
E' la 'ndrangheta in Liguria. Quella 'ndrangheta che qualcuno cerca ancora di non vedere e, quando non può farne a meno, cerca di nascondere come la polvere sotto il tappetino di entrata della Pubbliche Amministrazione che gli ha spalancato i portoni (e le casse).
Delle cosche in Liguria abbiamo parlato a lungo. Li abbiamo denunciati e segnalati a chi di dovere, su ogni cosa che li riguardava che veniva a nostra conoscenza... e li abbiamo indicati pubblicamente. Gli abbiamo fatto sentire tutto il nostro disprezzo. Così continuiamo a fare, senza cedere ad intimidazioni o minacce.
Oggi pubblichiamo un nuovo capitolo di questa storia perché come abbiamo detto tempo fa: l'omertà si è rotta, i varchi si aprono e quindi si può chiudere la partita!
Partiamo da alcuni documenti che la Casa della Legalità è riuscita ad avere e fornire, a suo tempo, a chi di dovere...

Ecco la storia della Discarica che la MARIO VALLE SPA - con studio sull'impatto ambientale redatto dai professionisti Eugenio Piovano ed Egizia Gasparini - voleva aprire alle spalle della STOPPANI, in loc. Lerca, al posto di un'area boschiva... e che portammo l'estate scorsa all'attenzione del Prefetto di Genova, Musolino, ed del Commissario Straordinario per la Stoppani, Cancellieri... Dopo le attenzioni poste su questo progetto gli Uffici Tecnici della Regione non hanno avuto molto margine di manovra e così, ce la si è fatta: il progetto è inammissibile. Ed ecco la storia di questo progetto ed i protagonisti, così per non perdere l'abitudine a vedere un più ampio contesto...
GENOVA, 2 APRILE 2011
Che i mafiosi e mafiosetti siano vigliacchi e vermi lo si sà... e la notte scorsa hanno dato l'ennesima prova di questo: hanno manomesso l'auto di Enrico D'Agostino, segretario della "Casa della Legalità", ovvero del mezzo che utilizziamo per muoverci come Ufficio di Presidenza.
Per fortuna a parte i danni all'auto (che comunque sono un ennesimo peso economico) non c'è stato alcun incidente.Questa è la pratica di lor signori... come già fecero più volte verso la persona che doveva testimoniare contro i MAMONE, RASO, GULLACE e FAZZARI.
Avevamo già denunciato tutti gli episodi precedenti, come anche le pesanti minacce che giungevano dalla Calabria, ed abbiamo denunciato anche questa volta, così come abbiamo segnalato l'ennesima riunione delle famigliole, tenutasi proprio ieri all'ora di pranzo.
I segnali delle famiglie di Cosa Nostra, a partire dai MAURICI, così come quelli della 'Ndrangheta, come i FOTIA nelle settimane scorse, non sono mancati, così come il nervosismo dei MAMONE, soprattutto dopo l'annuncio da parte nostra di nuovi documenti inediti che li riguardano. Stessi segnali di insofferenza, oltre che da Genova e savonese, erano giunti anche al referente imperiese della "Casa della Legalità". Se pensano di fermarci si sbagliano di grosso...
Non ci fermano le minacce, le intimidazioni, le aggressioni... e nemmeno i tentativi di isolarci e di delegittimarci, così come nemmeno le azioni intimidatorie portate avanti per vie "legali" al fine di conquistare il silenzio.
Non cediamo di un millimetro ed andiamo avanti: li continueremo ad indicare pubblicamente, puntando su di loro i riflettori... continieremo a puntare l'attenzione su appalti, incarichi e concessione che Pubbliche Amministrazioni e Società pubbliche danno alle società di quella mafia che si è fatta impresa... continueremo a denunciare loro ed i rapporti indegni con l'imprenditoria, i professionisti, le banche, la politica, le pubbliche amministrazioni (di ogni colore) ed i settori di controllo.
Non ci fermeremo finché loro non saranno rigettati socialmente, colpiti giudiziariamente e spogliati di ogni bene!
Quindi per l'ennesima volta: LORO sono l'obiettivo, ed ogni intimidazione e minaccia che ci giunge dimostra la LORO debolezza! Masso-mafiosi, mafiosi, complici, collusi, conniventi e servi siete finiti!!!
Il video de "Il Secolo XIX" documenta lo sgombero del campo Rom di Cornigliano. Per distriuggere e rimovere la baraccopoli, ove viveva il centinaio di rom sgomberati, il COMUNE DI GENOVA, della Sindaco Marta VINCENZI - che fa i proclami antimafia e da gli appalti ed il sostegno ad esponenti noti della criminalità organizzata - ha incaricato la ECO-GE SRL, ovvero la società "principe" della famiglia MAMONE, sulla cui mafiosità da tempo non solo si era espressa la DIA ed il GICO, ma su cui pesa anche l'informativa antimafia atipica del Prefetto di Genova e molteplici inchieste...
Ecco cosa la Vincenzi dovrebbe chiedere a se stessa (ed alla sua Amministrazione)
Già il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, "amico" dei Mamone e che da questi ha preso anche finanziamenti, ci aveva abituato a ottime "parole" contro le mafie che scorrevano in parallelo a sistematici silenzi sulle concessioni ed incarichi diretti della Regione o tramite le società partecipate, alle società di famiglie note delle cosche GULLACE-RASO-ALBANESE, PIROMALLI e MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI.
Ma quanto sta facendo "la" Sindaco di Genova Marta Vincenzi, supera di gran lunga l'ipocrisia di Burlando. Adesso si è spinta a chiedere "5" cose al Prefetto, ed in queste cose, tra l'altro smentisce se stessa che, sino ad alcune settimane fa negava (insieme al Presidente del Municipio della Valpolcevera Crivello, al Presidente del CIV di Certosa ed allo SPI CGIL della Valpolcevera) che vi fosse un radicamento mafioso nella vallata del Polcevera, quando invece quel radicamento, con anche controllo capillare del territorio, vi è da decenni (come le abbiamo più volte, inutilmente, ricordato per anni, ma che alla fine pare abbiano spannato i vetri della sua dimora proprio in quella zona storica di colonizzazione delle cosche).
A questo punto, anziché fare la professorina o l'ingenua, a seconda dei casi, e chiedere di intervenire ad altri, quando chiede a se stessa (ed alla sua Amministrazione) le 15 cose (più una) che può fare (e non fa) per contrastare direttamente la criminalità organizzata a Genova?
Per evitarLe troppa fatica, queste 15 bazzecole (più una) le indichiamo noi...
L'altra sera durante la puntata del programma di Ilaria D'Amico e di una giovane redazione affiatata e coraggiosa, Exit, abbiamo sentito due risposte al medesimo problema: le infiltrazioni ed i condizionamenti nella politica da parte delle cosche mafiose. La prima ipotesi veniva formulata da un politico di vecchia data, ovvero da Giuseppe Pisanu, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e prevede una sorta di "autocertificazione" per i candidati alle tornate elettorali in cui questi dichiarano di non essere mafiosi e di non avere legami, parentele e frequentazioni con mafiosi. La seconda proposta è invece quella di uno dei migliori magistrati antimafia che abbia questo Paese, Roberto Scarpinato, e prevede che le Prefetture rilasci una sorta di certificato antimafia per i candidati papabili, così che i partiti possano decidere di escluderli ed i cittadini possano scegliere consapevoli dei candidati (e dei partiti) che si fanno testa di ponte per infiltrazioni e condizionamenti mafiosi. Inutile dire che l'unica proposta sensata (e fattibile) è quella di Scarpinato, anche perché con i "codici di autoregolamentazione" e le "autocertificazioni" non si va lontano, visto che la politica italiana, non decide mai di fare pulizia, nemmeno davanti alle risultanze di sentenze passate in giudicato o di primo e secondo grado per reati infamanti come corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. E veniamo al dunque...

Non è possibile continuare a vedere e sentire politici e pubblici amministratori che, dall'una e dall'altra parte, negano e minimizzano. Altrettanto insopportabili sono i politici e pubblici amministratori che vedono la mafia solo dove "governano" gli altri. Non meno insopportabili sono anche i politici e pubblici amministratori che parlano contro la mafia, si dicono pronti ad affrontare quanto emerge (come se fosse una novità la mafia in Liguria) e che se poi andiamo a vedere erano tra quelli che avevano rapporti con gli uomini delle cosche. Non da meno sono gli industriali. Anche qui la schiera dei negazionisti è sempre ben fornita, così come quella di quelli che minimizzano e di coloro che parlano bene ma razzolano male. Così facendo si continua nel non affrontare la realtà per quel che è: gravissima! In questo modo si rende il peggior servizio al contrasto alle mafie e quindi alla comunità. Ed allora vediamo un attimo di fare il punto, sulla base di quanto sino ad ora emerso da inchieste, atti e fatti inconfutabili...

Continua la ricerca frenetica a farci tacere. Il mezzo sono le denunce e richieste danni usate come strumento di intimidazione, come spiega benissimo la giornalista responsabile di Report, Milena Gabanelli (vedi il video). Oltre alle capziose querele, per far perdere tempo, e soprattutto per cercare di far passare il messaggio "non osate parlare e scrivere di noi, altrimenti vi quereliamo", l'altro strumento cardine per cercare di fermare chi fa inchiesta e racconta i fatti è quello delle citazioni civili, degli art. 700 e della richiesta danni. A questi poi si aggiungono, per far perdere un altro bel po di tempo, le denunce al Garante della Privacy...
Continueranno a negare anche adesso? Probabilmente sì... si continuerà ad agevolare, di fatto, le attività delle organizzazioni mafiose in Liguria, perché gli interessi in gioco di un economia e politica spregiudicate non hanno limiti.
Poniamo questa domanda perché oggi è stata diffusa la Relazione della Procura Nazionale Antimafia che conferma quanto denunciamo da anni sul ruolo di crocevia per la 'ndrangheta che è rappresentanto dalla Liguria, con tutte le sue province. Conferma anche la presenza e le attività delle altre organizzazioni mafiose italiane come Cosa Nostra e Camorra... e conferma che è una presenza storica e diffusa. Insomma: quando lo dicevamo noi ci davano dei pazzi!
Si ripropongono le risultanze delle ultime attività investigative di cui abbiamo parlato ampiamente, così come dei provvedimenti di sequestro e confisca dei beni... E si afferma anche che, nel periodo in esame (ovvero tra il luglio 2009 ed il giugno 2010) la DDA di Genova ha subito variazioni che non ne hanno favorito la funzionalità!
La Liguria è una porta sul nord, lo sbocco al mare delle colonizzazioni settentrionali delle mafie ma anche un ponto per i traffici ed affari internazionali.
Da un lato si confermano, nelle attività svolte, i nomi già conosciuti delle cosche e dei principali esponenti delle cosche, ma vi è, in questa Relazione, ancora una volta, una mancanza: le risultanze sui rapporti con la politica e le pubbliche amministrazioni, sui fenomi di contiguità, quando non di connivenza e vero e proprio "voto di scambio", emersi da molteplici inchieste giudiziarie ed attività investigative.
Nei prossimi giorni ci torneremo e per ora pubblichiamo uno schema grafico che abbiamo realizzato sulla base di quanto emerge dai più recenti Atti ufficiali in merito ai rapporti che le organizzazioni mafiose che hanno colonizzato la Liguria hanno, con le altre regioni settentrionali e con i principali stati esteri (abbiamo omesso, naturalmente, i collegamenti con le "Terre d'origine" in quanto, almeno queste, dovrebbero essere chiare)... Sperando che la grafica aiuti più di tante pagine a dare l'idea che non c'è tempo da perdere per reagire!
5 e 12 marzo 2011 - Su Sky Tg24 è andata in onda lo speciale "'Ndrangheta, ultima fermata a Nord" riguardante la Liguria (la prima parte) ed Emilia-Romagna e Piemonte (la seconda parte)... terre che qualcuno si ostina ancora a credere esenti dal problema mafia. Per chi non avesse visto le puntate eccole qui con i video integrali:
Il dott. Vincenzo Scolastico a seguito di quanto abbiamo scritto ha presentato formale querela per diffamazione. Non ha mai voluto rispondere alle questione da noi poste, e non ha mai mandato alcuna replica o rettifica in merito... ha querelato punto e basta.
Noi non abbiamo mai offeso lui e mai e poi mai abbiamo posto questioni che riguardino la sua vita privata. Non abbiamo mai avuto intenzione di offenderlo, ma abbiamo posto questioni, cioè fatti che riguardando l'attività promossa nella sua funzione di magistrato con funzioni direttive (prima Procuratore Capo a Savona, poi Procuratore aggiunto a Genova come e coordinatore della DDA, in ultimo facente funzione di Procuratore Capo sempre a Genova).
Criticare l'operato di un magistrato con tali funzioni rientra nel diritto di critica sancito dalla Costituzione, così come porre questioni che riguardano valutazioni e scelte compiute da un magistrato con responsabilità direttive rientra nella facoltà di critica, proprio come avviene per ogni altro soggetto di rilievo pubblico... Oppure i magistrati sono esenti da critiche, documentate, rispetto al proprio lavoro? Criticare non significa mancare di rispetto, ma solo porre l'attenzione su alcuni fatti.
E cosa abbiamo posto noi? Questioni sui fatti e circostanze che hanno visto protagonista non la persona, ma il magistrato Vincenzo Scolastico. Su queste questioni si dovrebbe dare risposta, segnalando eventualmente gli errori di valutazioni o, se vi sono, imprecisioni, così da poter offrire all'opinione pubblica ogni elemento utile a conoscere la verità dei fatti, così come i motivi di alcune valutazioni...

I traffici con la Libia sono storicamente contrassegnati dall'oro nero e dalle armi, e colossi "occidentali" - ben oltre all'attuale Governo italiano - hanno sempre avuto un rapporto di proficui affari con il regime del colonnello libico... Da Ansaldo, ad esempio, alle grandi company del petrolio non gli importava nulla che ci fosse o meno l'embargo o che - a giorni alterni - Gheddafi fosse un terrorista piuttosto che un baluardo contro l'integralismo islamico. Figurarsi alla 'ndrangheta cosa poteva importargli della democraticità o meno del regime che per decenni ha dominato la Libia...

Dei mutui che vengono elargiti ai signori delle cosche ne abbiamo parlato più volte... ed anche dei professionisti che si mettono a disposizione delle organizzazioni mafiose in cambio di una fettina di profitto. Ora raccontiamo questa nuova storia che è al centro dell'iniziativa giudiziaria promossa dal Gico e dal pm Pinto della Procura di Genova, auspicando che i reparti investigativi ed i magistrati indipendenti possano andare avanti in questo filone e quindi possano arrivare ad individuare e colpire il grande marcio dell'asse finanza-banche-mafia...
Grazie al pessimo lavoro eseguito per l'omicidio di Luciana Biggi dalla Squadra Mobile di Claudio Sanfilippo in questo processo non c'erano prove!
Il pm Zucca ha fatto quel che poteva, ma le prove non le può fabbricare!
Delfino non ha confessato e la sua Difesa ha chiesto che nel processo si valutassero i fatti relativi all'omicidio di Luciana Biggi e non altro.
La Corte d'Assise lo ha assolto con il comma che fu "insufficienza di prove"(1).
Questo è il Diritto... non chi urla che bisogna farsi giustizia da soli...

Finalmente i riflettori si accendono anche sul Tigullio, ovvero il levante della provincia di Genova, dove le mafie hanno da tempo messo le radici. Qui, soprattutto abbiamo 'Ndrangheta e Cosa Nostra, anche se non mancano, dalle segnalazioni che ci sono giunte, "briciole" di Camorra e Sacra Corona Unita.
La storia che viene raccontata oggi da Il Secolo XIX è quella di Anna Carrino, compagna di quel Francesco Bidognetti detto "cicciotto e' mezzanotte", boss dei Casalesi, braccio destro di Francesco "Sandokan" Schiavone. Anna Carrino aveva deciso di collaborare con lo Stato, aveva denunciato tutto quanto conosceva dell'organizzazione dei Casalesi ed aveva così contributo ad uno dei maxi blitz promosso dalla DDA di Napoli. Aveva anche promosso un appello, dal Tg1, in cui si rivolgeva direttamente al proprio a Bidognetti per invitarlo a pentirsi e quindi salvare anche i propri figli.
Qualcuno al Ministero dell'Interno pensò di mandarla, come località protetta, a Chiavari... dove però di sicuro non c'è proprio nulla ed infatti Anna Carrino è stata individuata...

E' questa la domanda che poniamo perché la situazione appare sempre più surreale.
Il CSM con vice presidente Vietti (laico dell'Udc) ha deciso di promuovere l'ennesimo (è il settimo) procedimento disciplinare nei confronti di Adriano Sansa perché ha definito, in un assemblea aperta dell'ANM, un "gaglioffo" il Ministro della Giustizia Angelino Alfano. Lo stesso CSM che considera meritorio di procedimento disciplinare una chiara espressione della libertà di pensiero e di critica, non procede però su una situazione devastante della magistratura ligure che continua a minare la credibilità, l'efficienza e l'autorevolezza della Magistratura stessa.
Pare infatti che la Magistratura in Liguria possa, quindi, con tranquillità negare Giustizia (e così facendo alimentare il rafforzamento dell'illegalità politica, economica ed anche mafiosa), ma, in parallelo, un magistrato (cioè un cittadino), non possa affermare il principio costituzionalmente riconosciutogli della critica e del dissenso, che tra l'altro è esclusivamente finalizzato ad evidenziare i mali della Giustizia e della sua Amministrazione e quindi mettere in guardia dai rischi conclamati per lo Stato di Diritto...

Il Presidente del Municipio, Gianni Crivello, dichiara che nella Valpolcevera non esiste la mafia.
Il rappresentante dei Commercianti (Civ e Confesercenti), Mauro Puppo, dichiara che a Rivarolo ed in Valpolcevera non si è mai pagato e non si paga il pizzo.
La rappresentante del Distretto Sociale, dice che anche il problema della bande dei latinos c'è ma solo in prospettiva.
I Pensionati e la CGIL della Valpolcevera affermano che non esiste un problema di criminalità organizzata.
Il Sindaco di Genova, Marta Vincenzi, dichiara che la situazione è sotto controllo e basta saperla leggere.
'Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra, da decenni radicatesi in Valpolcevera, e pure le bande dei latinos, possono tirare un sospiro di sollievo: l'insabbiamento continua ad essere garantito dall'omertà istituzionale e della cosiddetta "società civile"!
Così se nell'imperiese il PD accusa - giustamente, anche se molto velatamente - il PDL di coprire le infiltrazioni mafiose, a Genova, in Valpolcevera, il PD ha perso la vista, le orecchie... e pure la lingua, o meglio questa ce l'ha ancora e la usa per pronunciare le stesse parole d'ordine degli Scajola boys dell'imperiese: la mafia qui non esiste!
E vediamo qualcosa di questa mafia che si continua a voler avvolgere (e quindi proteggere) nel silenzio... partendo da un presupposto: quando la mafia ha un controllo del territorio (come in Valpolvecera) controlla quei "pacchetti di voti" che sono quelli che interessano ai politici per essere eletti... e non è una novità, ad esempio, che i MAMONE per i loro affari avevano ottime entrature in quelli che sono classe dirigente a Genova come in Regione... tanto che nelle intercettazioni per il filone sul "voto di scambio" mafia-politica si è potuto sentire, ad esempio, Gino MAMONE che rassicurava i suoi interlocutori dell'amicizia con BURLANDO e la VINCENZI...
[in coda l'articolo di Marco Preve sul suo blog e Repubblica con la conferma del marchese]
Vi ricordate la Cinzia Damonte e le sue cene elettorali in cui a presentarla era niente meno che il boss della 'ndrangheta Onofrio Garcea? E vi ricordate che quando si trattò di spiegare come veniva sovvenzionata la sua campagna elettorale lei diceva che non sapeva che faceva tutto il suo "comitato elettorale"? E ricordate la Damonte ed il compagno Masi (ovvero Esposito) che tuonavano al complotto degli speculatori che ad Arenzano volevano cementificare tutto e odiavano la povera Cinzia (piangente, distrutta e ingenua secondo Di Pietro) perché era l'unico ostacolo agli appetiti speculativi su quel territorio? Ed allora dovreste ricordare anche Masi che tuonava contro i politici arenzanesi che si facevano sovvenzionare sottobanco dagli speculatori? E ricorderete anche che lo speculatore che praticamente sempre indicavano era il marchese Giacomo Catteneo Adorno.
Bene, la Casa della Legalità, è riuscita ad avere conferma rispetto proprio al finanziamento "elettorale" (prima delle elezioni regionali del 2010, a candidati di Arenzano) dallo speculatore marchese Catteneo Adorno, ed ora quindi è in grado di raccontarlo...
Questa mattina, dopo l'aggioramento dell'ultima udienza, il giudice del Trubunale di Genova ha emesso la sentenza per le querele di Venanzio Maurici a carico del Presidente della Casa della Legalità, Abbondanza Christian: visto l'art. 530 c.p.p. assolve perchè il fatto non costituisce reato.




