
Il
Ministro degli Interni, Maroni, dichiara che la lotta alla
mafia è una delle priorità di questo governo e si fa bello
dell'azione dei reparti investigativi e della magistratura, per
arresti e sequestri.
Il
Ministro della Giustizia, Alfano,
dichiara che ha rafforzato il regime del 41 bis per i boss mafiosi,
regime carcerario applicato grazie al lavoro della Magistratura che i
mafiosi li fa condannare.
In parallelo i ministri Maroni e Alfano
sono i promotori di due provvedimenti, il
ddl sulla sicurezza
ed il
ddl sulle intercettazioni, che minano alla radice la
possibilità di contrasto alle mafie ed alla rete di collusioni e
complicità che ne garantisce il riciclaggio e l'infiltrazione
nell'economia e nelle istituzioni. I reparti investigativi non hanno
mezzi, a volte nemmeno le torce, oltre a benzina o accessi alle
banche dati, per fare alcuni esempi...
I Ministri dichiarano che
con le nuove norme, ad esempio, si potrà non solo sciogliere i
consigli comunali infiltrati dalla mafia ma si potrà anche colpire
la macchina amministrativa, i funzionari. Se da un lato si potrebbe
dire "finalmente" vi è un però, pesante. Infatti, in parallelo
troviamo le limitazioni, perseguite con dovizia, alle intercettazioni
(strumento essenziale per colpire le infiltrazioni nelle pubbliche
amministrazioni, per individuare le collusioni mafiose con la
politica ed i funzionari, così come i fenomeni di corruzione e le
turbative degli appalti) sono il risultato della norma in
approvazione in questi giorni.
Se queste norme e questa
situazione fossero state in vigore negli ultimi anni non avremmo
avuto i duri colpi inflitti a Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Camorra.
Vediamo una breve rassegna: non si sarebbero iscritti nel registro
degli indagati per il coinvolgimento nel riciclaggio del "tesoro"
di Ciancimino e favoreggiamento a Cosa Nostra, il parlamentare (Pdl)
e componente della Commissione Antimafia, Carlo Vizzini, ed altri tre
parlamentari dell'UdC, Salvatore Cuffaro, Saverio Romano, Salvatore
Cintola. Non si sarebbe individuata la rete camorrista dei bingo, non
si sarebbero svelate le nuove Tantengentopoli di Napoli, Firenze e
quella di Genova con i filoni che portano al "voto di scambio"
politico-mafioso. Non si sarebbe preso Lo Piccolo, suo figlio ed i
suoi sodali. Non si sarebbero potuti effettuare quegli
approfondimenti investigativi in Calabria, ad esempio, che hanno
portato alle operazioni "Onorata Sanità" così come alle
inchieste sulla Asl di Locri e Maria Grazia Laganà.
Se queste
norme e questa situazione fosse stata già in vigore i "vantaggi"
sarebbero stati per centro-destra e per centro-sinistra... per gli
amici e gli "amici degli amici" degli uni e degli altri.
Esattamente come sono stati "utili" i provvedimenti, sino
all'indulto, adottati dal governo di centro-sinistra, e quelli voluti
dal centro-destra. D'altronde, ad oggi, in Parlamento non vi è alcun
partito indenne dalle inchieste giudiziarie... D'altronde, ad oggi,
abbiamo in Parlamento uomini che hanno avuto grande vantaggio dai
provvedimenti sulla Giustizia che l'uno o l'altro polo (pur nella
tradizionale teatralità del "conflitto" tutta italiana) hanno
approvato in questi anni... chi è stato prescritto, chi si è
tutelato con l'immunità (dopo che l'altra parte gli ha scritto il
provvedimento), chi perché i reati commessi non erano più reati
all'atto della sentenza, chi perché per errori di forma ha visto
sfumare anni di indagini e prove, chi perché le prove c'erano ma il
Gip non ha aperto i faldoni dove le prove erano state
raccolte.
Andiamo avanti.
Se si continuano a colpire
i "manovali" delle organizzazioni mafiose, i "colletti bianchi"
continuano a passare pressoché indenni dalle inchieste... e
questo non solo nella politica, ma anche nell'economia, nelle
pubbliche amministrazioni, nelle banche, sino anche negli organi di
controllo dello Stato.
I pm che hanno portato a dure condanne
dei boss mafiosi vengono lasciati soli... Non serve colpirne tanti,
basta colpirne alcuni, tanto da dare il segnale ai loro colleghi...
soprattutto ai giovani, che così - proprio come accade - si
guardano bene dal chiedere di coprire i posti vacanti nelle sedi
"disagiate" come quelle delle Procure delle aree calde del
mezzogiorno. Così è, ad esempio,
Franco Lo Voi, per oltre un
decennio alla Dda di Palermo ed ora Procuratore Generale della
Cassazione,
è rimasto senza scorta. L'aveva dal 1992 perché
aveva partecipato alle indagini su Totò Riina e quelle che portano
all'arresto di Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, oltre ad un'altra
fitta schiera di mafiosi condannati all'ergastolo. Ha continuato ad
occuparsi, naturalmente, anche di processi di mafia in Cassazione.
Recentemente la sua casa di villeggiatura ha ricevuto anche alcune
"visite". La Prefettura di Roma però ha stabilito che non è più
a rischio e così in un batter d'occhio la scorta
svanisce.
Sull'altro fronte,
Leonardo Badalamanti,
figlio del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti responsabile
dell'assassinio di Peppino Impastato, è tornato in libertà per
ordine del Tribunale del Riesame di Palermo che ha annullato l'ordine
di custodia cautelare emesso per l'operazione
"Mixer-Centopassi".
Il "giovane" mafioso, che, in Brasile, si spacciava per un uomo
d'affari, tal Carlos Massetti, era indagato per corruzione e truffa,
aggravate per aver agevolato Cosa Nostra.
A Caltanissetta
sono finiti agli arresti i coniugi
Giuseppe Lombardo
e
Maria Stella Madonia, cognato e sorella di
Giuseppe "Piddu" Madonia.
L'ordine di carcerazione emesso dalla procura generale
presso la Corte d'Appello di Caltanissetta, dopo il no al ricorso
dei mafiosi in Cassazione. Lombardo e Madonia erano pienamente ed
organicamente
inseriti nella gestione degli affari
illeciti del boss Piddu Madonia, come accertato nell'ambito
dell'operazione
Grande
Oriente del novembre
1998, resa
possibile anche grazie alle "confidenze" dell'allora vice
rappresentante provinciale di Cosa Nostra nissena,
Luigi
Ilardo. Gli stessi erano già ai domiciliari per
l'operazione
Atlantide-Mercurio,
dello scorso gennaio.
I
testimoni di giustizia,
intanto, devono passare le pene dell'inferno, resistere e resistere
ancora per vedersi riconoscere, dopo ricorsi al Tar vinti a seguito
di rinvii su rinvii, come nel caso di
Pino Masciari e della
sua famiglia, il diritto alla sicurezza ed al reinserimento sociale
(sempre che il sottosegretario Mantovano non torni a porre intoppi
per "intimidire" - nei fatti - un testimone di giustizia che
non si è limitato a denunciare la manovalanza mafiosa, ma anche i
"colletti bianchi", dai politici ai funzionari, a magistrati,
sino ai vertici delle cosche della 'ndrangheta).
Intanto in
Calabria, nella Locride, si continua a non poter avere giustizia se
commetti l'errore di rivolgerti allo Stato e non alla cosca avversa
rispetto alla responsabile dell'omicidio di un innocente... Così la
famiglia di
Massimiliano Carbone, continua da un lato ad
attendere che la Procura si svegli per garantire verità e giustizia
e dall'altro lato continua a vedersi indicata come l'anomalia, il
problema... il "cattivo" esempio di chi, in quella terra, sta con
lo Stato e non con le cosche... e per questo deve essere colpita e
privata di dignità.
Chi fa il suo dovere di servitore dello
Stato finisce bersaglio del "fuoco amico". Così
Gioacchino
Genchi che ha solo la colpa di essere un ottimo agente, esperto
di inchieste su mafia e collusioni, viene indicato come uno
"spione"... si vede attaccato mediaticamente e politicamente, e,
quindi, in ultimo, sul piano giudiziario. Quando poi la stessa
magistratura ordina di restituire il suo archivio, sequestratogli dai
Ros, questi, con la Procura, si rifiutano di restituirgli i
documenti. Così chi osa, anche a
livello civile, contrastare
mafie e corruzione, reati ambientali e contro la pubblica
amministrazione, tenendo ferma la propria indipendenza e collaborando
con i reparti dello Stato, deve essere pronto a subire attacchi,
tentativi di delegittimazione, denunce capziose e calunnie da ogni
parte... anche da quelli che sventolano bandiere di giustizia.
Ecco, quindi, qualche frammento, per comprendere le
contraddizioni di questo nostro Stato nella lotta alle mafie,
mentre il grande riciclaggio continua a scorrere per lo stivale,
facendo sempre più capolino in Borsa e, come abbiamo visto di
recente, adattandosi rapidamente ai tempi... come ad esempio nel
campo dell'eolico! I fondi statali ed i fondi europei continuano ad
essere distratti, frodati... rubati dalle organizzazioni mafiose e da
un sistema di collusioni e complicità, che vedono amministrazioni di
centrodestra e amministrazioni di centrosinistra, locali e regionali,
interscambiabili. Siamo davanti ad una corruzione dilagante, a
collusioni tanto palesi quanto protette da una cultura dell'omertà e
del "ricatto" sempre più diffusa in tutto il Paese... Siamo
davanti ad assi politico-affaristici tra società legate alla destra
e amministrazioni di centrosinistra, o viceversa... (quando non sono
addirittura a braccetto nei cda delle sociatà, direttamente o con i
prestanome del caso)... Uomini pubblici di centro-destra e di
centro-sinistra che non hanno il minimo senso del pudore nel piegare
regole e procedure, l'interesse pubblico, al desiderato dei loro
amici, mafiosi, massoni... faccendieri di ogni sorta.
La domanda
è quindi: quando a queste contraddizioni risponderà non la retorica
o l'ipocrisia di una memoria vuota, bensì un impegno per un un
contrasto trasversale, unificante di tutte le forze sane, a questo
schifo? Se si iniziasse dal territorio... rifiutando ogni sorta di
normalizzazione ed omologazione?