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La mappatura della Liguria
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19.06.2007 – Il Secolo XIX
L’inchiesta - Slot e Videopoker – 98 miliardi di euro di evasione, tra mafia e partiti
formato .pdf – prima pagina - seconda pagina
Maxi comitato d’affari scoperto dalla Procura di Catanzaro: Indagati, politici, generali, imprenditori. Perquisizioni in tutta Italia. Tra di loro Adamo, Pirillo, Luzzo, Saladino, il Gen. Poletti, consulente di Prodi
18/06 Sono 26 le perquisizioni fatte dai carabinieri nell' ambito dell' inchiesta condotta dalla Peocura della Repubblica di Catanzaro su un presunto gruppo di potere traversale accusato di avere commesso una serie di truffe nella gestione di finanziamenti pubblici. Le perquisizioni sono state fatte, oltre che in Calabria, a Roma, Padova e Milano. A venti delle persone che hanno subito le perquisizioni i carabinieri hanno notificato contestualmente informazioni di garanzia, emesse dal sostituto procuratore Luigi De Magistris, in cui si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall' associazione per delinquere, alla truffa, alla corruzione, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete al finanziamento illecito dei partiti. Le persone che hanno ricevuto le informazioni di garanzia sono Franco Bonferroni, consigliere d' amministrazione di Finmeccanica e con cariche in diverse società e con collegamenti con esponenti del mondo bancario ed imprenditoriale; Pietro Macrì, presidente della società Met Sviluppo e del settore terziario della Confindustria di Vibo Valentia; Luigi Filippo Mamone, dirigente della Regione Calabria; Francesco De Grano, dirigente della Regione Calabria e responsabile del settore finanziamenti Por 2007-2013; Maria Angela De Grano, sorella di Francesco, con cariche in diverse società; Paolo Poletti, capo di stato maggiore della Guardia di finanza; Valerio Carducci, punto di riferimento di Antonio Saladino (ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria) per i contatti con gli ambienti parlamentari; Gianfranco Luzzo, ex assessore alla Sanità della Regione Calabria, anch' egli legato a Saladino; Mario Pirillo, attuale assessore all' Agricoltura della Regione Calabria; Massimo Stellato, capocentro del Sismi di Padova, ed il fratello Gianmario; Vincenzo Bifano, persona che insieme a Saladino avrebbe avuto un ruolo di rilievo nell' attuazione del presunto disegno criminoso; Gerardo Carnevale, componente dello staff del consigliere regionale della Calabria dei Ds Antonio Acri; Nicola Adamo, vicepresidente della Regione Calabria ed assessore al Turismo; Antonio Acri, consigliere regionale della Calabria; Brunella Bruno, in servizio al Cesis, indicata come persona legata ai generali della Guardia di finanza Cretella e Poletti; Armando Zuliani, imprenditore; Francesco Indrieri, commercialista, persona vicina all' imprenditore del settore della grande distribuzione commerciale Antonio Gatto; Salvatore Domenico Galati, componente dello staff del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, coordinatore regionale del partito, e Piero Scarpellini, imprenditore emiliano.
Tra gli indagati consulente di Prodi. Pietro Scarpellini, una delle venti persone che hanno ricevuto le informazioni di garanzia nell' inchiesta della Procura di Catanzaro, viene indicato dal sostituto procuratore Luigi de Magistris, nel decreto di perquisizione, come consulente del presidente del Consiglio Romano Prodi. "Piero Scarpellini - si afferma nel decreto di perquisizione - consulente di Romano Prodi, con base nella Repubblica di San Marino, sembra avere una passione per gli affari tra Italia e nord Africa. Pare essere esperto di investimenti pubblici in Africa, membro dl Consiglio direttivo di Teresy's Foundation - International Observatory od economic, juridical and fiscal policies- Republic of San Marino".
Indagato il Gen. Poletti. Nell'inchiesta della Procura di Catanzaro ha subito una perquisizione anche il generale Paolo Poletti, della Guardia di Finanza, di 51 anni, attuale capo di Stato Maggiore delle Fiamme Gialle. Poletti è accusato di avere fatto parte all'epoca dei fatti in questione (cioé dal 2001 in avanti) di un presunto gruppo di potere che avrebbe gestito affari con truffe basate sull'utilizzo di finanziamenti pubblici, statali e comunitari. Secondo l'accusa sarebbe stato il punto di riferimento dell' imprenditore calabrese Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, le cui attività rappresentano uno dei filoni principali dell'inchiesta.
Un teste collabora all’inchiesta. L'operazione odierna della Procura di Catanzaro ha subito un'accelerazione dopo l' interrogatorio di una persona, una donna, che avrebbe avuto un ruolo nella Why Not, la società di lavoro interinale di cui è titolare l' imprenditore Antonio Saladino, indagato in una precedente inchiesta connessa a quella che ha portato alle perquisizioni che sono in corso. La testimone, il cui nome nel decreto di perquisizione è coperto da omissis, è stata sentita il 26 marzo scorso dal sostituto procuratore De Magistris in una località segreta. "Ho deciso di rendere le mie dichiarazioni - afferma il testimone nelle dichiarazioni riportate a verbale - in quanto, dopo la perquisizione alla Why Not, mi sono resa conto che è necessario che si sappia la verità circa la correttezza che costraddistingue i lavori della società e circa i rapporti che in questi anni io stessa e la Why not abbiamo avuto con Antonio Saladino prima che gli stessi s' interrompessero dopo una lunga serie di liti anche violente"
De Magistris “Scenario devastante sul denaro pubblico”. "Dall' analisi delle compagini societarie e dei flussi economico-finanziari emerge uno scenario devastante circa la gestione di denaro pubblico". E' quanto scrive il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi De Magistris nelle prime pagine del "decreto di perquisizione personale e locale" che è stato eseguito dai carabinieri nei confronti di venti persone. "Emerge - scrive ancora De Magistris - una pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali. Le indagini preliminari hanno anche evidenziato comuni colleganze affaristiche - riscontrate anche da altra attività investigativa e dall' esame di materiale sequestrato all' esito di precedenti perquisizioni - tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di 'opposti schieramenti' in tal modo delineandosi un controllo, si potrebbe dire, 'blindato' di fette rilevanti della spesa pubblica in settori determinanti per lo sviluppo. E' emersa la costituzione di vere e proprie lobby affaristiche costituite con modalità tali da rimenere occulte , con attività dirette ad interferire sull' esercizio delle funzioni di istituzioni, amministrazioni pubbliche e di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale".
Perquisito il presidente della Compagnia delle Opere. Il presidente nazionale della Compagnia delle opere, Giorgio Vittadini, ha subito una perquisizione collegata all' inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro sulle truffe nell' utilizzo di finanziamenti pubblici. Le perquisizioni sono state fatte dai carabinieri negli uffici e nelle abitazioni di Vittadini, il quale, secondo quanto si è appreso, non ha ricevuto alcuna informazione di garanzia. Il pm ha disposto le perquisizioni nei confronti di Vittadini ritenendole utili per l' acquisizione di documenti utili all' inchiesta.
Perquisiti gli uffici di Acri, Adamo e Pirillo. La perquisizione, secondo quanto si è appreso, riguarda gli uffici di tre consiglieri regionali, tra cui due assessori in carica dell'esecutivo di centrosinistra che governa la Calabria dal 2005, e due collaboratori. Non riguarda in alcun modo l'attività ordinaria del Consiglio Regionale. La perquisizione - che è ancora in atto - viene fatta nelle foresterie al quinto piano di Palazzo Campanella, nelle singole stanze che vengono utilizzate dagli assessori e dai consiglieri. Conteporaneamente sono in atto perquisizioni nelle abitazioni private e negli uffici degli esponenti politici.
I politici oggetto delle perquisizioni sono il vicepresidente della Giunta Regionale della Calabria ed assessore al Turismo Nicola Adamo, dei Ds; l'assessore regionale all'agricoltura Mario Pirillo, del Partito Democratico Meridionale, ed il consigliere regionale Antonio Acri, dei Ds. I decreti di perquisizione sono firmati dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Catanzaro Luigi De Magistris e rientrano in un'indagine su presunte truffe e corruzioni nell'erogazione di fondi pubblici.
Fondi UE, terremoto politico. Da Woodcock a De Magistris in voga i PM d’assalto. Intanto gli indagati si dichiarano tranquilli… anzi. Le accuse del PM. Intercettazioni
18/06 C'é un filo che collega le Procure della Repubblica di Catanzaro e Potenza. Un filo che fa capo a due magistrati "scomodi" perché entrambi titolari di inchieste che vedono indagati politici ed amministratori pubblici. Inchieste che hanno al centro, soprattutto, l' utilizzo distorto di fondi pubblici ma anche la presenza inquietante di logge massoniche come collante del potere. I due magistrati sono Henry John Woodcock e Luigi De Magistris, due pm d' assalto. I due sono amici ed entrambi napoletani ma lavorano in due procure di piccole città del sud che hanno ormai raggiunto la notorietà delle grandi procure nazionali ai tempi delle grandi inchieste sull'utilizzo del potere in Italia. Di Woodcock si sa più o meno tutto. De Magistris, forse, è meno noto, sul piano nazionale, rispetto al suo collega potentino. L' inchiesta che oggi ha portato all' esecuzione di venti perquisizioni e che rischia di determinare un terremoto sul piano politico nazionale potrebbe, però, cancellare questo gap. C' è un record, tra l' altro, che riguarda De Magistris e che nessun magistrato, neppure Woodcock, può vantare. Sul suo conto sono state presentate alcune decine di interrogazioni da parte di parlamentari del centrodestra finalizzate a dichiararne l' incompatibilità ambientale e quindi l' allontanamento dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. Alcune interrogazioni hanno fatto scattare ispezioni personali il cui esito, però, anche quando era in carica il governo di centrodestra, non si è mai concretizzato. Nel mirino di De Magistris alcuni politici di livello nazionale come il segretario dell' Udc, Lorenzo Cesa; l' ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, importanti esponenti di An come l' ex assessore all' Agricoltura della Regione Calabria, Giovanni Dima, e Giovambattista Papello, vicino a Maurizio Gasparri. Ma non ci sono soltanto esponenti di centrodestra tra gli indagati di De Magistris. Nell' inchiesta che ha portato alle perquizioni di oggi c' è anche il vicepresidente della Regione Calabria Nicola Adamo, esponente di punta dei Ds calabresi. In una delle sue inchieste, inoltre, è coinvolto il presidente della Regione, Agazio Loiero, ex Margherita, oggi capo del Pdm e componente del Comitato dei 45 del Partito democratico. De Magistris è diventato, inevitabilmente e forse suo malgrado, il referente degli ambienti politici calabresi che si prefiggono la moralizzazione della vita pubblica. Lui si è sempre schermito. "Il mio fine - dice - è solo la ricerca della giustizia". Ha sempre rigettato l' accusa, mossagli da ambienti politici sia di destra che di sinistra, di ricercare con le sue inchieste finalità politiche. E soprattutto ha sempre detto di non avere velleità politiche. "Voglio continuare - dice - a fare il magistrato. La politica non mi ha mai interessato. Mio nonno era un magistrato e magistrato era anche mio padre. Io cerco soltanto di continuare la loro opera, nel solco di una tradizione familiare che è sempre stata al servizio dello Stato e della giustizia".
Le accuse del PM De Magistris, i testi, le intercettazioni
Per 10 indagati violazione della legge Anselmi* (P2). Sono dieci le persone indagate nell' inchiesta della Procura di Catanzaro, rispetto alle venti complessive, nei confronti delle quali viene ipotizzata la violazione della Legge Anselmi sul divieto di costituzione di associazioni segrete. Si tratta di Franco Bonferroni, attuale consigliere d' amministrazione di Finmeccanica; Pietro Macrì, presidente della società Met Sviluppo; Francesco De Grano, dirigente del settore Por 2007-2013 della Regione Calabria; Maria Angela De Grano, sorella di Francesco, con cariche in diverse società; Massimo Stellato, capocentro del Sismi a Padova; Gianmario Stellato, fratello di Massimo; Vincenzo Bifano, persona legata all' imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria; Armando Zuliani, imprenditore; Domenico Salvatore Galati, componente dello staff del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, e Piero Scarpellini, indicato dal sostituto procuratore De Magistris come consulente del Presidente del Consiglio Romano Prodi.
Il PM: “Salvatore Galati assume un ruolo di primo piano”. Domenico Salvatore Galati, una delle venti persone indagate nell' inchiesta sulla gestione di fondi pubblici condotta dalla Procura di Catanzaro, "assume un ruolo di primo piano nell' accaparramento illecito di fondi anche per i soldi al partito, atteso il suo ruolo di fiduciario del coordinatore regionale della Calabria di Forza Italia, senatore Giancarlo Pittelli". Lo scrive il sostituto procuratore Luigi De Magistris nel decreto di perquisizione personale e locale. "Emblematica in questo - scrive il sostituto De Magistris - la vicenda dell' operazione At Alberghiera, che gira anch' essa attorno ad un contributo dalla Regione Calabria. Tale società, riconducibile in qualche modo a Pittelli, acquista nel 2003 una partecipazione di controllo nella gestione beni Immobili srl. Il 4 aprile del 2004 At Alberghiera accende un conto corrente presso l' Antonveneta di Soverato ed il 5 ottobre successivo risulta versata su tale conto la somma di trentamila euro in assegni circolari emessi dalla Cromar immobiliare. Il 6 ottobre successivo risulta versato sullo stesso conto corrente la somma di 25 mila euro in assegni circolari emessi dalla Cromar. Lo stesso giorno, inoltre, risultano disposti due bonifici di complessivi 52 mila e 128 euro a favore del Comune di Staletti".
Un teste: Impiegati pagano le mazzette ai politici. Daniela Marsili, uno dei testi sentiti dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell'inchiesta sulla gestione dei finanziamenti pubblici, ha svelato i presunti illeciti legati all' assunzione di impiegati nelle segreterie di assessori e consiglieri regionali della Calabria. Impiegati costretti, a detta del testimone, a versare parte della loro retribuzione ai loro politici di riferimento. "Ho lavorato, sin dal giugno del 2005, nella segreteria dell' attuale consigliere regionale Antonio Acri (anche lui indagato, ndr) - racconta Marsili al sostituto De Magistris - con il quale avevo sottoscritto un contratto di diritto privato. Si tratta di prestazioni professionali che rientrano nell' ambito dello staff di cui può usufruite ogni consigliere regionale ed ogni assessore. Una parte della retribuzione non viene incassata dai lavoratori, ma deve essere consegnata a consiglieri regionali ed assessori regionali. Questa è un' imposizione dalla quale non si può prescindere se si vuole lavorare. Da quanto mi risulta, per quanto ho appreso direttamente e da quanto riferitomi da miei colleghi, quasi tutti sono costretti a pagare queste somme di denaro che vengono decurtate dal lavoro espletato".
Secondo un teste Saladino legato a Pisanu. Giancarlo Franzé, uno dei testi sentiti dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell' inchiesta sulla gestione dei finanziamenti pubblici, ha parlato dei rapporti tra l' imprenditore Antonio Saladino e l' ex ministro dell' Interno Giuseppe Pisanu. Franzé, rispondendo ad una domanda specifica di De Magistris, afferma: "Mi risulta effettivamente che Saladino sia molto legato all' ex ministro dell' Interno, Pisanu, ed a tutta la sua famiglia. So che ha anche fatto assumere un figlio di Pisanu in Obiettivo Lavoro presso la filiale di Sassari. Mi risulta anche che Obiettivo lavoro ha vinto una gara presso il Ministero dell' Interno con riferimento alla Legge Bossi-Fini". Franzé è un ex collaboratore di Saladino ed è stato responsabile regionale per la Calabria di Obiettivo Lavoro.
Asse Saladino-CISL. In una parte del decreto di perquisizione del sostituto procuratore Luigi De Magistris si fa riferimento alle dichiarazioni rese dal teste di cui non si fa il nome che sarebbero state riscontrate dai carabinieri del Nucleo operativo in riferimento all'asse "Saladino-sindacati con riferimento alla Cisl, finalizzate ad avere un rapporto non conflittuale ed anzi di cogestione degli affari". Nell'informativa si segnala che i nominativi riconducibili a questo sindacato, secondo quanto indicato dal teste, sarebbero otto.
Un teste: Per l’ospedale di Vibo fondi all’Udc. L' affidamento dell' appalto per la realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, i cui lavori sono stati soltanto avviati, sarebbe stato pilotato dall' ex assessore alla Sanità della Regione Calabria, Gianfranco Luzzo, che avrebbe ottenuto in cambio un finanziamento al suo partito di appartenenza dell'epoca, l' Udc. E' quanto ha riferito, nel corso di una deposizione ai carabinieri, Antonina Camuti, segretaria della Direzione generale dell' Asl di Vibo Valentia. Il verbale della deposizione di Camuti è allegato al decreto di perquisizione emesso dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell' inchiesta sulla presunta gestione illecita di finanziamenti pubblici che vede come indagato anche l' ex assessore Luzzo. Secondo De Magistris, l' inchiesta condotta dalla Procura di Vibo Valentia sull' appalto per il nuovo ospedale "conferma che in Calabria gli intrecci affaristici tra politica, imprenditoria, massoneria e poteri occulti rappresentano, ormai, un sistema collaudato, con radicati e consolidati rapporti a Roma. Emerge, così, la spartizione del denaro pubblico, il finanziamento ai partiti, il ruolo di lobby e poteri occulti deviati". Camuti fa riferimento ad un viaggio a Roma fatto in occasione del Forum della pubblica amministrazione cui partecipò anche l' ex commissario straordinario dell' Asl Santino Garofalo. "Un giorno - racconta Antonina Camuti - mi trovai con i colleghi e ci raggiunse il dott. Garofalo ed insieme siamo passati da via dei Due Macelli, dove c' è la sede centrale dell' Udc. Garofalo mi ha raccontato addirittura che lui, quella mattina, era lì presso la sede dell' Udc e c' era pure l' ing. Liso". Liso è uno degli amministratori del consorzio di imprese aggiundicatario dell' appalto dei lavori. "Incontrandomi con l' attuale direttore generale, Crupi - dice ancora Antonina Camuti - ho riferito di avere visto Liso alla sede dell' Udc e mi ha riferito che si erano incontrati con lui ed a sua volta l' ing. Liso ha riferito al dott. Crupi di avere dato circa trecento milioni di ex lire al partito dell' Udc".
Nelle intercettazioni anche il vescovado. C'é un'infinità di intercettazioni telefoniche ed ambientali ma anche deposizioni di testi nel voluminoso decreto di perquisizione del sostituto De Magistris a proposito dei rapporti trasversali con tutto il mondo politico dell'imprenditore Antonio Saladino. Si va da esponenti dei Ds ad An, a Forza Italia, dai contatti con esponenti del governo regionale in carica di centrosinistra con quelli - ad alto livello - del Governo nazionale passato di centrodestra, in termini di parenti fatti assumere, nominativi segnalati o da inserire tra gli assunti. Anche un curioso riferimento ad un personaggio di cui si fa solo il cognome che sarebbe stato a sua volta legato a Primo Greganti. Non mancano in tal senso - cioé come segnalazione di persone da assumere - i riferimenti a settori del movimento sindacale e intercettazioni financo con un'utenza intestata al Vescovado di Lamezia. Sullo sfondo il rinnovo del contratto ad 84 lavoratori e quello che il Pm definisce "il sistema della spartizione" o il rapporto tra il guadagno di un lavoratore ed il costo effettivo per la Regione Calabria. Un grumo di interessi che spazia anche in altre regioni italiane e che sembra avvolgere tutto e in cui si parla di posti di lavoro ma anche di candidature alle elezioni citando anche i leader nazionali di alcuni partiti in molte conversazioni. "Le società interessate - scrive il Pm - che sembrano costituire un collaudato sistema di 'scatole cinesi' - hanno quasi sempre come oggetto sociale il settore ambientale (rifiuti o acque), quello immobiliare, quello finanziario, quello informatico, quello dei servizi e del terziario e che risultano rapporti e transazioni con società fiduciarie".
Due indagati dei servizi segreti. Sono due le persone collegate ai servizi segreti indagate nell' inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, sulla gestione di finanziamenti pubblici, nei confronti delle quali sono state eseguite perquisizioni. Si tratta di Brunella Bruno, di 31 anni, in servizio al Cesis, il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e di sicurezza, e Massimo Stellato, di 44 anni, capocentro del Sismi a Padova. Nei confronti di Brunella Bruno viene ipotizzato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di truffe in Calabria ed in altre regioni. Lo stesso reato viene ipotizzato nei confronti di Stellato, con l' aggiunta della violazione della Legge Anselmi sul divieto di costituzione di associazioni segrete. Stellato, insieme al fratello, Gianmario, indagato per i suoi stessi reati, avrebbe fatto parte della Loggia di San Marino, la loggia massonica coperta attorno alla quale ruotava il gruppo di potere trasversale la cui attività è al centro dell' inchiesta condotta dal sostituto procuratore Luigi De Magistris.
* La legge Anselmi sciolse la loggia massonica P2. La legge Anselmi (del 25 gennaio 1982, n. 17) violata, secondo la procura di Catanzaro, da alcuni degli indagati dell' inchiesta su un presunto gruppo di potere trasversale, venne varata per dettare le norme di attuazione dell' articolo 18 della Costituzione, che vieta le associazioni segrete, e per lo scioglimento della Loggia P2. Prende il nome da Tina Anselmi, la parlamentare democristiana che ha presieduto la commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia. L'art. 1 stabilisce che sono da considerare associazioni segrete quelle che, anche all' interno di associazioni palesi, "occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale". In base all' art. 2 "chiunque promuove o dirige un'associazione segreta, ai sensi dell' articolo 1, o svolge attività di proselitismo a favore della stessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La condanna comporta la interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Chiunque partecipa ad un'associazione segreta è punito con la reclusione fino a due anni. La condanna comporta l'interdizione per un anno dai pubblici uffici. La competenza a giudicare è del tribunale". L' art. 3 prevede che "qualora con sentenza irrevocabile sia accertata la costituzione di una associazione segreta, il Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio stesso, ne ordina con decreto lo scioglimento e dispone la confisca dei beni".
Informazioni di garanzia a dirigenti della Regione Calabria, assessori, imprenditori
Sarebbe coinvolto anche un generale della Guardia di finanza
Catanzaro, indagini e perquisizioni
su un gruppo di potere trasversale
Il pm: "Uno scenario devastante della gestione del denaro pubblico"
Il collante tra gli indagati sarebbe una loggia massonica coperta
CATANZARO - Un presunto gruppo di potere trasversale, tenuto insieme da una loggia massonica coperta, accusato di avere commesso una serie di truffe nella gestione di finanziamenti pubblici: questo il filone dell'inchiesta condotta dalla Procura di Catanzaro e che ha portato a 26 perquisizioni, oltre che in Calabria (dov'è stato visitato anche il Consiglio regionale), anche a Roma, Padova e Milano. L'operazione, denominata "Why Not", sarebbe scattata dopo l'interrogatorio di un teste, la cui identità viene tenuta segreta. A 20 delle persone che hanno subito le perquisizioni, i carabinieri hanno notificato informazioni di garanzia, emesse dal sostituto procuratore Luigi De Magistris: si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall'associazione per delinquere alla truffa, dalla corruzione alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete al finanziamento illecito dei partiti.
Coinvolto un generale Gdf. Nella vicenda sarebbe coinvolto anche Paolo Poletti, generale della Guardia di finanza, attuale capo di Stato Maggiore delle Fiamme gialle (oggi a Roma, alla cerimonia di insediamento di Cosimo D'Arrigo). Sarebbe stato in rapporti con l'imprenditore calabrese Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere in Calabria. Intanto sono stati perquisiti anche gli uffici e le abitazioni di Giorgio Vittadini, ex presidente della CdO nazionale, e attuale presidente della Fondazione per la sussidiarietà, che tuttavia non ha ricevuto alcuna informazione di garanzia. La perquisizione negli uffici di Poletti, sottolinea il Comando generale delle Fiamme gialle, è "un accertamento dovuto, nell'ambito di un'indagine giudiziaria il cui esito si attende con totale fiducia".
Il pm: "Gestione devastante delle risorse pubbliche". "Dall'analisi delle compagini societarie e dei flussi economico-finanziari emerge uno scenario devastante circa la gestione di denaro pubblico": così scrive il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Luigi De Magistris, nelle prime pagine del "Decreto di perquisizione personale e locale", eseguito dai carabinieri nei confronti di 20 persone. Il pm rileva la "pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali".
La loggia massonica. L'inchiesta ruota attorno al ruolo della Loggia di San Marino, una loggia massonica coperta della quale avrebbe fatto parte la maggiore parte degli indagati, e che avrebbe rappresentato il collante per l'attuazione del disegno criminoso. Il ruolo svolto dalla loggia, costituita in violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, sarebbe stato quello di una vera e propria lobby che ha influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l'utilizzo di finanziamenti e l'assegnazione di appalti.
Le informazioni di garanzia. Le persone che hanno ricevuto le informazioni di garanzia sono: Franco Bonferroni, cda di Finmeccanica (con cariche in diverse società e collegamenti con il mondo bancario e imprenditoriale); Pietro Macrì, presidente della società Met Sviluppo e del settore terziario della Confindustria di Vibo Valentia; Luigi Filippo Mamone e Francesco De Grano, entrambi dirigenti della Regione Calabria, De Grano anche responsabile del settore finanziamenti Por 2007-2013; Maria Angela De Grano, con cariche in diverse società; Paolo Poletti, generale della Gdf; Valerio Carducci, punto di riferimento di Antonio Saladino per i contatti con gli ambienti parlamentari; Gianfranco Luzzo, ex assessore alla Sanità della Regione; Mario Pirillo, assessore all'Agricoltura della Regione; Massimo Stellato, capocentro del Sismi di Padova, e il fratello Gianmario; Vincenzo Bifano, che con Saladino avrebbe avuto un ruolo di rilievo nell'attuazione del presunto disegno criminoso; Gerardo Carnevale, componente dello staff del consigliere regionale Ds della Calabria, Antonio Acri; Nicola Adamo, vicepresidente della Regione e assessore al Turismo; Antonio Acri, consigliere regionale; Brunella Bruno, del Cesis, indicata come persona legata ai generali della Gdf Cretella e Poletti; Armando Zuliani, imprenditore; Francesco Indrieri, commercialista, vicino all'imprenditore Antonio Gatto; Salvatore Domenico Galati, dello staff del senatore, e coordinatore regionale di Forza Italia Giancarlo Pittelli; Piero Scarpellini, consulente "non pagato" - precisano fonti di Palazzo Chigi - dell'ufficio del Consigliere diplomatico per i paesi africani che dipende dalla Presidenza del Consiglio; Cristina Fanesi, esponente della Margherita e responsabile dell'associazione "Margot".
La società Why Not. Una società con sede a Catanzaro, che ha lo stesso nome dato dagli inquirenti all'inchiesta, ha smentito qualunque tipo di coinvolgimento.
Sotto inchiesta il capo di stato maggiore della Finanza e uomini dei servizi
Affari e politica: decine di indagati
L'inchiesta parte da Catanzaro e si estende a Milano e Roma: perquisiti uffici di esponenti della giunta regionale calabrese
CATANZARO - Perquisizione negli uffici della giunta regionale calabrese , ma anche di imprenditori e uomini delle forze dell'ordine. E successivamente anche negli uffici di imprenditori e politici a Milano., Padova e Roma. L'accusa: aver fatto parte dal 2001 in avanti di un presunto gruppo di potere che avrebbe gestito affari con truffe basate sull'utilizzo illegale di finanziamenti pubblici, statali e comunitari.
ESPONENTI POLITICI - Gli esponenti politici calabresi interessati sono il vicepresidente della Giunta regionale ed assessore al Turismo Nicola Adamo (Ds), l'assessore all'agricoltura Mario Pirillo (Partito democratico meridionale) ed il consigliere regionale Antonio Acri (Ds). Le perquisizioni sono state svolte da un sottufficiale dell'Arma e da due militari, che hanno consegnato il mandato del sostituto procuratore della Repubblica Luigi De Magistris ad direttore generale dell'assemblea. Secondo quanto si apprende, al mandato di perquisizione erano allegate alcune trascrizioni relative ad intercettazioni ambientali, che gli uffici del Consiglio non hanno inteso acquisire.
ALTRI COINVOLTI - Nell'inchiesta della Procura di Catanzaro ha subito una perquisizione anche il generale Paolo Poletti, della Guardia di Finanza, di 51 anni, attuale capo di Stato Maggiore delle Fiamme Gialle. Secondo l'accusa sarebbe stato il punto di riferimento dell'imprenditore calabrese Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, le cui attività rappresentano uno dei filoni principali dell'inchiesta.
INDAGATI - Successivamente è stato reso noto un elenco di persone che hanno ricevuto le informazioni di garanzia nell'ambito dell'inchiesta: sono Franco Bonferroni, consigliere d'amministrazione di Finmeccanica e con cariche in diverse società e con collegamenti con esponenti del mondo bancario ed imprenditoriale; Pietro Macrì, presidente della società Met Sviluppo e del settore terziario della Confindustria di Vibo Valentia; Luigi Filippo Mamone, dirigente della Regione Calabria; Francesco De Grano, dirigente della Regione Calabria e responsabile del settore finanziamenti Por 2007-2013; Maria Angela De Grano, sorella di Francesco, con cariche in diverse società; il già citato Paolo Poletti, capo di stato maggiore della Guardia di finanza; Valerio Carducci, punto di riferimento di Antonio Saladino (ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria) per i contatti con gli ambienti parlamentari; Gianfranco Luzzo, ex assessore alla Sanità della Regione Calabria, anch'egli legato a Saladino; il già citato Mario Pirillo, attuale assessore all'Agricoltura della Regione Calabria; Massimo Stellato, capocentro del Sismi di Padova, ed il fratello Gianmario; Vincenzo Bifano, persona che insieme a Saladino avrebbe avuto un ruolo di rilievo nell' attuazione del presunto disegno criminoso; Gerardo Carnevale, componente dello staff del consigliere regionale della Calabria dei Ds Antonio Acri; il già citato Nicola Adamo, vicepresidente della Regione Calabria ed assessore al Turismo; Antonio Acri, consigliere regionale della Calabria; Brunella Bruno, in servizio al Cesis, indicata come persona legata ai generali della Guardia di finanza Cretella e Poletti; Armando Zuliani, imprenditore; Francesco Indrieri, commercialista, persona vicina all'imprenditore del settore della grande distribuzione commerciale Antonio Gatto; Salvatore Domenico Galati, componente dello staff del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, coordinatore regionale del partito, e Piero Scarpellini, imprenditore emiliano.
17.06.2007 - Il Secolo XIX
LETTERA aperta dell'opposizione
La Cdl: ora Vincenzi faccia chiarezza sull'incompatibilità
«La prima cittadina dica tutto su appalti e incarichi degli enti pubblici amministrati ora e in passato»
di Vincenzo Galiano
OTTO QUESITI a Marta Vincenzi sul presunto conflitto d'interesse, legato all'attività imprenditoriale del marito Bruno Marchese, e una richiesta precisa: «Il sindaco renda pubblica la lista degli appalti, incarichi e concessioni degli enti pubblici amministrati attualmente e in passato dalla Vincenzi, e dalle società da essi partecipate o controllate».
E' quanto chiedono, in una lettera aperta, quasi tutti i consiglieri di opposizione in consiglio comunale il giorno dopo che il tribunale civile ha fissato l'udienza sulla querelle sollevata da Christian Abbondanza e Simonetta Castiglion. I due rappresentanti della Casa della legalità, come consente la legge, avevano presentato ricorso in tribunale ipotizzando cause di ineleggibilità o incompatibilità del neosindaco dell'Unione. La denuncia riporta una lista di società e consorzi di cui Marchese avrebbe avuto la proprietà o semplicemente la guida quando le stesse aziende operavano, direttamente o indirettamente, per conto di enti locali in cui Vincenzi aveva importanti incarichi politici: presidente della Provincia, per due mandati, e poi assessore all'Area vasta a Tursi prima di essere eletta parlamentare europea (incarico che lascerà questa settimana). Antonino Dimundo, presidente della prima sezione del tribunale civile, ha recepito il ricorso - «come atto dovuto» - fissando, il 25 settembre alle 11,30, l'udienza alla quale Vincenzi sarà presente. Nel frattempo i consiglieri della Cdl in Comune, guidati dall'ex candidato sindaco Enrico Musso, chiedono ufficialmente al sindaco «di fare chiarezza». Tra le firme alla lettera mancano solo quelle di Gianni Bernabò Brea (An), Vincenzo Lorenzelli (Udc), Matteo Campora, Roberto Garbarino e Guido Grillo (Forza Italia). «Non siamo riusciti a recapitare loro il documento» , spiega Musso. «Sul piano morale e politico - scrivono Musso e i colleghi della Cdl - è importante che il sindaco possa immediatamente chiarire ogni dubbio in merito al fatto che i suoi congiunti possano aver tratto o trarre vantaggio dalla sua azione nella sua qualità di amministratore pubblico». Seguono otto, circostanziate domande di chiarimento su altrettante situazioni che, secondo il ricorso della Casa della legalità, potrebbero configurare il conflitto di interessi. Musso spera di ottenere le risposte già alla prima seduta del consiglio comunale, fissata il 25 giugno.
17.06.2007 – Il Giornale
Vincenzi, nove risposte per non «cadere»
di Diego Pistacchi
Il consiglio comunale non si è ancora riunito, l’opposizione sì. Il giallo scatenato sul conflitto d’interesse che condizionerebbe Marta Vincenzi ha prodotto il primo atto di un centrodestra che si riscopre, forse per la prima volta da anni, deciso e compatto in una battaglia in Comune. E poco importa se questo primo atto non è ancora neppure un’interpellanza formale, ma al momento una semplice lettera di richiesta chiarimenti, nove domande che attendono una risposta dalla sindaca/o. Il fatto nuovo è anche che primo firmatario del documento è Enrico Musso, candidato sindaco della Casa delle Libertà, e che tutti gli altri consiglieri di opposizione (mancano 5 firme di persone impossibilitate ad oggi a confermare l’adesione) siano elencati di seguito, in ordine rigorosamente alfabetico.
L’argomento è quello sollevato già prima del voto dalla Casa della Legalità, l’associazione che si batte per la trasparenza nella pubblica amministrazione. Lo stesso sul quale la prima sezione civile del tribunale ha fissato un’udienza per il 25 settembre. Gli interessi legittimi dell’ingegner Bruno Marchese, marito di Marta Vincenzi, e della figlia Malvina, potrebbero intrecciarsi con le attività del Comune di Genova e con quelle delle società controllate da Palazzo Tursi. E infatti il documento presentato da Musso e dagli altri consiglieri del centrodestra sottolinea come «sul piano morale e politico, sia importante che il sindaco eletto possa immediatamente chiarire ogni dubbio in merito all’effettiva sussistenza di un conflitto di interessi derivante dal fatto che i suoi congiunti possano aver tratto o trarre vantaggio dalla sua azione nella sua qualità di amministratore pubblico».
Un documento quantomai garantista, fatto di richieste di «rendere evidente l’insussistenza» dei dubbi, di rimandi al lavoro dell’autorità giudiziaria, di attese circa il fatto che la Vincenzi «fornisca tempestivamente al consiglio comunale e alla città risposte» precise e in grado di cancellare anche il minimo sospetto. «Siamo fiduciosi che il sindaco non abbia problemi in questo senso, ne siamo certi - conferma Enrico Musso -. Per questo le abbiamo rivolto nove domande. Non abbiamo intenzioni paragiudiziali, inclinazioni forcaiole. Anzi, crediamo che la stessa Vincenzi non vorrà evitare l’argomento ma, pur non avendo presentato una formale interpellanza, sarà lei stessa a fornire le risposte richieste dimostrando di non avere nulla da nascondere. A lei stessa non conviene essere costretta a intervenire».
L’appuntamento è per il 26 giugno, giorno del primo consiglio comunale. Le domande sono precise, riguardano tutti i rapporti delle società in cui il marito e la figlia della Vincenzi, come imprenditori, soci o dirigenti, sono a qualsiasi titolo presenti. Luci puntate anche su ogni possibile rapporto di collaborazione o consulenza «anche attraverso l’intermediazione di altre società o studi professionali» con il Comune di Genova, l’Autorità portuale, la Milano-Serravalle e ogni altra società pubblica o privata che abbia interessi di lavoro su Genova. Semplici domande, che rappresentano un primo confronto tra maggioranza e opposizione, quasi una questione preliminare per iniziare un ciclo amministrativo all’insegna della chiarezza. E con la certezza che la Casa delle Libertà può finalmente portare avanti battaglie all’insegna della compattezza. Anche grazie alla figura di Enrico Musso, che pure in consiglio farà parte del gruppo misto. «Per non aderire a uno dei partiti, facendo un torto agli altri - spiega il candidato sindaco -. Purtroppo il regolamento è questo. Si può costituire un gruppo solo se si hanno tre consiglieri o se si è eletti di una lista in competizione e presente sulla scheda. La cosa per ora non mi imbarazza. Potrebbe essere diverso se in futuro dovessero iniziare ad aderire al gruppo misto altri consiglieri magari fuoriusciti nel frattempo da gruppi della sinistra». Un leader solo, ma al comando, che guarda già alla rivincita.
16.06.2007 - Il Secolo XIX
Incompatibilità la Cdl annuncia un consiglio infuocato
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SIAMO DI NUOVO
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Dal 29 dicembre si è
lavorato sodo per
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sito in sicurezza all'estero.
Abbiamo cercato, già che
si doveva operare sul sito,
di rinnovarlo e migliorarlo.
Ci sono ancora alcune cose
da sistemare e lo faremo
nei prossimi giorni.
Ma intanto si riparte!
Andiamo avanti.
f.to i banditi
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E OMERTA'
Savona,
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