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La mappatura della Liguria
con le famiglie di 'Ndrangheta
e le radici di Cosa Nostra.
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Quella realtà di Diano Marina
che vorrebbe oscurare i fatti,
oscurando noi. Tutta la storia.
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Le cementificazioni hanno un
prezzo come la mancata messa
in sicurezza del territorio
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La messa in sicurezza latita,
la bonifica è lontana e qualcuno
vuole anche riaprire la Discarica.
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01.10.2007 - Il Secolo XIX
Aumenta la prostituzione nel savonese
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30.09.2007 - Il Secolo XIX
La Torre di Fuksas già scartata da San Pietroburgo
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30.09.2007 - Il Secolo XIX
Ragazza prostituta sequestrata e violentata a Genova
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dal sito DemocraziaLegalità
Dicesi aggèggio, un “lavoro lambiccato, pieno di fronzoli; lavoro senza alcun pregio e con forma non ben definita”, questo secondo il dizionario etimologico, in toscana con questa parola si definisce più propriamente “un coso”, un “coso” in generale : uomo o oggetto che sia, del quale mal si capisce l’uso, l’utilità e la natura. Esiste poi il verbo derivato : aggèggiare, di cui ben si intuisce il significato, certo è che Palazzo Vecchio pare sempre più popolato solo di aggèggi che aggèggiano come non mai.
Scrive un tale Enzo Risso su “postpoll.it swg” il 28 giugno 2007 nell’articolo “ Veltroni. La sfida di cambiare il riformismo”:“l Pd non è ancora realmente nato, ma nel ventre molle del riformismo italiano ribollono i mal di pancia, i disincanti e, soprattutto, i tanti, infiniti, personalismi. La politica italiana ha certamente bisogno di riformarsi. Ha bisogno di diventare più morigerata. Ha la necessità di riprendere in mano la battaglia di una maggiore eticità e moralità, a partire dal taglio dei tanti privilegi. Ma ha anche bisogno di un nuovo senso di umiltà. Di un nuovo senso di comunità.” Quanta saggezza e quanto buon senso e quanta lungimiranza nel richiamare la politica alla morigeratezza, all’eticità e addirittura alla moralità, il più bell’esempio si comunicazione ‘aggèggiata’ che si ricordi.
In questi giorni è uscito un sondaggio sul gradimento dei sindaci di centro sinistra, questi i risultati: Veltroni e Cacciari 66%; Chiamparino e Cofferati 65%; Marta Vincenzi 66%. Ma primo fra tutti, Leonardo Domenici, con il 69% dei consensi . Secondo questo sondaggio, dunque, 69 su 100 cittadini hanno indicato Domenici come il migliore dei sindaci possibile.
E noi ci crediamo, e ci ha convinto soprattutto l'aver saputo chi e per conto di cosa quel sondaggio lo ha fatto...
Ritorniamo a quel tale Enzo Risso, quello dell’umiltà, della moralità e dell’eticità, l’esegeta del Pd, perchè oltre che alato opinionista è sopratutto il numero due di PublicaRes, giustappunto l'azienda che ha realizzato il sondaggio in questione , commissinato dall'ANCI il cui presidente è Domenici medesimo.
Soffermiamoci un momento su PublicaRes, costola della SWG, che, scopriamo, ha: "come mission offrire"... “metodologie e sistemi di analisi in grado di aiutare concretamente i diversi attori sociali, economici o politici nella loro attività di gestione del territorio e nel rapportocon l’opinione pubblica locale'. ( e ) aiutare le amministrazioni locali a 'sviluppare percorsi di Governance, per accrescere le forme di consenso e concertazione'.”* . Insomma tanto Inglish per dire che la PublicaRes altro non è che una americanata di quelle che vanno ora, e Risso è il suo profeta. Una di quelle agenzie di servizi, in pratica, che dovrebbero servire a ‘costruire’ e gestire immagine e consenso per politici e amministratori. E nei servizi offerti , l’America ci insegna, rientrano anche i sondaggi pilotati, quelli costruiti per sortire un risultato già stabilito a tavolino e garantito dall’assegnino a suggello Niente di illegale badate bene, basta fare la domanda giusta o suggerire la giusta risposta, e il risultato è garantito.
Ma non basta, d'altronde qui non siamo in America dove tutto si vende a tutti, bastano i verdoni, qui siamo nel paese della famiglia, dell’appartenenza, del vincolo indissolubile tra patrones e clientes , e nel rispetto dell’italianità si scopre che il Dottor Risso, vanta un passato di Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Sindaco Leonardo Domenici, ovvero il nostro altri non era che il fido responsabile per la comunicazione durante il primo mandato a Palazzo Vecchio del, secondo lui evidentemente ,sindaco più amato dagli italiani.
Dalla res publica alla PublicaRes , da portavoce a uomo capace ( una mission è una mission ) “di aiutare concretamente i diversi attori sociali, economici o politici nella loro attività di gestione del territorio e nel rapporto con l’opinione pubblica locale”(c.s). Aggèggi che aggèggiano, insomma.
Viene da chiedersi se siano frutto di una astuta strategia suggerita da Risso l’etico anche la fallimentare ordinanza antilavavetri, o l’ultima trovata quell’”Operazione Cenerentola” che chiude la città da mezzanotte alle quattro di mattina per - testuale- “tutelare il riposo dei residenti del Centro Storico, zona dove si concentra il maggior numero di locali e al tempo stesso evitare scorribande di persone, spesso ubriache, che con colpi di clacson, sgommate e schiamazzi disturbano i cittadini"** , trovata geniale anche nel linguaggio ricercatamente popolare : ‘sgommate’, ‘scorribande’…e Cenerentola quella che dopo mezzanotte dovrebbe farsi a piedi il centro storico, di corsa, perché la macchina la deve lasciare in qualche parcheggio a pago della FirenzeParcheggi. Zitta e a casa, Cenerentola, neppure più un filmetto al multisala Warner a Campi, perché tornare a casa, se abiti nella ztl, diventa inquietante visto che non tutti i cattivi sgommano e scorribandano, e una città morta, vuota e semibuia fa paura.
Ma da tutto questo che possiamo trarre, cosa possiamo intravedere tra le strategie messe in atto da Domenici e dai suoi fidi con delega alla bischerata, quale potrebbe essere la mission che Risso l'umile sta aggeggiando per suo e loro conto? Più che alla governace ci pare l’Ownership della Città, il vero fine. E in tempi di 'comitanti' e vaffanculismi anche chi si crede immarcescibile si sente costretto a dover cedere a un po’ di demagogia, a dover correggere un po di percentuali, dover fingere di cercare, o di avere, quel pò di consenso da parte di quegli ingrati che dovrebbero solo ringraziare.
La tragedia vera però per Firenze è che Domenici e i suoi, hanno avuto l'ordine di farla diventare una roccaforte del Partito Democratico, un laboratorio blindato in cui sperimentare modi e metodi di profonda vocazione 'consociativista ' per arrivare alla fusione perfetta tra il democristianismo il P.C.Ismo e la Craxeria più collaudati e antichi, garanzia di totale, incondizionato e duraturo potere , che dia modo e tempo per realizzare, su scala nazionale, quel progetto di 'normalizzazione' cui, dal 1992 , la politichetta miope e trista aspira. "lavoro lambiccato, pieno di fronzoli; lavoro senza alcun pregio e con forma non ben definita" i cui fini però ci paiono chiarissimi.
*dal sito http://www.swg.it/
**comunicato stampa del Comune di Firenze: “operazione Cenerentola”
28.09.2007 – La Stampa
Inchiesta - A Genova il monopolio delle Coop pigliatutto
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leggi anche la nostra inchiesta sulle società intestate ai Ds, gli intrecci con i faccendieri, furbetti e le coop
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dal sito di DemocraziaLegalità
Una mia frase ad un giornalista della Stampa sull’immobiliare ANTOCRI di Antonio Di Pietro, che oramai tutti quelli che leggono i giornali e navigano su Internet conoscono, e della quale in un dibattito a Milano ha parlato lo stesso Di Pietro dicendo che ha sbagliato (sempre dopo!) ad affittare locali di sua proprietà all’Italia dei Valori di cui è stato socio unico e ora sono in tre, ha scatenato i giornalisti che mi hanno telefonato per saperne di più. Mi ha chiamato anche il direttore del Campanile, il giornale (si fa per dire) di Mastellache vende tre copie ed è mantenuto coi soldi pubblici, ansioso di fare le scarpe al collega di governo, col quale un giorno si e l’altro pure si alterna a minacciare la crisi di governo e a ricattare Prodi. Al direttore del Campanile ho ricordato che il Ministro della Giustizia sull’argomento ha ricevuto una lettera documentata e dettagliata che ho ricevuto anche io così come l’hanno ricevuta il Capo dello Stato, il Capo del governo e il Senatore D’ambrosio. Quindi, che si rivolga al suo datore di lavoro.
Agli altri ho detto che non avevo voglia di parlare di Di Pietro perché in questi giorni ho cose più importanti da fare, come la organizzazione della manifestazione di piazza Farnese. Poi mi è stato detto che una mia frase alla Stampa è stata ripresa anche dal telegiornale de La7.
Naturalmente giornali e telegiornali non hanno alcuna voglia di fare una inchiesta seria sulla gestione dell’Italia dei Valori e nemmeno si preoccupano più di tanto del modo in cui il finanziamento pubblico ai partiti viene utilizzato, pur sapendo che è il più elevato in Europa, che a detta della Corte dei conti è maggiore delle spese che dichiarano i partiti, che se un segretario di partito con i soldi del finanziamento pubblico compra una villa o la Ferrari non succede nulla. Eppure si tratta di unargomento fondamentale per riproporre con forza il problema della responsabilità giuridica dei partiti, caposaldo delle proposte della Lista Civica Nazionale e di una mia proposta di legge nella legislatura in cui sono stato deputato.
Giornali e televisioni sono interessati solo agli scambi di accuse e al gossip tra ministri: si io ho portato mio figlio sull’aereo di Stato, ma c’erano anche Rutelli e la Palombelli. Perché non parlate anche di loro? Si io ho comprato le case degli enti pubblici a due soldi, ma tu hai fittato le tue case al tuo partito che ti ha pagato con il finanziamento pubblico ecc Insomma quello che conta è dimostrare che Loro, gli appartamenti alla Casta, sono tutti uguali e stanno tutti nella palude.
D'altronde Mastella qualche tempo fa sul Corriere aveva bollato Di Pietro come “ Zavorra Morale” e Tonino non se l’è presa più di tanto perché era solo uno scherzo di quelli che si fanno a Ceppaloni.
Ma soprattutto, nei prossimi giorni, si scatenerà il gioco del cerino per vedere a chi resta in mano nella corsa per mandare a casa Prodi.
Perciò ne vedremo delle belle. Anzi no, vedremo il peggio della politica del centro sinistra, mentre il Caimano se la gode a Villa Certosa, circondato dall’affetto e dalla devozione di giovani aspiranti veline e letterine, contese dai circoli di dell’Utri e della Brambilla, per acculturarle...
LEGGI IL DOSSIER CHE ABBIAMO REDATTO COME CASA DELLA LEGALITA’
E L’INCHIESTA DE LA VOCE DELLA CAMPANIA – clicca qui
dal sito DemocraziaLegalità
Anche in Calabria, dove la cosiddetta società civile, non si è mai fatta sentire, il caso eclatante e sconcertante della richiesta di trasferimento operata dal ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, nei confronti del Csm per trasferire il pm, Luigi De Magistris, reo di aver condotto inchieste giudiziarie in grado di smascherare l'intreccio perverso fra le lobby che detengono il potere in una regione dove l'illegalità è l'unica fonte reale di reddito ed è sistema ambientale di vita, sembra aver creato le basi per un momento di riflessione e di lotta sociale.
Infatti in tutta la regione sono sorti spontaneamente comitati popolari e sono stati organizzati banchetti per raccogliere firme a favore del magistrato napoletano. Non mancano ovviamente i detrattori del pm e non mancano coloro i quali concordano con il Ministro Mastella, considerando anche che il suo partito, l'Udeur, può contare su un vasto numero di consiglieri regionali e consiglieri comunali. Basti accennare che nella sola città di Cosenza su quaranta consiglieri comunali l'Udeur ne raggruppa ben nove.
E non è difficile intuire i motivi che inducono l'Udeur ad ottenere grandi consensi elettorali in una regione dove il voto di scambio è l'unico voto esistente.
Come sia alquanto legittimo sospettare che le continue telefonate intercorse ed intercettate dal pm Luigi De Magistris fra il principale accusato dell'inchiesta Why Not, Saladino, e lo stesso Ministro Clemente Mastella che in Calabria vanta numerossimi amici e sostenitori non abbiano influito sulla decisione intrapresa dal Ministro di inviare gli ispettori ministeriali e di trincerarsi poi in una richiesta al Csm quale atto dovuto in seguito all'esito delle ispezioni.
In realtà tutti sanno che i pochi magistrati che lavorano divengono oggetto di polemiche e di ispezioni, mentre i magistrati dormienti ed acquiescenti al sistema di corruzione dominante non solo non sono e non saranno mai oggetto di ispezioni ma possono godere del beneficio di consulenze , assunzioni per i propri familiari e di tutte le prebende infinite che lo stesso De Magistris ha coraggiosamente denunciato discutendo della sua stessa categoria. Una lotta impari quella del pm De Magistris che, ovviamente sarà trasferito, con la buona pace di coloro i quali oggi hanno acquisito un minimo di speranza affinché la situazione possa cambiare.
Ma il livello di corruzione nella quale la Calabria è sprofondata nonè un problema che riguarda solo gli angusti confini di una regione del profondo Sud. In realtà la Calabria , negli anni ha assunto il ruolo di zona franca dove le segreterie nazionali dei partiti hanno attinto le loro fonti economiche illegali. La Calabria ha assolto il compito che , prima di tangentopoli, avevano assunto tanti enti a partecipazione statale.
Il sistema di flussi tangentizi che, prima del 1992, proveniva da tanti rivoli, è oggi concentrato sulle tangenti che provengono dalla gestione distorta dei fondi della Comunità Europea. Ben 20.000 miliardi delle vecchie lire sono i fondi dei quali la Calabria ha goduto negli anni 2000 – 2007 da parte della Comunità Europea. E chissà quanti di questi sono finiti nelle segreterie romane. Su questo voleva indagare Luigi De Magistris che era riuscito anche e ritrovare alcuni passaggi di denaro su conti correnti e banche straniere. Il pm di Catanzaro è giunto al cuore del problema ed in altri tempi tutto ciò sarebbe bastato per una nuova tangentopoli nazionale, ma oggi, in un clima di normalità, nessun esponente del mondo politico nazionale, di qualsiasi colore politico, è interessato a non turbare gli equilibri raggiunti.
dal sito DemocraziaLegalità
La notizia in buona parte annunciata è che la giunta per le autorizzazioni di Montecitorio ha votato sì alla richiesta del gip Clementina Forleo di utilizzare le conversazioni di Piero Fassino (DS) e di Salvatore Cicu (FI) con Giovanni Consorte nell’ambito dell’inchiesta Unipol. A favore ha votato la maggioranza con il presidente della giunta Carlo Giovanardi; contro FI, AN (e non poteva essere altrimenti dato il comportamento tenuto in Senato per togliere dai guai il loro Giuseppe Valentino molto attivo nella scalata ad Antonveneta, decisione grave e precedente pericoloso contro il quale i pm romani stanno per sollevare conflitto di attribuzioni davanti la Consulta ) e i “garantisti” della Rosa nel pugno.
Ma in modo abbastanza paradossale anche nell’ applicazione “di una legge indecorosa, scritta coi piedi, grossolanamente invalida” come definisce Franco Cordero la Boato , prevedendo che “tale sarà dichiarata dalla Corte Costituzionale”, la Commissione riesce a fare di più precisando che le autorizzazioni all’uso dei tabulati valgono solo nei confronti di Consorte e che cioè occorre una nuova autorizzazione per l’uso delle telefonate nei confronti dei parlamentari interlocutori, Cicu e Fassino.
Contestualmente, ed è l’aspetto politicamente più significativo e giuridicamente più curioso, se non altro dal punto di vista temporale, la Giunta ha anche deciso il rinvio al gip di Milano degli atti relativi a Massimo D’Alema, ritenendosi incompetente a decidere, in quanto all’epoca dei fatti, le numerose telefonate con Consorte da cui emerge qualcosa di più significativo di un ingenuo e passivo tifo, l’attuale vice-premier era parlamentare europeo.
A tale conclusione, mai prospettata o ventilata prima né dalla giunta, né da singoli parlamentari, né dall’ interessato, né nella articolata e acuminata memoria difensiva redatta da Guido Calvi e da Guido Rossi, superlativo Giano bifronte formato alle dispute dei sofisti e poi dei gesuiti che si diverte a sostenere una tesi, quando è consulente di Abn Amro, ed il suo contrario, quando si fa difensore del D’Alema perseguitato dall’ accanimento della Forleo, la Commissione , come per illuminazione divina, è arrivata solo lo scorso 20 settembre.
Per la prima volta il presidente Giovanardi (seguendo l'intuizione dell'on. Mantini, ulivista, ndr) rivela che “…dopo un approfondimento fatto dagli uffici, abbiamo rilevato che l’onorevole D’Alema all’epoca delle intercettazioni, nel luglio 2005 non era un parlamentare italiano, ma europeo”.
Poi si affretta ad aggiungere che “ I parlamentari italiani eletti in Europa godono delle stesse guarentigie che hanno in Italia. Queste, però, devono essere verificate da un apposito organismo del Parlamento Europeo, che ha le stesse competenze della Giunta in Italia”.
Come aveva sottolineato Vittorio Grevi sul Corriere del 20 settembre “viene da sorridere, soprattutto, di fronte all’incredibile sequenza di sviste che ha costellato l’intera vicenda politico-giudiziaria, a causa dell’errore presupposto che, in quel tempo, D’Alema rivestisse la qualità di membro della nostra Camera dei deputati”, sviste a cui non si sarebbero sottratti né i magistrati milanesi, né la Giunta che aveva dedicato diverse sedute alla discussione del “caso D’Alema”, né, ed è l’aspetto forse più paradossale, i super qualificati difensori di D’Alema che non hanno avanzato alcuna eccezione di incompetenza.
Vittorio Grevi riteneva che non dovesse esservi alcun dubbio a tal punto che la Camera dovesse ritenersi incompetente e restituire gli atti al gip come si appresta a fare. E per quanto riguarda i poteri del gip e gli sviluppi successivi è interessante sottolineare il passaggio successivo: “ Il gip potrà rivolgere ai competenti organi del parlamento Europeo una richiesta simile a quella irritualmente rivolta alla Camera. Salvo doversi precisare, però, che appare assai discutibile se possa farsi rientrare nell’ambito delle ‘immunità’, da riconoscersi ad un parlamentare europeo, anche quella particolare disposizione della legge italiana, che impone al giudice di ottenere il nulla osta della Camera di appartenenza per utilizzare, anche soltanto a carico di terzi [Consorte], le intercettazioni accidentalemente operate nei confronti di ‘un membro del parlamento’”.
In altre parole “le guarentigie” di cui si riempie la bocca Giovanardi che avrebbero ispirato quel capolavoro giuridico della legge Boato, in Europa sono una cosa seria e non si confondono con l’impunità garantita in Italia agli eletti ed estesa ai loro qualificati interlocutori telefonici.
Intanto per Massimo D’Alema è una ottima opportunità per prendere ancora tempo e per rimandare all’infinito “la vera prova che lo attende” come la definisce Giuseppe D’Avanzo, fino ad oggi trattata come una questione privata e una guerra personale tra lui e Clementina Forleo, sempre che ci sia ancora “tempo politico” per prendere in giro i cittadini e gli elettori ormai al capolinea.
27.09.2007 – Il Secolo XIX
L’inchiesta - Slot e Videopoker – 98 miliardi di euro di evasione, tra mafia e partiti
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