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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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dal sito della Comunità di San Benedetto al Porto
BAGET,NON DIVIDERE. DIALOGA!
di Don Andrea Gallo - nella foto con don Luigi Ciotti
Costruire un Mondo differente da quello della sorda intolleranza richiede un lungo cammino. È urgente partire ora per le donne e gli uomini di buona volontà.
Leggendo l’articolo di don Gianni Baget Bozzo, ieri sul Secolo XIX, mi convinco sempre più della forte ripresa di un atteggiamento antagonista di una parte della Chiesa verso la società e la modernità, con un susseguirsi martellante di accuse. Si è giunti a parlare di inquisizione laica, di discriminazione oggettiva nei confronti della Chiesa cattolica, di ostracismo, di minacce, di persecuzione, di pericoli imminenti, allarmismi per la distruzione della famiglia.
Affermazioni simili, oltre a non essere aderenti alla realtà, rischiano, come sta avvenendo, di fomentare vittimismo tra i cristiani e i vescovi, di suscitare una nuova opposizione di questi nei confronti della modernità e di far crescere la diffidenza, la delusione dei laici, dei lontani nei confronti del fatto religioso.
In certe frange sorge la rabbia. Quando si nega la possibilità di un’etica a chi non è credente in Dio, quando si vedono nella società solo frammentazioni di valori, nichilismo e cultura di morte, allora si contribuisce non al confronto, al dialogo irrinunciabile, ma allo scontro e si acuiscono le lacerazioni interne alla stessa comunità cristiana. Chiedo ai tanti cristiani: perché restate in silenzio? Verifichiamoci con i nostri vescovi davanti alla Croce e non in piazza San Giovanni o in piazza Navona. Per la Chiesa c’è il timore di sentirsi assediata e quindi costretta a esprimersi in modo difensivo, ancora una volta apologetico. Una Chiesa non più capace di sostenere nel pacifico confronto la sua collocazione nella compagnia degli uomini.
Mi sorprendono le imprecisioni di don Baget.
Non mi sono mai definito: anarchico evangelico,ma angelicamente anarchico. È il titolo del libro uscito a marzo tra gli Oscar Mondadori. Non ho mai parlato di abominazione del luogo santo. Non penso minimamente che la presenza di poliziotti contaminino il luogo santo. Mi sento umiliato divedere il mio vescovo accompagnato da angeli custodi armati.
Angelicamente: consapevole dei miei peccati,ma consolato dalla mia scelta dell’azione non violenta e della cultura della pace. (Pacem in terris. Papa Giovanni).
Anarchico: per rifiutare decisamente qualunque sopruso, coercizione, moralismo, integralismo,negazione di diritti. L’architettura giuridica, tradizionale e complessa sul concordato la lascio ai suoi amici intellettuali, organici, atei devoti, atei clericali.
Rimescolare superficialmente nella settimana del G8 2001, suona offesa ad oltre 300 mila giovani e alle stesse forze dell’ordine. Perché il governo Berlusconi non ha mai accettato di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta con pieni poteri per far luce su tutte le responsabilità? Anche il governo Prodi, dopo un anno, ha lasciato cadere la necessaria chiarezza.
Le mie riflessioni hanno la presunzione di stimolare tutti a uscire dal cortile di casa e pensare in grande:non c’è contraddizione tra fedeltà alla Chiesa e all’attaccamento all’istanza di laicità. I concordati non sono dogmi e non sono eterni e possono cambiare.
Craxi, nella riforma concordataria, cancellò la religione cattolica, come religione ufficiale dello Stato Italiano. Se la Chiesa accettasse di svolgere solo questo ruolo di religione civile, forse sarebbe più potente, ma a mio parere rinuncerebbe a comunicare il Vangelo, oscurerebbe la Profezia. In una società pluralista, tutti sono esposti al confronto e alla critica, tutti ad elaborare ragioni nell’ambito pubblico e i cristiani devono imparare a esprimersi in termini che non siano né dogmatici, né soltanto sostenuti dalla loro fede, né tanto meno da un concordato basato su reciproci privilegi. Etica sessuale,matrimoniale, aborto, eutanasia, bioetica vanno proposti con forte determinazione,ma anche con umiltà e moderazione.
I cristiani hanno il diritto (questa è laicità) di esprimere pubblicamente le loro convinzioni e le loro coerenti testimonianze. Ripeto: proporle e vederle recepite senza preconcetti nel dibattito per la formazione delle leggi, senza ambigue tutele dei parlamentari cattolici. Se si sceglie la libertà di coscienza, non si può pretendere la dittatura delle coscienze.
La politica è mediazione e non testimonianza.
Se i cristiani volessero imporre a ogni costo i loro principi in una società che è post cristiana, allora finirebbero per contribuire ad alimentare l’inimicizia.
È quello che sta tristemente avvenendo. Sì, è un tempo triste perché il Cristianesimo appare minacciato nel Suo specifico e ostacolato non da chi lo avversa o addirittura lo perseguita, bensì, come sovente accade nelle storia, dai credenti stessi. Forse don Baget pensa di possedere la verità evangelica? Siamo chiamati alla evangelizzazione o alla crociata del cattolico intransigente? Concedere diritti a minoranze eterosessuali, omosessuali può davvero impedire la scelta, per me grande, solenne e alta, del matrimonio sacramento, con la sua coerenza, fedeltà e testimonianza, la maternità e paternità responsabile? Se è possibile un uso religioso della politica o un uso politico della religione attraverso una libera contrattazione, perché rifiutarlo? Se lo Stato invita a Palazzo e si mostra riconoscente verso il Servizio della religione apprestato alla Società perché disertare il Palazzo? Non sono queste tentazioni pericolose? È forse questa la via del dialogo che la Chiesa ha scelto come irreversibile con il Concilio vaticano secondo? La mia amata Chiesa con il suo patrimonio può dare tantissimo ma se non dialoga…
Termino con la Gaudium et spes (76) Conc.Vat. II: La Chiesa non pone le sue speranze nei privilegi offertigli dalla Autorità Civile. Anzi, essa stessa rinuncerà all’esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove costatasse che il loro uso potesse far dubitare della sua sincerità della sua testimonianza….
La mia speranza anarchica dipinge l’immagine della Chiesa disarmata, senza poteri, senza blindature. Evangelicamente cercherò di stare sempre dalla parte degli sconfitti, di tutti coloro che pagano sulla propria pelle e spesso con la propria vita, vittime innocenti di un sistema mostro.
08.05.2007 – Gazzetta dello Sport
Donati: "La confessione sia totale”
di Stefano Boldrini
Intervista al professore in prima linea nella battaglia anti-doping: "Basso deve dire tutto: solo così si potrà smantellare un'organizzazione irregolare e si potrà parlare di svolta"
ROMA, 8 maggio 2007 - Professor Sandro Donati, la confessione di Ivan Basso rappresenta davvero una svolta per il ciclismo e per la lotta al doping?
"Credo che si possa parlare di un avvio di collaborazione. Una confessione reale deve essere totale e consentire di smantellare un'organizzazione irregolare. Una confessione totale dovrebbe indicare i nomi dei tramiti che lo hanno messo in contatto con il medico del centro dello scandalo, Eufemiano Fuentes. Dovrebbe rivelare se le due ultime squadre nelle quali ha militato fossero a conoscenza di queste sue pratiche in Spagna. Dovrebbe svelare quante volte ha fatto queste trasfusioni e in quali circostanze. Altrimenti, se non sarà messo a disposizione degli inquirenti questo quadro generale, una parziale confessione di Basso potrebbe anche essere considerata un'operazione studiata a tavolino non solo con il suo entourage, ma anche insieme con altri soggetti interessati ad allentare la tensione sul ciclismo, per affrontare con meno problemi le prossime competizioni".
Qual è la sua opinione sull'inchiesta denominata Operaciòn Puerto, condotta dall'unità operativa della Guardia Civil e avviata nel febbraio 2006?
"Mi sembra che ci siano molte analogie con i casi Conconi e Ferrari. Siamo di fronte ad un network internazionale, in cui atleti di diversi sport e di diversi Paesi magicamente sapevano a quale porta andare a bussare. Questa porta era evidentemente il segreto di Pulcinella. Ora, le massime istituzioni del ciclismo e dello sport in generale devono scegliere se riconoscersi nel contesto di Pulcinella oppure considerarsi delle colombelle che non si erano accorte di nulla. A loro la scelta".
Come giudica le reazioni?
"Non posso valutare le reazioni degli addetti ai lavori in quanto molti di loro hanno precedenti di doping e i loro pareri erano obbligati. Quando si dice che "Basso messo alla strette non poteva negare e che è finita un'epoca", si fa cinismo allo stato puro. Mi pare anche che non sia un buon giornalismo quello di sondare i pareri di avvizziti addetti ai lavori o di personaggi che hanno ancora un passato pieno di ombre. Qui si dimentica che l'ammissione di responsabilità di Basso è frutto del lavoro d'inchiesta condotto da magistratura e polizia. Il sistema sportivo ha poco di che rallegrarsi o vantarsi. Avrebbe potuto spezzare la catena delle complicità storiche create molti anni fa e non l'ha fatto".
La confessione di Basso può essere davvero la svolta?
"Dipende da quanto saranno esaurienti le sue dichiarazioni. Se riusciranno davvero a scardinare il sistema del doping, allora si potrà parlare di svolta". Per la Procura antidoping del Coni questa confessione è un successo. "Bisogna ammettere che questa volta la Procura ha dimostrato una sua incisività e voglia di arrivare in fondo. E' una piccola rottura rispetto all'inerzia del passato, ma anche in questo caso se davvero siamo di fronte ad una svolta bisogna aspettare i prossimi atti".
Basso ha detto: non lasciatemi solo.
"Ha ragione. Basso ha compiuto un gesto importante. E' stato messo alle strette e quasi costretto a farlo, ma si è preso in ogni caso la responsabilità di ammettere le sue colpe. Non va lasciato solo in un momento difficile dopo essere stato esaltato nei giorni delle vittorie". Il suo pentimento potrebbe procurargli uno sconto e dimezzargli la squalifica.
"Gli sconti devono essere consistenti di fronte ad una confessione completa e collaborativi. L'atleta è soprattutto una vittima del sistema".
La scheda di Donati
Consulente dell'agenzia mondiale antidoping
Alessandro Donati è nato a Monteporzio Catone, in provincia di Roma, il 14 giugno 1947. È stato responsabile delle squadre nazionali di atletica leggera dal 1977 al 1987. Fu esonerato dopo le denunce del doping e del salto truccato di Evangelisti ai Mondiali di Roma del 1987. Autore di diversi libri sulle metodologie del doping, è stato responsabile della divisione Ricerca e Sperimentazione del Coni dal 1990 al 2006. Nel 1993 pubblicò un dossier sull'uso di Epo nel ciclismo. Questo documento portò all'apertura dell'inchiesta sul professor Conconi. Donati svolse un ruolo attivo anche nell'inchiesta sul doping nel calcio che portò alla scoperta delle irregolarità commesse dal laboratorio antidoping di Roma. Attualmente è consulente della Wada (l'agenzia mondiale dell'antidoping), consigliere del ministro della Solidarietà sociale e collabora con l'associazione Libera nell'attività antimafia.
05.05.2007 – Il Sole 24 Ore
Gli investigatori rafforzano le azioni. Money tranfer ancora sotto tiro
Roma. La lotta al riciclaggio da parte della Guardia di Finanza e della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) non si ferma neppure di fronte ai buchi che la normativa italiana presenta.
Nel 2006 – come testimonia l’analisi del Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf – le violazioni riscontrate all’articolo 648 bis del codice penale (riciclaggio) sono state 301, i soggetti denunciati 944, quelli arrestati 135 e il valore dei sequestri operati ha superato i 118,5 milioni.
Meno frequenti i reati di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (articolo 648 ter).
Le violazioni sono state 58, i soggetti denunciati 129, quelli arrestati 47 e il valore dei sequestri ha superato 29,3 milioni.
A testimonianza del fatto che l’attenzione si sposta sempre più sui circuiti clandestini di trasferimento di denaro, nello stesso anno la Gdf ha compiuto 230 ispezioni sui money tranfer. Il 90,4% delle ispezioni si è conclusa positivamente scoprendo 208 abusivi (di cui 58 totali e 142 parziali) e denunciando all’autorità giudiziaria 456 persone.
”La nostra attenzione – spiega il colonnello Bruno Buratti, a capo del Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf – si sposta soprattutto sugli agenti, in rapporto diretto con quella ventina di società intermediarie che lavorano con i grandi soggetti internazionali come Western Union o Money Gram. Stiamo sviluppando molto l’attività ispettiva da alcuni anni a questa parte, anche perché è stato lo stesso Fondo monetario internazionale a sollecitarlo all’Italia non più tardi del 2005. E da questo punto di vista una particolare attenzione è rivolta alla comunità cinese, che di fatto ignora i circuiti bancari ufficiali. Per quanto riguarda, invece, il rapporto con le banche, in piena intesa con l’Uic, direi che la loro attenzione dovrebbe ora spostarsi più sul profilo selettivo che quantitativo delle operazioni segnalate”.
Se la Guardia di Finanza, la Direzione Investigativa Antimafia no è da meno. Lo scorso anno la DIA ha trattenuto per se 316 pratiche di operazioni sospette, dietro le quali agiscono i clan mafiosi. “Se valutiamo il trand – spiega il tenente colonnello dei Carabinieri Pellegrino Costa – ci rendiamo conto che è crescente. Le pratiche trattenute nel 2004 erano 229 e nel 2005 erano 282. I soggetti segnalati erano 7.485 nel 2004, sono diventati 8.987 nel 2005 e lo scorso anno sono stati 13.291”.
Il messaggio è chiaro: dietro le operazioni di riciclaggio è enorme il ruolo della mafia, della camorra e della Sacra corona unita, ma prima ancora, della ‘ndrangheta, impegnata in operazioni gigantesche al Nord e all’estero. Una mafia, quella calabrese, che ormai non conosce confini.
Anche il tenente colonnello Costa punta il dito contro i traffici dei cinesi. “Anche se i soggetti legati ufficialmente alla mafia sono ancora pochi – spiega – non può essere messo in dubbio il loro attivismo imprenditoriale che va senza dubbio monitorato”.
Infine, da parte del responsabile di settore della DIA, un appello di lavoro comune per rendere più efficace l’azione di contrasto. “Il sistema – spiega Costa – va perfezionato ed è necessario mettere insieme più professionalità per analizzare in profondità i dati e per comunicare anche meglio. Ma lo sa che molti ancora pensano che aprendo un conto corrente online si possano riciclare immense fortune?”. (R.Gal)
Quasi mille denunce
i risultati delle operazioni della Guardia di Finanza
|
| 2006 |
| Violazioni | 301 |
| Soggetti | 944 |
| Soggetti | 135 |
| Totale valore | 118.514.349 |
dalla PostaPrioritaria di ANNOZERO
di Marco Travaglio
I figli di...
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Il 24 novembre 1994 infuriano le polemiche per l'invito a comparire recapitato dal pool di Milano a Silvio Berlusconi per concorso nelle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza. Alle redazioni dei quotidiani giunge via fax una dichiarazione dell'onorevole forzista Gianpaolo Nuvoli, “membro della commissione Affari costituzionali”, su carta intestata Camera dei deputati. Testuale: «Debbo affermare che, qualora il procuratore Borrelli fosse condotto alla forca, io sarei in prima fila per assistere soddisfatto all'esecuzione».
La dichiarazione prosegue denunciando un complotto politico-giudiziario ai danni di Berlusconi: un «disegno destabilizzante» ordito dal presidente Scalfaro, da Borrelli, da Bossi e dalle opposizioni di sinistra. E, a proposito delle manifestazioni di piazza che Forza Italia sta organizzando in tutt'Italia a favore del premier inquisito, conclude: «È giusto sapere fin d'ora di chi sarebbe la responsabilità morale e politica di eventuali disordini che, ovviamente, scongiuro». Un redattore di Repubblica telefona all'onorevole Nuvoli per controllare che quelle parole siano davvero sue. Risposta di Nuvoli: «Confermo tutto, anche il riferimento alla forca. Quelle cose le ho scritte e le penso».
Che fine ha fatto l'uomo che voleva impiccare Borrelli? Il 27 aprile un comunicato del Guardasigilli Clemente Mastella ha annunciato la sua assunzione al ministero della Giustizia del governo Prodi: «Gianpaolo Nuvoli è stato nominato, su proposta del Guardasigilli, con decreto del presidente del Consiglio Ministri, direttore generale presso il Dipartimento degli Affari di Giustizia del ministero della Giustizia. Il ministro Mastella intende anche avvalersi della sua esperienza per tutte le problematiche relative alla Giustizia in Sardegna».
Per il curriculum completo del Nuvoli rimandiamo al sito www.altravoce.net del giornalista Giorgio Melis (il quale giura che Nuvoli volesse addirittura «vedere Borrelli impiccato a un lampione stradale»; e che poi fece staccare i ritratti del presidente Scalfaro da tutti gli uffici del suo Comune). In sintesi: nato ad Ardara (Sassari) 52 anni fa, laurea in giurisprudenza, democristiano e poi forzista, per trent'anni sindaco del suo paese, già consigliere regionale, eletto deputato con Forza Italia nel '94 e nel 2001, nel gennaio 2005 Nuvoli ha lasciato FI per trasvolare nell'Udeur, giusto in tempo per ritrovarsi nel 2006 dalla parte dei vincitori. Ma l'anno scorso non è stato rieletto.
Al ministero della Giustizia - informa una nota ripresa dalle agenzie - si occuperà del «contenzioso sui diritti umani in materia sia civile che penale, sulla responsabilità civile dei magistrati e sull'osservanza degli obblighi internazionali a proposito dei diritti dell'uomo». In quell'incarico sostituirà l'avvocato Sonia Viale, nominata dal ministro Roberto Castelli, e sarà il braccio destro di Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, anche lei scelta da Castelli e confermata da Mastella a capo del dipartimento Affari di giustizia.
Oltre a invocare la forca per Borrelli, negli anni, Nuvoli ha fornito altri preziosi contributi alla Giustizia. Nell'agosto del 1998, per esempio, intestò la piazza principale di Ardara, di cui era sindaco, all'ex procuratore presso la Pretura di Cagliari, Luigi Lombardini, che si era suicidato un mese prima nel suo ufficio dopo un interrogatorio dinanzi a Gian Carlo Caselli e ad alcuni suoi sostituti perché coinvolto nel sequestro di Silvia Melis, di cui si occupava segretamente e abusivamente non avendo alcuna competenza in materia (lavorava in Pretura). E fece scrivere sulla targa commemorativa le seguenti parole: “Piazza Luigi Lombardini - eroico magistrato vittima del Regime”.
Nella relazione di proposta, fatta pubblicare dal Giornale di Berlusconi, esaltò «l'eroico comportamento del giudice Luigi Lombardini, ben al di là dei suoi doveri d'ufficio, a favore dei sardi e della Sardegna: rischiando la vita, ha determinato la liberazione di numerosi ostaggi di sequestratori di persona, assicurando, alla giustizia decine di pericolosissimi criminali responsabili di sequestri. Per questa sua meritoria e coraggiosa attività Lombardini è stato perseguito inopinatamente e con accanimento dalla Procura di Palermo. Ben cinque magistrati, guidati dal procuratore Caselli sono piombati a Cagliari, da Palermo, per torchiare per ben 6 ore il galantuomo e eroico Lombardini. Il risultato, purtroppo, è stato che Lombardini è morto, ammazzato da una pallottola partita da quell'accusa infamante di Caselli e dei suoi uomini di Palermo. Nessuno, finora, ha pagato, nè Caselli nè altri, anzi le istituzioni hanno applaudito Caselli e gettato ombre su Lombardini».
Per queste infamie Nuvoli è stato denunciato dai pm di Palermo additati come assassini e condannato in primo grado per averli diffamati. Ora potrà occuparsi di loro più da vicino, dalla suo nuovo ufficio in Via Arenula. Senza contare che, da antico fautore della forca, potrà fornire un valido apporto alla materia dei “diritti umani” a cui, tra l'altro, è stato delegato.
Qualche domanda, per concludere. Il ministro Mastella, peraltro alleato di Nuvoli nel '94 quando costui invocò il patibolo per Borrelli, ricordava i suoi precedenti al momento di nominarlo direttore generale del ministero? Perché, delle due, l'una: o il ministro sapeva, e allora vuol dire che condivide le battaglie di Nuvoli, o non le ritiene in contrasto col nuovo incarico; o non sapeva, e ora che lo sa ci farà sapere qualcosa.
Nell'attesa, qualche esponente del centrosinistra avrà forse qualcosa da dire, e magari da ridire, sulla compatibilità di questo signore con il concetto di Giustizia. In caso contrario, temiamo che qualcosa da dire, e da ridire, l'abbiano parecchi elettori.
dal sito di DemocraziaLegalità
Dicono che l'economia si e rimessa a tirare e che sia merito della finanziaria. Che tiri non c'e dubbio. Che sia merito della finanziaria ho qualche dubbio. L'economia sommersa e il lavoro nero la fanno sempre da padroni. Rappresentano un bel 25-30 per cento della ricchezza nazionale, il doppio della media europea, evadono i contributi, il fisco, i contratti sindacali, le regole sulla sicurezza sul lavoro( non per niente ne muoiono piu cadendo dalle impalcature che in Afganistan), ma chi se ne frega. Tirano!
Ma quella che tira di piu, lo dice la parola stessa, e la coca. I clan fatturano 60 volte il fatturato della FIAT che e di 13,5 miliardi di euro all'anno e 100 volte quello della Benetton. Non male! Questo vuol dire che una parte delle automobili, dei telefonini, dei cd, delle vacanze esotiche sono fatti con i soldi della cocaina. E noi siamo, anzi, la Drangheta e la Camorra , sono leader mondiali. Non e una bella soddisfazione? Altro che lo e.
Facciamo parlare il colonnello dei carabinieri di Napoli Gaetano Maruccia, intervistato da Roberto Saviano:" E' fondamentale comprendere come il mercato legale sia non soltanto infiltrato dai capitali generati dalla coca, ma fortemente determinato da questi capitali..Sono le trasformazioni che dobbiamo capire, come la polvere bianca diventi tutto il resto. Commercio, aziende, flussi bancari, gestione del territorio, avvelenamento del mercato legale".
Insomma, Padoa Schioppa sara anche bravo, ma senza l'aiuto della Coca che tira, e come tira!, il Tesoretto non ci sarebbe.
Si, lo so, un po' di morti la coca li fa. Ma dalla vita non si puo avere tutto. E poi di fronte alla "crescita" sono davvero Bazzecole.
28.04.2007 – Avvenire
CALABRIA IN PRIMA LINEA
Gioia Tauro, devastata coop antimafia
di Paola Suraci
Furti e gravi danni alla Valle del Marro, che coltiva aree confiscate L'attentato potrebbe essere la risposta dei clan alla grande manifestazione antimafia a Polistena e al convegno dei giorni scorsi sull'uso sociale dei beni sequestrati Don Ciotti: aver preso di mira questa realtà dimostra la debolezza della criminalità organizzata e deve spingerci a proseguire insieme sulla via della legalità e della giustizia
Esistono segnali che ti avvertono quando qualcosa è cambiata per sempre, li cogli tra la gente, li cogli anche nel linguaggio forte, violento della 'ndrangheta che qui, in Calabria, ancora vuole comandare. Gli uomini delle cosche sono entrati nel capannone della cooperativa Valle del Marro-Libera Terra, che sorge nella Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) sui terreni confiscati alle famiglie Piromalli e Mammoliti e dove i giovani soci dal 2004 hanno iniziato a sperare e a coltivare. Hanno rubato, tra l'altro, un trattore, mille litri di benzina agricola e una saldatrice, hanno devastato e hanno lasciato messaggi simbolici di morte per incutere paura e spingere all'abbandono del progetto che insieme all'associazione Libera e alla diocesi di Oppido Mamertina-Palmi i soci della cooperativa stanno portando avanti. È il terzo avvertimento in ordine di tempo.
Hanno agito nella notte, indisturbati. Gli sconosciuti hanno divelto il cancello e il lucchetto poi, prima di andar via, lo hanno saldato come a voler dire «noi qui siamo i padroni, possiamo entrare ed uscire dal cancello principale come e quando vogliamo». Ma è proprio questo messaggio, questo segnale, che evidenzia la paura della 'ndrangheta: ha capito che adesso, qui, la strada dell'antimafia è una sola: colpire i clan nei loro patrimoni.
La cooperativa dà fastidio con il suo esempio; coltiva uliveti e agrumeti, trenta ettari affidati a un gruppo di giovani guidati da don Pino De Masi. Ma danno fastidio anche le azioni che si stanno portando avanti nella lotta alla mafia. L'attentato potrebbe essere, infatti, la risposta immediata della 'ndrangheta al convegno sull'uso sociale dei beni confiscati organizzato nei giorni scorsi. Un convegno dove ha preso la parola anche il presidente della coop, Giacomo Zappia. Ma l'attentato è anche la risposta della 'ndrangheta alla grande manifestazione di popolo del 21 Marzo a Polistena. Il messaggio voleva essere chiaro: potete marciare e manifestare quanto volete , ma noi continuiamo a comandare e con noi dovete fare i conti. Ma questa volta a tremare sembra che sia proprio la 'ndrangheta. Ne è convinto anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che appena appresa la notizia ha detto: « La Calabria è una terra bella e difficile, ma con grandi fermenti, tanta voglia di mettersi in gioco, tanta voglia, su certi capitoli, di voltare davvero pagina. Esperienze come quella della Valle del Marro lo confermano. Averla presa di mira è una dimostrazione di paura. Paura del desiderio di verità che sta crescendo su quelle terre. Fatti come questo dimostrano non la forza ma la debolezza delle mafie, e ci devono incoraggiare a proseguire tutti insieme sulla strada della legalità e della giustizia». «Andiamo avanti, senza paura e senza alcuna esitazione, forti anche della presenza dello Stato al nostro fianco. Siamo tranquilli - ha aggiunto don Ciotti - anche perché il nostro impegno per la legalità non subirà alcun cedimento».
E andare avanti adesso è possibile. Lo Stato, così come i ragazzi della cooperativa Valle del Marro, hanno reagito. Subito è arrivato il presidente dell'Antimafia, Francesco Forgione, e ha incontrato don Pino e i suoi ragazzi. «Il mio stato d'animo è di rabbia, ma anche di reazione perchè questi mafiosi devono sapere che questi terreni e quelli che gli confischeremo più avanti non li riavranno mai. Questa è una partita che sarà vinta dallo Stato, non dalle cosche. Questo attentato deve anche spingere il governo e il Parlamento ad approvare velocemente nuovi strumenti operativi e legislativi per la gestione dei beni confiscati alle mafie e il sostegno a chi utilizza i beni. Ormai è chiaro che i mafiosi temono solo due cose: il carcere che li separa dal potere e il sequestro dei beni che attacca il futuro delle loro cosche. Continueremo a colpirli con tutte e due queste risorse. Dunque, governo e Parlamento dovranno rivedere la legge 109 che in questi anni ha evidenziato l'inadeguatezza della gestione del demanio . Non è più ammissibile che trascorrano quindici anni dalla confisca di un bene al suo riuso sociale. Noi, come Commissione, a breve proporremo le modifiche alla legge 109 ma urge far presto».
Il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, convocato d'urgenza del prefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena, ha disposto controlli e vigilanza continua sulla sede della cooperativa. Per prevenire nuove incursioni nelle ore notturne, inoltre, verrà attivato un impianto di illuminazione.
28.04.2007 - Il Quotidiano della Calabria
I dirigenti della Casa della legalità di Genova "avvisati" dalla Procura antimafia
«La relazione Basilone va divulgata»
Attacco alla famiglia Laganà: «Clamoroso conflitto di interessi»
di Pino D’Amico
Attacco frontale alla famiglia Laganà. Attacco sostenuto invocando trasparenza e legalità. Così l'incontro sul tema "Relazione Basilone e significati della sentenza sul barbaro omicidio del medico Luigi Joculano", promosso dal Cidis, si trasforma in un vibrante assalto a Mario Laganà e alla figlia Maria Grazia. E' bene chiarire che sia il Cidis, sia il suo presidente Demetrio Costantino, non hanno avuto alcuna parte in causa.
L'offensiva è maturata, improvvisamente, dai vertici della Casa delle legalità e della cultura di Genova. Il presidente Christian Abbondanza e la dirigente Simonetta Castiglion, i quali ieri mattina sono stati ascoltati dal pm Giuseppe Lombardo perché colpiti da informazione di garanzia per avere pubblicato sul sito dell'Associazione, la relazione conclusiva della commissione di accesso agli atti dell'Asl 9 di Locri, meglio conosciuta come "relazione Basilone", non sono andati per il sottile. Secondo i due relatori genovesi, gli atti amministrativi sono pubblici, quindi vanno divulgati. Proprio dai contenuti della relazione Basilone, Abbondanza e Castiglion colgono elementi utili per sferrare il loro attacco.
"L'onorevole Mario Laganà ha diretto l'Asl 9, quindi non poteva non sapere delle zone grigie che in essa si allignavano. - ha sostenuto il presidente Abbondanza - Sua figlia, l'onorevole Maria Grazia Laganà, moglie di Francesco Fortugno, è indagata. Come fa a sedere in Commissione antimafia? Questo è il più grande conflitto di interessi mai avvenuto nella Repubblica italiana. Maria Grazia Laganà, è a conoscenza di fatti, persone e circostanze indispensabili a comprendere il quadro in cui è maturato l'omicidio del marito, ne era la moglie divenuta la grande accusatrice dei giudici reggini che non fanno bene il loro lavoro, a suo giudizio sulla base della sue conoscenze di fatti e persone, ed anche su come sia stata possibile l'infiltrazione nell'Asl 9 da parte della 'ndrangheta. La signora, era vicedirettore sanitario e responsabile del personale di quella Asl, in cui il marito, primario, lavorava da decenni. Non era né una passante, né una semplice impiegata, bensì una funzionaria dirigente, con compiti e responsabilità definite dalla legge".
La requisitoria di Christian Abbondanza dilaga.
Il presidente dell'Associazione ligure parla dei legami di 'ndrangheta che esistono tra la provincia di Reggio e il genovese, dove sono presenti alcune 'ndrine impegnate nel campo degli appalti pubblici.
Per il finale, ancora una stilettata all'onorevole Maria Grazia Laganà: "Parli nelle sedi idonee e fornisca elementi di prova sulle accuse che muove. Non lanci messaggi cifrati. Parli di quello che succedeva all'Asl 9 di Locri, delle conversazioni e frequentazioni. La smetta di omettere le conoscenze dirette dei fatti che lei ha".
Tornando all'incontro del Cids, vi è da dire che i lavori sono stati avviati da Demetrio Costantino. Nel suo intervento, il presidente del Cidis, ha sottolineato le colpe di una politica distratta che ha finto di non capire gli scenari in cui è maturato l'omicidio del medico gioiese Joculano, uomo di cultura e stimato politico, che si ribellò reagendo alle illegalità e alle ingiustizie, pagando con la propria vita il suo impegno sociale.
Per quanto riguarda la relazione Basilone, Costantino si è detto perfettamente in linea con il vice ministro dell'Interno, Marco Minniti che sostiene la necessità di leggere la relazione della commissione d'accesso in tutti gli istituti scolastici.
I lavori sono stati conclusi dalla professoressa Liliana Esposito Carbone, madre di Massimiliano, il giovane impiegato di una cooperativa, assassinato a Locri, la quale si è soffermata sulla vicenda evidenziando di avere sempre chiesto verità e giustizia.
28.04.2007 – Calabria ora
La “Casa della Legalità” di Genova ospite di Costantino
Al convegno del Cids Abbondanza e Castiglione hanno parlato di Joculano, Libera e Relazione Basilone
di Riccardo Tripepi
Reggio Calabria – La sentenza Joculano, l’attentato alla Valle del Marro, il devastante articolo di Curzio Maltese, la Relazione Basilone. Un mix di eventi che hanno profondamente scosso la città di Reggio e quanti da anni si occupano di lotta alla criminalità organizzata.
Il CIDS (Comitato Interprovinciale per il Diritto alla Sicurezza), presieduto da Demetrio Costantino, ha cercato di fare il punto della situazione nel corso di una conferenza stampa convocata, ieri pomeriggio, presso Palazzo San Giorgio. A fianco del CIDS, la Casa della Legalità e della Cultura, associazione genovese, rappresentata dal suo presidente Christian Abbondanza e da Simonetta Castiglione. Al tavolo dei relatori anche Liliana Carbone, madre del povero Massimiliano, giovane di Locri freddato dalla mano della ‘ndrangheta.
”E’ di grande significato la sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Palmi – ha dichiarato Demetrio Costantino – che ha condannato all’ergastolo il killer Rocco Pasqualone e il mandante Giuseppe Piromalli per l’efferato omicidio di Luigi Joculano. Le accuse del pm e la sentenza evidenziano chiaramente le colpe di una politica distratta che fingeva di non capire quanto stava avvenendo”.
Da questa sentenza, anche in segno di rispetto per la memoria di Joculano, la città di Reggio deve ripartire, secondo il presidente del Cids, per “fare emergere la responsabilità dell’intreccio fra politica e criminalità nella provincia reggina, anche attraverso una rilettura critica della storia della Calabria”.
Non vanno sicuramente in questa direzione, articoli come quello apparso su “Repubblica” a firma di Curzio Maltese. “Raddoppiare le cifre, far passare per collusi alla criminalità, tutti i calabresi, non serve a nessuno – ha detto ancora Costantino – e non corrisponde alla verità. I giornalisti dovrebbero, per la loro parte, contribuire all’analisi dei problemi in modo aperto e senza lasciarsi orientare”.
Gli ospiti della Casa della Legalità hanno poi concluso l’incontro con una dettagliata analisi della Relazione Basitone e delle infiltrazioni mafiose della As di Locri, chiedendo le dimissioni dell’On. Maria Grazia Laganà dalla Commissione Antimafia.
28.04.2007 – Gazzetta del Sud
di Domenico Malara
”Sulla Relazione Basilone e in particolare sull’intricata vicenda riguardante l’omicidio Fortugno, si è soffermato anche il presidente della “Casa della Legalità e della Cultura” Christian Abbondanza, il quale ha espresso critiche nei confronti dell’On. Maria Grazia Laganà.”


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