Dopo la questione ligure, dopo la
"anomala" scesa in campo di "Libera contro le mafie" a
Firenze al fianco della Giunta Domenici, nello scorso referendum
comunale, a sostegno del progetto di tramvia (progetto della
Impregilo) che devasta il centro storico, dopo le notizie di beni
consiscati ed assegnati, ad esempio, a Bagheria che dopo
l'inaugurazione in pompa magnia sotto lo slogan "la mafia
restituisce il maltolto" sono stati prontamente richiusi e
abbandonati, altre inquietudini che confermano la deriva a
"strumento" di partito che tradisce la sua storia e sua funzione
fondativa, arriva da Bari, da uno dei ragazzi che si è dato un gran
da fare per promuovere Libera e la giornata della memoria dello
scorso marzo a Bari, che ci ha messo l'anima e la passione e che poi ha scoperto che sogno e speranza non coincidevano con quella realtà per cui aveva dato energia e coscienza. Ecco il post del suo blog.
Quando ho scoperto che a
Bari lo scorso 15 marzo si sarebbe tenuta la XIII Giornata Nazionale
della Memoria e dell'Impegno in ricordo di tutte le vittime di Mafia,
con grande entusiasmo e gioia, mi sono avvicinato al nascente gruppo
cittadino di Libera che era amministrato da una persona poi
rivelatasi eccezionale non solo dal punto di vista umano ma anche
"operativo" e di come collaborare cosi, con chi ritenevo
avesse la mia stessa sensibilità, fosse estremamente facile e
produttivo. Infatti, anche per il mio umile e semplicissimo
contributo, la Giornata è stata un successone con più di 100
mila persone in città provenienti da tutta italia con la
personale soddisfazione di incontrare e conoscere autorità come
Giancarlo Caselli, Don Luigi Ciotti, Nando dalla Chiesa e tantissimi
altri.
L'importanza e la riuscita dell'evento, testimoniato da una
pacifica quanto irresistibile e indimenticabile fiumana di gente
felice e nei cui occhi brillava il sole della Pace e della
Giustizia, e dove i sorrisi erano contagiosi anche tra
sconosciuti in una atmosfera magica bellissima, in un primo momento
mi fece perdere di vista degli aspetti che comunque mi lasciarono
perplesso, quali la sponsorizzazione di Unipol agli eventi
promossi da Libera e la presenza, prima nel corso del corteo, poi sul
palco, nel corso della manifestazione conclusiva, di eminenti
personalità politiche quali Massimo D'Alema, Francesco Forgione,
Beppe Lumia, il Sindaco di Gela Rosario Crocetta e le autorità
locali come il Sindaco Emiliano, il Presidente della Provincia di
Bari Francesco Divella e quello della Regione Nicky
Vendola.
Ripensando poi a mente lucida a questo evento e alle cose
ascoltate, talune non proprio edificanti, capii che Libera
rappresentava la cosiddetta "Antimafia Istituzionale" e se
da un lato ritenevo e ritengo che questa comunque è necessario che
ci sia e che faccia da filtro tra la realtà politica e quella
sociale del Paese, dall'altro, ieri come oggi, non gradisco che a
volte Libera sembri un partito, per la sua organizzazione
verticistica e poco orizzontale, assoggettato o semplicemente
eccessivamente influenzato, a vere forze politiche (vedasi gli ospiti
che erano sul palco di Bari) e che sia sponsorizzato copiosamente da
una banca come l'Unipol che solo pochi mesi prima era uscito dallo
scandalo, gravissimo e immorale, delle scalate bancarie nelle quali
erano stati coinvolti non solo Consorte, Gnutti e Fiorani ma anche
politici come Fassino, Latorre (quello del "pizzino"
eticamente mafioso a Bocchino del Pdl) e D'Alema attraverso delle
intercettazioni per le quali non hanno, ovviamente, pagato loro, i
"furbetti del quartierino", ma il giudice (Clementina
Forleo) che voleva solo fare il proprio lavoro.
Alle mie domande,
che indispettirono qualcuno, ricevetti risposte di varia natura,
alcune molto vaghe come gli sguardi delle persone a cui mi rivolsi,
membri ora di Libera ora dell'Arci, qualcosa di più di una semplice
costola dell'Associazione.
Quando nei mesi successivi, appresi che
il reggente di Libera Bari era stato dichiarato, contro il suo volere
e senza esserne immediatamente informato, dimissionario dal
responsabile dell'Arci di Bari, che lo aveva sostituito, e oggi
addirittura responsabile nazionale delle Carovane Antimafia che
stanno attraversando il Paese, (per ragioni fittizie e palesemente
inconsistenti) e che per ragioni altrettanto sterili erano caduti nel
vuoto alcuni inviti per presenziare ad eventi cittadini sempre nel
nome dell'Antimafia, ecco che i tanti dubbi, confutati nel tempo,
sono diventati una prova. Libera è malata e quello che
credevo fosse un caso soltanto pugliese, peraltro irrisolto perchè i
miei accorati appelli sono stati fatti cadere nel vuoto, si è
rivelato essere un caso ben più ampio perchè ci sono emergenze e
criticità anche nella neonata Libera Liguria, gestita, guarda caso,
da un membro dell'Arci, e le cui anomalie, leggasi infiltrazioni
politiche e non solo, sono state sapientemente documentate dai
ragazzi della Casa della Legalità e della Cultura di Genova in
questo
articolo.
Chiudo la riflessione di oggi esprimendo quindi questa grandissima amarezza perchè nessuno vuole il male di Libera o peggio la sua chiusura o il suo ridimensionamento, ma auspico che ci possa essere quanto prima una discussione e un confronto per ripianare le divergenze, che sia fatta chiarezza e che queste ombre siano velocemente fugate perchè sarebbe grave che una Associazione cosi importante per tutto quello che ha fatto e che ha costruito nel tempo, nella quale crede una porzione importante di cittadinanza che si identifica nei valori dell'Antimafia, basati sulla Pace, sulla Giustizia, sull'Etica, sul Senso dello Stato, sulla Democrazia, alla quale hanno dato e continuano a dare fiducia centinaia di migliaia di persone in tutta italia, in primis i familiari delle vittime di mafia, dopo tutto l'immenso e infinito dolore che hanno subito e che nessuno potrà mai risarcire e ripianare (e per la cui cosa nessuno si può permettere di prenderli in giro, ingannandoli subdolamente e occultamente), non dimostri di essere non solo ontologicamente, ma anche apparentemente, corretta, pulita e trasparente, oltre che onesta.
In una parola, che sia Libera di nome e di fatto.




