QUANDO IL "CAPO" DISSE: <ECCO CHI MI VUOLE MORTO>
Due storiche interviste a "
Oggi" e "
Arcobaleno"
SAVONA - L'ultima intervista risale al 29 agosto 1998.
"Solo" 10 anni fa. Venne ospitata, in doverosa evidenza e richiamo in prima
pagina, dal settimanale ligure "
Arcobaleno", direttore responsabile
Roberto
Pizzorno. Non è uno sconosciuto, a Savona, soprattutto per il suo impegno in
politica con diverse casacche, nel mondo dell'informazione e tra associazioni
di categoria.
Poi una seconda intervista, "vuota sacco", al settimanale
"Oggi", nel 1985, 22 anni fa, scritta da
Sergio De Gregorio.
In questa quarta puntata diamo dunque voce ad Alberto
Teardo, per "non dimenticare" e ricordare che "a volte ritornano". Se non sono
le stesse persone, magari allontanate dall'interdizione perpetua dai pubblici
uffici, germogliano i "metodi", i fans, i forti e i pavidi. Nella politica e nell'amministrazione
pubblica. Con una fotocopia che si ripete e in qualche caso (museruola
all'informazione, autocensura, conflitti di interesse nelle professioni) ha
prodotto risultati di vario genere.Il più solare? Plaudere al "salutare"
sviluppo edilizio di Savona e provincia, soprattutto in riva al mare. Chiudendo
fabbriche, cantieri navali. Osannare, con interviste molto riguardose, i
direttori d'orchestra e i loro pifferai. Ignorare le cause reali
dell'inesorabile agonia del turismo di qualità, della strage di alberghi,
con strage di posti di lavoro. Dare sistematico risalto a chi annuncia, senza
pudore, da dieci anni: qui sorgerà un quattro stelle, là sorgerà un cinque
stelle. Dunque posti di lavoro assicurati. Oppure porticcioli e un po' di
cemento nelle immediate vicinanze. Si rilancia il turismo e finalmente arriva
benessere e ricchezza per tutti.
La strategia si ripete come ai vecchi tempi: fumo negli
occhi. Affari d'oro da una parte (lobby molto riservate), scempio sociale
(perdita di posti di lavoro, non precari, per i giovani diplomati, laureati,
allievi degli istituti alberghieri) ed ambientale dall'altra. Con scenari
idrogeologici da brividi, in caso di calamità.
Forse, anche per questo, è utile rileggere gli stralci più
significativi di quelle "storiche"pagine del tipo: vi racconto la mia verità.
<Io ho pagato ingiustamente> - titolava il servizio.
Domanda di Roberto Pizzorno: <E' in grado di dare una
motivazione alla ricorrente e periodica aggressività, spesso astiosa,
insinuante, di certa stampa nei suoi confronti?>
Risposta di Teardo: <Più che certa stampa il rilievo va
diretto nei confronti di pochi e ben individuati giornalisti (è veramente
difficile individuare quei cattivoni..... sono talmente tanti...n.d.r.),
costoro da oltre 15 anni sistematicamente ed anzi ossessivamente, speculano
sulla vicenda giudiziaria che mi ha coinvolto manipolando i contenuti e le
risultanze nell'evidente intento di portarmi discredito. In tale intento
dimenticano di ricordare che Alberto Teardo è stato oggetto di una sentenza di
condanna che reputa fortemente lesiva ed ingiusta perché irrogata in base al
principio, quanto mai anomalo nel diritto penale, del cosiddetto "concorso
morale". Ciò significa l'attribuzione di una responsabilità a carattere penale
per fatti commessi da altri. Così come l'equivoco richiamo secondo cui la
sentenza mi coinvolgerebbe in presunte azioni illecite per 18 miliardi è
totalmente falsa e priva di fondamento....Io non ho mai ricevuto, chiesto o
fatto richiedere denaro di provenienza illecita. Nessuna parte lesa o presunta
tale mi accusa direttamente>.
Ecco come il giornalista pubblicista Alberto Pizzorno
esordiva il suo pregnante servizio sul settimanale di informazione indipendente
del ponente ligure.
<Alberto Teardo, ex presidente della Regione Liguria,
torna a far parlare di sé. Da tempo, vista la sua profonda conoscenza nel campo
politico, si sta occupando del movimento di Alpazur, che aspira alla creazione
di una macro regione...Teardo da consulenza al movimento, che dopo l'ultima
tornata elettorale può contare in Comune di un consigliere, sia pure di
minoranza. Abbiamo incontrato l'ex presidente della Regione nel suo ufficio di
via Rella, a Savona, dove ha il quartiere generale il movimento Alpazur....>
Domanda - Signor Teardo, è vero che torna in politica?
Risposta: <Non sono mai uscito da questo mondo.
Nonostante le mie vicende con la giustizia, che ho pagato ingiustamente, sono
sempre stato attento ai problemi socio-economici. Vede, io la politica ce l'ho
nel sangue>.
Domanda - La stampa locale ha variamente commentato il suo
ritorno all'attività politica.
Risposta: <Questi che lei definisce organi di stampa,
cioè quei giornalisti di cui parlo, hanno cercato di suggestionare a fini
prettamente inconfessabili una situazione che non ha né ragione, né motivo di
tanto scalpore in quanto non c'è da parte mia alcun ritorno alla politica
intesa quale partecipazione diretta e quindi a prospettive di carattere
elettorale....Quindi sono un osservatore e non un operatore della politica. E solo
in tale veste deve inquadrarsi il ruolo da me assunto di collaboratore e
consulente del Movimento politico Unione del Nord-Ovest- Apzur>.
Domanda - Perché, allora, tanto scalpore giornalistico?
Risposta: <Solo strumentali forzature da malcelati intenti
politici...nell'intento di nascondere la preoccupazione per le potenzialità e
la forza di penetrazione sociale del neo Movimento, forte di un progetto
profondamente innovatore per la nostra Regione e per il Nord Ovest italiano. La
cui realizzazione è affidata ad un gruppo di dirigenti, credibili e
qualificati, con il supporto e la collaborazione delle forze più illuminate
della nostra comunità>.
Non è noto, quantomeno a fini storici e di cronaca, a che
punto sia quel grandioso progetto. Saperlo sarebbe di aiuto alla completezza di
informazione (e per zittire quelle "cattive coscienze di giornalisti asserviti
a disegni oscuri"). Roberto Pizzorno potrebbe scrivere, a futura memoria, nomi
e cognomi di quell'illuminato gruppo di dirigenti, "credibili e qualificati".
Anche perché, quei primi della classe, a distanza di 10 anni, potrebbero essere
tra gli inediti protagonisti del rilancio edilizio, economico, sociale,
culturale di Savona. Capaci a tal punto da aver creato una solida base di
consenso trasversale che impone scelte strategiche (giuste o sbagliate che
siano) alla città capoluogo, in Provincia e solidi agganci in Regione, o in
enti di primo piano.
DOMANDA - .... E le polemiche in ordine alla posizione del
consigliere comunale di Savona, avvocato Federico Barbano?
Risposta:
<...circa le insinuazioni di un presunto
collegamento dell'avvocato Barbano alla maggioranza in seno al consiglio
comunale risultano del tutto improprie e fuori luogo. Interpretare
maldestramente la disponibilità del consigliere Barbano ad assumere in
consiglio posizioni coerenti con la strategia di Alpazur, riguardanti
temi essenziali per la comunità savonese, non possono che essere motivo di
condanna e censura...>.
L'intervista si sposta su altri temi. Ancora dalle
dichiarazioni di Teardo: <Come è ben noto ai settori più qualificati ed
attenti delle nostra comunità tra il 1980 ed il 1983 elaborai il progetto
SILIPORT 2000, il quale avrebbe dovuto rilanciare il sistema portuale ligure,
riqualificare il nostro tessuto produttivo (con la morte delle industrie
savonesi, tipo Italsider, Metalmetron...., prevedendo palazzoni in vetrocemento
nelle aree più appetibili sul fronte mare n.d.r.), dare assetto definitivo alle
infrastrutture e rilanciare l'economia ligure...Così non è stato per l'ottusità
e la scarsa intuizione di una partitocrazia locale miope e carente, della quale
prima o poi dovranno emergere le responsabilità che ne derivano nell'aver
consentito il depauperamento del nostro sistema produttivo, la dequalificazione
del ruolo e dell'incidenza economica della nostra Regione....è per questi
motivi che ho ritenuto di dover assicurare la mia collaborazione al progetto di
cui è portatore Alpazur>.
Per ulteriore completezza nelle stesse pagine
dell'Arcobaleno appariva in forma di annuncio a pagamento il bilancio
della "Soc. Coop. Editrice L'Arcobaleno - Sede sociale reg. Bagnoli 39,
Albenga". Capitale sociale, 50 milioni. Registro delle imprese di Savona:
73506/1997. Dal bilancio al 31 dicembre 1997, nello stato patrimoniale
risultava un passivo di 139 milioni. Nella voce "conto economico" un meno 199
milioni.
Che sorte è toccata a quella benemerita coop? Rossa, bianca,
verde, gialla... Chi ha ripianato i debiti? Non interessa più a nessuno!
L'INTERVISTA AL SETTIMANALE OGGI
Sul numero 35, del 28 agosto 1985, tre pagine e quattro
grandi foto sul settimanale Oggi. Il titolo: <Esclusivo - Dopo la sua
condanna, interroghiamo Alberto Teardo, il "re delle tangenti" di Savona. E'
una sporca storia e io ho pagato per tutti>. Nel sommario: <Hanno colpito
me perché facevo paura>, dichiara l'ex presidente della Regione Liguria,
giudicato colpevole di associazione a delinquere, concussione, peculato ed
estorsione, ma scarcerato dietro cauzione di 40 milioni. Sempre nel sommario:
<Sono stato vittima di una macchinazione, però il tribunale ha riconosciuto
che non sono un mafioso né un bombarolo. La più grande amarezza me l'ha data
Pertini dissociandosi dal nostro gruppo socialista>.
L'intervista-scoop porta la firma di Sergio De Gregorio. Il
servizio iniziava così: <Albisola (Savona). Era un uomo che faceva paura. Un
uomo di rispetto nel senso che con lui non si riusciva mai a parlare, ma quando
diceva una cosa tutti la facevano. I suoi sì e i suoi no erano legge per tutti.
Lo chiamavano il capo e da lui dipendevano le sorti di ognuno. Alberto Teardo,
veneto d'origine, ....sembra quasi evocare gli inquietanti ritratti dei grandi
padrini della mafia. Quando gli misero le manette, il 14 giugno 1983, mancavano
13 giorni alle elezioni politiche e lui....astro emergente del partito
socialista savonese e candidato alla Camera dei deputati, vide in un solo
attimo crollare ogni progetto di futura escalation che, a suo dire, l'avrebbe
portato ben presto alla carica di sottosegretario o addirittura
ministro....>.
In primo grado il tribunale di Savona, presidente Gennaro
Avolio, giudice relatore ed estensore della motivazione della sentenza,
Vincenzo Ferro, l'altro giudice a latere Caterina Fiumanò (la pubblica accusa
era rappresentata dal procuratore della Repubblica, Michele Russo), lo condanno
a 12 anni e 9 mesi, ridotti a 7 anni dalla Cassazione.
Domanda del giornalista - <Come fa, nonostante la
condanna pesantissima ad affermare di essere vittima di una
macchinazione....>
Risposta: < Non ritengo di dover commentare la
sentenza...Prendo atto di due cose: il tribunale ha sentenziato che non sono un
mafioso....secondo non sono un bombarolo. Inoltre venni arrestato con un'accusa
che è poi caduta verticalmente....Dopo il mio arresto il Psi subì in Liguria
una mazzata storica. Io fui bloccato nel pieno della campagna elettorale che mi
avrebbe sicuramente portato alla Camera...avevo avuto assicurazioni di fare il
sottosegretario o il ministro...Certo che mi sento perseguitato. Adesso so che
tutto era studiato....con una campagna di stampa crudele e violenta, più di
tremila articoli che hanno fatto scempio della mia immagine e di tutto quanto
avevo costruito...E l'arresto di mia moglie, incarcerata due volte e poi
prosciolta con formula piena? C'è una regia diabolica e dietro tutto ciò girano
voci inquietanti sulle quali forse un giorno si potrà fare luce. Oggi posso
solo ripetere quello che commentai il giorno dell'arresto. Mi compiaccio coi
giudici istruttori (Michele Del Gaudio ed il capo dell'ufficio Francantonio
Granero n.d.r) hanno fatto un bel colpo. Ma non si inorgogliscano, perché in
Cile queste cose le fanno meglio>.
Domanda - Un suo compagno di partito, Fulvio Cerofolini,
sindaco di Genova, riconobbe che <a Savona il partito era finito sotto il
controllo di affaristi affamati di potere senza ideali né ideologia>.
Durissimo fu il comunicato del presidente della Repubblica, Sandro Pertini che
precisò di aver troncato ogni rapporto con i dirigenti del Psi di Savona già
due anni e mezzo prima...proprio Pertini che fu, per la Federazione socialista
savonese, una gloriosa bandiera...
Risposta: <Cerofolini è un uomo povero di qualità, che
tenta di sopperire alla sua impotenza e mediocrità con una sorta di moralismo
gratuito e privo di senso. Di coscienze deboli come lui nel partito ne abbiamo
tante....La dissociazione di Pertini mi lasciò amareggiato. Negò perfino che
Leo Capello, mio coimputato, figlio di un eroe della resistenza esule in
Francia con lo stesso Pertini, fosse suo "figlioccio". Eppure era stato proprio
lui a nominarlo "grande ufficiale" della Repubblica all'indomani dell'elezione
a capo dello Stato, in occasione della sua prima visita a Savona. Avrebbe
potuto esimersi da giudizi ironici con un po' di buon gusto, invece comunicò di
non avere "figli, né figliocci". Comunque con me e con il gruppo dirigente del
partito si erano già incrinati nel maggio 1981, quando il mio nome spuntò tra i
presunti piduisti>.
Domanda - Già la
P2, come mai si iscrisse alla loggia di Gelli?
Teardo ha sempre negato l'iscrizione, ma in giudizio e alla
commissione parlamentare venne esibita la tessera, con tanto di numero, di
pagamento e credenziali richieste.
A giornalista di "Oggi", Alberto Teardo,
rispose: <Ho già
chiarito che non mi sono mai iscritto alla P2. Sono massone dal 1975,
m'iscrissi all'ordine del gran maestro Salvini, a Firenze. Fui inserito
nell'elenco dei fratelli coperti, quelli che sono "all'orecchio del gran
maestro" e che per la loro funzione rimangono sconosciuti agli altri iscritti.
Nella massoneria credo, ma nella P2 fui affiliato a mia insaputa da William
Rosati, un tizio che conobbi a Genova e che mi aiutò finanziariamente nella
campagna elettorale....Poi seppi che era il referente di Gelli in Liguria....Prima
di allora Pertini ci aveva sempre seguito. Ci incontravamo spesso, lui ci
consigliava e noi lo appoggiavamo nelle campagne elettorali.
Domanda - Lei è finito in manette per una brutta storia di
tangenti ed intrallazzi. Alcuni imprenditori dichiarano di aver versato una
quota fissa del 10 per cento sugli appalti della Provincia, altrimenti il suo
clan li avrebbe esclusi da ogni lavoro.
Risposta: <Ho precisato che nonostante 13 mandati di
cattura contro di me, non c'è nessuno che mi accusi direttamente...tutto in
questa vicenda si basa su congetture. Degli otto imprenditori interrogati uno
solo dichiara di conoscermi, due dicono di aver dato soldi a Siccardi, già
assessore comunale a Finale Ligure...si parla di un fantomatico "capo", ma
nessun imprenditore ha precisato che questo "capo" fosse Teardo......>
Domanda - Teardo, suoi conti correnti i giudici hanno
trovato un miliardo....
Risposta: <Un'altra storia caduta miseramente sotto il
peso della logica. Quei soldi sono stati prelevati e depositati a più riprese
dal 1976 in poi. I giudici hanno pensato bene di non distinguere entrate
ed uscite, ma dopo una perizia dettagliata la cifra è scesa a 290 milioni.
Tanto che la commissione tributaria decise di non intervenire. 290 milioni in
otto anni, con quei soldi ho fatto 4 o 5 campagne elettorali e quattro
congressi, mentre un politico medio spende un miliardo per una sola campagna
elettorale.
Domanda - E i soldi dati a personaggi calabresi in odore di
mafia, di ‘ndrangheta più precisamente?
Risposta: <Ho dato soldi a compagni in occasione di tutte
le campagne elettorali. Da buon capocorrente Leo Cappello diede 26 milioni e
mezzo in assegni a tale Peppino Marcianò che poi si è saputo essere legato a
detenuti calabresi. Non posso chiedere il certificato penale a tutti quelli che
partecipano alle riunioni politiche. Ma ripeto, il nostro gruppo in quel
periodo appoggiava la candidatura di Pertini>.
Domanda - I giudici in aula, pubblicamente, l'hanno accusata
di voler strumentalizzare la figura di Pertini....
Risposta: <Falso, io solo a Savona prendevo più voti di
quanti lui ne raccoglieva in tutta la provincia. E questa mia forza dava
fastidio. Alle elezioni europee del 1979 uscirono 40 mila schede siglate
Teardo. Dopo 6 anni di mio impegno politico, a Savona il partito aveva 400
amministratori pubblici (un tempo ce n'erano 60), 3 mila iscritti e 41 sezioni.
Avevo dato spessore a questa provincia, c'erano molti progetti e speranze. Ma a
qualcuno non andava a genio la mia escalation>.
Domanda - Cosa farà adesso ? (Era l'agosto del 1985).
In primo grado i condannati furono 15 (uno nel frattempo era
morto). In secondo grado 13 i condannati. In primo grado 10 le assoluzione
ampie, con tre posizioni stralciate. In secondo grado nessuna assoluzione.
Insufficienza di prove per Caviglia, Buzzi, Bottino e Bovio. In primo grado 10
le condanne per associazione a delinquere, salite a 11 in secondo grado, oltre
a tre insufficienze di prove. Analogo responso, con alcune correzioni, venne
confermato in Cassazione.
Risposta: <Aspetto la sentenza d'appello con serenità.
Sono sospeso dal partito ed è giusto che il Psi si cauteli. Dovrò decidere cosa
fare nella vita, la politica per me è solo un ricordo. Ma ho pazienza e tanta
voglia di fare. Intanto i giudici lavorano alla Teardo-bis, una nuova
montatura. Ma io non mi arrendo perché sono innocente. E ne vedrete delle
belle>.
Nella prossima puntata ripubblicheremo il servizio che
scrisse Maurizio Parodi su "Il Buongiorno" del 14-15 giugno 1982, dal
titolo: <Tutti gli uomini di Teardo. Chi sono, cosa fanno, quanto
contano, dove vogliono arrivare i colonnelli agli ordini del presidente della
giunta regionale>. Era esattamente un anno prima del ciclone, ma quando già
l'inchiesta era stata avviata (finanziamenti al Savona calcio e Cad 2), con i
primi fuochi d'artificio. Con un processo, molto sbandierato, al Secolo
XIX per diffamazione aggravata (imputati il direttore Tommaso Giglio e il
redattore di Savona, Luciano Corrado, bersagliato da 14 gli esposti-querela,
con richiesta di sospensione dall'Ordine dei giornalisti). In quei mesi furono
messe in atto una serie impressionante di misteriose minacce al firmatario
dell'esposto-miccia, Renzo Bailini e ad alcuni dei giudici inquirenti (prima
fase): Petrella, Maffeo, Del Gaudio. Autori sconosciuti e forse casuali.
Nello stesso servizio de "Il Buongiorno", con una
gigantografia del "capo", seguiva un'intervista eloquente, col senno del poi,
all'allora 32 enne segretario provinciale del partito, Roberto Bordero,
<destinato a surrogare Teardo, in Regione>. Il mosaico del "Buongiorno"
terminava con un ultimo, perfetto, affresco degli uomini Dc: con un
<Manfredo Manfredi che continua a macinare successi>. Recitava il titolo.
Luciano Corrado