LA STORIA DI UN'ESTORSIONE: "CERCASI CANE NERO SMARRITO"
La misteriosa vicenda, sei anni
prima degli arresti. Chi fu il regista che prese di mira Leo Capello? Cronaca
di quei giorni...
Savona - Questa volta facciamo un gran
salto indietro, a prima dell'esordio ufficiale del "ciclone Teardo". Una storia
che poche persone ricordano, conoscono. Un retroscena davvero curioso. Gli
"estorsori" di tangenti che diventano vittime di un'estorsione. Con tanto di
documentazione giornalistica che racconta alcuni particolari dell'episodio.
E' il 10 dicembre 1977, ben quattro
anni prima dell'esposto firmato da
Renzo Bailini che diede ufficialmente
il via all'indagine a fine ottobre 1981. Sei anni prima degli arresti (14
giugno 1983).
Il Secolo XIX
[vedi ritaglio .pdf] da in
esclusiva notizia della "tentata estorsione ad un noto esponente politico"
savonese. Rivela l'esistenza di un annuncio a pagamento apparso sullo stesso
giornale, nella rubrica 5 "smarrimenti". Ecco il testo
: <Cercasi cane
nero, con macchia bianca, smarrito a Savona. Mancia>.
Inizialmente sembrava che
l'obiettivo dell'estorsione fosse
Alberto Teardo, ma il giorno dopo un
articolo del collega
Gino Pellosio (oggi "decano" alla redazione di
Savona dove ha sempre svolto il lavoro di coordinatore della redazione
sportiva) rivelava che il bersaglio era invece
Leo Capello, allora
definito
<albergatore, braccio destro del vice presidente della giunta
regionale ed esponente di spicco del Psi>.
Dodici anni dopo,
Capello
sarà definitivamente condannato in Cassazione a 6 anni di carcere (due
condonati) contro gli 11 anni e 6 mesi, 40 milioni di cauzione per la libertà
provvisoria, inflitti in primo grado a Savona.
Capello dagli atti
processuali risultò essere il collettore di tangenti, il fedele cassiere del
"clan", ma per Teardo era invece soltanto il "cassiere del partito".
Il 27 luglio 2002, come riporta una
notizia de
La Stampa,
a Spotorno, la sede degli invalidi è stata dedicata al cittadino "benemerito"
Capello.
Il giornale, a firma di o.g. (
Guglielmo
Olivero, collaboratore sportivo) ricordava che la struttura si trova
all'interno dell'ex albergo
Palace, accanto alla biblioteca ed era destinata
a diventare punto di riferimento per gli invalidi, soprattutto per le pratiche
amministrative e burocratiche.
Ecco la motivazione che il giornale
riportava:
<La struttura è dedicata all'ex presidente del Savona calcio (da
cui partì l'inchiesta sulle tangenti n.d.r.)
che a Spotorno è stato uno dei
protagonisti dell'attività alberghiera e turistica che è stata portata poi
avanti dalla famiglia. Oggi alla cerimonia interverranno i parenti e gli amici,
oltre alle principali autorità civili e politiche>.
Torniamo
al curioso tentativo di estorsione e alle cronache di allora del Secolo
XIX. La somma che si tentava di estorcere, riferiva la cronaca,
dovrebbe aggirarsi intorno ai 60-70 milioni. Poi si seppe che erano 80 milioni
(800 milioni ai valori attuali).
Tutto ebbe inizio il 28 settembre
1977 quando venne pubblicato su < iniziativa di un esponente del Psi
Savonese> l'annuncio a pagamento.
Il giornale riferiva che i
carabinieri di Savona, ricevuta la denuncia, si erano subito messi in moto,
affidando l'indagine all'allora lanciatissimo nucleo investigativo del capitano
Michele Riccio.
Il giornale si chiedeva chi era il
"personaggio" preso di mira e per una cifra da capogiro per quegli anni.
Si osservava che negli ambienti politici si faceva con insistenza il nome del
leader del Psi,
Alberto Teardo, vice presidente della Regione. Forse è
utile non rivelare, anche se a distanza di anni, la fonte di quella notizia e
chi fece al cronista il nome di
Teardo. C'è un segreto professionale e
almeno tre protagonisti ancora viventi.
Limitiamoci, dunque, a ripetere
quanto si scriveva:
<Gli inquirenti smentiscono che si tratti di Teardo
limitandosi a confermare l'esistenza di un tentativo di estorsione nei
confronti di una persona molto vicina all'amministrazione>.
Proseguiamo perché ciò che riserva
spesso il lavoro del cronista, visto col senno del poi, a distanza di anni, è
davvero sorprendente. La fonte giornalista indicava questo scenario:
<In
un primo tempo sembra che le indagini abbiano interessato ambienti cosiddetti
politici. Poi si è andati ad indagare tra le organizzazioni criminose
contraddistinte da etichette (Br, Nap)>.
Si tenga conto che Savona usciva, da
appena due anni, dalle "bombe" del 1974-'75 e che in più occasioni qualcuno si
chiese come mai un esponente politico di primo piano come era
Teardo
all'epoca, evitò di fare pubbliche dichiarazioni su quegli attentati, delegando
altri esponenti del partito.
E lo scriviamo mettendo
rigorosamente in disparte ogni illazione, ogni riferimento alla persona, anche
se, anni dopo, con l'esplosione dello scandalo, il giudice
Francantonio
Granero mosse alcune pedine importanti, forse nella giusta direzione (
Savona-Toscana) e di cui non si è mai scritto nulla. Possiamo solo aggiungere
(vicenda Teardo a parte) che andato via
Granero, quella parte di dossier
"è "sparita", o non si trova più. C'era materiale con spunti
"interessanti"? Una pista lasciata cadere? Qualcuno si è mai chiesto il motivo?
Tornando al tentativo di estorsione,
al cronista non risultarono altri contatti, ma non era cosi. Del resto
tra l'annuncio e la divulgazione della notizia erano trascorsi due mesi e
mezzo.
Il Secolo XIX, nel primo articolo,
riportava:
<Chi aveva interesse a colpire Teardo? Non è un mistero per
nessuno e tanto meno per i bene informati che l'esponente politico non proviene
da una famiglia benestante e da anni vive con lo stipendio del partito prima
(da sindacalista era passato alla segreteria del Psi) e della Regione
oggi. Da qui l'idea di una molestia, di un'azione di disturbo portata
avanti con l'intendimento di creare disagio e paura....Per qualche tempo la casa
di Alberto Teardo, ad Albisola, è stata tenuta d'occhio da agenti in borghese e
nei suoi spostamenti soprattutto nella sua casa in montagna, l'esponente
politico è stato "protetto" a distanza>.
L'11 dicembre 1977 nuovo "scoop" del
Decimonono, grazie a
Gino Pellosio [vedi articolo .pdf]. L'articolo inizia
con:
<E' Luigi Capello, membro del direttivo provinciale
socialista, consigliere d'amministrazione dell'ente ospedaliero San Paolo e
presidente dell'Aicas (ente di propaganda sportiva del Psi), l'esponente
politico savonese vittima di una tentata estorsione, di cui il Secolo XIX ha
riportato oggi la notizia in esclusiva>.
Seguito del servizio di
Pellosio:
<Sul nome di Capello, sposato, una figlia, albergatore di
Spotorno, ex consigliere di amministrazione della Cassa di Risparmio di Savona
ed attuale braccio destro del vice presidente della giunta regionale Alberto
Teardo non ci sono più dubbi>.
Superfluo oppure utile ricordare che
Pellosio si occupava di sport, di calcio in particolare e dunque aveva
una fonte privilegiata, sicura, nel dare la notizia.
Infatti scrive anche i particolari:
<Fu
Capello a ricevere il 9 settembre scorso la prima delle lettere minatorie
nelle quali gli venivano chiesti 80 milioni in cambio di "tranquillità", per
lui, per la moglie, per la figlia. Fu ancora con Capello poi - proseguivano
le rivelazioni del giornalista
- che gli autori del tentativo di
estorsione proseguiranno i contatti, bersagliandolo di telefonate minatorie poi
estese ad altri esponenti del partito socialista>.
Gino Pellosio, in quella circostanza, intervistò
Alberto
Teardo che disse:
<La vittima della tentata estorsione è un
compagno di partito noto per disponibilità e bontà, ma il vero obiettivo
di questa congiura è quello di creare turbamenti, preoccupazioni d'ordine
politico all'interno del partito. Attraverso l'atto criminale si tendeva, cioè,
a suscitare difficoltà anche famigliari ed è questo l'aspetto più
ignobile della vicenda. In un primo tempo abbiamo davvero temuto che
l'estorsione fosse fine a se stessa. Poi, troppi particolari, ci hanno convinti
che l'obiettivo vero era un altro>.
Quale? Diceva ancora
Teardo:
<E'
una manovra contro il partito e contro me, non come Alberto Teardo, ma per
quanto rappresento in seno al Psi. La scelta della persona non è stata a mio
avviso casuale. Direi che è stata una scelta studiata, calcolata>.
Pellosio rimarcava che, a precisa domanda,
Teardo
rispondeva
: <Nulla fa credere e pensare che si tratti di una manovra
ordita all'interno del partito>. Pellosio concludeva il suo
pezzo:
<Ma il sospetto che questo attacco sia giunto non da lontano
rimane e sembra radicarsi ogni momento di più, a dispetto delle affermazioni
degli esponenti socialisti>.
Conclusione. Riportiamo un brano
della pagina 142 dell'ordinana di rinvio a giudizio dei giudici
Granero
e
Del Gaudio. La singolare tentata estorsione è dell' 8 settembre
1977, dagli atti istruttori e processuali risulterà che le prime tangenti
richieste e pagate sono del 1975, con punte di massimo attivismo e flussi di
denaro nel 76-77. Solo coincidenze, oppure quelle fratellanze massoniche che
"tutto vedono, tutto sanno...." Avevano incaricato qualcuno di orchestrare la prima
bozza di offensiva? Il primo avvertimento che comunque non impedirà al "clan"
di proseguire imperterrito? Solo ipotesi. Anche questo sarà tuttavia motivo di
chiarimento nelle ultime puntate, quando aggiungeremo alcuni tasselli fino
ad oggi mancanti nella "Teardo story".
Non può tuttavia sfuggire
all'attenzione, all'analisi, il passaggio della sentenza istruttoria che
recita
: <Quanto all'enorme disponibilità finanziaria del gruppo
facente capo al Teardo, è sufficiente riferire un unico dato, che per evidenza
rappresenta una conferma dell'attività criminosa degli associati. Infatti dal
1975 al 14 giugno 1983 gli imputati di associazione a delinquere ....hanno
versato sui loro conti correnti e libretti bancari quasi 20 miliardi e
precisamente 19 miliardi 690 milioni 569 mila lire, con Leo Capello che versa
più di 3 miliardi, mentre Teardo che fruiva del solo stipendio di consigliere
regionale, versa più di un miliardo>.
Chi poteva essere al corrente di
quell'ingente bottino, al punto da ricorrere ad un'estorsione multimilionaria
piuttosto anomala?
La manina e la mente estorsiva non
erano poi cosi ingenui e cosi estranei, lontani da
Teardo e
Capello,
ma all'epoca (settembre 1977) lo scandalo non solo non era esploso, capo e
gregari si sentivano sicuri, impuniti, protetti, all'interno del loro "bunker"
inespugnato.
Nessuno pensava ad un
Bailini
qualunque che avrebbe firmato un esposto, ad un cronista che era a sua volta
venuto a conoscenza di quel fiume di denaro sporco. E che aveva saputo a lungo
custodire il "segreto", seguire gli eventi, i personaggi coinvolti. Attendere.
Chissà se la storia, pur con altri
protagonisti e diverse metodologie, si ripete ai nostri giorni e chi nel
"fortino", dalla plancia, ritiene di sentirsi al sicuro, intoccabile!
Luciano Corrado