Nei conti dell'Università di Genova c'è un buco di quaranta milioni di euro.
Silenzio. L'Albergo dei poveri, sede di alcune Facoltà, è costato 55 milioni di
euro ma cade a pezzi due anni dopo la fine dei lavori. Ancora silenzio. Nel
settanta per cento dei palazzi universitari non sono rispettate le prescrizioni
anti-incendio e in sei sedi ci sarebbero tracce di amianto. Sempre soltanto
silenzio...
A questo punto è difficile capire quale sia la vera notizia. Se la crisi
materiale e morale dell'Ateneo, oppure lo stupefacente silenzio della città di
fronte a novità tanto allarmanti che rischiano di travolgere una delle più
importanti istituzioni genovesi (non bisogna dimenticare tra l'altro che
l'Università è una delle principali industrie liguri).
Tacciono, come se la cosa non li riguardasse, tutti i rappresentanti delle
istituzioni locali. Tace Marta Vincenzi, che pure non è persona abituata ai
lunghi silenzi. Tace Claudio Burlando, anche se la Regione ha finanziato con
molti milioni di euro la costruzione dell'Albergo dei poveri e quindi dovrebbe
preoccuparsi non poco di come il "suo" denaro è andato speso.
Insomma, è stata adottata la tattica del muro di gomma. Prima o poi la
tempesta finirà, i giornali si stancheranno. Meglio non legare il proprio nome
a una vicenda poco edificante, si deve essere detto qualcuno. Che poi, però,
non si dovrà stupire se i risultati delle elezioni puniranno una scarsa
vicinanza della politica ai problemi della gente.
Ma non basta. Prendersela sempre e soltanto con i politici è troppo facile.
E talvolta ipocrita. Il silenzio in questo caso arriva da ogni parte. Che dire,
infatti, della totale assenza di reazioni dal mondo universitario? Il rettore
Gaetano Bignardi non parla, ma in fondo se sta succedendo questo - salutare -
terremoto è anche merito suo, perché dopo decenni ha portato i bilanci
dell'università alla Corte dei conti.
Tacciono, però, anche tutti i professori universitari, a cominciare dai
presidi delle facoltà ospitate dall'Albergo dei poveri. Docenti stimati che
avevano firmato allarmanti volantini in cui si invitavano gli studenti a non
uscire nel cortile del palazzo perché c'era il rischio di essere coperti di
calcinacci. Ecco, verrebbe da porre una domanda a questi professori: come è
stato possibile che sia passata sotto silenzio una vergogna simile? Perché si è
accettato di insegnare in un palazzo che - nonostante sia stato restaurato da
appena un paio di anni - dopo aver inghiottito decine di milioni di euro sta
già cadendo a pezzi? Perché nessuno ha denunciato lo scandalo?
Anche prendersela con la "casta" dei professoroni, però, è troppo comodo. Il
silenzio arriva anche dagli studenti. Colpisce vederli studiare come se niente
fosse mentre il soffitto della loro facoltà perde i pezzi, mentre i calcinacci
cadono sui libri. Stupisce che accettino di frequentare le lezioni in un
palazzo dove le uscite di sicurezza sono a dir poco inadeguate. IN passato ogni
pretesto sarebbe stato buono per protestare. Oggi invece si decide di non far
valere nemmeno un diritto, quello di studiare e lavorare in un luogo decentemente
sicuro. Si rinuncia a protestare se in quasi tutti gli edifici universitari non
sono rispettati i diritti dei disabili.
Ma che cosa succede? La relazione prodotta dallo stesso Ateneo che svela le
misere condizioni dei suoi immobili ci offre lo spunto per la solita - trita e
ritrita - considerazione: in Italia le leggi hanno il valore delle grida
manzoniane. Basta che esistano, non occorre anche rispettarle. Certo, fa
effetto constatare la plateale violazione delle norme in un ente pubblico. E addirittura
nella facoltà di Giurisprudenza.
Il problema, però, è soprattutto genovese. L'Albergo dei poveri non è uno
chalet di montagna. Qui passano ogni giorno migliaia di persone. Possibile che
dopo anni nessuno, ma proprio nessuno, abbia pensato di segnalare alle autorità
una situazione a dir poco indecente? Sì, evidentemente è possibile. Forse
perché c'è poca fiducia nelle autorità. O magari perché ci stiamo abituando a
tirare dritti.
Ha ragione il sindaco Vincenzi quando dice che Genova possiede grandi
risorse. Ed è anche vero che la nostra città ha una solida tradizione civile,
come ricorda il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma qualcosa sta
cambiando. Allora, alla fine, la notizia più allarmante non è che l'Università
rischia il commissariamento. E nemmeno che a Genova sono stati gettati al vento
denari sufficienti per costruire una metropolitana. No, l'allarme deve scattare
perché questo succede sotto gli occhi di tutti, ma nessuno sente il dovere di
intervenire. Per prendersi le sue responsabilità o per protestare.
A scricchiolare non è soltanto il soffitto dell'aula magna.
Marco Menduni
Ferruccio Sansa