Notificati in mattinata gli avvisi di conclusione indagine per l'inchiesta sul
porto di Genova. I nove indagati, per i quali la Procura si appresta a chiedere
il rinvio a giudizio, sono:
l'ex presidente dell'Autorità Portuale, Giovanni
Novi;
l'ex segretario generale dell'Authority, Alessandro
Carena;
il dirigente della stessa Autorità, e attuale presidente delle stazioni
Marittime, Filippo
Schiaffino;
l'ex consulente dell'Autorità, avvocato amministrativista e docente
universitario, Sergio Maria
Carbone;
l'avvocato generale dello Stato, Giuseppe
Novaresi;
il presidente della Culmv, Paride
Batini;
il vice di Batini, Walter
Marchelli;
l'imprenditore dei trasporti, Aldo
Spinelli;
e l'armatore, Aldo
Grimaldi.
Esce dall'inchiesta, invece, Alessandra
Busnelli, l'avvocato dell'Authority, la cui
posizione s'è via via alleggerita con il procedere delle indagini.
Le accuse mosse ai nove, a vario titolo, sono quelle di turbativa d'asta per
due gare, truffa per il risarcimento da 1,7 milioni di euro riconosciuto dal
comitato portuale alla Compagnia Unica e concussione in danno della compagnia
armatoriale e terminalista Ignazio Messina.
La novità degli avvisi di fine indagini (rispetto all'ordinanza di custodia cautelare
del febbraio scorso) sono i nuovi indagati Paride Batini (come anticipato dal
Secolo XIX), il suo vice, Walter Marchelli, e Filippo Schiaffino, "port
manager" dell'Autorità Portuale e attuale presidente delle Stazioni Marittime.
Esce di scena, invece, Erido
Moscatelli,
all'epoca segretario dell'Autorità portuale, ora in pensione, accusato in un
primo tempo di turbativa d'asta.
Schiaffino ha lavorato con cinque presidenti ed è stato commissario del
Multipurpose dal 2003 al 2006; venne interrogato come persona informata dei
fatti dal pubblico ministero, Walter Cotugno, il 12 febbraio scorso. Schiaffino
aveva detto al magistrato di non essere stato al corrente, nonostante la
posizione di "port manager", di molte iniziative del presidente, Giovanni Novi,
tra cui l'ingresso della Tirrenia nel Multipurpose. Parte della sua audizione
si era concentrata sui lavori fatti nel 2003 sui pontili del Multipurpose con
fondi statali gestiti dall'Autorità portuale. Secondo Schiaffino sarebbero
stati spesi non meno di un milione e mezzo di euro per asfaltature, scivoli e
altre infrastrutture.
La Procura aveva giudicato importanti le sue dichiarazioni in quanto legate
ai risarcimenti percepiti dalla Culmv da parte dell'Autorità e quindi
all'accusa di truffa a Novi. Schiaffino, inoltre, ha spiegato che in effetti la
Culmv avrebbe subito costi aggiuntivi nella sua attività al Multipurpose ma in
misura minore di quanto vantato. Su questo punto Schiaffino aveva anche
riportato il contenuto di una lettera, allegata agli atti del comitato
portuale, in cui egli stesso invitava alla prudenza nella valutazione delle
richieste della Culmv.