MALAVITA, MASSONERIA, AFFARI CHI VERSAVA E CHI
INCASSAVA
I PRIMI DRAMMATICI INTERROGATORI
DOPO GLI ARRESTI
Per la prima volta vengono
pubblicati stralci dei verbali integrali, con domanda e risposta, dell'ex
presidente della Regione. Una miniera di notizie ai più sconosciuta.
Legami e storie da Genova a Ventimiglia, fino a Roma. Con molti nomi
eccellenti. Il ruolo dei clan calabresi. I voti pagati. Persino versamenti per
120 milioni (eravano nel 1983) ad un certo "Pepp". Teardo ha sempre negato di aver
preteso soldi e parlava di finanziamenti leciti, al partito.
Savona - Questa tredicesima puntata,
zigzagando tra un capitolo e l'altro del "monumentale" fardello di documenti della
"Teardo story", la dedichiamo ad alcuni interrogatori a cui fu sottoposto l'ex
presidente della Regione Liguria dopo il suo arresto, il 14 giugno 1983, a
pochi giorni da una probabile elezione in Parlamento dove si era candidato
nelle liste del Psi, con una promessa: futuro neo sottosegretario di Stato.
Bettino Craxi, in visita al cimitero di Stella il
23 febbraio 1991
[vedi articolo del Secolo XIX .pdf], avvicinato con molte
difficoltà (e lo riveliamo per la prima volta) dal cronista, alla richiesta:
"quali errori aveva commesso lui ed il partito per il caso Teardo", in prima
battuta disse:
<Non rispondo>. Poi avvicinandosi e a bassa voce
quasi per non farsi sentire
: <Con l'impegno che non scriva nulla, abbiamo
sbagliato noi, Pertini aveva ragione, ma Teardo per certi versi è una delle
poche vittime che paga e qualcuno tra i piedi ce l'ha messo. Basta, ho già
detto troppo>.
Il giudice
Francantonio Granero,
assistito dal brigadiere
Giuseppe Corrado, chiede all'imputato
Teardo
da chi è stato iniziato nella massoneria.
Teardo: <Confermo di essere stato
iniziato dal Gran Maestro
Salvini e capii successivamente che la forma
adottata era quella per cui io restavo all'orecchio del Gran Maestro e non
venivo inserito in una specifica loggia. Confermo che anch'io ho avuto
occasione di leggere che l'iniziazione all'orecchio era il sistema adottato per
la costituzione della loggia massonica P 2, ma ripeto che nulla io sapevo di
essere stato iscritto nella loggia di
Licio Gelli come risulta dai
documenti sequestrati>.
Granero: <Cosa accadde dopo...>.
Teardo: <Dopo essere rimasto
all'orecchio del Gran Maestro
Salvini, dell'obbedienza di Palazzo
Giustiniani, senza più partecipare a riunioni, senza più incontrarlo, io ebbi
una certa crisi sui valori della massoneria e ne parlai diffusamente con
l'avvocato
Enzo Mazza (era presidente della Cassa di Risparmio di Savona
ndr) che non faceva alcun mistero della sua appartenenza alla massoneria stessa
e, più specificatamente, all'obbedienza di Piazza del Gesù. Io risolsi
quindi la mia crisi accettando l'invito del
Mazza ad affiliarmi
alla loggia Mistral e partecipai un paio di volte alle riunioni che si tenevano
in via Famagosta, a Savona>.
Nota:
Lino Salvini,
fiorentino, nel volume
"In nome della loggia", introvabile nelle
librerie italiane, casa editrice Napoleone (ha fatto una brutta fine), si
rivelano molti retroscena e misteri della politica-massoneria deviata-poteri
occulti e viene descritto tra i <
più o meno coscienti servi sciocchi di
un potere occulto nel Grande Oriente d'Italia>, la massoneria più
numerose ed autorevole, con molti personaggi illustri e di specchiata fama. E'
Salvini
che "candida", a Genova,
Ermidio Santi (Psi-Psdi). Ha nella
schiera
Antonio Cariglia, onnipotente ras della Federazione socialista
di Firenze e capogruppo per il Psdi alla Camera; l'ex ministro della Sanità,
Luigi
Mariotti, vice presidente della Camera dei deputati.
Salvini è stato
anche presidente (1970-1974) della
Lidu (Lega italiana per i diritti
dell'uomo) con sede in Francia e sarà sostituito da
Pasquale Bandiera,
onorevole repubblicano, iniziato a sua volta alla massoneria da
Fank
Gigliotti nel 1943 ed iscritto ad una loggia massonica di New York.
Bandiera
fu vice presidente mondiale della Federazione internazionale, dal 1973, al
posto di
Francois Mitterand, leader socialista francese e dal 1981
presidente della Repubblica per due mandati.
Granero: <Le risulta se in quel periodo
aderirono alla loggia
Paolo Caviglia e
Mauro Testa...>. Entrambi
massoni iscritti però a due obbedienze (ndr)
Teardo: <Non so dire se in quel periodo
anche
Caviglia e
Testa abbiano aderito all'Obbedienza di Piazza
del Gesù. Per quel che ne so, prima di allora
Caviglia non era affiliato
ad alcuna loggia e quindi l'affiliazione propostagli dall'avvocato
Mazza dovrebbe
corrispondere, nulla mi risulta per
Testa.
Ricevo lettura di uno stralcio delle
valutazioni rese in sede di interrogatorio da
Paolo Caviglia circa la
degenerazione delle logge savonesi o di alcune di esse dagli ideali massonici e
circa la commistione tra massoneria, politica ed affari. Io condivido questo
giudizio.>
Granero:<Ricorda come iniziò il suo primo
rapporto massonico?...
Teardo: <Non so perché mi si parli di
Arrigo
Molinari che io conosco in quanto vice questore di Genova. Non capisco le
domande inerenti la vicenda di Villa Cambiaso o peggio della P2. La cosa
mi sorprende e mi sconcerta. La mia affiliazione massonica trae origine dal
fatto che un giorno accompagnando un compagno socialista a fare la Tac, conobbi per caso
Willian
Rosati che adesso è morto. Costui mi parlò di massoneria...il fatto che lui
fosse iscritto alla P2...come pure dell'appartenenza alla stessa loggia P2, su
mia presentazione, di
Franco Gregorio...(funzionario della Camera, poi del
Quirinale, cacciato da
Pertini ndr), mi fa sorridere il collegamento, il
riferimento al Presidente degli Stati Uniti...Come pure alle iniziative
dell'ambasciata americana per opporsi all'avanzata de partito comunista>.
IL CAPITOLO MALAVITA E CLAN DEI CALABRESI
Granero: <Ci parli delle conoscenze in
ambienti calabresi....>.
Teardo: <E' vero che conosco molte
persone degli ambienti calabresi del ponente ligure...persone che incontro nei
miei giri elettorali. Non conosco alcun
Mafodda sebbene Lei mi faccia rilevare
di un appunto esistente tra i documenti che mi sono stati sequestrati. A chi
svolge attività politica capita spesso di ritrovarsi segnalazioni e biglietti
concernenti persone che non conosce.
Conosco
Giuseppe Marcianò (vedi
foto) ed anche
Ciccio Marcianò (vedi foto). Il primo ha un
ristorante a Vallecrosia ove abbiamo tenuto riunioni elettorali. Penso che le
spese siano state pagate da
Leo Capello in quanto era il tesoriere del
partito.(Che sarà successivamente sostituito da
Giovanni Nucera,
imprenditore di Albenga e consigliere comunale ndr.). Io spesso ho dato
rimborsi elettorali alle persone che si adoperavano nella campagna elettorale.
Ma non ho mai comprato voti. Al massimo posso aver aiutato qualcuno con un
rimborso spese fittizio.
Granero: <Guardi questa
documentazione...>.
Teardo: <Prendo atto che
Leo Capello
ha consegnato a
Peppino Marcianò o ad altri componenti della sua
famiglia assegni bancari per un totale di 25 milioni e 500 mila lire. Non so
spiegare l'entità della cifra.>
Granero: <Chi avvertì subito i
Marcianò
del suo arresto?....>
Teardo: <Non so chi e perché abbia
ritenuto di avvertire
Giuseppe Marcianò del mio arresto, certo è che
pochi giorni prima io avevo tenuto una riunione in un altro ristorante di
Vallecrosia ed in tale riunione era presente
Marcianò.
Non conosco alcun
Stefanelli,
forse solo rivendendolo potrei ricordarmi.
Conosco i fratelli
Foti che
gestiscono il bar, mi pare Maggiora a Savona. Mi hanno aiutato in campagna elettorale.
Non conosco nessun
Fotia.
Prendo visione di un appunto
sequestrato a
Capello nel quale si fa riferimento a 120 milioni dati ad
un certo
Pepp.>.
Infatti nella valigetta "segreta"
che Teardo gettò dalla finestra il giorno dell'arresto fu trovato un appunto,
rivela la motivazione della sentenza, firmata dal giudice estensore
Vincenzo
Ferro, in cui si da atto <che è stato rinvenuto a Teardo un appunto nel
quale si legge "
Mafodda -Peppino - Ernesto". Il
Mafodda è
implicato in processi svoltesi in altre parti d'Italia per gravi reati.
Ernesto fa riferimento a tale
Morabito, identificato per altre indagini
di polizia a livello calabrese, trattasi poi di
Peppino Marcianò
che comperava voti nel ponente ligure, tra i corregionali calabresi ed
era stato anche indicato il prezzo unitario per ogni voto>.
La sentenza di
Ferro cita
<una vicenda analoga attribuita agli incontri, maggio-giugno 1983, di
Roberto
Bracco, autista personale di Teardo, con
Adriano Fiori, Gianni Comassi,
Rocco Scriva, Sebastiano Fotia, sempre per chiedere voti. C'è poi la
testimonianza di
Giuseppe Dell'Atti, pregiudicato e trafficante di
droga, noto a questo tribunale, il quale ha riferito che nel 1981, quando era
rinchiuso a Chiavari, ricevette una visita e sollecitato a svolgere propaganda
elettorale per
Leo Capello. Ci sono poi le rivelazioni di
Lorenzo
Carlevarino a proposito dell'imputato
Buzzi, tramite del
collegamento tra il
Teardo e la malavita, ma non meritano ulteriore
commento>. Rimarcava infine
Ferro nella sentenza.
I RAPPORTI COL PCI E CON MIRGOVI
Granero: <I suoi rapporti con il
geometra
Antonio Mirgovi....
Teardo: <Sono stati di natura politica, costui cercava di smussare
gli angoli delle tensioni esistenti tra il Pci ed il Psi, soprattutto per
l'interessamento di
Mirgovi sulla questione del Depuratore consortile di
Savona. Parecchie volte lui venne a farmi visita in Regione. Non escludo di
aver incontrato di notte il geometra
Mirgovi nella sede del
Cad
di Savona.
Non ricordo e per me è una novità
che mio nipote
Giorgio Buosi abbia avuto in assegnazione un appartamento
ed un'altra unità immobiliare nell'ambito dell'operazione
Ammiraglie di
Savona. Lui non me ne ha mai fatto cenno>.
Granero: <Suo nipote andava in
Israele?....>
Teardo: <Conosco
Isac Boumaguin
perché ho acquistato da lui tappeti e perché mio nipote
Buosi è andato
con lui in Israele per prendere contatti con uomini d'affari di quel paese
quando divenne socio della
Citram
I RAPPORTI CON BOVIO SINDACO DI BORGHETTO
Teardo: <Non conosco affatto
Pierluigi
Bovio, il quale anzi come sindaco del Pci di Borghetto ha sempre fatto
dichiarazioni molto violente contro di me. Uscimmo come socialisti dalla giunta
di Borghetto perché non volevamo più collaborare con il
Bovio. Mi
risulta anche che il
Bovio abbia fatto pesanti dichiarazioni sul mio
conto. Si figuri quindi se andavo a prendere tangenti con
Bovio>.
I NOMI DI CHI PAGAVA I MAGGIORI IMPRENDITORI
Granero: <Ci sono dichiarazioni
dell'imputato
Roberto Siccardi, degli imprenditori
PierSanto
Ghigliazza, di
Brosito Bogliolo, di
Giovanni Damonte, di
Angelo
Freccero, di
Mario Germano, di
Mario De Filippi, di
Giampiero
Sertore, di
Giovanni Dossetti, ed altri ancora... .
Siccardi incassava
e dice ai costruttori che consegnava i soldi al "capo", cioè a lei....>.
Teardo: <Mai ricevuto somme illecite da
nessuno. Sono questioni semmai che riguardano chi incassava,
Dossetti e
Siccardi...Prendo
atto che risultano versamenti in contanti da parte mia su conti correnti e
libretti al portatore in corrispondenza alle date dei versamenti ammessi dagli
imprenditori...>
ARRIVA DEL GAUDIO CI SONO I "PIZZINI"
Segue un interrogatorio da parte del
giudice
Michele Del Gaudio, assistito dal vice brigadiere
Luigi Ferrante,
dove si parla di una serie di "pizzini", scritti con la macchina da scrivere sequestrata
in casa di Teardo il giorno dell'arresto.
Del Gaudio: <Se i soldi dei costruttori non
sono andati a lei, può indicare chi erano i suoi finanziatori?...>
Teardo: <Preferisco non indicare le
fonti dei finanziamenti. Né le persone che mi sostenevano. Io non ho mai
chiesto soldi. Ma sono state terze persone, anche non socialiste, che hanno
ritenuto di finanziarmi perché ero un uomo politico in ascesa. Con proposte di
politiche economiche rivoluzionarie per la Liguria. Finanziamenti
che non hanno nulla a che vedere con gli appalti pubblici.>.
Del Gaudio elenca poi altre dichiarazioni e
tutte le società, ALMENO 14, in cui risulta quale socio occulto il
Teardo
che <ammetto SOLO la veridicità delle dichiarazioni rese da
Angela
Casanova e di tutti i singoli dati della sua testimonianza, mi riservo per
tutti gli altri addebiti una successiva verifica>.
Del Gaudio: <Riconosce questo assegno di 80
milioni del 2 giugno 1983, rilasciato a sua moglie e girato a
Leo Capello...>.
Teardo: <Trattasi della vendita di tre appartamenti
della casa di mia moglie a Palo di Sassello acquistati dall'imprenditore
Giovanni
Nucera di Albenga, collegato al Psi, soldi destinati a finanziare la
imminente campagna elettorale, quale candidato al Parlamento. (Ora la potente
holding
degli eredi Nucera, è socia di Arte, ex Iacp, interessati in una società
che ha presentato un progetto di massima per costruire quattro torri nella sede
del vecchio ospedale di Albenga, progetto sostenuto a spada tratta dal Psi
ingauno e da altri esponenti dell'imprenditoria savonese ndr).
Ancora l'interrogatorio di
Teardo:
<Ed era il
Capello che gestiva il denaro della campagna
elettorale...Nego con fermezza le accuse e le pressioni che sostiene di
aver ricevuto
Carlo Centi sindaco di Spotorno per l'ex colonia Bresciana
ed un terreno
dell'Opera Pia Siccardi. E' vero che ho incontrato
Centi
qualche volta, ma ero con
Capello e non so se sia stato lui, in mia
assenza, a fare certe pressioni, a mia insaputa>.
Del Gaudio: <Come venne in possesso del
verbale "segretato" della teste
Angela Casanova, da noi interrogata
prima del suo arresto?...
Teardo: <Non ricordo e non l'ho nemmeno letto. Anzi cercai di
nascondere la valigetta il giorno in cui fui arrestato proprio perché conteneva
quella relazione sulla testimonianza della Casanova... E' vero ho incontrato un
certo
Rodriguez interessato ai cantieri
Baglietto di Varazze...E'
vero ho incontrato
Ferdinando Mach di Palmenstein per motivi
politici ed elettorali...E' vero che c'è un mio appunto indirizzato a
Gianfranco
Sangalli per questioni elettorali...E' vero l'appunto sull'agenda nera,
recante il nome di
Pericu, in quanto
prof. Pericu di Genova,
membro del CTU che aveva presentato le dimissioni ed io l'ho pregato di
rimanere, non riesco invece a spiegare perché ho scritto
"12,30 Procura SV".
E' vero che ho fatto una cena elettorale con tale
Filippone Francesco,
un calabrese, imprenditore a Ceriale...>.