni/quote detenute su 66.000». Un rapporto molto diretto tra Marcellino Gavio e una società in cui è fortemente impegnato il marito di Marta Vincenzi. Dove sta il problema? In una vecchia storia. Quella della cessione, da parte della Provincia presieduta proprio da Marta Vincenzi, di quote dell’autostrada Milano-Serravalle. Nel 1999 la cessione dalla Provincia della Vincenzi all’imprenditore Gavio avvenne per un valore di 1.60 euro (parametrate al valore di oggi) ad azione. Pochi mesi dopo Gavio vendette alla Provincia di Milano le azioni della Serravalle per l’equivalente di 8.93 euro.
Non solo, quello che sta a cuore anche agli esponenti di «Città partecipata» è anche il fatto che tra i principali «clienti» della società «Igm Engineering impianti» ci sia anche l’Autorità portuale di Genova. «Ella - scrivono rivolgendosi alla Vincenzi - qualora vincesse le elezioni, ricoprirebbe un importantissimo ruolo» per la gestione dell’Autorità portuale. E quindi, le chiedono, «come ritiene di poter governare con questo grave conflitto di interesse»? Una domanda. Come tutte quelle rivolte prima. Città Partecipata spera che quanto pubblicato sul sito citando le visure camerali non sia vero. E quindi chiede alla Vincenzi conferma o smentita. Anche i cittadini genovesi aspettano una risposta.
dal sito di Beppe Grillo
Sapete cosa mi fa veramente, ma veramente, incazzare? Lavorare per mantenere dei parassiti. Dei dipendenti infedeli. Mi spingo leggermente più in là: dei ladri. Ladro mi sembra la parola adeguata per chi prende dieci volte lo stipendio che gli spetta. quando gli spetta.
I precari, i pensionati, i piccoli imprenditori ogni mattina, al risveglio, mettono da parte dieci, venti, cento euro. Sono le tasse per gli stipendi dei ladroni di Stato. E’ ladro chi usa una carica pubblica per ottenere dei privilegi, dal funerale gratis, alla pensione baby. E’ ladro chi impedisce alla giustizia di funzionare con bancarotte cancellate e bilanci che da falsi diventano veri. Miracoli dell’impunità di una intera classe politica.
Stella e Rizzo la chiamano casta, ma è un complimento. Sono uomini e donne senza arte né parte che hanno vinto un terno al lotto e vivono alle nostre spalle, il loro nome è miserabili.
Il blog ha intervistato gli autori del libro: “ La Casta ”. Prima di leggerlo prendete del valium. Di seguito è riportato un brano.
“ Ricordiamo, in breve, solo quattro punti.
Il primo: tra i grandi Paesi occidentali l’Italia è quello con il numero più alto di parlamentari eletti. Senza contare i senatori a vita ... abbiamo un parlamentare ogni 60.371 abitanti contro ogni 66.554 in Francia, ogni 91.824 in Gran Bretagna, ogni 112.502 in Germania, per non dire degli Stati Uniti: uno ogni 560.747.
Il secondo: lo stipendio di un deputato è cresciuto dal 1948 ad oggi, in termini reali e cioè tolta l’inflazione, di quasi sei volte ... ed è di 11.703 euro oggi.
Terzo punto: nessuno si avvicina ai 149.215 euro di stipendio base dei nostri deputati europei. Non solo prendono oltre 44.000 euro più degli austriaci, ma incassano quasi il doppio dei tedeschi e degli inglesi, il triplo dei portoghesi, il quadruplo degli spagnoli... la lista non tiene conto delle integrazioni, a partire dal rimborso delle spese di viaggio per l’europarlamentare e i suoi collaboratori, “calcolato a forfait sul biglietto aereo più costoso, senza vincolo di documentazione”. Più “la rilevante indennità aggiuntiva per i collaboratori, di cui non solo non occorre documentare la retribuzione, ma neppure l’esistenza” ... “Il calcolo di 30-35.000 euro al mese è quindi probabilmente approssimato più per difetto che per eccesso”.
Quarto punto: l’insofferenza di molti parlamentari verso chi calcola nel loro stipendio anche i soldi per il collaboratore è spesso ipocrita fino all’indecenza ... pagano sottobanco i collaboratori (tra i 500 e i 1.500 euro) per i quali prendono al Senato 4.678 euro e alla Camera 4.190 al mese ... Un servizio delle Iene smascherava il giochetto dimostrando che alla Camera su 629 collaboratori ufficiali quelli regolarmente assunti erano solo 54: tutti gli altri erano pagati in nero.
Quanto? “Il mio riccamente” rispondeva spigliata la margheritina Cinzia Dato. ... “La politica ha dei grossi costi. Quindi ognuno s’arangia” spiegava romanescamente il nazional-alleato Carlo Ciccioli. “Quanto paga i portaborse?” “Quattro o cinquecento euro ar mese pe’ fa ‘na cosa. Quatto o cinquecento pe’ fanne ‘natra...”.
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Confiscati alla mafia due immobili di valore
di Silvia Pedemonte
RAPALLO. Mafia, camorra, ’ndrangheta hanno affondato le proprie radici nel Tigullio. La prova concreta sta nel fatto che, per la prima volta nella sua storia, Rapallo è entrata nell’elenco delle città in cui gli immobili confiscati alla criminalità organizzata diventeranno un bene ad uso della collettività. Nel caso specifico, si tratta di un appartamento in città e di un rustico in zona collinare.
E se è una notizia positiva sapere che il patrimonio della mafia potrà diventare, a breve, uno spazio dedicato al sociale, resta il dato, inquietante, della presenza della criminalità organizzata. Sono 7.329 i beni immobili confiscati alle mafie dal Demanio in tutta Italia (al dicembre del 2006): di questi, ventisei i casi in Liguria (sempre al dicembre del 2006). Nel gennaio scorso, a Genova vennero assegnati - anche in questo caso per la prima volta - otto immobili confiscati da destinare, secondo la legge 109 del 1996 (di cui è stata promotrice Libera, l'associazione di Don Ciotti), «per finalità di giustizia, ordine pubblico e protezione civile». Sempre secondo la stessa legge, viene stabilito il trasferimento del patrimonio al Comune «ove l'immobile è sito, per finalità istituzionali o sociali, affinché lo stesso possa amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione a titolo gratuito a comunità, enti e organizzazioni del volontariato, cooperative sociali, comunità terapeutiche e centri di recupero di tossicodipendenti».
Ora, dopo Genova, tocca a Rapallo. Il merito di una così importante operazione è del commissario straordinario Mario Spanu che, fin dall’inizio della sua gestione, aveva chiesto di essere informato dell’esistenza sul territorio comunale di eventuali beni provenienti dalla criminalità organizzata. E, andando a chiedere e a cercare, l'amara realtà, finora mai palesata, è emersa. Martedì pomeriggio Spanu ha incontrato il prefetto di Genova Giuseppe Romano, insieme con il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. «Anche nel Comune di Rapallo le forze dell’ordine hanno accertato l’esistenza di beni appartenenti alla criminalità organizzata - dice Spanu - Questi beni, una volta appurata in ogni dettaglio l’origine, vengono confiscati dallo Stato e possono essere destinati o a compiti istituzionali delle forze dell'ordine o, nel caso queste non si dimostrino interessate ai beni, all’ente locale». Gli immobili sequestrati sono entrambi in zone semicentrali della città: uno è un appartamento di grande metratura e cantina (dal valore catastale di 168 mila euro); l’altro è un rustico (valore catastale 182 mila euro).
«Durante la riunione di martedì pomeriggio - continua il commissario - le forze dell'ordine hanno rinunciato all'assegnazione: da qui la volontà di acquisizione del Comune: e se sarà il nuovo sindaco a decidere a chi destinarli, sicuramente il ventaglio di possibilità in cui scegliere resta esclusivamente a fini sociali, ovvero per associazioni di volontariato, enti, cooperative sociali o associazioni ambientaliste. Una volta effettivamente acquisiti, i due immobili diventeranno patrimonio comunale con finalità vincolate, ovvero utilizzabili esclusivamente per gli scopi dettati dalla legge».
Il commissario Spanu, che minimizzare il suo apporto, ha voluto invece esaltare «gli impegni presi dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, ovvero l'impegno delle forze dell'ordine e della polizia municipale e gli importanti traguardi raggiunti». Poi ha commentato anche il risvolto negativo dell’operazione: «E’ la dimostrazione che anche qui, in una località in cui sarebbe stato impensabile, la criminalità organizzata si è insediata».
dal blog Beppe Grillo
Amato fa di mestiere il ministro dell’Interno. In passato fu consigliere di Craxi per lunghi anni. Craxi finì in esilio e lui al governo. Si è recato a Palermo per i 15 anni della strage di Capaci. Un ragazzo gli ha ricordato dei 25 condannati in parlamento, di Cuffaro imputato per favoreggiamento aggravato, dell’assenza dello Stato in Sicilia.
Giuliano l'apostata socialista non si è sottratto al confronto con il coraggio e la cultura che lo contraddistinguono.
A muso duro ha confortato il ragazzo dandogli del capo populista, del giustizialista ingiusto, del retorico, dell’emotivo, dell’unilaterale. Ha poi aggiunto con grande padronanza della lingua di Dante: “Non creare questo conflitto tra l'Isola e il continente, in questo modo usi stilemi tipici del populismo isolano.”
La Mafia può dormire sonni tranquilli. Il ministro dell’interno ha sbaragliato uno studente siciliano antimafia. Ha dato l’esempio. Ora può tornare a Roma e fare due chiacchiere e prendere un caffé con due pregiudicati, Vito e Pomicino, eletti nella commissione Antimafia, e con Andreotti, persona da sempre informata sui fatti.
Palermo, 23 mag. - (Adnkronos) - Botta e risposta tra il presidente della consulta studentesca di Palermo, Francesco Cipriano e il ministro dell'Interno Giuliano Amato durante il dibattito nell'Aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo dal tema 'L'Italia che cambia: politica, istituzioni e societa' nel corso della commemorazione del 15° anniversario della strage di Capaci. Nel suo intervento, il giovane studente, rivolgendosi ad Amato ha ricordato che in Parlamento 'siedono 25 condannati', parlando anche del presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra in un processo a Palermo.
'Le do un suggerimento signor ministro -ha detto Francesco Cipriano- quando torna a Roma dica ai suoi colleghi che qui, a Palermo c'e' la mafia'. E ancora: 'nell'antimafia metteteci il cuore, lo stomaco, metteteci le palle'. Immediata la replica del ministro Giuliano Amato: 'non mi e' piaciuto affatto il tuo intervento sa gia' di 'capo populista'. Esprimi in modo unilaterale, retorico, emotivo, senza lasciare spazio per l'interlocutore, un sentimento giusto che e' diffuso, ma senza ragionarsi sopra e' un pericoloso esercizio che e' velenoso per la democrazia'.
Parlando dei 25 parlamentari condannati, Amato ha sottolineato: 'ho il coraggio di risponderti che devo distinguere tra condanne e condanne, ci possono essere condanne per reati minori che permettono, una volta scontata la pena, la piena riabilitazione, mentre altre condanne non portano alla riabilitazione. Se non fai questa distinzione, diventi un giustizialista ingiusto'. Nel suo intervento lo studente ha citato il blog di Beppe Grillo. 'Queste cose non le impariamo dai libri -ha denunciato- ma siamo costretti a ricorrere ad Internet'. E Amato: 'Grillo fa come te. Sono convinto che servono i Grillo ma non e' detto che siano la bocca della verita'. E poi ha replicato ancora a muso duro: 'non puoi dire a me e al governo 'quando torna a Roma dica che qui c'e' la mafia. Noi lo sappiamo bene, facciamo parte di uno schieramento politico al quale la lotta alla mafia deve molto. Io ti potrei rispondere, ricordalo a quelli di Palermo che qui c'e' la mafia. Anche tu hai qui delle istituzioni. Quindi, non creare questo conflitto tra l'Isola e il continente, in questo modo usi stilemi tipici del populismo isolano.
Se hai questa passione utilizzala per una battaglia democratica e non certo populista'.
24.05.2007 - LO SPILLO dal sito UominiLiberi
A cura di Belfagor
Largo ai massoni!
Niente paura è tutto sotto controllo
C’è da ridere? C’è da piangere?
Cari navigatori sono scatenato, non sto più nella pelle e gongolo. Per “Uomini liberi” ho uno scoop sensazionale. Nei prossimi giorni correte in edicola. Le due corazzate ( La Stampa e Il Secolo XIX), grazie alle loro edizioni locali, si accingono a pubblicare la mappa aggiornatissima di tutti i massoni della nostra provincia. Non accadeva dal 1981- 1985 e le vendite in edicola esplosero. Il Secolo XIX raggiunse la media mensile giornaliera di 16.472 copie, ora oscillerebbe sulle 10 mila, ma aveva raggiunto persino il record di 23.287 copie all’epoca del processo a Gigliola Guerinoni, delitto Brin per chi non lo ricordasse.
Avete letto del Pubblico Ministero di Potenza, John Woodcock, criticatissimo, stando alle dichiarazioni pubbliche dai pesi massimi della destra illuminata. E’ il magistrato salito alla ribalta per Savoiagate e Vallettopoli. Uno di quelli che non si inchina ai potenti. Ora si è messo in testa di indagare sulla massoneria, ufficialmente solo quella deviata o “coperta”. Nel mirino possibili intrecci tra mafia, politica e comitati d’affari. Ovvero il potere occulto che comanda, decide.
Il mastino, scomodo ed irriverente, ha scritto a tutte le prefetture d’Italia così sul tavolo del prefetto di Savona è finita la richiesta di censire con nomi e cognomi tutti i massoni, elenco delle logge e rispettivi affiliati.
Ma chi arriverà per primo? La Stampa del veterano Sandro Chiaramonti, in lotta per battere il record del comando dell’edizione ligure del grande quotidiano torinese? Oppure Il Secolo XIX del lanciatissimo Roberto Sangalli, fresco del superintervista al presidente del Copaco, Claudio Scajola, il vero padrone politico (e dell’informazione riverenziale) della Liguria? Lo ammetto, io tifo per…ma nella veste di Belfagor non lo dico.
Sono sicuro, ci riusciranno. E sarà un successo. Ma anche una questione di trasparenza verso i cittadini. Un colpo al crescente “menefreghismo indifferente”. Un fare informazione senza autocensure, né sudditanze, come ha potuto fare per anni chi ha pubblicato le liste dei fratelli muratori e dei maestri venerabili del ponente ligure. Suddivisi tra il Grande Oriente d’Italia (già di palazzo Giustiniani), la Gran Loggia d’Italia (obbedienza di piazza del Gesù), Gran Loggia Nazionale degli antichi liberi accettati muratori, e una serie di logge spurie, in parte collegate con la Costa Azzurra , in cui avevano trovato ospitalità magistrati, ufficiali della Finanza e imprenditori rampanti.
Finalmente, sotto lo sprone e grazie all’iniziativa di un “servitore dello Stato”, si ruppe il lungo silenzio che durava dal primo blitz del giudice Filippo Maffeo, raccontato allora ai lettori da Daniele La Corte , e poi dal dossier raccolto dall’allora tenente colonnello Nicolò Bozzo per i giudici istruttori della “Teardo story”, Francantonio Granero e Michele Del Gaudio.
Volete un assaggino di quel periodo. Eccovi un titolo del Secolo XIX: "Terremoto in loggia per lo scandalo delle tangenti". Occhiello: "Il caso Teardo è costato caro alla massoneria". Sommario: "I massoni che nel periodo del boom erano giunti a contare una ventina di logge con 900 affiliati, hanno subito alcune crisi di coscienza. E ora per entrare in associazione occorre esibire anche il certificato penale". Seguirono una serie di articoli a firma di Luciano Corrado con l’elenco completo delle logge, degli affiliati, dei venerabili. Con una sola eccezione: esclusi i cosiddetti all’orecchio del Gran Maestro, uno dei quali si rivelò un ottimo e corretto informatore del giornalista.
Con la pubblicazione aggiornata e riveduta sapremo come si sono riorganizzate le logge savonesi e del Basso Piemonte (assai più riservate), dove sono emigrati per opportunità alcuni concittadini più o meno illustri, ma sicuramente personaggi che contano.
Sarà fatta chiarezza sulla chiacchieratissima mappa del potere sotterraneo, talmente forte da aver messo la sordina alla libera informazione, giudicata troppo ossequiosa nei confronti del Palazzo. Avremo la conferma che negli apparati pubblici, nelle presidenze che contano è finita l’epoca degli inquinamenti. Sapremo che a ricoprire i primariati degli ospedali e i dirigenti dei settori di maggiore peso e della spesa sono stati chiamati unicamente in base alla rigorosa professionalità, titoli e meritocrazia. Estranei ai concorsi taroccati.
Sapremo che perizie da parte della pubblica amministrazione, consulenze tecniche, legali, progettuali, vengono assegnate in ossequio a valori professionali, etici e morali. Sapremo se sono cessati, dopo gli arrembanti anni teardiani, i rapporti tra certe logge e criminalità. Sapremo se, come scriveva il dirompente Claudio Sabelli Fioretti, dalle colonne del Secolo XIX, oppure Alberto Gaino de La Stampa , sono rimaste brutte fotocopie i titoli : “Massoneria a braccetto con appalti e tangenti”, e ancora: “Testimonianze sulla carriera del procuratore della Repubblica massone”. Bei tempi, quelli.
Voglio comunque spezzare una lancia sincera verso molti massoni savonesi. Ho conosciuto tanta gente retta che ha lottato contro abusi e degenerazioni. Qualcuno, nauseato da intrecci e impunità, si è chiamato fuori e ha scelto il “sonno” in attesa di chiarezza e pulizia. Del resto ci sono nazioni (vedi la Germania ) dove il massone deve essere al di sopra di ogni sospetto e chi è sorpreso con le mani nella marmellata è preso a calci nel sedere.
Ben venga dunque lo scoop giornalistico tutto savonese.
P.S.: Se, alla fin fine, i due quotidiani decidessero di tenersi quei nomi nel cassetto, beh!, nella nostra piccola, povera (e priva di potere) cassetta editoriale è arrivato un colombo viaggiatore con gli attesi elenchi richiesti dal tenace e coraggioso Woodcock, di cui ci dichiariamo estimatori e solidali. A quel punto fuoco alle polveri.
Cominciamo con due giuramenti massonici molto, molto significativi.
Avviso ai naviganti
ecco come si diventa massone
GIURAMENTO MASSONICO N. 1
E’ RICHIESTO AGLI “APPRENDISTI” NELLA CERIMONIA INIZIATICA
Testo:
Liberamente, spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’anima, con assoluta e inamovibile volontà alla presenza del Grande Architetto dell’Universo, per l’affetto e la memoria dei miei più cari, sul mio onore e sulla mia coscienza solennemente giuro di non palesare per qualsiasi motivo i signori della iniziazione muratoria, di avere sacri l’onore e la vita di tutti, di soccorrere, confortare e difendere i miei fratelli nell’ordine anche a pericolo della mia vita, di non professare principi che osteggiano quelli propagandati dalla libera muratoria; e, fin da ora, se avessi la sventura e la vergogna di mancare al mio giuramento, di sottopormi a tutte le pene che gli statuti dell’ordine minacciano, gli spergiuri, all’incessante rimorso della mia coscienza, al disprezzo ed alla esecrazione di tutta l’umanità.
Quel giorno che Teardo...
GIURAMENTO MASSONICO N. 2
E’ STATO SOTTOSCRITTO E PRONUNCIATO ANCHE DA ALBERTO TEARDO IL 25 MARZO 1974.
Un documento estremamente significativo e che va letto con attenzione per meglio comprendere quanto è poi accaduto e confermato da sentenze passate in giudicato.
Io Teardo Alberto liberamente e spontaneamente con pieno e profondo convincimento dell’anima, con assoluta e inamovibile volontà, alla presenza del Grande Architetto dell’Universo:
PROMETTO E GIURO di non palesare giammai i segreti della Libera Massoneria; di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà svelato, sotto pena di aver tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua, le viscere lacere, fatto il mio corpo cadavere in pezzi, indi bruciato e ridotto in polvere, questa sparsa al vento per esecrata memoria e infamia eterna.
PROMETTO E GIURO di prestare aiuto ed assistenza a tutti i Fratelli Muratori sparsi su tutta la superficie della Terra.
PROMETTO E GIURO di consacrare tutta la mia esistenza al bene e al pregresso della mia Patria, al bene ed al progresso di tutta l’umanità.
PROMETTO E GIURO di adempiere ed eseguire le leggi, i regolamenti e le disposizioni tutte dell’Ordine e di portare ossequio ed obbedienza alla Suprema Autorità e a quanti sono i miei superiori.
PROMETTO E GIURO di mantenermi e conservarmi sempre onesto, solerte e benemerito cittadino, ossequiente alle Leggi dello Stato, amico, membro della mia famiglia e Massone per abbattere sempre il vizio e propugnare la Virtù.
PROMETTO E GIURO di non attentare all’Onore delle famiglie dei miei Fratelli.
FINALMENTE GIURO di non appartenere ad alcuna società che sia in urto o in opposizione con la Libera Massoneria , sottoponendomi, in difetto, alle pene personali le più gravi e terribili.


L'AZIENDA
CHE HA
RESISTITO
ALLA
'NDRANGHETA,
DENUNCIANDO,
COSTRETTA
ALLA
CHIUSURA
PER LE
OMISSIONI
DEL COMUNE
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Tra sinistra,
'ndrangheta,
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nel disastro doloso
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SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
don Nello Giraudo
e documenti interni
della Chiesa
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