Il
Centro Storico di
Genova, come
d'altronde le
periferie
della città,
continua ad essere
lasciato al
suo destino
ed al contempo usato -
ma sarebbe meglio dire:
abusato
- per ottime
campagne
mediatiche e per la
spartizione di un bel po di
fondi
pubblici, cioè
soldi dei cittadini, che così si vedono
beffati
- ma sarebbe meglio dire: truffati - due volte...
Agli
occhi dei cittadini ormai risulta chiarissimo
che
non
si vogliano
risolvere
i
problemi.
A partire da
quello
sociale.
Se lo si risolvesse non sarebbero più giustificabili i
fondi che
sistematicamente vengono
elargiti
dalle pubbliche amministrazioni per far fronte all'
emergenza
sociale (sempre con
tante belle dichiarazioni del
"noi
investiamo per il sociale"...
"noi abbiamo a
cuore i problemi"...
"noi facciamo
scelte per il popolo").
Se lo si risolvesse, inoltre, quella miriade di
strutture
"assistite"
con le elargizioni di denaro pubblico non avrebbero più ragione di
esistere e, quindi, di essere sovvenzionate. Comprendiamo che
essendo, fondamentalmente, della
stessa
"famiglia"
chi da e chi prende le sovvenzioni per gli
"interventi
sociali"...
risolvere il problema significherebbe gettare sul lastrico la
"famiglia" stessa, con i
politici-amministratori
che non possono più puntare sul cavallo di battaglia (la questione
sociale del loro cuore, sic!) e
gli
amici ed amici degli amici
che operano con i soldi pubblici dovrebbero dedicarsi ad altro. Se il
"giochetto" si rompe sarebbero guai per tutti loro...
quindi non si risolve il problema sociale, così che tutti loro
possano avere un futuro garantito.
Attenzione, questo non
vuole dire che non ci siano le competenze,
soprattutto nella rete sociale, per risolvere il problema,
tutt'altro...
le
competenze e le risorse ci sono tutte,
ma
lo spirito di
autoconservazione
dei
"professionisti"
della politica e del sociale, è la prima causa del perpetuarsi del
disagio sociale, dall'emarginazione alla devianza.
L'assistenza
e non quindi l'inclusione sociale è il fallimento delle politiche
sociali, in quanto
è finalizzata a creare meccanismi non di soluzione ma di
perpetuazione di intervento. Il problema è: si
prende
coscienza di questo
o no? Coloro che dovrebbero essere i
beneficiari
degli interventi sociali, vogliono o no
"liberarsi"
anziché venire da un lato emarginati e dall'altro usati - cioè
sfruttati - dall'assistenzialismo? Questo può essere ancora
tollerato? Noi crediamo di no.
Vediamo un esempio concreto.
La
questione prostituzione e tratta.
Il sindaco
Marta
Vincenzi-Marchese e
l'assessore alla Sicurezza
Francesco
Scidone, hanno
promosso una
campagna
mediatica
straordinaria sulla
questione
del bassi. Hanno
tra i primi in Italia usufruito di quanto stabilito nel famoso
"pacchetto
siciurezza"
varato dal Governo. Hanno promosso un'Ordinanza che proibisce l'uso
dei bassi per la prostituzione. Quindi:
un
provvedimento che ottiene soluzioni effettive, concrete, nella
direzione esattamente opposta a quella del contrasto alla tratta, e
quindi allo sfruttamento...
che non risolve alcun altro aspetto della questione "prostituzione",
anzi lo aggrava!
Nel centro storico di Genova, come altrove,
la
prostituzione
si divide fondamentalmente in due: quella
forzata
(sfruttata) e
quella
scelta
(o subita per necesita, ma senza sfruttamento).
Chi
sfrutta la prostituzione ha a disposizione ingenti disponibilità di
denaro, denaro
sporco, da riciclare e non ha problemi (come hanno già fatto!) ad
acquisire immobili, appartamenti, dove costringere alla prostituzione
le vittime della tratta, e quindi
può
quindi eludere tranquillamente l'Ordinanza sui bassi...
e la prostituzione si sposta ai piani alti.
Chi
per scelta o per necessità si prostituisce, senza protettore, per
poter continuare finirà nelle mani dei boss
che hanno già una consolidata disponibilità immobiliare nel centro
storico (e non solo!) e che saranno ben
fellici di
allargare la cerchia della loro "merce".
In più,
fatto che dimostra l'assoluta (e si potrebbe dire 'pervicace')
assenza di volontà di soluzione della piaga dello sfruttamento della
prostituzione è che
se
la prostituzione si sposta negli appartamenti, diviene praticamente
impossibile quell'azione
(assai efficace!)
di
presa di "contatto"
tra quelle realtà sociali effettivamente e concretamente impegnate
nell'azione di accompagnamento alla "fuoriuscita" dalla
rete di sfruttamento. Negli appartamente i volontari, gli educatori,
gli operatori di starda come possono attivare il "contatto"?
Ma questo non ce lo si è domandati nel momento in cui si è fatta
l'Ordinanza, perchè quello che conta,
per
i politici-amministratori
non è risolvere i problemi (anche quelli drammatici delle vittime
della tratta), bensì solo quello di
ottenere
visibilità
attraverso titoli da prima pagina sui quotidiani e servizi tv di
sicuro impatto.
Il
problema lo si sposta,
dove è meno visibile, dove lo sfruttamento può essere perpetuato e
accentuato,
dove le
possibilità di "liberazione" sono ridotte ai minimi
termini e, dove
l'occhio della
cosiddetta "morale" non vede...
dando la sensazione, la percezione (parola che la politica, non a
caso, adora), che il problema sia stato risolto come da titolo di
giornale e servizio trasmesso dal tubo catodico. Quindi, alla fine di
tutto,
lo
sfruttamento, anche di minori, sia maschile che femminile, può
continuare senza problemi lontano da occhi indiscreti,
come possono anche essere quelli di
"sentinelle"
della legalità,
ovvero di cittadini, ad esempio, che vedono il mafioso passare a
ritirare l'incasso e decidono di segnalarlo alle autorità preposte
che invece che ringraziare le
"sentinelle"
le aggrediscono, ovvero anche lontano dal
controllo
del territorio che le forze dell'ordine,
come i reparti investigativi, possono attuare.
In
parallelo a tutto questo, come dicevamo,
chi
ha "liberamente" scelto di prostituirsi è costretto ad avvalersi
del supporto logistico delle organizzazioni mafiose
che gestiscono la tratta e possono
"ospitarle"
nei loro spazi,
coprendole con la loro
ala "prottettrice".
Da
vittime di un esclusione socio-economica devastante divengono così
anche vittime di quello sfruttamento mafioso... da cui non è, lo
sappiamo, facile sottrarsi.
Anche qui: perchè non si adottano interventi diversi? Perchè non si
promuove un
inserimento
sociale di quanti e
quante ad esempio scelgono questa strada per necessità di
sopravvivenza? Perchè non si riconoscono, come in altri Paesi
i
diritti - e quindi le tutele! -
a chi invece sceglie questa come professione? Cerchiamo di uscire
dall'ipocrisia di un moralismo che rischia solo - come sta facendo
- di creare danni devastanti e nuova esclusione sociale!
Vediamo
un altro esempio dell'aspetto sociale che viene affrontato troppo
spesso a slogan e per puri fini di bottega dalla politica e dalle
amministrazioni senza il minimo intento di concretezza.
La
questione dei migranti,
cioè di una grande parte della popolazione del centro storico
genovese.
L'
eslcusione
sociale da un lato
non fa altro che alimentare, giorno dopo giorno,
tensioni e quindi conflitti,
e dall'altro va ad alimentare
le
fila della manovalanza per le mafie italiane
che, così, possono liberamente gestire i loro traffici ed affari con
la sicurezza che tanto a venir beccati sono quegli
'ultimi'
che il "sistema" ha spinto inesorabilmente tra le braccia
dei boss, prima con la gestione dell'
immigrazione
clandestina e poi
con lo
sfruttamento
per i lavori sporchi,
rischiosi, quelli sulla strada ed il
caporalato.
Negare
che questo sia un aspetto della realtà dei migranti
non
aiuta all'integrazione
e condanna ad essere servi delle mafie chi cerca solo un
affrancamento dalla povertà.
Affermare
che i migranti siano,
in quanto tali, criminali, è una gravissima generalizzazione
che non fa altro che alimentare ignoranza, esclusione, conflitto e,
quindi, lo spingere questi, di nuovo, tra le braccia dell'unica fonte
di "protezione"... cioè le mafie.
(A Ventimiglia,
i venditori ambulanti stranieri sono spariti dal giorno alla notte;
sembra che il problema della loro presenza sia stato risolto con
l'intervento di alcuni "figuri" saliti dalla Calabria che hanno
provveduto nel ricordare chi comanda "effettivamente" sul
territorio. E' questo il modello a cui ci si vuol rifare? Pare
proprio di si, ma forse lo si capirà meglio dopo, al termine di
questa analisi della situazione).
In
questo quadro
la
mancanza del riconoscimento,
ad esempio, del
diritto
pieno alla libertà di culto
significa alimentare quanti tra i migranti vogliano
promuovere
conflitti, radicalizzazioni, rafforzamenti delle sottoculture del
clan! Anche qui si
parla e straparla spesso della necessità del
rispetto
delle regole, che
poi si è i primi a calpestare, per opportunismo ed egoismo, cioè
per quelle stesse ragioni per cui gli immigrati vengono bene per i
lavori "sporchi", per essere "servi", della
nostra civiltà. Ci dimentichiamo che nel settore edile, ad esempio,
come anche in altri tra cui l'assistenza, vi è un
uso
diffuso di lavoro nero
che constringe essere umani a condizioni di lavoro e vita
profondamente lesive sia dei diritti dei lavoratori sia della dignità
umana. Qualcuno potrebbe dire ed il Sindacato? Quale? Quello che si
ricorda delle vittime sul lavoro, dei lavoratori in nero sfruttati e
massacrati, solo dopo i fatti drammatici come incidenti o morti, ma
normalmente, volta il capo dall'altra parte, pur riempendosi la bocca
di parole come "no al razzismo" ed "accoglienza",
durante il resto dei giorni?
Concretamente
anche qui, quindi,
politiche di
integrazione efficaci non se ne vedono,
nonostante
fondi
elargiti e progetti
si susseguano da decenni. Fondamentalmente per la stessa ragione del
primo aspetto affrontato:
si
vuole dare assistenza, rendere comunque "dipendenti" e non
invece "liberare" i migranti,
nel perpetuarsi di quella cultura dell'oppressione che unifica ormai,
nei fatti, la cosiddetta destra e la cosiddetta sinistra, che non a
caso sostiene come ragione dell'"accoglienza" non
l'uguaglianza bensì l'"utilità" degli immigrati per
la nostra
economia.
Andiamo avanti? Vogliamo parlare di altri aspetti,
di quelli tanto enunciati dai politici ed amministratori, come la
questione vivibilità e sicurezza?
Vediamo, brevemente.
La
questione vivibilità
del centro storico genovese è spesso alimentata dalla discussione
sulla cosiddetta
movida.
Cioè, in realtà, sulla questione della
possibilità
negata di dormire la notte per gli abitanti
e della
possibilità
di avere spazi di aggregazione aperti.
Ora partendo dal presupposto che c'è una questione di fondo che
sarebbe bello affrontare e cioè:
gli
spazi di aggregazione sono solo attività commerciali
(tipo pub,
bar, locali vari),
spesso
mascherate da "circoli"?
Una
visione un po'
consumistica dello
spazio di aggregazione, secondo il nostro parere. Infatti per noi
spazio di aggregazione è dove vi è
interazione,
dove vi è spazio per la
creatività,
l'
incontro culturale
oltre che "il bere"
qualcosa. E' l'opposto del
consumismo.
Uno
spazio di aggregazione non può avere costi proibitivi per grande
parte dei giovani,
dagli studenti ai precari...
Uno
spazio di aggregazione dovrebbe educare
a
non abusare di
alcolici e superalcolici,
e non invece promuoverne, come avvine, l'abuso con offerte e
superofferte!
Ma questo per chi amministra non conta, sono bazzecole, visto che non
si vuole affrontare il problema.
Anche qui
l'ipocrisia
regna sovrana e la
capacità, come la volontà, di affrontare seriamente il problema non
appare concretamente all'ordine del giorno delle scelte della
Pubblica Amministrazione. Infatti
si
cerca di barcamenarsi
con un colpo al cerchio ed uno alla botte che non risolve un bel
niente di niente, mascherandosi dietro ad affermazioni tipo:
"ma
se si chiudono i locali, torna la droga",
come se la droga non ci fosse ugualmente, oppure
"ma
non si possono lasciare i giovani senza spazi di aggregazione",
come se, ripetiamo, le Istituzioni possano mascherare l'assoluta
mancanca di spazi pubblici,
accessibili, con il rilascio di licenze commerciali o surrogati per
pseudo-circoli mascherati. Tutto questo mentre
i
soggetti preposti al controllo da
parte della Pubblica Amministrazione hanno la parvenza di carrozzoni
di acquiescenza, nella migliore delle ipotesi, se non di corruttela,
nella peggiore, che permettono a chi unge di avere la chiamata
preventiva annunciante i controlli, ad esempio. Siamop davanti ad
Autorità che
di fronte a prove inconfutabili di violazioni, reiterate e gravi,
affermano "il non luogo a procedere", tanto da permettere a
chi viola le leggi ed è amico dei politici-amministratori, di
ricordare ciò in pubblica adunanza a prova della propria
impunità
ed al contempo minacciare, indicandolo apertamente, chi ha osato
indicare gli illeciti commessi, sotto lo sguardo indifferente (e
quindi complice) dei pubblici amministratori.
E non si parli
poi dell'
ipocrisia
sulla
"Genova,
città turistica".
Questa vocazione è innata in Genova, ma
non
se ne vede conceta traccia,
se non per
un
turismo mordi e fuggi
concentrato tra Porto Antico - Piazza De Ferrari - Via Garibaldi.
Se Genova fosse una città turistica
il
lungomare di Corso Italia
sarebbe vivo, ad esempio, e non terra deserta. Così sarebbe la
passeggiata di
Nervi...
Sarebbero
i parchi
che invece sono lasciati in condizioni pietose ed alla sola cura dei
volontari. Sarebbe il recupero del
Parco
dei Forti e dei
forti stessi. Sarebbe che, magari, ci sarebbe un
Ostello
accessibile e adeguato. Se lo fosse non sarebbe
"pulita"
e promossa solo
nella suo salotto buono, tutto concentrato in una porzioncina del
centro. Se lo fosse non sarebbe
impossibile,
come è, promuovere eventi
e spettacoli al di fuori dei grandi eventi pubblici, ed i settori che
si occupano di eventi potrebbero finalmente lavorare. Il turismo che
oggi giunge a Genova è prevalentemente puro
turismo
di età avanzata,
da comitive che girano per musei ed alla sera tutti svaniscono in
albergo. E' un
tursmo
che non coinvolge i giovani,
perchè quella che viene offerta è
una
città che al tramonto è morta.
Una
città della
noia, dove, pur
nonostante la presenza, da sempre, di un grande
fermento
creativo,
soprattutto tra le giovani generazioni, non vi sono spazi per
esprimerla. Quindi non ci si renda ridicoli sostenendo che la
"movida"
è il volto della
"città
turistica", ci
vuole ben altro e soprattutto
un'altra
cultura di cui oggi
non vi è traccia, tanto meno nelle menti degli Amministratori
pubblici tutte concentrate esclusicamente a consolidare la propria
corte clientelare.
Nel frattempo nel centro storico genovese,
dopo Ordinanze e annunci eclatanti, cosa è cambiato? Nulla! E dalla
città vecchia continua
la
fuga di residenti,
continua ad alimentarsi
tensione
e conflitti! Tutto
secondo il copione di quanti vogliono il perpetuarsi di una
situazione in cui gli immobili vengono venduti sottocosto da chi
scappa, così chi si possa
speculare
senza ostacolo,
mentre
il tessuto
della comunità viene smembrato
passo dopo passo!
La
questione sicurezza del
centro storico genovese non è alla fine molto complessa, in termini
di analisi della realtà.
Ne abbiamo già parlato a lungo ed
il problema fondamentale è che il centro storico di Genova, (come è
avvenuto per le altre periferie urbane) è stato diviso in
due
settori. Da una
parte
quello che
deve essere e restare "pulito"
e dall'altra
quello
che è territorio lasciato agli affari delle mafie.
Un
"equilibrio",
intoccabile, che
dovrebbe garantire che ognuno possa agire
senza
conflitti palesi e
senza che scorra
sangue... (per
i regolamenti di conti vi è naturalmente il nulla osta, tanto la
mentalità collettiva questo lo ha sempre accettato con la logica del
"finchè si
ammazzano tra loro").
La
situazione
prediletta dalle mafie
che se possono fare quello che vogliono non hanno bisogno di rendersi
visibili, tutt'altro, possono liberamente coordinarsi perchè ce n'è
per tutti, senza troppi rischi (che poi si scaricano sugli 'ultimi' a
partire dalla manovalanza straniera). Si vuole negare questa
constatazione? Difficile, si dovrebbero negare i fatti, la realtà
tangibile!
Restando
ai
fatti
del centro storico,
non possiamo non vedere - e come noi chiunque voglia guardare ai
fatti reali - che vi sono
due
zone.
Quella del cosiddetto
"quadrilatero"
dove tutto deve filare liscio, dove tutto deve essere
in
ordine e pulito,
dove sono stati investiti milioni su milioni (di euro) per costruire
quella cosiddetta "immagine" di città turistica da prima pagina
delle riviste patinate. E
dall'altra
parte tutto il resto del territorio,
ad est come a ovest, la zona di San Bernardo da un lato e quelle
della Maddalena e di Prè dall'altro.
La
"salubrità" del "quadrilatero" è garantita dal lasciare
"liberi tutti" nell'altra zona.
(Persino via Barbi, la zona universitaria, di giorno è viva,
la
sera terra di nessuno,
come ogni carruggio che scende a mare). Peccato
che
nel
"liberi tutti" chi vince è la violenza e prepotenza mafiosa,
che si sostituisce di fatto (secondo i 'patti' indicibili) alle
Istituzioni. Le regole civili, la legalità è garantita al
"quadrilatero" quanto l'illegalità è libera di perpetuarsi al
di fuori di questo.
Un
equazione perfetta e perversa,
alla faccia dello Stato di Diritto e della tanto richiamata
vivibilità!
La
realtà devastata
del centro storico genovese non fa altro che
auto-alimentarsi.
Infatti ogni tentativo di
attivazione
di maggiori controlli del territorio
non fanno altro che
spostare
il problema
nel vicolo più vicino, quando non addirittura, come è successo alla
Maddalena, dopo l'Ordinanza sui bassi, non
lasciano
libero spazio a "prove di forza"
da
parte della criminalità organizzata che
permettono - quando non promuovono direttamente - episodi di
cosiddetta
micro-criminalità,
come ad esempio gli scippi, finalizzati al lanciare ineqivocabilmente
il messaggio: se ci lasciate fare quello che vogliamo nessuno vi
tocca, se limitate la nostra libertà d'azione allora potete essere
vittime di scippi o altro.
I
segnali che le mafie lanciano sono sempre chiari:
se noi controlliamo il territorio e l'omertà protegge i nostri
affari e traffici potete vivere tranquilli, altrimenti la pax
svanisce!
Ecco che così si hanno
intere
zone
destinate alla
prostituzione,
altre allo
spaccio,
altre al
gioco
d'azzardo,
altre all'
organizzazione
della tratta e dei traffici illeciti.
Zone e personaggi ben conosciuti, a cui viene lasciato campo libero
nel nome di quel 'indicibile' patto, di quell'equilibrio, che è lo
stesso che poi permette di fare il pieno di voti, in quelle stesse
zone ai personaggi politici, dell'una e dell'altra parte, che nei
momenti
di decisione
non fanno altro che
lasciare
che le cose restino così come sono!
I proclami, le belle parole sono da prima pagina, mica devono
tradursi in provvedimenti effettivi ed efficaci, altrimenti, torniamo
al punto di partenza: i problemi si risolverebbero e
non
ci sarebbe più spazio per la logica del ricatto,
del clientelismo, "del favore" anziché "del diritto"...
non
vi sarebbe più spazio per la cultura mafiosa
che non è più solo quella delle cosche, non è solo più quella dei
boss ben conosciuti e protetti, ma è ormai propria del "sistema"
di Potere che gestisce la cosa pubblica.
Se il problema si
risolvesse non ci sarebbe più bisogno di elargire
fondi
per sostenere le "rinascite"
(sic!) di questa o quella parte della città vecchia, come alla
Maddalena o Prè. Se il
controllo
del territorio
fosse quello dello Stato, cioè delle Istituzioni, non ci sarebbero
vicoli dove
"non
è opportuno passare",
non ci sarebbe la necessità di chiudere angoli e crocevia con
"cancelli",....
vi sarebbe vivibilità e quindi sicurezza. Ma questa soluzione
significa
rompere
quel patto "indicibile",
spezzare quell'equilibrio, e quindi vorrebbe dire arrivare allo
scontro con quelle mafie che via via si sono infiltrate nell'economia
legale, inquinandola e condizionandola,... significherebbe rompere la
garanzia di pacchetti di voti che con il
voto
di scambio
sono garantiti ai personaggi dell'oligarchia politico-amministrativa
che da decenni fanno in questa zona il pieno ad ogni elezione,...
significa
fare
pulizia tra i funzionari
delle Autorità e degli Enti pubblici che si sono mostrati inclini al
compromesso ed omettono di compiere il loro dovere, o, nella migliore
delle ipotesi si piegano davanti alla minaccia e intimidazione.
Ed
allora anche qui...
l'ipocrisia
dei Presidenti di Municipio
che, ad esempio, applaudono alle iniziative e rivendicazioni dei
cittadini ma poi si mostrano reverenti e chini agli altri oligarchi
del Potere locale... perchè una cosa è la propaganda... un'altra è
il fare... ed il fare fa correre qualche rischio. Ancora, di nuovo,
l'ipocrisia
di un Comune
che sapendo tutto questo non fa nulla, se non quando viene
"spintonato" - e quindi costretto - per alcuni piccoli
"contentini", ma che poi non sceglie di attuare le scelte
radicali necessarie. Ancora, nuovamente,
l'ipocrisia
dei "professionisti" del sociale
che non possono non conoscere questa realtà ma che fanno finta di
nulla, perchè, in fondo, questa situazione garantisce il "bisogno"
di loro per perpetuare progetti inutili volti, come visto, al
perpetuarsi di una situazione devastatante.
L'esempio
del "Patto della Maddalena" è emblematico. Un
progetto con finanziamenti da paura che era
conosciuto
dalla sole segrete stanze
che l'hanno partorito (nemmeno l'assessore alla Sicurezza del Comune
o il Reponsabile Ufficio Stampa del Sindaco lo conoscevano!). Un
progetto che
non
è stato scritto con il coinvolgimento dei cittadini.
Un progetto che può essere il più perfetto di questo mondo ma che
se
non
è affiancato da un intervento sociale,
cioè da un intervento complessivo per garantire che il
controllo del
territorio sia sottratto alla criminalità organizzata, non servirà
proprio a nulla... ancora, di nuovo! Dire questo è essere contrari
alla "rinascita"? Per nulla, è essere per la "rinasciata"
vera che si fonda sulla rinascita di una "comunità",
contro
le logiche assistenziali
che, con sperpero di risorse utilissime,
lasciano intatto il problema, la radice del problema
che
così potrà riprodursi senza freno, mentre gli Amministratori
pubblici si vanteranno di aver stanziato un milione di euro qui, un
milione la ed un altro milione per un'altra area ancora, ringraziati
e riveriti da certi giornalisti asserviti e da militonti ben
indottrinati.
Inoltre se una delle nostre richieste è stata
accolta, facendo sì che ogni richiesta di contributi a fondo perduto
per la "rinascita" della Maddalena e di Prè venisse mandata alla
DIA per le opportune verifiche, per affrontare il problema questo, lo
ripetiamo, non basta.
Non
si può infatti pensare che l'unica soluzione per ristabilire la
legalità nel centro storico sia quella repressiva e giudiziaria. Chi
lo pensa è un folle! Infatti, ad esempio,
se
i contributi per la "rinascita" vengono elargiti solo a qualle
realtà non in difficoltà... ci si prende in giro!
Chi è in difficoltà non accederà ai sostegni del "Patto della
Maddalena" e quindi è condannato a chiudere i battenti, così come
hanno chiuso uno dopo l'altro i negozi storici della Maddalena in
questi anni, nella totale mancanza di attenzione da parte della
Pubblica Amministrazione. Chi non è in difficoltà e potrà quindi
accedere agli aiuti, deve avere un bel gruzzoleto per integrare il
contributo pubblico... e chi può farlo? In una situazione di
devastazione socio-economica come questa solo chi non ha alcun
problema di fondi... e tra questi chi si schiera in prima linea?
Quella
zona
grigia,
fatta di prestanome della criminalità mafiosa, che ha disponibilità
ingenti di denaro sporco da riciclare, oppure quanti si rivolgeranno
ai boss per entrare nella loro corte. Questo anche perchè, non
dimentichiamolo, le stesse
banche
che
riciclano tranquillamente il denaro sporco, senza segnalare i
movimenti sospetti, e che concedono mutui ed ipoteche ai mafiosi
senza alcuna garanzia, sono le stesse banche che non concedono mezzo
euro a chi non si presenta con protettori, padrini o santi! Vogliamo
parlarne?!?
Questa
è la realtà del centro storico genovese. Vogliamo
affrontarla seriamente o vogliamo continuare a prenderci in giro?
Gli
unici che stanno affrontando seriamente questa situazione sono i
Liberi Cittadini della Maddalena,
con
i
rappresentanti dell'associazione Centro Storico Est.
Loro hanno
preso
coscienza della relatà,
non hanno sposato alcuna iniziativa o campagna, bensì hanno assunto,
con la loro capacità critica, consapevolezza di quale sia la realtà
che li circonda ed hanno capito che occore agire come
"comunità"
perchè le cose possano davvero cambiare.
Ma
le Istituzioni ancora latitano,
fanno la lista della spesa delle bazzecole ad ogni incontro...
incontro dopo incontro. Poco si vede, e soprattutto
mai
si notano quegli interventi effettivamente necessari e risolutivi!
Esempio emblematico di questo, oltre alla questione dei
beni
confiscati a Cosa Nostra in Vico delle Mele -
di cui abbiamo
ampiamente parlato -, è il famoso
Centro
Interforze delle Vigne.
Aperto e
diventato stazione della Polizia Municipale, perchè era impensabile
con
un qualsiasi minimo ragionamento logico, che funzionasse. Nessuno,
sotto gli occhi degli scagnozzi dei boss mafiosi, sarebbe mai entrato
per fare segnalazioni e denunce! Non è difficile da capire... ma
tant'è si sono sperperati soldi, forze e tempo. Altro esempio
concreto? Bene iniziamo da destinare la
Loggia
di Banchi,
come
i
beni confiscati di Vico delle Mele,
al
gruppo dei Cittadini Liberi del centro storico, perchè vi sia un uso
polifunzionale e pubblico concreto (e non mediatico e di facciata,
magari sotto qualche sigla di "moda"), dove si possano
promuovere, con la collaborazione di tutte le realtà sociali e
culturali, con le comunità straniere, quelle attività che ad
esempio al
Cep
di Prà
sono state promosse dal volontariato con il Consorzio Pianacci,
dimostratesi capaci di ricostruire il senso di appartenenza ad una
comunità solidale e libera (non assistita e quindi non
ricattabile!).
La
rinascita passa dalla cittadinanza attiva...
certo questa crea problemi seri alla credibilità dei cattivi
amministratori pubblici, ma è una risorsa straordinaria per le
Istituzioni che volessero davvero risolvere la questione alla
radice!