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La mappatura della Liguria
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Arrestati dai Carabinieri del ROS di Trento
Cocaina per i vip, due genovesi nei guai
L’indagine era partita dal sequestro di sette chili di neve avvenuto lo scorso ottobre nel porto di Genova. In manette due vip milanesi con due soubrette
Ci sono anche due fratelli genovesi, Stefano e Andrea D’Arrigo coinvolti nella maxi operazione antidroga dei Carabinieri del Ros di Trento che ha visto i militari eseguire cinquanta provvedimenti di custodia cautelare in diverse regioni d’Italia e in sud-America e sequestrare oltre 3.000 Kg di cocaina e 110.000 pastiglie di ectasy. L’indagine, denominata “trabajo” infatti, era partita anche da alcuni sequestri effettuati dai Carabinieri del reparto operativo di Genova nello scorso ottobre nella nostra città. Sequestri avvenuti tutti in porto al termina traghetti. E che avevano visto finire in manette cinque persone (tra cui due soubrette televisive poi risultate estranee ai fatti). Il primo sequestro dell’operazione era avvenuto sempre in porto allo sbarco della motonave Majestic della Grimaldi in arrivo da Bercellona. In questo caso a finire in manette era stato Daniele Fanti, sorpreso dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Genova in possesso di due chili e seicento grammi di cocaina purissima. Sempre da Bercellona a Genova (scelta come rotta per evitare i controlli) avevano viaggiato, prima di essere sorpresi dai militari, anche due playboy milanesi, insieme alle loro due fidanzate, soubrette televisive.
I carabinieri li avevano fermati allo sbarco del traghetto ed il cane “Nihil” aveva trovato all’interno di una borsa sette chili di cocaina purissima già divisa in dosi. In manette erano finiti Paolo Marco Mercanzin, imprenditore milanese e Riccardo Spadoni, studente di Porto San Giorgio. Durante questa maxi operazione sono stati sequestrati milioni di euro, imbarcazioni e decine di auto di lusso. Tutti proventi del traffico di sostanze stupefacenti.
t. freg.
Fuori La TalpaOperazioni in molte regioni: indagini con le polizie europee
Stupefacenti nascosti nel carbone.
Recuperate 110mila pasticche ecstasy
Traffico di droga, 60 arresti, sequestrate 3 tonnellate di cocaina
TRENTO - I carabinieri di Trento hanno eseguito 60 arresti, su ordinanza del giudice, per traffico internazionale di stupefacenti tra Sudamerica e Italia.
Cinquanta provvedimenti sono stati eseguiti in Trentino, Lombardia, Piemonte, Toscana, Calabria e Sardegna, altri dieci trafficanti sono stati arrestati in Spagna e Argentina, dove sono stati localizzati depositi e raffinerie dell'organizzazione criminale che riforniva di cocaina tutta l'Europa, nascosta in carichi di carbone vegetale.
Grazie alla cooperazione internazionale con le forze di polizia e con la magistratura di Argentina e Spagna, i Carabinieri del ROS e la DCSA hanno sequestrato oltre 3000 chili di cocaina e 110.000 pastiglie di ecstasy, mentre una quarantina di trafficanti sono stati arrestati nelle indagini collegate all'estero.
Altre 30 persone erano già state arrestate dai Ros nella prima fase dell'operazione "Trabajo", condotta in Europa e Sudamerica. Dopo aver smantellato le raffinerie e le reti commerciali di copertura, i Carabinieri e la Procura della Repubblica di Trento, hanno individuato i canali di riciclaggio e di reimpiego dei narcoproventi gestiti da società finanziarie e da professionisti. Sono stati sequestrati soldi, imbarcazioni e decine di autovetture di lusso, per un valore di dieci milioni di euro.
Coinvolti alcuni membri della famiglia Berritto, collegata con alcune cosche della 'ndangheta della zona di Vibo Valentia, gia' indagate dai carabinieri del Ros nell' indagine "Decollo".
La principale base operativa è stata scoperta nell' isola di Ibiza. Nei pressi di Buones Aires, a Moron, le forze dell'ordine hanno individuato la raffineria dell' organizzazione che utilizzava attività legali di import-export per trasportare la cocaina, proveniente dalla Colombia, in Europa.
Traffico internazionale di droga organizzato dalla ndrangheta: sequestrate tre tonnellate di coca e 110 mila pastiglie di ecstasy
07/11 I carabinieri di Trento hanno eseguito 60 arresti, su ordinanza del giudice, per traffico internazionale di stupefacenti tra Sud America e Italia. Cinquanta provvedimenti di custodia cautelare sono stati eseguiti in Trentino, Lombardia, Piemonte, Toscana, Calabria e Sardegna, mentre una decina di trafficanti sono stati arrestati in Spagna e Argentina, dove sono stati localizzati depositi e raffinerie dell'organizzazione criminale che riforniva di cocaina tutta l'Europa, nascosta in carichi di carbone vegetale. Con la cooperazione internazionale di polizia e magistratura di Argentina e Spagna, i carabinieri del Ros e la Dcsa hanno sequestrato oltre 3000 kg di cocaina e 110.000 pastiglie di ecstasy, mentre una quarantina di trafficanti sono stati arrestati nelle indagini collegate all'estero. Sequestrati milioni di euro, imbarcazioni e decine di auto di lusso. Altre 30 persone erano già state arrestate dal Ros nella prima fase dell'operazione "Trabajo", condotta in Europa e Sudamerica. Sono stati dimostrati, inoltre, i collegamenti con le cosche della 'ndrangheta e ricostruite le nuove rotte per importare cocaina in Europa.Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Trento, Davide Ognibene, sono partite con una serie di controlli in locali notturni del Trentino che hanno consentito di scoprire un' attività di spaccio di cocaina. Dallo spaccio al minuto gli inquirenti sono risaliti ai canali di approvvigionamento ad Ibiza e nell' hinterland di Milano. Qui i carabinieri hanno individuato una presunta organizzazione che faceva capo ad alcuni esponenti della famiglia Berritto, collegata con alcune cosche della 'ndangheta gia' indagate dai carabinieri del Ros nell' indagine "Decollo". Nello stesso tempo le indagini sono proseguite in Spagna ed Argentina alla caccia della struttura internazionale fornitrice. La principale base operativa è stata scoperta nell' isola di Ibiza. Le indagini si sono, quindi, spostate in Argentina: nei pressi di Buones Aires, a Moron, nel le forze dell'ordine hanno individuato la raffineria dell' organizzazione che utilizzava attività legali di import-export per trasportare la cocaina, proveniente dalla Colombia, in Europa. In particolare, il gruppo della famiglia Losono è accusato aver introdotto la droga in Spagna, attraverso il porto di Valencia, dove arrivava mescolata al carbone vegetale estratto dalle miniere del Chaco argentino. Un altro laboratorio per la raffinazione della pasta di coca in cocaina cloridato è stata scoperto ad Ibiza. Raccolti gli elementi investigativi, grazie a intercettazioni ambientali e telefoniche e pedinamenti, gli inquirenti hanno stretto il cerchio giungendo all' esecuzione in Italia di 50 ordinanze di custodia cautelare (26 in carcere e 23 domiciliari), e di 11 all' estero. Per il primo gruppo di arrestati l' accusa è di associazione finalizzata a detenzione e spaccio di droga, per il secondo di associazione finalizzata al commercio e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La droga è stata sequestrata soprattutto in Spagna e Argentina, ma anche a Genova, Torino, Milano e Trento. Otto appartamenti, acquistati dall' organizzazione con i proventi del traffico, sono stati sequestrati ad Ibiza e Barcellona. Sequestri hanno riguardato anche yacht e auto di lusso per un valore di 10 milioni di euro. Contanti per 6 milioni sono stati scoperti in conti bancari nel Principato di Andorra. Secondo gli inquirenti l' operazione ha consentito di dimostrare i collegamenti di alcune cosche calabresi con il traffico di cocaina, e ha confermato la tendenza delle principali organizzazioni criminali a ricercare la copertura di relazioni commerciali collaudate, affidandosi ad esperti nel settore import-export.
La droga, destinata ai night,arrivava nel carbone argentino
07/11 Arrivava via nave in Europa, assieme a carichi di carbone vegetale argentino, la cocaina che negli ultimi mesi è circolata abbondantemente nei locali notturni di Milano, Torino, Ibiza e del Triveneto. Un traffico internazionale gestito da argentini e colombiani con la collaborazione di alcune cosche calabresi della 'ndrangheta e stroncato grazie ad un' operazione denominata 'Trabajo', avviata dai carabinieri di Trento,che ha portato all' arresto di 50 persone in Italia e 10 all' estero, al sequestro di oltre 3 tonnellate di droga e di beni immobili e denaro per decine di milioni di euro e alla scoperta di due raffinerie. Per mettere le mani sulla potente organizzazione che gestiva il traffico internazionale, i carabinieri sono partiti da normali indagini sullo spaccio al minuto in alcuni locali notturni del Trentino dove si rifornivano una quarantina di imprenditori, professionisti e commercianti della zona. "Quanti appartamenti vuoi da affittare, e per quanti giorni", queste le parole in codice con cui gli spacciatori prendevano contatto con i facoltosi clienti desiderosi di qualche diversivo. Le successive indagini, coordinate dal sostituto procuratore Davide Ognibene, hanno consentito di individuare i canali di approvvigionamento ad Ibiza e nell' hinterland di Milano. Qui i carabinieri hanno individuato un gruppo di presunti trafficanti cui facevano capo alcuni esponenti della famiglia Berritto, collegata con cosche della 'ndangheta gia' indagate dai carabinieri del Ros. Nello stesso tempo le indagini sono proseguite in Spagna ed Argentina alla caccia della struttura internazionale fornitrice. La principale base operativa è stata scoperta nell' isola di Ibiza. Le indagini si sono, quindi, spostate in Argentina: nei pressi di Buones Aires, a Moron, le forze dell' ordine hanno individuato la raffineria dell' organizzazione che utilizzava attività legali di import-export per trasportare la cocaina, proveniente dalla Colombia, in Europa. In particolare, il gruppo della famiglia Losono è accusato di aver introdotto la droga in Spagna, attraverso il porto di Valencia, dove arrivava mescolata al carbone vegetale estratto dalle miniere del Chaco argentino. Un altro laboratorio per la raffinazione della pasta di coca in cocaina cloridato è stata scoperto ad Ibiza. Raccolti gli elementi investigativi, grazie a intercettazioni ambientali e telefoniche e pedinamenti, gli inquirenti hanno stretto il cerchio attorno all' organizzazione e il Gip di Trento ha emesso le ordinanze di custodia cautelare. In carcere sono finiti dunque 11 presunti trafficanti, in gran parte argentini e colombiani arrestati in Spagna ed Argentina, mentre altre 50 ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite in Italia: in Trentino, Lombardia, Piemonte, Toscana, Calabria e Sardegna. Per il gruppo di italiani l' accusa è di associazione finalizzata a detenzione e spaccio di droga. La droga è stata sequestrata soprattutto in Spagna e Argentina, ma anche a Genova, Torino, Milano e Trento. Otto appartamenti, acquistati dall' organizzazione con i proventi del traffico, sono stati sequestrati ad Ibiza e Barcellona. Sequestri hanno riguardato anche yacht e auto di lusso per un valore di 10 milioni di euro. Contanti per 6 milioni sono stati scoperti in conti bancari nel Principato di Andorra. Soddisfazione e complimenti ai carabinieri per l'operazione dal ministro della Difesa, Arturo Parisi, e dal viceministro dell'Interno, Marco Minniti.
Le congratulazioni di Minniti
07/11 Il Vice Ministro dell'Interno, Marco Minniti, si è congratulato con il Comandante dell'Arma dei Carabinieri, Gianfrancesco Siazzu, per l'operazione che a Trento ha consentito l'arresto di 60 trafficanti di droga stroncando un traffico internazionale tra il nostro paese e il Sud America. L'operazione, messa a punto dai carabinieri del Ros e dalla Direzione centrale per i servizi antidroga del dipartimento della Ps, ha fatto scattare arresti in Trentino, Lombardia, Piemonte, Toscana, Calabria e Sardegna ed ha consentito consistenti sequestri di cocaina ed ecstasy (tre tonnellate di cocaina e 110 mila pastiglie) dimostrando, tra l'altro - come sottolinea Minniti - i collegamenti tra cosche della 'ndrangheta e Sud America per la ricostruzione di nuove rotte per importare cocaina in Europa.
La Procura di Reggio Calabria ordina il sequestro del documento sulla Asl di Locri
Sotto tiro il quotidiano Calabria Ora e alcuni portali ondine
Fortugno, oscurata la relazione del Viminale
perquisizioni a siti web e giornali
Critiche da Fnsi, Prc, Verdi e Forza Italia: a rischio il diritto di cronaca
ROMA - Oscurati. Uno dopo l'altro. Tutti i siti e un quotidiano che, nelle ultime settimane, hanno pubblicato la relazione integrale voluta dal Viminale dopo l'omicidio Fortugno sulla Asl 9 di Locri, hanno subìto perquisizioni da parte delle forze di polizia e sono stati obbligati a togliere dal web il testo della relazione.
Nel mirino della procura della Repubblica di Reggio Calabria - che ha ordinato i sequestri - il quotidiano Calabria Ora e i siti web Democrazia e Legalità, il Cantiere e Genovaweb. Lo scorso 2 novembre la polizia, dopo aver sequestrato il testo della relazione in possesso della redazione calabrese, ha acquisito i messaggi di posta elettronica giunti al direttore, Paride Leporace, tra il 15 aprile e il 15 maggio scorsi e tra il primo ottobre e il 10 ottobre. Leporace è indagato per il reato di rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio.
La decisione della Procura ha scatenato le immediate rimostranze dell'ordine dei giornalisti e della Fnsi. E le critiche dello stesso Leporace: "Potevano convocarmi per poter scegliere se avvalermi del mio diritto a preservare il segreto professionale. Secondo il viceministro Marco Minniti la relazione d' accesso all' Azienda sanitaria di Locri andrebbe letta nelle scuole".
Mentre Calabria Ora subiva perquisizioni e sequestri anche altri tre siti si vedevano oscurare la relazione del Viminale. In particolare, il 27 ottobre, i carabinieri di Firenze hanno effettuato una perquisizione nelle abitazioni dei due volontari dei movimenti politici (Democrazia e Legalità - che fa riferimento a Elio Veltri - e il Cantiere, sito del movimento legato a Achille Occhetto, Diego Novelli, Giulietto Chiesa e lo stesso Veltri) che si occupano della parte web.
I militari hanno sequestrato un computer e hanno prevelato un hard disk. Infine è toccato al sito genovaweb.org che fa riferimento alla Casa della legalità-Osservatorio sulle mafie onlus. In questo caso, tra l'altro, l'oscuramento è avvenuto senza che i responsabili del sito fossero avvisati, come lamenta Christian Abbondanza: "Noi non abbiamo mai ricevuto alcuna notifica del procedimento penale 2243/06. Non abbiamo mai ricevuto alcuna comunicazione in merito a tale iniziativa giudiziaria".
E sull'oscuramento della relazione, nei giorni scorsi, sono intervenuti anche il vicecapogruppo alla Camera del Prc, Antonello Falomi, la deputata dei Verdi Tana de Zuluetae l'ex sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli di Forza Italia. Falomi ha presentato un'interrogazione al ministero dell'Iterno per chiedere i motivi dell'oscuramento e per invocare l'eliminazione dei "requisiti di riservatezza di tale documento (la relazione sull'Asl di Locri, ndr) in virtù del carattere pubblico che lo stesso ha di fatto assunto in modo da evitare conseguenze giudiziarie per quanti intendano consultarlo".
De Zulueta si è invece detta "preoccupata per la decisione dell'autorità giudiziaria di sequestrare computer e memoria di due giornalisti". Una decisione che la deputata definisce "spropositata e intimidatoria". Infine Santelli ha deprecato l'azione di acquisizione delle mail del direttore di Calabria Ora: "La libertà di stampa ed il diritto di cronaca sono principi fondamentali sanciti dalla Costituzione e quindi vanno tutelati e per questi motivi il sequestro della posta elettronica del direttore di Calabria Ora, ledono gravemente i diritti della liberta di stampa, la loro libertà di organizzazione e di azione editoriale".
05.11.2006 -Comunicato Stampa
ENNESIMO REATO AMBIENTALE, SPUNTA L'ECOGE DEI MAMONE
(di seguito gli articoli de Il Secolo XIX del 5 e 6 novembre, estratti di visure e link)
Nuovo intervento dei NOE e, quindi dell'Arpal, su una discarica abusiva sulle alture di Pegli a Genova.
Scorie di colate delle Acciaierie di Cornigliano, rifiuti pericolosi (e non) derivanti dalla smobilitazione di Euroflora. 60.000 tonnellate di materiali, tra cui anche residui di asfaltature stradali.
Tutto ciò in una Cava concessa dalla Regione Liguria alla EDILCAVE LIGURIA srl (da non confondere con la EDIL CA.VE)...
03/11 E' stata oscurata la relazione sulla gestione dell'Azienda sanitaria di Locri redatta dai Commissari prefettizi nominati dopo l'uccisione di Francesco Fortugno che era consultabile sul sito www.genovaweb.org della Casa della legalità-Osservatorio sulle mafie onlus. A renderlo noto è la stessa associazione. "E'allucinante - hanno sostenuto in un comunicato il presidente dell'associazione, Christian Abbondanza, ed il vice presidente, Simonetta Castiglion -. Sono state oscurate le pagine della Relazione sulla Asl di Locri della Commissione di Accesso del Ministero degli Interni; la relazione amministrativa, non più secretata, che il vice ministro degli Interni ha detto debba essere distribuita e studiata in tutte le scuole per capire il livello dell'infiltrazione mafiosa nelle strutture pubbliche; la relazione amministrativa che viene letta (integralmente) dalla Radio de Il Sole 24 Ore nella trasmissione Reporter 24; la relazione amministrativa che è stata oggetto della trasmissione Anno Zero della Rai". "Con il procedimento penale 2243/06 - prosegue la nota - hanno oscurato i link alla relazione sia nel sito di Democrazia e Legalità (www.democrazialegalita.it) sia nel sito della Casa della Legalità - Osservatorio sulle Mafie ONLUS (www.genovaweb.org). La relazione è sparita anche dal sito di Repubblica on line del gruppo l'Espresso. Noi non abbiamo mai ricevuto alcuna notifica di tale procedimento. Non abbiamo mai ricevuto alcuna comunicazione in merito a tale iniziativa giudiziaria. Ciò si aggiunge alle perquisizioni ed ai sequestri fatti nei giorni scorsi". "Questo - concludono Abbondanza e Castiglion - è un atto illegale, fuori dalle regole dello stato di diritto ed in violazione dell'Art. 21 della Costituzione. I siti sono per il resto intatti, anche il dossier con l'estratto della relazione e gli elenchi della società, cha abbiamo effettuato è pienamente on line. Sembra proprio che qualcuno voglia impedire che i cittadini sappiano il contenuto di una relazione amministrativa, non giudiziaria, su appalti e soldi pubblici. Cosa c'é dietro? Noi non cediamo, ed abbiamo da subito comunicato l'accaduto al nostro legale, l'avv. Alfredo Galasso". Nelle settimane scorse la Procura di Reggio Calabria aveva sequestrato la copia della relazione sull'As di Locri nella redazione del quotidiano Calabria Ora, che ne aveva avviato la pubblicazione. La stessa Procura, inoltre, nei giorni ha disposto l'acquisizione dei messaggi di posta elettronica giunti al direttore di Calabria Ora, Paride Leporace, nell'ambito dell' inchiesta avviata sulla pubblicazione della relazione.
Casa della legalità: Un atto grave, intervenga il CSM
03/11 "Non comprendiamo questo persistente compimento di atti contro chi informa sulle infiltrazioni della 'ndrangheta con la politica, le istituzioni e l'economia. Il contenuto della relazione dell'Asl di Locri, trattando di appalti e gestione di una struttura pubblica, deve, comunque, prevedere la massima trasparenza". E' quanto afferma, in una nota, l' Osservatorio sulla criminalità e le mafie "La casa della legalità e della cultura", esprimendo "solidarietà alla redazione del quotidiano Calabria Ora per la nuova perquisizione subita". "Se chi veniva assunto - è scritto nella nota - trattava acquisti, appalti e assunzioni, come chi nelle ditte ed aziende esterne, frequentava o collaborava con 'ndrine o peggio vi apparteneva, e' cosa su cui la magistratura deve intervenire, ma che non può e non deve essere taciuta o nascosta. Ma allora perché si colpiscono coloro che informano, come loro dovere, i cittadini? In Italia abbiamo avuto troppe esperienze di Procure trasformate in porti delle nebbie, come di legami di parentela a vantaggio privato che hanno condizionato inchieste e processi. Sappiamo che con il tentativo promosso da anni, di assoggettare la magistratura al potere esecutivo, si può aver inciso e condizionato al cedimento di alcuni, ma abbiamo piena fiducia nella magistratura autonoma e indipendente e per questo siamo nuovamente sbigottiti per questa nuova notizia. Non comprendiamo come non si vadano a prendere i mafiosi, si trattino con i guanti di velluto i politici e gli affaristi corrotti, e si tratti da 'criminali patentati' coloro che invece informano i cittadini". "Alla redazione di Calabria Ora - prosegue la nota - va, come a quella di Democrazia e Legalità, la nostra solidarietà che si associa nell'invito portato alla Federazione della Stampa di tutelare il diritto di cronaca. Crediamo che per sgombrare il campo da ogni dubbio e fare chiarezza su questi ultimi fatti, in una procura delicata ed esposta come quella di Reggio Calabria, sia necessario un intervento del Csm al fine di ridare piena fiducia nell'azione giudiziaria. Quale idea si può formare in un cittadino, in uno dei tanti ragazzi di Locri o di Lamezia, quando vede che ad essere colpiti non sono gli assassini, i caporali, i mandanti, a volto coperto o scoperto, magari ben nascosti tra colletti bianchi di architetti, medici, imprenditori, ma coloro che con il proprio lavoro, la serietà e professionalità, contribuiscono ad informare e quindi al formarsi di una coscienza libera e critica. Vedere colpiti coloro che danno notizia dell'intreccio tra mafia-politica-affari, cioé della degenerazione del potere che sottrae risorse alla comunità ed allo sviluppo, ed al contempo impuniti i criminali, non contribuisce certo a creare quella sintonia tra società civile e magistratura che può rendere effettivo il contrasto alle mafie. Se quando, e non si tratta di adesso, ma di mesi e mesi fa la relazione era secretata, qualcuno l'ha diffusa è indubbiamente necessario individuare il responsabile. Ma per individuare questa 'fuga di notizie' occorre andare a vedere negli Uffici dove tale relazione era depositata" Per "La Casa della legalità e della cultura "andare a reprimere chi pubblica e diffonde questa relazione, quando non é più secretata, non aiuta certo a individuare chi ha iniziato a diffonderla violando il segreto d'Ufficio, e non individuando questi, si va a propria volta a violare chi svolge il diritto-dovere di informare, dal momento che la relazione amministrativa e non giudiziaria del Ministero degli Interni non é più secretata e lo stesso vice Ministro, Marco Minniti, ne propone la distribuzione e studio nelle scuole. Quella relazione l'abbiamo pubblicata anche noi. L'ha diffusa, certamente con più letture di quelle sul sito di Democrazia e Legalità, sul nostro e dei lettori di Calabria Ora, il sito del quotidiano la Repubblica. Ne ha parlato ampiamente la trasmissione Rai Anno Zero. Infine anche il Sole 24 Ore, con la sua radio, la legge quotidianamente nella trasmissione Reporter 24, con possibilità di ascolto on line con la possibilità di scaricarla e riascoltarla". "Allora - conclude la nota - perché iniziative tanto eclatanti per individuare chi in questo modo non sarà mai individuato? E soprattutto perché colpire, quale vi fosse una volontà intimidatrice, coloro che diffondono la relazione ormai pubblica da tempo? Riusciremo mai ad avere queste risposte? Riusciremo mai a sapere perché questa relazione amministrativa é così scomoda da spingere a tanto accanimento?".
Corbelli “Un fatto grave”
03/11 Il sequestro delle e-mail del quotidiano Calabria Ora, rappresenta un "fatto grave e inquietante che mette fortemente e seriamente a rischio la libertà di stampa e la privacy del giornalista e della persona": è quanto afferma, in una nota, il leader del movimento Diritti civili Franco Corbelli. "La battaglia che sosteniamo oggi a favore di Calabria Ora - sostiene Corbelli - è la stessa che abbiamo fatto ieri per altri giornali calabresi, e non solo. E' la battaglia per difendere la libertà di stampa, valore sacro e irrinunciabile di una democrazia e di un Paese civile. Stupisce, e indigna, il silenzio della grande stampa nazionale su questo grave fatto. Anche in questo caso la Calabria paga il prezzo della discriminazione. Due volte in questo caso. Prima discriminazione: per la stessa vicenda, diffusione Relazione su Asl di Locri, si sequestrano solo le e-mail di Calabria Ora; seconda discriminazione: viene colpito un quotidiano calabrese e per questo nessuno, al di fuori della regione, ne parla. Se passa questo principio è la fine"
Giovani Giornalisti “Un fatto sconcertante”
03/11 ''Ci risiamo. Ancora una volta apprendiamo un fatto a dir poco sconcertante che non tutela affatto la liberta' d'informazione di un Paese che si definisca civile e gli operatori del settore. Tutto cio' dopo che sei mesi fa un altro fatto simile aveva riguardato lo stesso direttore e lo stesso giornale''. A sostenerlo e' l'Associazione calabrese giovani giornalisti (Acgg) in relazione al sequestro di e-mail nella redazione del quotidiano ''Calabria Ora''. ''Ci preoccupa dunque e non poco - e' scritto in una nota - l'acquisizione dei messaggi di posta elettronica al direttore di 'Calabria Ora', Paride Leporace, da parte della polizia giudiziaria su incarico della Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Ci preoccupa tantissimo perche' se il lavoro deve potere essere tutelato ai diversi livelli, ancora piu' lo e' la privacy di chi riceve delle notizie o delle informative anche personali che lo riguardano, specie se poi e' un giornalista che ha il dovere oltreche' il compito di tenere informata, nel bene e nel male, l'opinione pubblica del suo lavoro. Purtroppo, in Calabria, diventa difficile fare qualsiasi cosa e quest'ultima vicenda penalizza sempre di piu' chi vuole fare, nel modo migliore e con professionalita', il proprio lavoro di cronista. Pertanto, portiamo la nostra solidarieta' a Paride Leporace e ai componenti la testata che Egli dirige, invitandoli a continuare a fare informazione autentica nell'interesse della collettivita' tutta''.
Nucci (GA/RNP) “Violata la privacy”
03/11 "L'acquisizione dei messaggi di posta elettronica del direttore di Calabria Ora da parte della autorità giudiziaria viola le più elementari norme di riservatezza garantite per ogni individuo, ma ancor di più per chi come Paride Leporace svolge una professione nella quale la riservatezza e la discrezione sono elementi fondamentali nella ricostruzione dei fatti di cronaca". E' quanto sostiene, in una nota, il consigliere comunale di Cosenza del gruppo "Grande Alleanza con la Rosa nel Pugno", Sergio Nucci. "Lascia perplessi - aggiunge Nucci - come una parte della magistratura anziché agire in sinergia con le forze positive della regione, e Leporace ne è un esempio, diventi protagonista di vicende, come quella che vede coinvolto il direttore Calabria Ora, difficilmente comprensibili se non criticabili. Auspico che, in una regione ad alto rischio criminalità come la nostra, possano prevalere sentimenti di solidarietà e collaborazione e non di sterile contrapposizione, che finiscono con l'indebolire l'azione culturale di una certa stampa che sostiene e testimonia le ragioni della Calabria onesta"
FORTUGNO: OSCURATA RELAZIONE SU AS LOCRI PUBBLICATA SU SITO
(ANSA) - CATANZARO, 3 NOV – E’ stata oscurata la relazione sulla gestione dell’Azienda sanitaria di Locri redatta dai Commissari prefettizi nominati dopo l’uccisione di Francesco Fortugno che era consultabile sul sito http://www.genovaweb.org della “Casa della legalità - Osservatorio sulle mafie” Onlus. A renderlo noto è la stessa associazione.
«E’allucinante - hanno sostenuto in un comunicato il presidente dell’associazione, Christian Abbondanza, ed il vicepresidente, Simonetta Castiglion -. Sono state oscurate le pagine della Relazione sulla Asl di Locri della Commissione di Accesso del Ministero degli Interni; la relazione amministrativa, non più secretata, che il vice ministro degli Interni ha detto debba essere distribuita e studiata in tutte le scuole per capire il livello dell’infiltrazione mafiosa nelle strutture pubbliche; la relazione amministrativa che viene letta (integralmente) dalla Radio de Il Sole 24 Ore nella trasmissione Reporter 24; la relazione amministrativa che è stata oggetto della trasmissione Anno Zero della Rai».
«Con il procedimento penale 2243/06 - prosegue la nota -hanno oscurato i link alla relazione sia nel sito di Democrazia e Legalità (http://www.democrazialegalita.it) sia nel sito della “Casa della Legalità - Osservatorio sulle Mafie” ONLUS (http://www.genovaweb.org). La relazione è sparita anche dal sito di Repubblica on line del gruppo l’Espresso. Noi non abbiamo mai ricevuto alcuna notifica di tale procedimento. Non abbiamo mai ricevuto alcuna comunicazione in merito a tale iniziativa giudiziaria. Ciò si aggiunge alle perquisizioni ed ai sequestri fatti nei giorni scorsi».«Questo - concludono Abbondanza e Castiglion - è un atto illegale, fuori dalle regole dello Stato di Diritto ed in violazione dell’Art. 21 della Costituzione. I siti sono per il resto intatti, anche il dossier con l’estratto della Relazione e gli elenchi della società, cha abbiamo effettuato è pienamente on line. Sembra proprio che qualcuno voglia impedire che i cittadini sappiano il contenuto di una relazione amministrativa, non giudiziaria, su appalti e soldi pubblici. Cosa c’è dietro? Noi non cediamo, ed abbiamo da subito comunicato l’accaduto al nostro legale, l’avv. Alfredo Galasso».
Nelle settimane scorse la Procura di Reggio Calabria aveva sequestrato la copia della relazione sull’As di Locri nella redazione del quotidiano Calabria Ora, che ne aveva avviato la pubblicazione. La stessa Procura, inoltre, nei giorni ha disposto l’acquisizione dei messaggi di posta elettronica giunti al direttore di Calabria Ora, Paride Leporace, nell’ambito dell’inchiesta avviata sulla pubblicazione della relazione.(ANSA).
dal sito Democrazia Legalità
Sta succedendo qualcosa, e questo qualcosa ci turba. Dopo il sequestro dei nostri computer, apprendiamo che anche i supporti informatici (pare di capire che si tratti degli archivi e-mail) del quotidiano Calabria Ora sono stati sottoposti a sequestro dalla polizia postale. E' necessario conoscere qualche passaggio per comprendere la situazione...
Dunque, nella primavera scorsa, il prefetto Basilone conduce, con alcuni funzionari, una ispezione nella Azienda Sanitaria Locale n. 9 di Locri e Siderno, scoperchiando così un verminaio di incuria, corruzione, disattenzioni, sottomissioni alla 'ndrangheta e spreco di denaro pubblico. La relazione che descrive tutto ciò viene consegnata al ministro dell'interno Pisanu.
Immediatamente, però, comincia anche a circolare in ambienti giornalistici e politici: non sappiamo come e perchè, ma accade. Diremmo però che è normale che accada. La relazione viene considerata talmente grave, che diventa la base dello scioglimento per mafia della Asl e del suo commissariamento immediato. Immaginiamo che perlomeno i funzionari e i dirigenti esautorati la abbiano dovuta leggere, anche solo per potersi eventualmente difendere nelle opportune sedi.
E' in contemporanea con questo atto di commissariamento che Pisanu decide di segretare la relazione. Però è troppo tardi, dato che molti quotidiani (dal Messaggero al Sole 24 Ore, dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa a vari giornali calabresi) ne pubblicano stralci, commenti, riassunti. Il caso sta per scoppiare, quando la notizia viene "soffocata" da una clamorosa novità: l'arresto degli esecutori materiali prima, e dei mandanti poi, del delitto Fortugno. Per settimane, giustamente, l'attenzione giornalistica si concentra sul progresso delle indagini. Nel frattempo, arriva la campagna elettorale, e della relazione non parla più nessuno.
Nessuno tranne Calabria Ora, che, con grande determinazione, decide di pubblicarla per intero. il giornale diretto da Leporace sceglie la strada della pubblicazione a "puntate", ma dopo appena la prima, ecco che la procura di Reggio ordina perquisizione e sequestro del materiale. Il testo del documento, nella sua interezza, rimane a lungo sconosciuto alla opinione pubblica.
Finquando, poco tempo fa, non lo pubblichiamo noi, proprio in occasione dell'anniversario della morte di Franco Fortugno.
Questa volta l'eco è più ampia: ci arrivano tante e-mail, e tante telefonate (non tutte di particolare simpatia, in realtà). Ansa e altre agenzie fanno circolare il contenuto della relazione. Molti siti web ci linkano, o lo scaricano per intero e lo ripubblicano. Persino Repubblica.it lo mette on line integralmente. Ad annozero, giornalisti e politici in studio ne parlano diffusamente. Il 27 ottobre, come ben sapete, scatta la perquisizione ed il sequestro in casa nostra.
E ieri , 2 novembre, la polizia si ripresenta nella redazione di Calabria Ora. Non sappiamo a cercare esattamente cosa. L'Ansa batte questa agenzia:
La Polizia Postale ha notificato oggi alla redazione ed al direttore del quotidiano "Calabria Ora", Paride Leporace, un decreto di acquisizione di tabulati telefonici ed informatici relativi al traffico di posta elettronica di due indirizzi e-mail del giornale. L'iniziativa giudiziaria della Procura della Repubblica del Tribunale di Reggio Calabria, secondo quanto riferito da Leporace, si riferisce alla pubblicazione, da parte di "Calabria Ora", di stralci della relazione della commissione d'accesso all'Asl di Locri che ha determinato il commissariamento dell'ente per infiltrazioni mafiose. Nei mesi scorsi, la redazione del giornale era stata perquisita dopo la pubblicazione di una prima parte del documento secretato. "Non riesco a spiegarmi quest'ultima iniziativa - ha commentato leporace - Mentre a Napoli ed in Calabria si verificano fatti ben piu' gravi, la magistratura si accanisce contro un giornale che ha tentato di pubblicare una relazione che secondo un ministro della Repubblica andrebbe diffusa nelle scuole". Leporace ha reso noto di essersi rivolto alla Federazione della Stampa affinche' tuteli il diritto-dovere di cronaca del suo quotidiano.
Non vogliamo drammatizzare nè vogliamo apparire melodrammatici, però, insomma, tutto questo non ci piace. Ci sono principi sacrosanti (quelli sanciti dall'art. 21 della Costituzione, ad esempio) che non soloaffermano il diritto ad informare, ma, diremmo sopratutto, affermano il diritto ad essere informati. Comprendiamo - per quanto possibile- le ansie della Procura di Reggio Calabria, ma ci sentiamo anche molto preoccupati da una serie non positiva di eventi che paiono andare esattamente nel senso contrario rispetto a quei diritti e a quei principi. Si sta, pensiamo, perdendo un po' il senso delle urgenze, e l'ordine delle priorità. Ci preoccupa sapere che , mentre l'opinione pubblica dovrebbe trarre solo beneficio dalla pubblicazione della relazione Basilone, è viceversa la parte più oscura e meno limpida della società calabrese a ricevere un vantaggio dal silenzio, dalle nebbie, dal mettere a tacere chi - coraggiosamente- parla. Non vorremmo che azioni e scelte volte a tutelare la sicurezza dello Stato, si rivelassero invece involontari favori nei confronti proprio di coloro che allo Stato hanno mosso una sanguinosa e decennale guerra feroce
FORTUGNO:
SEQUESTRO TABULATI E-MAIL GIORNALE CALABRIA ORA
La Polizia Postale ha notificato oggi alla redazione ed al direttore del quotidiano "Calabria Ora", Paride Leporace, un decreto di acquisizione di tabulati telefonici ed informatici relativi al traffico di posta elettronica di due indirizzi e-mail del giornale. L'iniziativa giudiziaria della Procura della Repubblica del Tribunale di Reggio Calabria, secondo quanto riferito da Leporace, si riferisce alla pubblicazione, da parte di "Calabria Ora", di stralci della relazione della commissione d'accesso all'Asl di Locri che ha determinato il commissariamento dell'ente per infiltrazioni mafiose. Nei mesi scorsi, la redazione del giornale era stata perquisita dopo la pubblicazione di una prima parte del documento secretato. "Non riesco a spiegarmi quest'ultima iniziativa - ha commentato leporace - Mentre a Napoli ed in Calabria si verificano fatti ben piu' gravi, la magistratura si accanisce contro un giornale che ha tentato di pubblicare una relazione che secondo un ministro della Repubblica andrebbe diffusa nelle scuole". Leporace ha reso noto di essersi rivolto alla Federazione della Stampa affinche' tuteli il diritto-dovere di cronaca del suo quotidiano.
[ANSA]
COMUNICATO STAMPA dell’Ufficio di Presidenza
Non comprendiamo questo persistente compimento di atti contro chi informa sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta (attualmente la più potente organizzazione mafiosa secondo la DIA) con la politica, le istituzioni e l’economia. Il contenuto di quella Relazione, peraltro, trattando di appalti e gestione di una struttura pubblica devono prevedere la massima trasparenza. Se chi veniva assunto, trattava acquisti, appalti e assunzioni, come chi nelle ditte ed aziende esterne, frequentava o collaborava con ‘ndrine – o peggio vi apparteneva - e pregiudicati è cosa su cui la magistratura deve intervenire, ma che non può e non deve essere taciuta o nascosta.
Ed allora perché si colpiscono coloro che informano, cioè che informano –come loro dovere- i cittadini? In Italia abbiamo avuto troppe esperienze di Procure trasformate in porti delle nebbie, come di legami di parentela o vantaggio privato che hanno condizionato inchieste e processi. Sappiamo che con il tentativo promosso da anni, di assoggettare la magistratura al Potere esecutivo, si può aver inciso e condizionato al cedimento di alcuni, ma abbiamo piena fiducia nella Magistratura autonoma e indipendente e per questo siamo nuovamente sbigottiti per questa nuova notizia.
Non comprendiamo come non si vadano a prendere i mafiosi, si trattino con i guanti di velluto i politici e affaristi corrotti, e si tratti da “criminali patentati” coloro che informano i cittadini.
Alla redazione di Calabria Ora va, come a quella di Democrazia e Legalità, la nostra solidarietà che si associa nell’invito portato alla Federazione della Stampa di tutelare il diritto di cronaca.
Crediamo che per sgombrare il campo da ogni sorta di dubbio, fare chiarezza su questi ultimi fatti, in una procura delicata ed esposta come quella di Reggio Calabria, sia necessario un intervento del CSM al fine di ridare piena fiducia nell’azione giudiziaria.
Infatti quale idea si può formare in un cittadino, in uno dei tanti ragazzi di Locri o di Lamezia (tanto e sempre, anche a sproposito, sulla bocca di tutti), quando vede che ad essere colpiti non sono gli assassini, i caporali, i mandanti –a volto coperto o scoperto, magari ben nascosti tra colletti bianchi di architetti, medici, imprenditori e quant’altro- ma coloro che con il proprio lavoro, la serietà e professionalità, contribuiscono ad informare e quindi al formarsi di una coscienza libera e critica. Vedere colpiti coloro che danno notizia dell’intreccio tra mafia-politica-affari, cioè della degenerazione del Potere che sottrae risorse alla comunità ed allo sviluppo, ed al contempo impuniti i criminali (pregiudicati o prescritti, oppure assolti con insufficienza di prove, come troppo spesso nei processi di mafia avviene), non contribuisce certo a creare quella sintonia tra società civile e magistratura, per rendere effettivo il contrasto alle mafie: quello civile e culturale e quello giudiziario e repressivo. Due azioni che singolarmente sono deboli, cioè insufficienti, me che insieme diventano determinanti. Perché qualcuno vuole andare nella direzione opposta? Perché qualcuno vuole impedire questa sintonia?
Se quando – e non si tratta di adesso, ma di mesi e mesi addietro –la Relazione era secretata, qualcuno l’ha diffusa è indubbiamente necessario individuare il responsabile. Ma per individuare tale “fuga di notizie” occorre andare a vedere negli Uffici dove tale Relazione era depositata (Ministero degli Interni, Prefettura, Procura ed altri Uffici dello Stato). Infatti chi la riceve non l’aveva prima!
Andare a reprimere chi, quando questa Relazione non è più secretata, la pubblica e diffonde, non aiuta certo a individuare chi in allora ha iniziato a diffonderla violando il segreto d’Ufficio, e non individuando questi, si va a propria volta a violare chi svolge il diritto-dovere di informare (visto che la relazione amministrativa –non giudiziaria- del Ministero degli Interni non è più secretata e lo stesso vice Ministro, Minniti, ne propone la distribuzione e studio nelle scuole). E poi quella Relazione l’abbiamo pubblicata anche noi. L’ha diffusa, certamente con più letture di quelle sul sito di Democrazia e Legalità, sul nostro e dei lettori di Calabria Ora, tutti sommati, il sito del quotidiano la Repubblica del gruppo l’Espresso. Ne ha parlato ampiamente la trasmissione Rai AnnoZero. In ultimo il Sole 24 Ore, con la sua radio, la legge quotidianamente nella trasmissione Reporter 24, con possibilità di ascolto on line ed anche possibilità di scaricarla e riascoltarla.
Allora, perché iniziative tanto eclatanti per individuare chi in questo modo non sarà mai individuato? E soprattutto perché colpire, quale vi fosse una volontà intimidatrice, coloro che diffondono tale Relazione ormai pubblica da tempo? Riusciremo mai ad avere queste risposte? Riusciremo mai a sapere perché questa Relazione amministrativa è tanto scomoda da spingere tanto accanimento?
Preoccupazione dell’Ordine dei giornalisti e della FNSI
02/11 L'Ordine dei giornalisti della Calabria ed il Sindacato regionale dei giornalisti, in una nota, esprimono "preoccupazione e sconcerto" sull'acquisizione da parte della Procura della Repubblica di Reggio Calabria dei messaggi di posta elettronica giunti al direttore del quotidiano 'Calabria Ora', Paride Leporace, nell'ambito dell'inchiesta sulla pubblicazione, da parte del quotidiano calabrese, della relazione redatta dalla Commissione d'accesso nell'Azienda sanitaria di Locri. "Si tratta - sostengono Ordine e Sindacato dei giornalisti - di un ulteriore oggettivo elemento di condizionamento della libertà di stampa, oltre che di una, certo involontaria, intromissione nella privacy del direttore di 'Calabria Ora'. Non sfugge infatti a nessuno come, accanto ai messaggi di posta elettronica che, sulla base di quanto sostenuto nell'ordine di acquisizione, si vorrebbero trovare ed utilizzare a fini di giustizia, il provvedimento incida su una sfera assolutamente privata e costituzionalmente garantita. Ci auguriamo che nella situazione di degrado politico ed istituzionale che la vicenda Fortugno ha portato crudamente alla luce, alla fine a fare la parte dei 'cattivi' non siano i giornali ed i giornalisti che hanno il delicato compito di informare, anche attraverso la pubblicazione di documenti che rappresentino gli scenari in cui sono maturati eventi tragici in relazione ai quali l'opinione pubblica attende ancora risposte esaustive dalle strutture dello Stato deputate a fornirle"
A repentaglio la libertà di stampa
02/11 "Ancora una volta in Calabria la libertà di stampa viene messa a duro repentaglio". Lo sostiene il direttore del quotidiano Calabria Ora, Paride Leporace, facendo riferimento all'acquisizione disposta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria delle e-mail giunte al giornale nell'ambito dell'inchiesta sulla pubblicazione della relazione sull'Azienda sanitaria redatta dalla Commissione d'accesso antimafia. "La Procura di Reggio Calabria - aggiunge Leporace - ha sequestrato decine di messaggi della mia posta elettronica da dove dialogo con i lettori, fonti e istituzioni. Potevano convocarmi per poter scegliere se avvalermi del mio diritto a preservare il segreto professionale. Secondo il viceministro Marco Minniti la relazione d' accesso all' Azienda sanitaria di Locri andrebbe letta nelle scuole. Il sito di Repubblica l' ha pubblicata nei suoi titoli di testa. Come Giordano Bruno 'non devo, non voglio pentirmi, non ho di che pentirmi ne' ho materia di cui pentirmi e non so di cosa mi debba pentiré. Ho pubblicato la relazione d' accesso dell'Azienda sanitaria di Locri per fare conoscere notizie di pubblico interesse. Le perquisizioni non fermeranno il giornale e la linea editoriale di Calabria Ora. Che dice le cose come stanno".


L'AZIENDA
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SIAMO DI NUOVO
OPERATIVI ONLINE
(IN ESILIO DIGITALE)
Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
salvare i dati e portare il
sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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"PEDOFILIA
E OMERTA'
Savona,
chi sapeva ed
ed taciuto su don
Nello Giraudo?"
con documenti
dell'inchiesta su
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e documenti interni
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