La Corte Costituzionale ha - ci verrebbe da dire: naturalmente-
abrogato la vergognosa legge detta Lodo Alfano, rilevandone la palese
incostituzionalità, oltre che verso l'art. 138, anche in base all'art.
3 (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti
alla legge). Una affermazione nettissima che spazza via ogni possibile
obiezione di carattere politico, e che spazza parimenti via tutte le
scuse e le giustificazioni adottate da Governo, Parlamento e Presidenza
della Repubblica che, al momento della presentazione, approvazione e
promulgazione della norma, sostennero che erano stati accolti i rilievi
della Corte Costituzionale stessa espressi nella sentenza del 13
gennaio 2004 che aveva abrogato l'altro "lodo", quello
Maccanico-Schifani...
Il rilievo dato dalla Corte al principio fondamentale di eguaglianza
espresso nell'Art. 3 è uno straordinario segnale nei confronti della
classe politica. Adesso, lo sappiamo, molti, a destra come a sinistra,
lavoreranno per introdurre la improcessabilità delle "alte cariche" in
Costituzione, in modo che la Corte non possa abrogarlo per la terza
volta (è già indecorosamente successo, nel 1999, ai tempi del governo
D'Alema, con il cosiddetto "giusto processo"), ma se lo faranno
sapranno - lo sapranno chiaramente- di violare uno dei principi
fondamentali della nostra Carta fondamentale.
Gli urli, gli strepiti, le invettive degli elettori o dei fideisti
berlusconiani non ci spaventino: la Costituzione è stata approvata per
difendere il Popolo. Anche da sè stesso.
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